Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria dell’Attila di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: si omaggia Verdi e saltano fuori Wagner e Mozart!

La prima notazione positiva che mi viene in mente, a proposito dell’Attila a Trieste, è che gli spettatori non hanno disertato (come temevo) il teatro. Era un rischio concreto, sia per lo scarso appeal del titolo (intendo per il pubblico meno appassionato, non certo per i melomani duri e puri) sia perché siamo in estate e fino a due giorni fa faceva un caldo orribile. Pubblico numeroso, quindi, almeno alla prima di venerdì scorso. Spero che l’affluenza sia buona anche nelle recite di domenica e martedì.Attila, Trieste 21.06.2013 https://amfortas.wordpress.com/
Un altro omaggio a Verdi nell’anno del bicentenario e ancora con un titolo non molto frequentato dopo Il corsaro di qualche mese fa e il più recente e noto Macbeth.
L’altra sera in teatro mi hanno chiesto se quel Wodan che spesso si nomina nel libretto è in qualche modo parente del Wotan wagneriano: certo, è desso! Insomma si omaggia Verdi e salta fuori Wagner, come nella migliore tradizione di inenarrabili polemiche tra i fan dei due compositori.
Alla prima del 17 maggio 1847, nella ben nota orrida Venezia, l’opera raccolse un successo di stima, sembra a causa della prestazione non particolarmente brillante dei cantanti e di alcuni casini scenografici. Durante la scena del banchetto di Attila l’odore della cera delle candele accese non fu apprezzato, tanto che la Gazzetta Privilegiata di Venezia scrisse:

il flagello di Dio non si faccia il flagello dei nasi

Per sua fortuna il delicato critico del tempo non sente gli odori della Venezia odierna (strasmile).
Questo allestimento ha avuto una genesi piuttosto contrastata. Nel progetto originale avrebbe dovuto svolgersi all’aperto, proprio nei pressi della Basilica di Aquileia, cittadina che, come tutti i frequentatori di wikipedia sanno bene (smile), è stata distrutta dal barbaro unno un po’ di anni fa.
Poi, per motivi che non ho capito (credo c’entri la politica, quindi ne sto alla larga) si è stati costretti a ripiegare nel teatro triestino.Stinchelli regia
Il poliedrico Enrico Stinchelli, al quale è stata affidata la regia, ha dovuto affrontare perciò qualche difficoltà in più. Difficoltà che però ha superato brillantemente, visto che la parte visiva – insieme alla direzione di Donato Renzetti – è stata ampiamente la cosa migliore dello spettacolo.
Stinchelli legge il libretto come fosse la sceneggiatura di un film kolossal dei primi anni 60 del secolo scorso, inserendo alcuni squarci fantasy più moderni. Nelle note del libretto di sala scrive di essersi ispirato, tra le altre cose, al Trono di spade.
Qui l’intervista che gli ho fatto qualche giorno fa per OperaClick.
Una lettura forse un po’ epidermica ma giustificata, a mio parere, sia dalla provenienza protoromantica della tragedia teatrale di Zacharias Werner da cui Solera (e Piave) trasse il libretto sia dalla circostanza che i caratteri dei personaggi – come spesso succede nel primo Verdi – sono appena tratteggiati e non hanno certo una rilevante profondità psicologica, con l’unica eccezione del protagonista.Attila al Verdi di Trieste 3 foto Parenzan IMG_1301
Perciò nelle belle scenografie realizzate da Pier Paolo Bisleri e grazie alle imponenti proiezioni di Alex Magri sui velari e sullo sfondo trova grande spazio la Natura, così presente nella musica di Verdi, ma anche, a più riprese, l’inquietante apparizione del vecchio romano Leone I. Una Natura che nel suo scorrere inesorabile fa quasi da testimone agli eventi: la notte dell’incendio di Aquileia, il temporale e la successiva alba sul mare lagunare in cui di navicelle coperto è il flutto, la quiete di un bosco sulle malinconiche riflessioni di Odabella, la claustrofobica caverna dell’incubo di Attila. Apprezzabili le luci di Gérald Agius Ordaway che danno profondità alle scene e i severi costumi di Pier Paolo Bisleri, che contribuiscono a mantenere quella tinta scura, brumosa, che identifica l’opera. Insomma un allestimento tradizionale rivisitato con gusto sfruttando le odierne possibilità tecnologiche, che probabilmente acquisterà maggiore ampiezza e respiro immerso nel panorama straordinario della Basilica di Aquileia per cui è stato pensato.
Donato Renzetti, conscio che questa partitura verdiana vive di atmosfere rarefatte (magnifico l’accompagnamento al fuggente nuvolo del secondo atto) ma anche di contrasti violenti, guida l’Orchestra del Verdi a una prestazione maiuscola e segue con attenzione i cantanti. Il direttore riesce a restituire quell’ardore risorgimentale che contraddistingue alcune pagine dell’opera senza risultare enfatico o, peggio, clangoroso, mantenendo anzi il suono nitido e terso anche nelle strette orchestrali più vivaci.ATTILA al Verdi di Trieste foto Parenzan IMG_0911
Ho trovato splendidi, e paradigmatici della direzione di Renzetti, il Preludio e la scena del temporale sulla laguna.
Orlin Anastassov ha interpretato un Attila di notevole impatto, giovandosi anche di una vitalissima fisicità (canta spesso a petto nudo) ma senza cadere nella trappola dell’overacting in una parte che si presterebbe a eccessi attoriali, tanto che mi sento di definire sobria la sua prestazione. Un barbaro civile, se mi si passa l’ossimoro, non come questo (strasmile)!attila abatantuono
Dal punta di vista vocale l’artista è stato efficace: accento sempre pertinente, fraseggio attento, cura della parola scenica, abbondanza di mezzevoci e colori nell’episodio del sogno.
Qualche tensione si è avvertita sugli acuti (soprattutto nel finale della cabaletta Oltre a quel limite) ma complessivamente il basso ha firmato una prestazione maiuscola.
Anna Markarova, al debutto in Italia, era Odabella. Parte sopranile difficile, che coniuga aggressività e lirismo è perfetto esempio di quella chimera che risponde alla definizione di soprano drammatico di agilità.
L’artista russa sembra avere buone potenzialità ma al momento l’emissione è abbastanza disomogenea, aspra in alto e piuttosto vuota nel registro grave. Apprezzabile è sembrato per vigore l’incipit di Santo di patria, ma le agilità della cabaletta sono poi suonate piuttosto meccaniche e poco fluide. Nell’aria del primo atto (Oh, nel fuggente nuvolo) il soprano non è riuscita a ricreare la magia estatica e sospesa del momento.ATTILA al Verdi di Trieste 2  foto Parenzan IMG_1239
Migliore è stato il rendimento nei duetti, per esempio quello con Foresto immediatamente successivo. Buona, tutto sommato, la presenza scenica, mentre è da rivedere la pronuncia. In certi momenti la Markarova parla una lingua sconosciuta ai più (smile).
Corretta, ma modesta la prova di Like Xing, interprete di Foresto. Scritta per Carlo Guasco e poi subito ripresa da Napoleone Moriani, la parte tenorile dell’Attila è di schietta provenienza belcantistica e pretenderebbe una padronanza di fraseggio e un’eloquenza (e in alcuni passi un volume) che il giovane artista cinese oggi non possiede. Eccellenti sono sembrate la dizione e la pronuncia, buono il legato, mentre dal lato scenico l’artista è parso molto statico, quasi una citazione mozartiana: Come scoglio (strasmile).foto Parenzan IMG_1332
Venteslav Anastasov era Ezio e per quanto il personaggio sia piuttosto monolitico, anche nel suo caso avrei preferito un’interpretazione più attenta alle sfumature. Oltretutto la voce, di buon volume ma ferrosa, non ha neanche particolare fascino timbrico e perciò a maggior ragione il suo canto epidermico,  sempre sul forte non ha convinto.
Molto bene hanno figurato sia Gabriele Sagona, nella ieratica parte di Leone I, sia Antonello Ceron nei panni di Uldino, il quale aveva evidentemente più volume del tenore protagonista.
Magnifico il Coro, preparato da Paolo Vero.
Mi chiederete: ma come mai se tu hai trovato tutti questi difetti ai cantanti, l’ANSA ieri ha lanciato questo titolo?

10:00 – lirica: Trieste omaggia Verdi con un Attila superlativo
(ANSA) – TRIESTE, 22 GIU

Da un certo lato hanno ragione pure loro, in realtà, perché dal punto di vista dello spettatore meno smaliziato, quello che va a teatro per godersi una bella serata è stato un successone, testimoniato in sala da tanti applausi, anche a scena aperta, per tutti i protagonisti. Qui e altrove siamo un po’ più pignoli, che ci posso fare (smile)?

Un saluto a tutti, alla prossima!

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22 risposte a “Recensione semiseria dell’Attila di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: si omaggia Verdi e saltano fuori Wagner e Mozart!

  1. enrico 23 giugno 2013 alle 12:34 pm

    Purtroppo il baritono ed il tenore non erano quelli previsti in partenza ma il solito poco zelo del teatro nello stilare i contratti o il poco budget ha costretto a chiamare cantanti di poco ed insicuro impatto vocale. Una lezione in più al nostro teatro che deve imparare a programmare stagioni ed interpreti per tempo…i soldi sono pochi si dirà ma anche la pazienza degli spettatori ha un limite….

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    • marinabo43 23 giugno 2013 alle 3:53 pm

      Per me, che ovviamente non sono a giorno delle “segrete cose”,
      resta un mistero questa scelta di un cast russo-cinese. Anche se la decisione di mettere in scena questo Attila è stata, con ogni evidenza, abbastanza estemporanea, credo di poter affermare che i tempi per una diversa scelta ci sarebbero stati.
      PS. Verdi è più di chiunque sinonimo di “cantare sulla parola”, e se i cantanti non sanno quello che dicono, casca un po’ tutto….. O no? Cantare l’opera è un po’ diverso da emettere note corrette.

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    • Amfortas 23 giugno 2013 alle 4:11 pm

      Enrico, il discorso è piuttosto complesso e comprende molte circostanze delle quali, comunque, il comune denominatore è la mancanza di risorse che incide su tanti fattori nella gestione di un teatro.
      Ciao e grazie.

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      • enrico 24 giugno 2013 alle 12:51 pm

        Hai ragione ma purtroppo il teatro Verdi dovrebbe imparare a rendere pubblica per tempo la programmazione. Forse così non si andrebbe incontro ad un teatro non pieno. A tuttoggi non è stata presentata la stagione sinfonica…mancano due mesi!!!! E quanti sanno dei concerti del mese di luglio???? Diamoci una mossa. Scusami lo sfogo ma è solo per amore del mio anzi del Nostro teatro

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      • Amfortas 25 giugno 2013 alle 8:01 am

        Enrico, io ti ribadisco che hai ragione, però allo stesso tempo ti invito a considerare le oggettive difficoltà in cui versa il teatro. Guarda il Maggio (e non solo, pensa all’orribile storia di Palermo) in che condizioni si trova, e parliamo di una delle massime istituzioni musicali italiane.
        Ciao e grazie 🙂

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  2. Heldentenor 23 giugno 2013 alle 1:29 pm

    Con questi chiari di luna è stato un miracolo avere tre repliche di Attila, Anastassov/ Attila non stava benissimo alla generale, e alla prima ha avuto meno scricchioli nella voce. A me la Markarova è piaciuta tantissimo, anche se come ci siamo detti al Ridotto, non sa il significato di quello che sta cantando perchè abbiamo provato a parlarle in italiano, inglese, tedesco, ma parla solo russo. In effetti Ceron e Xing potevano scambiarsi di ruolo…..hahahahahahahaha!!!!!!!!!!!!

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    • Amfortas 23 giugno 2013 alle 4:15 pm

      Heldentenor, concordo sul “miracolo” delle tre recite. Poi sulle prestazioni dei singoli bisogna puntualizzare, al di là del piace o meno. La Markarova in alcuni punti ha urlato, nè più né meno. Ha temperamento, sta decentemente in scena, ma oggi Odabella – perlomeno a giudicare da come l’ha cantata l’altra sera – le va larghissima.
      Ciao, a presto!

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  3. Alucard 25 giugno 2013 alle 7:37 pm

    Lo spettacolo mi è piaciuto abbastanza, direi che la bellezza della musica e delle scene ha prevalso sulla bravura dei cantanti.
    Bravo Orlin Anastassov, che dominava assolutamente il personaggio, ma meno la voce negli estremi (si sa che è stato poco bene). Forse il migliore della serata in ogni caso.
    A me Odabella non è dispiaciuta vocalmente, nonostante il registro acuto che si assottigliava -emblematico il Liberamente – e in alcuni casi urlacchiato. Anche lei si muoveva decisa in scena.
    Like Xing non cantava male, se riuscivi a sentirlo. Azzeccatissima la metafora mozartiana.
    Anastassov jr aveva voce (bruttina) da vendere, ma tentava di articolare in una lingua sconosciuta a lui e anche ai presenti, oltre ad essere calante da paura. Direi che è quello che è stato aiutato maggiormente dalla musica. Anche su di lui si poteva attaccare qualche cozza: deve star attento.
    Condivido il tuo parere su comprimari, soprattutto su Ceron.
    Sarò strano io, ma a me il preludio non ha entusiasmato e si stentiva qualche scollamento fra buca e cantanti.
    In ogni caso, peccato per la poca affluenza di pubblico, soprattutto visto che i prezzi erano inferiori a quelli degli spettacoli della stagione !!!

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  4. Roberto R. Corsi 14 luglio 2013 alle 2:48 pm

    ti segnalo (via lo medesmo Stinchelli su facebook) che lo spettacolo di 21 giugno è stato caricato oggi per INTERo su youtube.

    ciao, stai bene, buona domenica 🙂

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  5. furiop 3 settembre 2013 alle 9:45 am

    Aspettando la nuova stagione… dopo l’Attila ricrescerà l’erba della lirica a Trieste?.
    Sento indiscrezioni: il Mefistofele a Gennaio – dice Il Piccolo -, un Nabucco (a 170 anni dalla sua prima esecuzione a Trieste, speriamo con la stessa regia…) visto che è previsto anche Udine per fine ottobre, la giovanile di Wagner (?). Altre indiscrezioni?
    Siamo frementi (ma non più piangenti)
    Furio

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    • Amfortas 3 settembre 2013 alle 11:31 am

      Furio, ciao! Guarda, ho letto anch’io la stampa perciò che riguarda Verdi e ho sentito del Mefistofele. A suo tempo qualcuno mi mormorò anche di una Favorita, il Liebesverbot mi risulta…disperso. Altro non so, ma credo che si va avanti così (mi riferisco all’ultima proposta di legge sugli aiuti alle fondazioni, fatta dal governo in carica) vivremo di ricordi. In alternativa potremmo io, te e Alucard mettere su qualche spettacolino: nelle intenzioni è già mitica una Butterfly interpretata da me, con Alucard che fa Pinkerton. Ci manca uno Sharpless o almeno una Suzuki. Miss Pinkerton è assolutamente per la Silvia Verzier. Ci stai?
      Ciao 🙂

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      • furiop 3 settembre 2013 alle 11:55 pm

        Ti dirò che mi piacerebbe fare lo zio Bonzo (anche se per la parte mi pare più adatto Grillo…). Ahimé troppo vecchio per Yamadori, troppo poco diplomatico per Sharpless e troppo poco ruffiano per Goro. Come ex insegnante potrei fare forse l’ufficiale del registro.
        Conosco delle bravissime collaboratrici familiari / badanti ukraine per Suzuki.
        Il cast è da completare ma forse l’evento nasce sotto una buona stella.

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      • Amfortas 4 settembre 2013 alle 8:04 am

        Furio, ok, abbiamo coperto lo Zio Bonzo, se Grillo non si candida. Personalmente Grillo lo vedo più in una parte decorativa, tipo il fumo che esce dalla Abramo Lincoln che riporta in Giappone Pinkerton 🙂
        Sulle badanti si può lavorare, di solito arrivano da tutti Paesi dell’Est non solo dall’Ucraina, chissà non ci sia un mezzo una nuova Netrebko 🙂
        Ciao!

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