Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione fulminea di Der fliegende Holländer al Festival di Bayreuth 2013.

La solita premessa, che ricopio pari pari dalla recensione dell’anno scorso:

la recensione è giocoforza monca, in quanto orba della parte visiva (regia e scene) e basata sull’ascolto radiofonico, che notoriamente compromette o perlomeno altera per motivi tecnici (la compressione) la qualità del suono. Più che una recensione, quindi, credo sia meglio puntualizzare che si tratta di un pourparler senza pretese di verità assoluta.nave

E poi, più che una recensione queste sono quattro righe buttate giù senza pensarci troppo. Impressioni di ascolto epidermiche, diciamo.
Detto questo, per molti versi la prima di questo Olandese ha ricalcato quella dell’anno scorso. Grande, molto grande la differenza tra la straordinaria direzione di Thielemann e il livello artistico della compagnia di canto, che nel suo complesso si può definire accettabile.
Thielemann sembra aver ulteriormente colto lo spirito “maledetto” dell’opera: ho trovato sensazionale per esempio l’introduzione all’entrata dell’Olandese, carica di mistero e inquietudine.
Per il resto è stato il “solito” Thielemann: sempre vigoroso, certo, ma mai pesante e clangoroso. Espressivo, analitico, senza mai risultare retorico, ridondante. Non capisco come si possa trovare questo direttore troppo magniloquente.
Anche quest’anno ho percepito notevoli – siamo a Bayreuth! – attacchi sporchi dei corni.
Magnifico il coro, senza se e senza ma, e in questo lavoro di Wagner è fondamentale, come tutti sanno bene.
Samuel Youn, rispetto all’anno scorso, è sembrato meno timido dal lato interpretativo e, in generale, ha cantato meglio. Qualche tensione negli acuti c’è sempre, i gravi (almeno per radio) sembrano a momenti piuttosto cavernosi ma per esempio il monologo iniziale è riuscito assai convincente. Nel duetto iniziale con Daland (gravemente correo) si sono apprezzati discreti ululati. Bene il finale.

Franz-Josef Selig e Samuel Youn

Franz-Josef Selig e Samuel Youn

Orrendo, appunto, Franz-Josef Selig nei panni di Daland seppure non tanto quanto la senescente e stridula Christa Mayer, una Mary fastidiosa addirittura per petulanza. In questo senso non si capisce come questi due cantanti possano essere stati confermati, dopo le altrettanto scarse prove dell’anno scorso.
Benjamin Bruns si è ribadito buon Steuermann.
Tomislav Mužek (Erik) dall’ascolto radiofonico mi è sembrato in palese difficoltà nel passaggio, in quanto la voce va evidentemente indietro appena affronta i non impossibili acuti della parte. In generale però – come si dice in gergo – il personaggio esce nella sua ingenua moralità.

Ricarda Merbeth

Ricarda Merbeth

Chi manca? Beh la nostra giovane e nevrotica Senta, la quale è stata impersonata da una – a mio parere – Ricarda Merbeth convincente per espressività e temperamento. Le si possono rimproverare sicuramente asprezze in acuto e un’interpretazione un po’ sopra le righe, ma il personaggio è proprio così allucinato. Nel duetto del secondo atto ha sovrastato l’Olandese, e non di poco.
Lo spettacolo, da quello che ho capito, ha raccolto un successo mostruoso.
Bene, segnalatemi al solito gli orrori grammaticali e siate clementi con la sintassi, dopotutto ho scritto in velocità, accidenti (smile).

Un saluto a tutti, alla prossima.

 

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12 risposte a “Recensione fulminea di Der fliegende Holländer al Festival di Bayreuth 2013.

  1. Winckelmann 25 luglio 2013 alle 9:16 pm

    L’ho ascoltato purtroppo con un terzo di orecchio, agonizzando sul divano dopo una sfiancante giornata a Trieste (eh si!). Non posso dire niente dei cantanti perché non avevo sufficienti neuroni attivi per ascoltarli con spirito critico, ma quei pochi bastavano comunque per accorgermi che il coro è stato straordinario e confermarmi una volta di più che Thielemann è grande.

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    • Amfortas 26 luglio 2013 alle 8:05 am

      Winckelmann, in effetti il coro e Thielemann sono stati magnifici. I cantanti hanno fatto il possibile, anche se come sai bene l’ascolto radiofonico amplifica assai certi difetti.
      Io abbandono Trieste questa mattina, appena dopo la conferenza stampa di presentazione della prossima stagione sinfonica. Ciao e grazie!

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  2. Andrea Puggioni 25 luglio 2013 alle 11:13 pm

    Non ho ascoltato la radio stasera. In teatro Daland non sembrava così male; credo che il Daland “ululante” fosse molto coerente con una scelta anche registica di farne un personaggio gretto al punto da speculare sulle disgrazie della figlia (cosa che già nel libretto un po’ velatamente c’era già con la scena dei gioielli).
    Mary nelle sue scene è praticamente nascosta dal coro, a cui vanno tutte le attenzioni del pubblico: anche qui problema ridotto.
    Uno spettacolo complessivamente già pronto per un’edizione video.
    Sul Ring il pubblico tedesco sembrava pronto a perdonare Castorf, un po’ perché il Ring precedente era bruttissimo e questo almeno è professionale, un po’ perché le mille cose che avvengono sul palco richiederanno parecchio tempo per essere assimilate e capite, e intanto daranno il beneficio del dubbio.
    Ovviamente, come già avvenuto per l’ultimo Parsifal, non manca chi è pronto ad arrivare sulla verde collina con mascherine nere da riposo o maschere di Marx (Groucho) per non vedere nulla 🙂

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    • Amfortas 26 luglio 2013 alle 8:10 am

      Andrea, ribadisco anche qui le manchevolezze dell’ascolto per radio, sicuramente tu in teatro avrai potuto valutare meglio. Certo, sono due recite diverse.
      Gli ululati restano tali però…non si possono passare per espressività 🙂
      Sul Ring non so, sentirò oggi intanto il Rheingold. Il discorso della regia mi appassiona, vedremo le reazioni “ufficiali” dopo la prima o comunque il ciclo completo.
      Ciao e grazie, a presto 🙂

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  3. Giuseppe sottotetti 26 luglio 2013 alle 5:33 pm

    Ho visto sulla tv tedesca la trasmissione inaugurale del Festival di Bayreuth 2013. L’Olandese volante, diretto molto bene da Thielemann, come sempre con le sue idiosincrasie di tempi, talvolta anche con qualche pesantezza, ma è indiscutibile che questo direttore abbia personalità da vendere e sappia marcare un’interpretazione in modo inconfondibile. Non trovo niente da ridire neppure sui cantanti però, obiettivamente, mi sono messo davanti al televisore per farmi un’idea dell’allestimento e la mia attenzione è stata presa soprattutto dalla regia.

    Ho trovato innanzitutto la conferma di quanto qualche anno fa una coppia di tedeschi incontrata alla Scala mi disse mi disse delle regie in uso nel Merkelland: sono monocromatiche, di un costante grigio-azzurro. Cosa ci è stato raccontato? Le filatrici sono diventate operaie di un’azienda produttrice di ventilatori, i marinai sono un misto di impiegati e addetti alle pulizie; Senta rimira non un quadro ma un pupazzone informe raffigurante l’Olandese Volante e nel finale si mette addosso delle ali posticce (probabilmente per far capire che è lei l’angelo salvatore). Niente di particolarmente scandaloso ma neppure di intelligente (a Bayreuth di questi tempi l’intelligenza è introvabile, basta vedere i nanetti wagneriani del parco antistante il Festspielhaus). Ha il suo fascino l’oscurità tagliata da luci all’inizio dell’opera, come se ci trovassimo al di fuori del nostro mondo quotidiano. Era un’opzione scenica che poteva aprire interessanti prospettive, ma poi si è tornati all’asilo infantile, con – nel finale – i ventilatori sostituiti da quelle statuine che si piazzano in cima alle torte nuziali e qui raffiguranti Senta e l’Olandese. Qualche “buuh” stanco agli autori di questa scempiaggine scenica, molti applausi ai musicisti e primi piani su Merkel e Gauck.
    Una chicca: durante l’ouverture abbiamo potuto ammirare l’esterno del Festspielhaus, con tanto di nanetti e perfino il primo piano di Thielemann nella buca d’orchestra. Ma non c’è qualcuno che spieghi alla Kretina Wagner quello che il suo avolo aveva intenzione di fare a Bayreuth?

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  4. dertreupelikan 26 luglio 2013 alle 6:48 pm

    Non sono granché d’accordo con Giuseppe.

    Per ora vi dico solo: occhio (orecchio!) all’arpa nel finale. Petrenko è un grande, e ora che prende il posto di Nagano a Monaco riceve la consacrazione. Tutta la Baviera tifa per lui!

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  5. Andrea Puggioni 26 luglio 2013 alle 7:07 pm

    Mamma mia, che differenza tra radio e live. Erda è magica e lontana nello spazio siderale, ma in teatro arriva a caso con una pellicciona stile Dallas dalla porta in fondo a una stanza poena di gente. Petrenko-Castorf si dovevano parlare un attimo!
    Ora arriva la magia di Bayreuth, e spero di risentire l’arpa staccata.

    Andrea

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  6. Amfortas 27 luglio 2013 alle 4:54 pm

    Un saluto a tutti, dalla postazione estiva ho problemi di connessione, mi spiace 🙂

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  7. giuliano 28 luglio 2013 alle 9:34 am

    leggendo e guardando le immagini mi è affiorata una descrizione perfetta del Vascello Fantasma: è in Melville, un racconto straordinario che si chiama “Benito Cereno”. Poi a bordo non ci sono i fantasmi (ma quasi), ma la descrizione del Vascello è di quelle da brividi (contemporaneo a Wagner: non all’Olandese, ma a Wagner sì).
    E poi c’è Coleridge, ma mi sembra quasi superfluo ricordarlo…

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  8. Giorgio 30 luglio 2013 alle 10:03 pm

    Caro Amfortas, sono curioso di leggere la tua recensione del ring. Andrò controcorrente, ma quel che ho percepito per radio non è che mi abbia soddisfatto granchè. A parte la resa piuttosto discutibile dei cantanti, la direzione di Petrenko, che ha attendevo con grandi aspettative, mi ha deluso. In bilico tra razionalità ed ironia, mai un momento di slancio, una brutta copia di Boulez …
    Ciao !

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