Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il Ring al Festival di Bayreuth, come è andata: qualche riflessione semiseria for dummies.

Ora, dopo che anche l’ultima nota della Götterdämmerung è storia, tento un consuntivo semiserio di questo – a mio parere – tragico Ring del bicentenario.
Personalmente faccio fatica, tanta, a evidenziare qualcosa di positivo.Siegfried 3
Innanzitutto, come ho detto qualche giorno fa per primo, credo che questo Ring dal punto di vista strettamente vocale sia stato tra i peggiori di sempre, ove per “sempre” s’intenda da quando esistono registrazioni. Lo so che è un’affermazione forte, ma credo proprio di non scostarmi troppo dalla verità.
In quest’ottica, faccio prima a scrivere cosa ha funzionato, partendo dal direttore Kirill Petrenko e, mi perdonino i pignoli, tralasciando la prestazione positiva di qualche singola Norna o Rheintöchter.
Il relativamente giovane (oh, giovane tout court è aggettivo che spetta a chi non ha ancora compiuto i 25, Petrenko ne ha 41) direttore russo era attesissimo sulla collina, soprattutto dopo le prove eccellenti degli ultimi (e ultimissimi) tempi.

Kirill Petrenko

Kirill Petrenko

Petrenko, a parere quasi unanime, è uno di quei direttori che segue l’insegnamento del grande Pierre Boulez il quale, a partire mi pare dal 1966 ha diretto continuativamente a Bayreuth, cominciando dal Parsifal. Ma queste sono notazioni tecniche e io faccio divulgazione popolare, pur cercando di mantenere un certo rigore.
Petrenko tenta di lavorare per sottrazione alle partiture di Wagner, prova cioè ad asciugare il suono dell’orchestra e cerca di evitare quella magniloquenza interpretativa che lo gonfia, lo orpella, lo espande più dal punto di vista intellettuale che in sala. Lavora sui particolari con evidente maestria ma, ahimè, proprio per questo qualche volta – a mio parere troppo spesso – perde di vista il risultato finale e cioè la continuità della narrazione. Il suo Wagner procede per momenti bellissimi ma miniaturizzati. Pensate a un puzzle fatto di splendidi pezzi ma che una volta assemblato evidenzi un’immagine diversa da quella che vi aspettavate. Non voglio dire brutta, ma non soddisfacente.
Vi è mai successo di svegliarvi convinti di aver sognato una persona cara e poi, ripensandoci, capire che quella non era la persona cara che pensavate ma un qualcuno o qualcosa che le somigliava? Ecco. Questo è successo a me per quanto riguarda la direzione di Petrenko del Ring: l’immagine di qualcosa di esteticamente bello ma che adombra un che d’incompiuto e vagamente inquietante, non sincero e senz’anima.

Das Rheingold

Das Rheingold

Ora, direte voi: “E questa sarebbe la parte positiva? Siam messi bene!”
I cantanti. Beh, qui bisogna fare subito una considerazione preliminare.
Da molti anni ormai a Bayreuth non si ascoltano – come dovrebbe essere normale – i migliori interpreti di Wagner. E già questo è peccato mortale. Questa è una circostanza che può andar bene per quell’indegno baraccone che è diventato il Festival pucciniano di Torre del Lago, dove non hanno un euro e non riescono, per incapacità endemica, neanche a far di necessità virtù. Non certo a Bayreuth dove hanno mezzi finanziari illimitati. Ebbene, per assurdo il livello artistico dei cantanti a Torre del Lago, quest’anno, è stato superiore a quello del Festival di Bayreuth!

Die Walküre

Die Walküre

Un basso (?) baritono come Wolfgang Koch non può interpretare in modo decente Wotan né a Bayreuth né altrove. Non può perché – fatta salva la professionalità dell’artista – non ne ha le caratteristiche tecniche e vocali: di ampiezza, di fraseggio, di accento. Di personalità artistica, alla fine.
Un soprano con la caratura vocale di Catherine Foster – forse apprezzabile in altre parti – non deve neanche avvicinarsi a un personaggio come Brünnhilde perché il suo obiettivo, in quei marosi orchestrali, può essere solo arrivare alla fine dell’opera senza lasciarci la pelle in senso metaforico (e forse non solo metaforico). Come se io, a 58 anni suonati (e suonato come sono) volessi partecipare a una maratona e non solo, cercassi di arrivare in meno di due ore.

Siegfried

Siegfried

Lance Ryan è un tenore che ha in repertorio Siegfried, l’ho sentito anch’io dal vivo più di una volta. Questo non significa che sia un interprete di Siegfried valido. Ryan dà sempre la sensazione di forzare una voce – comunque di rara bruttezza, ma transeat – che non è adatta a questa parte. Non esprime, mai, quell’incosciente baldanza giovanile che il personaggio pretende. E questa considerazione prescinde totalmente dalla sfortunata prestazione di quest’anno.
Solo nella Walküre ho ascoltato due cantanti convincenti, con tanti difetti certo, ma adatti alla parte.

Johan Botha e Anja Kampe

Johan Botha e Anja Kampe

Si tratta del tenore Johan Botha (Siegmund) e del soprano Anja Kampe (Sieglinde): sarà un caso che il primo atto di Die Walküre è risultato artisticamente il momento più alto di tutto questo Ring?
Apprezzabile anche la Fricka di Claudia Mahnke, più nella Walküre che nel Rheingold. Non bene invece nei panni di Waltraute ma comunque dignitosa.
Pessimo, pessimo, il rendimento di tutti gli altri, dei quali spero di dimenticarmi presto. Il vociferare, pur in personaggi complessi come Mime e/o Alberich, non è cantare. Eccetera.
Sulla regia di Franz Castorf non dico nulla se non che è stata duramente contestata dal pubblico e, credetemi, la contestazione rumorosa a Bayreuth non è di casa. Evidentemente non è piaciuta alla maggioranza.

Götterdämmerung

Götterdämmerung

Però sulla questione regia vorrei dire una cosa e paradossalmente difendere non il buon Castorf (soprattutto perché non ho visto lo spettacolo) ma la figura del regista in generale.
Ѐ profondamente sbagliato, proprio dal punto di vista intellettuale, lanciarsi rabbiosamente e a prescindere sul lavoro dei registi. Certo, se un allestimento fa schifo va detto, ma la regia è parte fondamentale del teatro lirico e non accessoria.
Se non ci fossero stati registi geniali come Visconti o Zeffirelli non avremmo visto spettacoli memorabili.
Ma quegli allestimenti non erano straordinari perché rispettavano il libretto o peggio una presunta volontà del compositore: erano straordinari perché erano riusciti, esteticamente belli e rappresentavano il meglio, in un determinato periodo storico, di quel genere di via interpretativa del teatro lirico come spettacolo complesso in cui canto e regia si fondono in un unicum omogeneo.
Oggi il mondo è cambiato, quelle suggestioni sono state sostituite da altre e di conseguenza il regista prova a filtrare attraverso il sentire odierno l’opera del compositore.
Non accettare questa banale constatazione è stupido e riduce il dissenso a un capriccio, a uno sterile giochino a chi la spara più grossa, a uno stucchevole rimpianto di un’età dell’oro che non è mai esistita.
Perché un Visconti, uno Zeffirelli o uno Strehler, un Ronconi emergevano per qualità e preparazione da un magma indistinto formato dai tanti Castorf dell’epoca.
Ora, vogliamo, volete privarvi della possibilità che nasca dal magma odierno il corrispondente del Visconti di un tempo? Io direi che non è il caso, perciò valutiamo criticamente i registi odierni, contestiamoli, ma non per pre-giudizio ma per giudizio. E con serenità, non autonominandosi difensori della tradizione culturale e nascondendosi dietro la grande bandiera della tutela dell’Arte.

Un saluto a tutti, alla prossima, forse con ancora qualche recensione da Bayreuth, sicuramente con le novità da Trieste.

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20 risposte a “Il Ring al Festival di Bayreuth, come è andata: qualche riflessione semiseria for dummies.

  1. Giorgio 1 agosto 2013 alle 6:54 am

    Non posso che tristemente condividere … sulla regia ho un’ultima osservazione: perchè a Bayreuth sono afflitti dagli anni ’70 dall’ossessione della provocazione ? Ovvero, perchè sono terrorizzati dall’idea di rappresentare qualcosa che abbia vagamente un legame con le intenzioni del libretto di Wagner ? Citavi giustamente grandi registi italiani che hanno saputo rappresentare con intensità l’Opera senza dover introdurre bordelli, immondezzai, pompe di benzina e laser galattici. Abbiamo passato gli anni delle “provocazioni”, ora sarebbe molto provocatorio tornare alla filologia o almeno avvicinarcisi in parte … e poi un po’ di cartapesta non fa male a nessuno !

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    • Amfortas 1 agosto 2013 alle 7:44 am

      Giorgio, temo che tu abbia parzialmente travisato il senso del mio intervento sulla regia oppure, più probabilmente, non sono stato chiaro.
      Io NON voglio che si ritorni alla cartapesta e soprattutto gli spettacoli devono far riflettere, ma in modo intelligente e non, appunto provocando solo per il gusto di farlo.
      A me va bene il bordello, la pompa di benzina, ma se inserite coerentemente nell’ambito di un percorso di studio sul testo e sulla musica del compositore. La filologia fine a se stessa è una calamità. E poi, non so quanti anni tu abbia, ma guarda che a suo tempo i vari Ronconi&Co. destavano scandalo, e non poco. Un po’ come facevano Verdi e Wagner 🙂
      Ciao e grazie!

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  2. Roberto R. Corsi 1 agosto 2013 alle 9:50 am

    ottimo intervento. Io ho ascoltato solo a spizzichi e bocconi (quasi tutta Valchiria e primo atto del Crepuscolo) e sono d’accordo con te. Di Petrenko mi è piaciuto come ha staccato i tempi del risveglio di “zia e nipote” nella GD, ma può darsi che la sua direzione complessiva sia stata, come scrivi, incapace di dare respiro organico alle partiture.
    Sui cantanti manco ci ho fatto caso, del resto Ryan fu una discreta lagna anche nel Sigfrido fiorentino se non erro, ricordi?, ma il lavoro di Mehta nobilitò alquanto il tutto.
    D’accordo sulla tua idea di regia: il problema non è osare (anzi benvenuti!) ma darvi basi interpretative solide. Per il resto non avendo visto non mi pronuncio, a parte salutare il grande SPECIAL ONE al centro della tua ultima foto 😀

    Un abbraccio e buon (orrido per me non meno di Venezia per te) agosto

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    • Amfortas 1 agosto 2013 alle 10:22 am

      Roberto, certo ricordo bene la performance di Ryan al Comunale, però in questa occasione è sttao davvero terribile.
      Petrenko rimandato a ottobre oppure si potrebbe pensare a un insegnante di sostegno 🙂
      E sulla regia in generale, siamo ovviamente d’accordo.
      Lo Special One, cavolo non ci avevo pensato!
      Ciao Roberto, a presto!

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  3. gianna 1 agosto 2013 alle 10:29 am

    Ho letto molti pareri sul web.iltuo è sicuramente il più misurato e competente e infatti è stato copiato in molti siti.ti faccio i complimenti per la capacità di spiegare anche a chi non è esperto.ciao

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  4. Giorgio 1 agosto 2013 alle 1:03 pm

    Anch’io sono stato poco chiaro e me ne scuso (a Roma fa piuttosto caldo) … ho 45 anni ed ho visto anche le prime regie di Ronconi. Nulla in contrario nel rileggere il senso di un’azione teatrale (anche perchè, una storia come quella del Ring, opportunamente riadattata è quanto mai attuale …); quello che contesto è la provocazione fine a se stessa che qualche volta mi sembra mascherare una paura di sembrar banali nel mantenenersi in linea con il testo. In questo senso (questa volta mi godo il gioco di parole) la mia provocazione sulla provocazione è: meglio la cartapesta che una regia insulsa ! Per il resto è stato, come al solito, un piacere leggerti !
    Un saluto

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  5. Amfortas 1 agosto 2013 alle 3:11 pm

    Giorgio, ok, ora ho capito meglio.
    Sulla questione della “provocazione” ci sarebbe da distinguere: qualche volta magari è solo una lettura del regista che non incontra il nostro favore e magari noi la prendiamo come una provocazione. Forse è semplicemente incapacità Gli intenti davvero provocatori, fini a se stessi, sono rari.
    A rileggerci, ciao!

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  6. Winckelmann 2 agosto 2013 alle 2:04 pm

    Condivido fino all’ultima virgola quello che dici sulla regia. Per quanto riguarda la domanda di Giorgio, il problema di Bayreuth e della sua attuale propensione alla provocazione è estremamente complesso e da una parte affonda le radici nella storia e nell’imbarazzante posizione che il festival assunse negli anni del potere nazista, che appare ancora oggi come una sorta di fantasma da esorcizzare. Dall’altra si collega alla generale situazione del teatro tedesco, la quale a sua volta, come tutta la vita intellettuale tedesca di oggi, è anch’essa profondamente influenzata da quel che successe negli anni 1933-45.
    L’unico dubbio che ho su quanto dici riguarda i mezzi finanziari del festival, che non so se siano così illimitati. Intanto i problemi col governo bavarese (che sgancia una buona parte dei finanziamenti) si sono fatti sempre più duri negli anni, poi si sa che i cantanti oggi come un tempo a Bayreuth guadagnano poco, molto meno che in qualunque altro festival di pari prestigio. Temo che questo non sia un fattore secondario nel far si che la qualità dei cast negli anni si sia andata progressivamente abbassando.

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    • Amfortas 2 agosto 2013 alle 5:07 pm

      Winckelmann, ciao!
      Sono perfettamente d’accordo con la tua analisi per quanto riguarda i motivi della “provocazione”.
      Per quanto riguarda i finanziamenti non saprei, se tu sostieni che sono meno imponenti rispetto al passato avrai le tue ragioni.
      Sulla qualità artistica, invece, credo che sostanzialmente sia una questione di incompetenza. I cantanti – come dici tu stesso – hanno sempre guadagnato “poco” ma evidentemente oggi non c’è qualcuno che sa scegliere. Guarda che anche uno scribacchino provinciale come me potrebbe elencare 5 cantanti per parte migliori di quelli che hanno cantato quest’anno. Forse solo la parte di Siegfried è piuttosto scoperta, in questo senso.
      Ciao e grazie!

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    • Amfortas 3 agosto 2013 alle 7:12 am

      Ulisse, uargh, la voglio! Peccato che la scritta sia in versione originale…io sono affezionato alla spada senza H, causa imprinting della prima traduzione del Ring che ho letto qualche vita fa 🙂
      Ciao e grazie!

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  7. gabrilu 12 agosto 2013 alle 7:02 am

    Interessantissimo (e agghiacciante) questo post.😳
    Me lo sono proprio bevuto.
    Molto ricco di stimoli di riflessione.
    Grazie, @Amf. 😊

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    • Amfortas 13 agosto 2013 alle 7:13 pm

      gabrilu, ciao e scusa il ritardo nella risposta, ma nel mio buen retiro la connessione è aleatoria come gli acuti della Foster 🙂
      Credo che questo Ring sarà comunque storico, in qualche modo, soprattutto perché aprirà una gran discussione sull’operato della “piccola” Wagner.
      Un mese prima, a Monaco, è stato allestito un Ring che dal punto di vista delle voci era enormemente superiore a quello di Bayreuth e, per quello che può contare una valutazione fatta su qualche foto e recensione, meno sbarellato dal punto di vista della regia.
      Ciao e grazie 🙂

      P.S.
      A coloro che mi hanno scritto “lamentandosi” della mia mancata recensione delle opera al ROF – in particolare l’attesissimo Guillamme Tell – ribadisco che la connessione è troppo incasinata, per cui…pazienza, sarà per la prossima volta!

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  8. Poliziano 3 settembre 2013 alle 10:18 pm

    Ciao Amfortas,
    A proposito di questi registi “moderni”….ecco qui cosa ne pensa una grande cantante del passato, non troppo lontano..

    http://www.artsjournal.com/slippeddisc/
    Teresa Berganza: Certain opera directors should be put in jail
    August 26, 2013 by Norman Lebrecht

    The celebrated Spanish mezzo, 78, is unhappy with productions that play around with the context of an opera. Here’s what she tells Le Figaro:

    I hate what they do today, these stagings that respect neither the period nor the music. For me, opera is a religion, and must be respected as such. Are we to tell young people: “Tintoretto is outdated, we should add red or bright yellow to his paintings to make them more modern?” The first to do that it would find himself in prison. We should do the same with certain (opera) directors.

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    • Amfortas 4 settembre 2013 alle 7:58 am

      Poliziano, ciao! Vexata quaestio quella delle regie e , ti dirò, non è che la meravigliosa Berganza esprima un’opinione originale. Certo, è un paragone di grande impatto ma molto ingenuo, come è sempre ingenuo paragonare due discipline artistiche differenti.
      Io continuo a ribadirlo, non esistono regie moderne o antiche, tradizionali o tragressive: esistono solo regie belle o brutte, intelligenti o sceme.
      Poi, è chiaro che tende a prevalere la pacchianata, la regia inutilmente arzigogolata, insomma la regia idiota. Ma non mi meraviglia troppo, anche le persone, perlopiù, sono stupide. Perché pensare che il prodotto medio di un’umanità idiota debba essere intelligente? A me interessano quelli bravi, non gli scemi. E quando “quelli bravi” – ce ne sono, alcuni – ottengono risultati inferiori alle mie (nostre) aspettative esprimo i miei fastidi e i miei dubbi.
      Ciao e grazie 🙂

      Mi piace

  9. Luisa 8 dicembre 2013 alle 11:16 pm

    Carissimo Amfortas, anche se nei post precedenti si parla del Ring, non ho trovato altro modo per lasciarti un pensiero dedicato a Parsifal.
    sono reduce di una magica serata alla Royal Opera House dove Sir Antonio Pappano ha regalato un’intensa e poetica interpretazione dell’amatissimo capolavoro. sono rimasta assai sorpresa da questa ultima impresa di Sir Tony , non avrei mai immaginato che affrontasse Parsifal con tanta amorosa delicatezza.
    il cast aveva le punte di diamante nell’Amfortas di Finley e nel Gurnemanz di Pape. per loro una totale adesione ai ruoli, salda vocalità e padronanza del personaggio. discutibile la Kundry della Denoke, assai poco coinvolgente nei panni della seduttrice per eccellenza.
    il giorno 11 dicembre sarà possibile ascoltare questa edizione in diretta dal ROH su BBC 3 http://www.bbc.co.uk/mediacentre/proginfo/2013/50/r3-weds-opera-on-3-parsifal.html
    ed in aggiunta il 18 dicembre nei cinema collegati al circuito (per info consiglio consultare il sito del teatro http://www.roh.org.uk/productions/parsifal-by-stephen-langridge)sarà trasmessa la diretta dal teatro. assicuro che la parte visiva sarebbe meglio evitarla (peraltro dopo quanto visto in Traviata ti assicuro che questo Parsifal ne riserva delle belle) e concentrarsi esclusivamente sulla musica. spero tu possa riuscirci così da poter condividere con te le impressioni su questo evento degno della chiusura del bicentenario. a presto. Luisa

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    • Amfortas 11 dicembre 2013 alle 5:12 pm

      Luisa, scusa per l’orribile ritardo, ma in questi giorni ho privilegiato le risposte al post sulla Traviata scaligera 🙂
      Non mi soprpende l’ottimo risultato artistico ottenuto a Londra, in primis per la presenza di Pappano, direttore che stimo tanto. Non mi stupisce neanche che la Denoke abbia deluso un po’, a dire il vero: credo che Kundry non sia vocalmente nelle sue corde, almeno oggi. Non riuscirò a sentire la diretta odierna, conto di rifarmi in qualche modo per la data successiva, magari al cinema! Vedremo, nel caso ti saprò dire certamente. Il tenore come si è comportato? Non so se sia adattissimo alla parte…

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