Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il bicentenario wagneriano in disco: Die Feen (Le Fate).

In molti, in occasione di questo 2013 in cui si festeggiano – piuttosto male, peraltro – i compleanni postumi di Verdi e Wagner, mi hanno chiesto di pubblicare una guida ragionata delle incisioni di questi due compositori e ho deciso di accontentare i miei happy few. O meglio, verrò incontro ai desiderata dei wagneriani, perché analizzare anche la produzione discografica verdiana sarebbe troppo oneroso. E poi di Verdi è più facile trovare paginate di suggerimenti e consigli.
I wagneriani, invece, sono sì agguerriti ma sostanzialmente in via d’estinzione, come l’asino selvatico africano (Equus africanus) e hanno bisogno di attenzione, di cura e amore. Se vi chiedete come mai tra tutte le bestie in pericolo ho scelto proprio un asino, ecco, significa proprio che ho fatto l’esempio giusto (strasmile).
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Non sarà, la mia, una lista leporelliana, vorrei scrivere qualcosa di meno gretto e meschino, perciò dedicherò un mini post schematico (oddio, con Wagner la sintesi è sempre un problema) a ognuna delle opere del buon Richard.
Prenderò in considerazione quasi sempre le incisioni “ufficiali” e cioè registrate in studio e in casi eccezionali mi limiterò a segnalare come alternativa una performance live. Ho scelto di fare così perché mi è stato chiesto esplicitamente e anche perché è più comodo. E poi ricordo bene che tanti anni fa (argh, troppi) quando mi avvicinai alla musica lirica ero piuttosto infastidito dai live e preferivo il suono pulito della registrazione in studio: credo che soprattutto per i neofiti sia meglio così.
Sia chiaro che non è mio interesse fare classifiche – sono di solito inutili – ma solo dare un consiglio sulla base della mia sensibilità d’ascolto, che evidentemente può essere diversa da quella di chiunque altro.
Ho deciso di considerare il Ring come un’opera sola, lo dichiaro subito e so che si potrebbe questionare a lungo, però francamente scegliere la migliore Walküre oppure il più brillante Rheingold (solo per fare un esempio) tra le decine di incisioni disponibili sarebbe un’impresa per la quale non mi sento fisicamente all’altezza. Sono vecchio e neanche tanto robusto [prego le mie groupie di smentire, grazie (smile)].

Die Feen (Le Fate)

Allora, considerate che in pratica sino al 1832 Wagner si dedicò quasi esclusivamente a musica strumentale (con due eccezioni…e mezza modestissime: Leutbald, che si fermò al libretto e un dramma bucolico di cui non sappiamo neanche il titolo). Del primo tentativo di affrontare un’opera vera e propria – Die Hochzeit (Le Nozze)- ci resta solo un abbozzo, perciò l’esordio “ufficiale” di Wagner come compositore operistico si compie con Die Feen (Le Fate), tratta da una favola di Carlo Gozzi, La donna serpente, con qualche richiamo a un altro lavoro dello stesso Gozzi, Il corvo.

La trama è qui abbastanza efficacemente riassunta.

Cosa troviamo del Wagner più noto in quest’ opera prima? Beh, uno dei cardini della sua “filosofia” e cioè il concetto che l’Amore è Fede e porta alla Redenzione [parole sue eh? Non voglio responsabilità (smile)].
Nella musica sono evidentissimi i richiami, le suggestioni e le influenze di Beethoven, Weber, Marschner e non solo. Inoltre ci troviamo subito di fronte a un’attrazione (fatale, per molti!) alla magniloquenza e a grandiosità orchestrali straordinarie, che si manifestano già dalle primissime note dell’Ouverture, al nitore quasi soprannaturale di certe atmosfere in alcune arie, in particolare quella bellissima di Lora e al declamato teso e concitato tipico della scrittura vocale wagneriana. Rilevante e caratteristico anche il coro.

Un recente allestimento a Lipsia.

Un recente allestimento a Lipsia.

Il compositore ebbe con questo suo primo lavoro – e con quello successivo, come vedremo – un rapporto complesso. La realtà è che difficoltà di carattere organizzativo e finanziario, oltre che un certo disamore di Wagner stesso, fecero sì che Die Feen fu rappresentata per la prima volta nel 1888 a Monaco, quando ormai il nostro Richard era passato (redento? Mah, non saprei…) a miglior vita da qualche anno.
Nella fattispecie è piuttosto facile consigliare un’edizione, perché non ci sono – a quanto mi risulta – incisioni in studio e comunque le registrazioni disponibili sono solo tre. Tenete presente che, se non mi sbaglio, Die Feen in Italia è stata allestita una sola volta, a Cagliari.
Perciò, contraddicendo subito uno dei miei criteri di scelta esposti sopra, consiglio il live del 1983, edito dalla Orfeo e diretto dall’eccellente Wolfgang Sawallisch recentemente scomparso.
Nella compagnia di canto (piuttosto nutrita) è qui magnifica una ancora giovane June Anderson (Lora); più che buona la prestazione di L. Esther Gray (Ada), mentre è un po’ troppo monolitico ma comunque ben sopra la sufficienza l’Arindal di John Alexander.
Su tutto splende, lucentissima, l’intensa direzione di Sawallisch, il quale tocca uno dei vertici della sua non certo magra produzione discografica.
Il cd si trova facilmente online, non c’è problema.
Ecco, nell’anno del bicentenario wagneriano una nuova produzione di Die Feen sarebbe stata gradita ma, ovviamente, si è preferito quasi ovunque riproporre i “soliti” titoli, con una prevalenza fastidiosa di Olandesi Volanti. Ma, si sa, le programmazioni teatrali italiane (ma non solo) rispondono a esigenze e criteri ignoti ai più. Sarà per il tricentenario? Speriamo, io sarò qui a testimoniare della bontà dell’iniziativa (smile)!
Vi lascio con l’Ouverture diretta da Franz Konwitschny, nel 1952.

Un saluto a tutti, alla prossima!

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7 risposte a “Il bicentenario wagneriano in disco: Die Feen (Le Fate).

  1. Iris 24 agosto 2013 alle 4:13 pm

    Molto interessante. Devo ammettere che conosco nulla di quest’opera, ma mi riprometto di affrontarla, magari in un giorno di pioggia……..L’unica lampadina che mi si e’ accesa nel cervello e’ che anche il Puccini ha esordito nell’opera con un titolo, Le Villi, che riguarda sempre personaggi fantastici femminili. Aiutami, cosa sono? Streghette, fatine o folletti femmine?
    Sulla tua persona potrei scrivere che sei alto, robusto (ma in forma) e molto affascinante. In cambio anche tu potresti, all’occorrenza, mentire sul mio aspetto (strasmile!)
    Iris

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    • Amfortas 24 agosto 2013 alle 5:47 pm

      Irina carissima, una ragazzina come te non ha bisogno di bugie pietose sull’aspetto fisico, che dici mai? Sei bianca al par di neve alpina e pura più d’un dì d’april! 🙂
      Puccini ha un altro punto di contatto – si fa per dire – con Le Fate: il soggetto di Turandot è tratto, infatti, da un’altra favola di Carlo Gozzi.
      Al limite si potrebbe ipotizzare una lontana parentela tra Le Villi e le Figlie del Reno o addirittura le Norne.
      Le creature fantastiche femminili hanno molto spazio nella letteratura (romantica e non) dell’800.
      Qui importa di più il meccanismo della domanda che non deve essere fatta (anche questo artificio piuttosto diffuso), pena la trasformazione della perdita o trasformazione del soggetto amato in qualcosa di inanimato o simile. Se hai presente la trama del Lohengrin, sai che il Cavaliere del cigno impone a Elsa di non chiedergli mai nulla sulla sua provenienza. Pensa anche alla trama di Rusalka o La Fanciulla di neve ecc ecc o addirittura al mito di Orfeo, dal quale, credo, venga tutto il resto. L’amore può essere mantenuto a determinate condizioni, altrimenti svanisce, scompare.
      Ciao e grazie 🙂

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  2. alucard4686 26 agosto 2013 alle 11:58 pm

    Amfy, volevo segnalarti che il video non compare.
    Così per cercarlo su google ho digitato “Ouverture feeM”: al che, invece di correggermi, è comparso un Video dell’overture del Femme fatale tour di Britney Spears: no go parole :-O
    Cmq ti sei perso un recital di G. Caoduro, al quale mi sono dimenticato di invitartiiii

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  3. Amfortas 27 agosto 2013 alle 12:46 pm

    Alu, uff…peccato, ci sarei venuto volentieri! Mossa so bene dov’è perché da ragazzino andavo a mangiare da quelle parti. Ho ricordi di cannelloni, biechi col sugo di gallina e cacciagioni varie con polenta 🙂
    A presto, ciao!

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  4. Pingback:Il bicentenario wagneriano in disco: Der fliegende Holländer (L’Olandese volante). | Di tanti pulpiti.

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