Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il bicentenario wagneriano in disco: Das Liebesverbot oder Die Novize von Palermo (Il divieto di amare).

Ѐ sempre difficile per uno scribacchino come me esprimere valutazioni negative su chicchessia, figuriamoci poi quando mi sento di parlare “male” di Wagner!
Peraltro, avete voluto la Libertà di Internet? Ecco, questi sono i risultati (strasmile).
Ho anticipato in apertura il mio parere negativo su Das Liebesverbot oder Die Novize von Palermo, ma questo non significa certo che l’opera meriti – soprattutto nell’anno del bicentenario wagneriano – l’oblio. Anzi, l’idea (forse ancora non abbandonata del tutto?) che questo lavoro giovanile di Wagner possa essere allestito al Teatro Verdi di Trieste nei prossimi mesi è assai stimolante. Resta il fatto che davvero è un’opera che non mi convince e l’ho sempre definita un grande pasticcio.
La confusione nasce da molti fattori in primis un’improvvida manipolazione, da parte di Wagner, dell’ambientazione originale: tratta dal testo teatrale di Shakespeare Misura per misura (Measure for measure), l’azione nel libretto è spostata da Vienna a Palermo.
Qui, se siete coraggiosi, potete apprezzarne la fluidità (strasmile).
I motivi dello spostamento in terra italiana e sicula in particolare sono ascrivibili a…Bellini. Mi spiego.

Wilhelmine Schröder-Devrient

Wilhelmine Schröder-Devrient

Nel 1834 Wagner ascolta il famoso (ai tempi) soprano Wilhelmine Schröder-Devrient in una fortunata recita dei Capuleti e Montecchi, appunto di Bellini. Ne resta estasiato nonostante definisca e consideri la musica “insignificante”.
In quegli anni Wagner soffriva quello che riteneva un eccesso di intellettualismo nella musica tedesca e contrappose questa rigidità mentale alla franca e solare ispirazione italiana: “Canto, canto e ancora canto, o tedeschi” – ebbe modo di affermare -. Spazio alla freschezza e spontaneità della melodia italiana.
Partendo da questi presupposti Wagner “monda” il testo di Shakespeare di una pretesa eccessiva serietà e ne accentua invece i tratti, non voglio dire pecorecci, ma almeno più farseschi e le suggestioni più pruriginose.
Secondo il buon Richard il sottotesto, la chiave di lettura della sua opera avrebbe voluto indicare la via maestra dell’abbandono della rigidità mentale e intellettuale tedesca (mah! Tutta da dimostrare) in favore di una condotta meno sorvegliata, più naturale e istintiva.
Fatto sta che qualche anno dopo la prima definì Das Liebesverbot come “atroce, abominevole, nauseante” e ne salvò solo l’Ouverture.
Si parva licet io non salvo neanche l’Ouverture (smile).
Per me l’opera non è né carne né pesce e sembra – a tratti – quasi una parodia di stili musicali diversi con inserti di (brutto) belcanto. Trovo notevole solo l’aria di Mariana: Welch’ wunderbar Erwarten, qui interpretata da una sorprendente Alessandra Marc.

Per tutto il resto, sostanzialmente, si vivacchia in zona di aurea mediocritas.
Per quanto riguarda la prima del 29 marzo 1836 vale la pena soffermarsi un po’.
A Magdeburgo Wagner era il direttore principale del teatro e, per prassi consolidata, aveva diritto a presentare un proprio lavoro a fine stagione. Una specie di benefit, diciamo. La situazione era tragicomica perché il teatro era sull’orlo del fallimento, il nostro Richard era pieno di debiti e non c’era tempo per le prove. Come se non bastasse, la compagnia di canto si presentava, per usare un eufemismo, piuttosto scalcinata.
Alla prima non fu stampato neanche il libretto – causa mancanza fondi – perciò lo svogliato pubblico non capì nulla della trama (per fortuna?), ma il peggio arrivò alla prima replica quando si presentarono – pare – solo tre spettatori di cui due erano l’impresario del teatro e la moglie. Ce lo racconta Wagner stesso in questo estratto dalla sua autobiografia (i citati Claudio e Isabella sono due dei personaggi dell’opera):

“Il marito della primadonna cominciò a menar botte da orbi al secondo tenore, un giovanotto in verità assai bello contro il quale covava da tempo la collera di una segreta gelosia. Sembra che l’offeso marito, dopo aver constatato, con me, dal buco del sipario, la scarsità del pubblico, giudicasse giunta la sospirata ora di prendere vendetta sull’amante della moglie, senza pregiudicare l’impresa teatrale. Il mio infelice Claudio fu da lui duramente malmenato sì che dovette rifugiarsi in camerino con la faccia in sangue. Isabella, avutane notizia si precipitò disperata incontro al furibondo marito, e ne ricevette così energici ceffoni che pensò bene di cadere in preda a una crisi di nervi. Tosto la confusione non conobbe più limiti: il personale si divise in due partiti e poco mancò che si venisse a una battaglia generale come se quella disgraziata sera fosse parsa a tutti la più opportuna per regolare definitivamente i conti delle reciproche inimicizie.
Il regista fu quindi mandato al proscenio per annunciare al piccolo e strano pubblico radunato in platea che per circostanze impreviste la rappresentazione dell’opera non avrebbe avuto luogo.
Così finì la mia promettente carriera magdeburghese di direttore e compositore.”

Come se non bastasse tutto ciò, Wagner fu così spudorato di autopromuovere il suo sfortunato lavoro in varie direzioni: tra gli altri anche a Robert Schumann, Meyerbeer e Scribe, tanto che il Théâtre de la Renaissance decise di allestire Das Liebesverbot. Per sfortuna (ehm) il teatro parigino fallì prima di riuscire a mettere in atto il sinistro proposito (strasmile).
Ora, vi chiederete voi, non avrai mica il coraggio di proporci un’edizione di riferimento?
E invece sì, ve la propongo, perché dovete tenere presente che siamo pur sempre in presenza di Richard Wagner.
Come nell’opera precedente, Die Feen, le registrazioni disponibili sono pochissime e anche in questo caso devo indicare una registrazione live. Si tratta, ancora, di un’edizione della Orfeo del 1983 facilmente reperibile ovunque.
Di questa incisione si apprezzeranno le prove di Hermann Prey e di Sabine Haas tra i cantanti ma ancora una volta la palma del migliore va a Wolfgang Sawallisch, per la sua direzione che riesce (quasi, ma non certo per colpa sua) a dare un passo teatrale omogeneo a una partitura che non brilla né per originalità né per ispirazione.

Un saluto a tutti, alla prossima!

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7 risposte a “Il bicentenario wagneriano in disco: Das Liebesverbot oder Die Novize von Palermo (Il divieto di amare).

  1. Ruggero 30 agosto 2013 alle 3:13 pm

    Caro Amfortas, preziosissimi i tuoi consigli e le tue disamine sulle opere di Wagner! Mi permetto una domanda…Sai forse se Le fate o il Divieto d’amare saranno rappresentati in Europa nel 2013? Con grande stima, Ruggero.

    Mi piace

    • Amfortas 30 agosto 2013 alle 5:33 pm

      Ruggero, grazie, sei molto gentile! Nei prossimi giorni proverò a fare un giretto per il web per soddisfare la tua richiesta…
      Ciao e grazie!

      Mi piace

    • Amfortas 5 settembre 2013 alle 10:16 am

      ruggero, non mi ero scordato, ma ho avuto tempo solo oggi di fare una piccola ricerca su operabase. Questi i risultati:
      29 set 2013 28 mag 2014 5 Leipzig Das Liebesverbot Nuovo allestimento
      27 set 2013 29 set 2013 3 Moscow(Helikon) Das Liebesverbot
      15 set 2013 14 nov 2013 3 Radebeul Das Liebesverbot
      25 gen 2014 19 giu 2014 12 Regensburg Die Feen Nuovo allestimento

      Die Feen è stato allestito anche a Lipsia, qualche mese fa.
      Ciao!

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  2. principessasulpisello 30 agosto 2013 alle 4:20 pm

    Fantastica la “recensione” wagneriana!

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  3. Pingback:Il bicentenerio wagneriano in disco: Rienzi, der Letzte der Tribunen. | Di tanti pulpiti.

  4. Pingback:Il bicentenario wagneriano in disco: Der fliegende Holländer (L’Olandese volante). | Di tanti pulpiti.

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