Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Das Rheingold di Richard Wagner al Festival di Lubiana: trionfo di Valery Giergiev, il direttore a scoppio ritardato.

Il Festival di Lubiana (Ljubljana) da molti anni attira l’attenzione degli appassionati di zona mitteleuropea per la qualità delle proposte.
Personalmente quest’anno ho seguito un paio di eventi e di qualcosa (lo Stabat Mater di Rossini) ho già riferito. Ho visto (e sentito eh?) anche la Nona di Beethoven diretta da Riccardo Chailly con la “sua” Orchestra di Lipsia, ma non ho tempo di scrivere le mie impressioni.
Nei giorni scorsi, invece, è toccato a un mezzo Ring (Das Rheingold e Die Walküre) affidato alla prestigiosa bacchetta di Valery Gergiev che dirigeva l’Orchestra del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo. Operazioni che richiedono molti soldini come potete immaginare, e non è che dal punto vista economico la Slovenia sia messa meglio di noi. Anzi. Quindi, senza essere candidato ad alcuna carica nel settore economico di un futuro governo italiano, mi pare ovvio che la legislazione fiscale, da quelle parti, privilegia l’apporto finanziario dei privati di cui, infatti, sono ben presenti i numerosi nomi sui flyer che pubblicizzano gli eventi.
Forse qualcuno in Italia dovrebbe svegliarsi, anche perché – mi sia consentita l’uscita vernacolare e il qualunquismo campanilistico – altrimenti gli sloveni, prima o poi, ne magnerà la marenda. Ove per marenda s’intende quella parte di spettatori (già non numerosissima) che viene al Teatro Verdi dai paesi limitrofi per vedere l’opera lirica e la musica sinfonica.
Anche perché Lubiana è proprio al centro della mitteleuropa, ci si arriva in un baleno da tutti i paesi confinanti, e ha pure un mega posteggio sotterraneo (caro, peraltro) proprio sotto alla Cankarjev Dom.
Chiaro che non è possibile paragonare in toto la realtà triestina con quella di Lubiana che, non scordiamolo, è la capitale della Slovenia. Inoltre si tratta di eventi speciali, non di una stagione regolare.
Poi, certo, c’è pure da considerare che nel foyer si possono vedere scarpe come queste, che almeno per ora a Trieste non ho mai visto. Puntualizzo, prima che qualcuno venga ad arrestarmi, che le foto sono state scattate da ex Ripley, che ha passato un momento di scatto compulsivo (smile): non saprei se la presenza di tali orrori possa essere un’ulteriore attrazione per i potenziali spettatori o un deterrente (strasmile). Ovvio che le anonime ragazze rientrano ampiamente nella gallery dei nuovi mostri!

Sembra una severa malattia congenita, ma è solo un paio di scarpe.

Sembra una severa malattia congenita, ma è solo un paio di scarpe.

Scarpe 2

Gravissimo eritema? No, solo un paio di stivali.


Lunedì scorso, quindi, è toccato al Rheingold e l’inizio non è stato felicissimo: Valery Gergjev a un certo punto è stato dato per disperso. Non si trovava, scomparso. A un primo annuncio di mezz’ora di ritardo ne è seguito un altro e poi l’opera ha avuto inizio con un’ora e un quarto abbondante di ritardo, il che è risultato piuttosto fastidioso. E meno male che era il Rheingold, che ha una durata ancora nei limiti dell’umano. Se fosse successo per la Valchiria saremmo tornati a casa a notte inoltrata, dopo aver ucciso qualche orso e averlo cotto al forno (dicono che con la polenta sia eccellente).
Non è stata data alcuna giustificazione ufficiale all’inconveniente, perciò è lecito supporre che si sia trattato di un problema di aerei: il nostro Gergiev, che è una superstar della direzione d’orchestra, si esibisce oggi a Tokyo, domani a Mosca e dopodomani, che ne so, a Buenos Aires. Avrà perso un aereo? Boh.
L’allestimento di questo Ring – la seconda metà è prevista per l’anno prossimo – è firmato dallo stesso Gergiev e da George Tsypin (che risponde anche delle scene) e non brilla per nessun motivo. Forse ha l’unico pregio di non essere invadente e ravvivato da qualche bagliore di comicità involontaria.

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Da questo punto di vista è un Wagner old style, con tanto di Wotan con la lancia e la benda sull’occhio d’ordinanza, Donner col martello in mano, Alberich mezzo anfibio e ripugnante, Freia urlante e discinta qualche nano nibelungo e un po’ di rocce buttate in random sulla scena. I giganti Fafner e Fasolt in stile supereroe alla Stan Lee (assomigliano alla Cosa). Insomma, così così.
Il tutto soverchiato da alcune gigantesche figure antropomorfe che mi sono parse francamente del tutto incomprensibili. Il responsabile dell’impianto luci Gleb Fulštinski non si è coperto di gloria, perché certo non ho notato soluzioni o cromatismi interessanti o almeno che movimentino un po’ la scena.
Nel complesso la classica regia di tradizione con uno spruzzo un po’ scemo di modernità, direi, ma, come detto sopra, almeno non c’era nulla che distraeva dall’ascolto.
Le cose vanno molto meglio dal lato musicale, soprattutto per la magnifica prestazione dell’orchestra diretta dal ritardatario Gergiev il quale sembra del tutto padrone della partitura. Una direzione davvero preziosissima, quella di Gergiev, del quale ho apprezzato in modo particolare la continuità della narrazione e contemporaneamente la cura dei particolari: penso al famoso Preludio, ovvio, ma anche e soprattutto all’episodio della discesa nel Nibelheim e degli squarci melodici (mi si passi il termine) del finale dell’opera.reno6
I cantanti sono stati tutti all’altezza della situazione e, anzi, lo scrivo senza timore di essere smentito, la loro prova è stata decisamente migliore dei colleghi impegnati a Bayreuth. Considerato che sono tutti membri dell’ensemble del Mariinsky e non celebrati divi internazionali, il dato deve far riflettere sulla qualità decisionale e sulla competenza di chi sceglie i cast sulla collina.m_767_Das-Rheingold
Tra gli altri, mi sono sembrati ottimi Mihail Vekua, un Loge insinuante, scaltro ed espressivo e Andrej Zorin (Mime) a suo agio anche dal lato attoriale nel tratteggiare il pavido fratello di Alberich.
Bene anche la volitiva Fricka di Jekaterina Semenčuk e splendida la Freia interpretata da Oksana Šilova, voce da lirico pieno, svettante nei parchi acuti.
Bravo Jevgenij Nikitin, un Wotan autorevole vocalmente e attento al fraseggio.
Le altre voci gravi non sono state straordinarie, in particolare per quanto riguarda l’Alberich poco convincente di Edem Umerov del quale ogni tanto si perdevano…le tracce sonore (smile). Anche i due giganti Fasolt e Fafner (rispettivamente Edvard Canga e Pavel Šmulevič) sono sembrati un po’ gutturali, per quanto le voci fossero di buon volume.
Debole ma corretta la timida Erda (a proposito: la scena dell’apparizione di Erda è stata letteralmente buttata via dalla regia, mentre invece è risultato straordinario Gergiev) di Zlata Buličeva.
Completavano il cast, con buoni risultati, Ilja Bannik (Donner), Aleksander Timčenko (Froh) e le tre Rheintöchter Žanna Dombrovskaja (Woglinde), Julia Matočkina (Wellgunde) e Jekaterina Segrejeva (Floßhilde).
I costumi, improntati alla tradizione e tutto sommato discreti erano di Tatjana Noginova.
Alla fine grande successo per tutti, con ovazioni per gli interpreti di Freia, Wotan e Loge. Quasi un delirio per il direttore a scoppio ritardato (smile) Valery Gergiev.

Nei prossimi giorni seguirà la recensione semiseria della Valchiria.

P.S.

Non so chi sia il tecnico che ha ingaggiato una battaglia sanguinosa con i sottotitoli (sloveno e inglese), ma è stato respinto con perdite rilevanti (strasmile). Leggere le frasi di Freia mentre canta Wotan è davvero esilarante.

Un saluto a tutti, alla prossima!

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4 risposte a “Recensione semiseria di Das Rheingold di Richard Wagner al Festival di Lubiana: trionfo di Valery Giergiev, il direttore a scoppio ritardato.

  1. ulisse 5 settembre 2013 alle 6:52 pm

    Ah se avessi saputo di questo dittico! Che invidia!
    Quando ha tempo e voglia, Gergiev si dimostra sempre un artista di grande interesse.
    Ma Nikitin è quello cacciato da Bayreuth per via dei vecchi tatuaggi criptonazisti?
    Saluti.

    U

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  2. Amfortas 5 settembre 2013 alle 7:35 pm

    Ulisse ciao! Dici bene a proposito di Gergiev e questa volta tempo non tanto, evidentemente, ma voglia ne aveva.
    Nikitin è proprio quello e ha cantato discretamente, domani parlerò del Wotan della Valchiria.
    Ti avverto che l’anno prossimo fanno Sigfrido e Crepuscolo: prendi nota!
    Ciao e grazie 🙂

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  3. Martino Badoèro 16 settembre 2013 alle 12:23 pm

    Paolo, inizio a pensare che tu abbia una calamita per orrendi calzari.

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    • Amfortas 16 settembre 2013 alle 4:13 pm

      Martino, ciao :-), mi sa che hai ragione! Immagino che ti riferisca a un vecchio post in cui celebravo la bellezza di un paio di calzature terribili, che descrissi così:
      …di colore scuro, erano una via di mezzo, un ibrido, tra una pinna corta, una galoscia ed una malformazione genetica severa. L’alluce era separato dalle altre dita. Il materiale di queste scarpe, ma credo sia limitativo chiamarle così, era gommoso, mentre nulla so del sapore..
      Scoprimmo poi, grazie alla fashion victim Margot, che si trattava di Jika-tabi. Una cosa orribile, perché oltretutto erano del colore delle tute mimetiche…
      Ciao e grazie!

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