Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Die Walküre al Festival di Lubiana: la quasi caduta degli dei.

Questa sarà una recensione più tragica del solito perché, accidenti, per la prima volta non ho pianto sulle note dell’addio di Wotan alla Valchiria. Voglio dire, mi è stato tolto qualcosa, mi è stata rubata l’emozione che sempre mi attanaglia in quel momento.valk 3
Cosa è successo – faccio finta che vi chiediate – ? Bah, semplicemente mi sono deconcentrato perché il povero interprete di Wotan, costretto da una regia inetta ad arrampicarsi su una specie di sarcofago antropomorfo (tecnicamente sarebbe, ho imparato grazie al mio amico Lorenzo, un telamone) ha rischiato più volte di cadere incespicando sulla cartapesta. Un’anticipazione metaforica del Crepuscolo degli dei, quasi.
Perciò, invece di piangere come da regole d’ingaggio del piccolo appassionato di Wagner, ho riso e ho riso anche piuttosto sguaiatamente.
Solo le prime note dell’incantesimo del fuoco mi hanno ridato le sospirate lacrime ma ho dovuto evitare accuratamente di guardare il palco, perché dal punto di vista scenografico vedevo qualcosa che forse sarebbe potuta essere accettabile in un Luna Park a metà degli anni 60 del secolo scorso, quando bastava che si accendesse una luce intermittente e mi usciva un ohhhhhh di meraviglia.
A quel punto il logorante rimorso per essermi imbucato durante il secondo intervallo, non invitato, a un rinfresco in onore di non so chi – la fame è brutta – mi ha lasciato del tutto. Anzi, mi sono pentito di non essermi riempito le tasche dei prelibati finger food del buffet (strasmile).valk6
Valery Gergiev quindi, insieme al compagno di merende George Tsypin si è confermato responsabile di una regia risibile, tanto che ho pensato che, giunti a tal punto, avrei apprezzato di più le pompe di benzina dell’esecrato Castorf a Bayreuth. E rimpiangere Bayreuth di quest’anno non è facile eh?
Tutt’altro discorso, per fortuna, per quanto riguarda la resa musicale della serata, e in questo caso i meriti maggiori vanno ancora a Gergiev. Direzione magnifica, la sua, con non pochi momenti memorabili: la tempesta iniziale, la tensione degli archi sul doppio “Walse” di Siegmund, il finale primo atto. Il corrusco accompagnamento e il fraseggio orchestrale durante il lungo duetto tra Wotan e Brünnhilde, l’introduzione all’annuncio di morte (in cui il tenore era un po’ spento, a dire il vero), la famosa “cavalcata delle Valchirie” e, appunto, il finale dell’opera. Straordinario, anche perché l’orchestra Teatro Mariinsky di San Pietroburgo è stata sempre impeccabile e ha ostentato, quasi, un suono bellissimo.valk5
Tra i cantanti si è ripetuta a livelli di assoluta bravura Jekaterina Semenčuk, Fricka sostanzialmente ideale per timbro, perizia tecnica e capacità di recitazione. Ha figurato molto meglio che nel Rheingold il basso Pavel Šmulevič nei panni del detestabile Hunding.
La coppia di gemelli incestuosi, Siegmund e Sieglinde, zoppicava un po’ soprattutto per una sostanziale inespressività del tenore Avgust Amonov che si è limitato a cantare le note. La voce però è anonima, priva di squillo e, appunto, il fraseggio quasi inesistente. Amonov ha preso con una certa facilità il LA3 che chiude il primo atto – seppure con una presa di fiato arbitraria – e ha tenuto piuttosto a lungo la doppia invocazione al Walse di cui sopra, però mica siamo a una gara di resistenza, no? Comunque sufficiente la sua prova.valk2
Meglio, a mio parere, Mlada Hudolej nei panni di Sieglinde: anche per il soprano il timbro non è certo privilegiato, però l’interpretazione c’era, senza scadere in sgradevoli effetti. Buona anche la presenza scenica. Insomma una Sieglinde di discreto livello.
Brünnhilde era Olga Savova, che mi risulta essere un mezzosoprano. Se l’è cavata piuttosto bene anche se i DO non sono stati certo folgoranti. Intenso e sfumato il fraseggio, superiore alla media la capacità attoriale.xl_1769_valkira
Il Wotan di Taras Štonda è stato complessivamente apprezzabile ma la parte (che è davvero insidiosa e lunghissima) credo sia di tessitura troppo elevata per un basso puro come lui. Del resto i bassi “veri” – con luminose eccezioni che neanche nomino tanto sono note – sono sempre stati in difficoltà in questo ruolo.
A parte l’incidente che ho riportato sopra alla fine la voce era un po’ affaticata.
Molto brave tutte le otto Valchirie “minori” e non è sempre così, eccole qui: Gerhilde (Žanna Dombrovskaja), Ortlinde (Irina Vasiljeva), Waltraute (Nataljia Jevstafijeva), Schwetleite (Ljudmila Kanunnikova), Helmwige (Tatjana Kavcova), Siegrune (Jekaterina Sergejeva), Grimgerde (Jelena Vitman) e Rossweisse (Julia Matočkina).valk1
Ricordo che tutti gli artisti fanno parte dell’ensemble del Mariinsky, dove evidentemente le selezioni sono severe e la “residenza” bisogna guadagnarsela col merito sul…campo. In ogni caso quando si ha la fortuna di imbattersi in compagnie stabili russe (o ex URSS) balza agli occhi e alle orecchie una preparazione artistica di base elevata.
Bocciato definitivamente, invece, il titolare dell’impianto luci, Gleb Fulštinski. L’anonimo responsabile dei sopratitoli si è parzialmente riscattato, anche se i problemi ci sono stati anche durante questa recita.
Ancora grande successo per tutta la compagnia di canto e, di nuovo, trionfo – meritatissimo – per Valery Giegiev.
Per quanto possa sembrare incredibile, nel foyer ho visto scarpe femminili di bruttezza pari a quelle notate per il Rheingold.
Pubblico numeroso ma, ahimè, molti si sono dati alla fuga dopo il secondo atto. A me pare una cosa inconcepibile, sinceramente, però mi rendo conto che sono il classico wagneriano fradicio.

Vi preannuncio che a breve riprenderanno le cronache dall’orrida Venezia e sullo sbandamento che sicuramente vi ha procurato questa anticipazione funesta, passo e chiudo (smile).

Un saluto a tutti, alla prossima!

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9 risposte a “Recensione semiseria di Die Walküre al Festival di Lubiana: la quasi caduta degli dei.

  1. principessasulpisello 6 settembre 2013 alle 10:07 am

    Sovente, scenografi e registi sembrano non sapere che, nell’opera, tutto deve essere al servizio della musica e del canto.

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  2. Amfortas 7 settembre 2013 alle 4:09 pm

    Marina, succede troppo spesso, effettivamente. Attentare all’incolumità dei cantanti mi pare eccessivo!
    Ciao e grazie 🙂

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  3. margot 9 settembre 2013 alle 9:05 am

    Quei bamboccioni di cartapesta sono inquietanti, sembrano i dissennatori di Harry Potter (ognuno ha la cultura che ha…)
    Foto delle scarpe, prego!!!

    La feticista Margot

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  4. Amfortas 9 settembre 2013 alle 3:58 pm

    Margie, non ho scattato foto, mi spiace, l’esperta è ex Ripley…se ci provo io m’arrestano…
    E poi i dissennatori si muovono, no? Questi invece erano fermi lì, impalati.
    Comunque mi hai aperto un orizzonte: pensa che Wotan per addormentare la Valchiria “le bacia via la divinità dagli occhi”, il che mi pare attività di dissennatore di mestiere proprio.
    Ciao!

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  5. Heldentenor 10 settembre 2013 alle 4:25 pm

    Condivido tutto, anche il non rimorso per essermi imbucato come te al rinfresco hahahahahah, Musicalmente sublime, la parte che mi fa sempre commuovere è il duetto Siegmund – Brunnhilde quando lei gli dice che morirà e non rivedrà Sieglinde…piango sempre. Per non perdere il vizio il 6 ero a Wien dove ho vista una non regia e una non messa in scena di Traviata (nel senso che per esempio la festa a casa di Flora sono solo due file di sedie…), quella di Sivadier del 2011, con Kurzak, Keenlyside e Massimo Giordano con cui ho riso in camerino, diretta bene da Luisi.

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  6. Pingback:La Fura dels Baus e Orff protagonisti all’apertura del Festival di Lubiana. | Di tanti pulpiti.

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