Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria della Carmen di Bizet alla Fenice di Venezia: è nata una stella?

Tenete presente che quella di ieri potrebbe essere stata la mia ultima trasferta nell’orrida Venezia. Sì, perché scopro chez Winckelmann che tra un paio di giorni da quelle parti consentono questo scempio e, di conseguenza, non è improbabile che dell’amata città lagunare non restino che macerie affondate o, se ci va bene, affioranti.
21settembreInvito chi può a partecipare alla manifestazione di cui sopra perché in caso di disastro, dopo il solito scaricabarile al quale siamo abituati, i nobili politici s’inventeranno un tour cittadino per subacquei o forse mini sommergibili da affittare a modico (sì, certo) prezzo ai turisti, al posto delle ormai esecrate gondole.
Se ci pensate bene cambierebbe poco anche dal punto di vista della sopravvivenza, almeno per l’occasionale critico semiserio: non credo che difendersi dagli squali o dalle orche sia più problematico che evitare i famosi gabbiani giganti assassini o superare i dolori gastrici provocati dai freschissimi tramezzini dei bar vicini alla stazione ferroviaria.
E poi, per restare rozzamente nello specifico della critica teatrale è già da un po’ che quando si va a teatro i cantanti sono inudibili come pesci rossi nelle bocce di vetro, no? E mica solo alla Fenice eh (strasmile)?
Oddio, già vedo le statistiche del blog, voce chiavi di ricerca: rossi + Berlusconi, bocce + Berlusconi. Tutti qui, arriveranno gli internauti più illuminati a cercare qualche foto della Minetti svestita da Stalin in abiti discinti (smile).
Che volete, io da Trieste (dove per inciso non vediamo l’ora di rubare le grandi navi a Venezia) posso solo cercare di far conoscere il problema di questa città lasciata non ai gabbiani, ma ai ben più pericolosi avvoltoi dalle sembianze umane. I veri nuovi (?) mostri.
Ecco, esaurita come sempre in poche righe la parte più seria della recensione, passo subito alla serata di ieri.
Carmen di Bizet, in altre parole – come ho già scritto più volte – il più famoso femminicidio dell’opera lirica che qui, grazie alla regia di Calixto Bieito, trova una dimensione scabra e convincente.carmen 4
Bieito, che è spagnolo, decide di eliminare tutti i riferimenti folclorici del suo paese, quelli che tutti si aspettano di vedere in una Carmen: il classico lavoro per sottrazione, una scommessa intellettuale che se sostenuta da un’idea registica forte è vincente. E questa scommessa è vinta – certo, con qualche piccola caduta di gusto e ingenuità – perché il regista si concentra anche nella narrazione su pochi elementi: la passione sessuale, la violenza, la morte.
Dell’iconografia della corrida rimane solo la silhouette di un toro, che tra l’altro servirà anche da elemento di spettacolo nel cambio scena tra il terzo e quarto atto. Tutto il resto diventa un corollario e attraverso questa chiave di lettura la vicenda di Carmen acquista nuova drammaticità e davvero si sospende nel tempo e perciò, come se a ricordarcelo non bastassero gli atroci titoli dei quotidiani e dei media in generale, diventa contemporanea nel senso più sconvolgente. In questo senso le crude scenografie di Alfons Flores, i costumi ben realizzati da Mercé Paloma e il mefistofelico impianto luci di Alberto Rordiguez Vega contribuiscono a rendere l’allestimento di altissimo livello. Si aggiunga la capacità del regista di far recitare sul serio i cantanti, che da questo lato offrono tutti una prova artistica convincente.
Nessuno scandalo, nessuna provocazione, salvo che non si voglia considerare tale un nudo maschile.
Lo sfondo storico scelto da Bieito per raccontare Carmen è piuttosto confuso: potrebbe essere quello dei primi anni 70 del secolo scorso, quando il franchismo era agli sgoccioli ma ancora capace di uccidere le menti con la carica di nazionalismo machista comune a tutte le ideologie reazionarie. Si potrebbe ipotizzare anche una Spagna immediatamente post franchista, in una di quelle caserme militari dove certi cambiamenti politici ci mettono più tempo per manifestarsi.carmen 1
Comunque, come sempre succede in questi scenari, a pagare il prezzo più alto sono le categorie più indifese e quindi, in particolare, le donne. Donne che, sottilmente insinua il regista attenendosi scrupolosamente al libretto, sono più che mai usate: come oggetto sessuale, certo, ma anche come grimaldello per favorire le attività illecite dei contrabbandieri. Sono ricattate, queste donne, perché magari hanno una figlioletta piccina cui pensare, come nel caso di Mercedes. Insomma, in questo allestimento tutto torna e ha un senso.
Spiace constatare che il talentuoso Diego Matheuz, sul podio di un’eccellente Orchestra della Fenice, non colga l’opportunità di sfruttare le potenzialità dello spettacolo. Il direttore accompagna i cantanti con attenzione ma non sottolinea i contrasti della partitura, i tempi sembrano a volte eccessivamente dilatati e l’interpretazione rimane sempre improntata a un’algida correttezza, seppure moderatamente mitigata da qualche sprazzo più incisivo, come per esempio il Preludio al terzo atto o la robusta Ouverture.
Merita attenzione particolare l’interpretazione di Veronica Simeoni, nel title role.
La Simeoni offre una lettura del personaggio strategicamente perfetta con le intenzioni del regista e lo fa con un canto trattenuto, grazie a una tecnica che le consente mezzevoci che colorano di sfumature anche impalpabili una Carmen del tutto diversa dalla tradizione, che vede la gitana come una specie di belva assatanata di sesso e, alla fine, insoddisfacente perché monolitica e unidimensionale. Il mezzosoprano, al contrario, vuole (e ottiene magnificamente!) che Carmen sia una donna istintiva, decisa ma sempre sfiorata dal dubbio e pervasa da un’intima dolcezza e da una femminilità che non ha nulla di ostentato.
Poco prima di essere barbaramente assassinata dà un bacio materno sulla guancia a Don José. Non lo percepisce come un pericolo, lo considera una vecchia fiamma alla quale è ancora affezionata. Non ha desideri di vendetta o di rivalsa nei suoi confronti: desidera solo vivere la vita che si è scelta. Gli ritorna l’anello di fidanzamento con un gesto semplice, quasi con pudore, una tenerezza lontana mille miglia dalle scene da vaiassa alle quali siamo abituati. Eppure, in quei gesti semplici, in quella normalità rivive una Carmen straordinaria, di un’attualità stordente.
Per questo tanti uomini sorprendono le donne con la violenza, perché le donne non credono che si possa arrivare a uccidere per qualcosa – glielo dice, a José: c’est fini, non je ne t’aime plus – che non esiste più.
E si sbaglia Carmen, si sbagliano le donne, purtroppo.carmen2
Veronica Simeoni conta su di uno strumento delicato, la voce è schiettamente mezzosopranile ma chiara e soprattutto omogenea anche nelle salite agli acuti e nelle note gravi: esemplare, in questo senso, la notissima Seguidilla. Nel complesso l’artista, intensa anche nella recitazione, ha offerto una prestazione di grande valore assoluto.
Stefano Secco era Don José e seppure con qualche affanno vocale nel duetto iniziale con Micaëla (duetto che si conferma difficilissimo, al di là della gradevolezza zuccherosa della melodia) è stato protagonista di una prova in crescendo (da segnalare comunque il si bemolle smorzato dell’aria del fiore) che è maturata nel terzo e quarto atto.  Il tenore ha gusto nel porgere, fraseggia con attenzione e proprietà d’accento, recita con naturalezza e alla fine il personaggio risulta credibile.
Brava anche Ekaterina Bakanova che presta alla Micaëla furba e sfrontata voluta da Bieito una franca e gradevole voce di soprano lirico, che le consente una buona esecuzione della difficile aria del terzo atto, Je dis que rien ne m’épouvante.
E poi c’è Escamillo, un torero vestito di grisaglie che sembra quasi un arrogante funzionario di partito, simbolo del machismo più becero. Alexander Vinogradov, basso dalla voce importante e timbrata, ne dà una bella lettura adrenalinica senza abusare di eccessi attoriali.carmen 3
Meritano un plauso, sia per le qualità vocali sia per l’attitudine alla recitazione e la presenza scenica, tutti gli artisti che hanno interpretato le parti minori: Sonia Ciani (Frasquita), Chiara Fracasso (Mercedes), Francis Dudziak (Le Dancaïre), Rodolphe Briand (Le Remendado), Dario Ciotoli (Moralès), Zuniga (Matteo Ferrara) e Cesare Baroni nella parte recitata di Lillas Pastia.
Molto buone le prove del Coro della Fenice e dei Piccoli Cantori Veneziani.
La Fenice era sostanzialmente sold out e il pubblico, composto per un buon 50% da turisti, ha accolto lo spettacolo con grandi applausi, anche a scena aperta dopo le arie più famose.
Alle singole successone per tutti e trionfo per Veronica Simeoni.

Un saluto a tutti, alla prossima!

Carmen Veronica Simeoni
Don José Stefano Secco
Micaela Ekaterina Bakanova
Frasquita Sonia Ciani
Mercedes Chiara Fracasso
Escamillo Alexander Vinogradov
Le Dancaire Francis Dudziak
Le Remendado Rodolphe Briand
Morales Claudio Ciotoli
Zuniga Matteo Ferrara
direttore Diego Matheuz
regia Calixto Bieito
scene Alfons Flores
costumi Mercé Paloma
light-design Alberto Rordiguez Vega
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Piccoli Cantori Veneziani
maestro del coro Claudio Marino Moretti
maestro del coro di voci bianche Diana D’Alessio
VENEZIA, TEATRO LA FENICE, 18 settembre 2013: Carmen di G.Bizet
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9 risposte a “Recensione semiseria della Carmen di Bizet alla Fenice di Venezia: è nata una stella?

  1. Winckelmann 19 settembre 2013 alle 5:07 pm

    Ho visto lo spettacolo, ripreso a Barcellona, solo in video e devo dire che è veramente molto bello.
    Ho un messaggio per te da parte di una pattuglia di 49 Gabbiani Bombardieri appollaiati qua fuori sulla spalletta del ponte: dicono che non ne possono più di tramezzini e di grandi navi e si trasferiscono a Trieste. Partono in serata, accoglili degnamente.

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    • Amfortas 20 settembre 2013 alle 9:35 am

      Winckelmann, a me invece questo allestimento visto in DVD non era piaciuto…perciò hai decisamente visto meglio tu! Credo anche di averne scritto male da qualche parte, non so se qui nei commenti o su OC. In teatro mi ha conquistato, invece.
      I 49ers sono arrivati e hanno assassinato un cinese che gestiva una “sala massaggi”, colpevolmente confondendolo con un giapponese. Così va la vita.
      Ciao e grazie 🙂

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  2. Heldentenor 22 settembre 2013 alle 5:12 pm

    Vista l’anno scorso in giugno con identico cast, a parte Carmen che era la Uria Monzon. Il torone che si vede in scena è la vecchia pubblicità dello cherry Osborne, e identiche sagomone, ai lati delle strade, si vedono in tutta la Spagna, sono diventate un simbolo del paese. A me scenicamente e come regia è molto piaciuta, anche se se Bieito è antispagnolo all’eccesso, credo sia catalano e si percepisce, Secco è bravo e Matheuz si farà, prima o dopo. Non ho capito alla fine la signorina che prende il sole , ma era invero caruccia….hahahahah. A Trieste tutto tace, e le mie fonti dicono che a malapena riescono a pagare gli stipendi. mala tempora currunt, mentre a Venedig ci saranno anche i colombi e i tramezzini ma il teatro è pieno, buon per loro.

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    • Amfortas 22 settembre 2013 alle 6:53 pm

      Heldentenor, sì, mi ricordo che m’avevi detto di aver già visto questa Carmen. La prima volta che vidi il toro in questione fu in un film, una20ina di anni fa, ma non ricordo nient’altro. Chissà forse Almodovar, boh!
      Quanto a Trieste c’è poco da dire, non ci sono soldi e basta. Tra un po’ comincia la stagione sinfonica, che è molto interessante, speriamo bene almeno per quella perché opera al Verdi fino all’anno prossimo non ne vediamo. Venezia ha la stagione che sappiamo, alta routine e qualche bella novità, è una formula vincente per tutti, ma avere alle spalle miliono di turisti…aiuta!
      Ciao, a presto.

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  3. margot 23 settembre 2013 alle 1:34 pm

    Un po’ fuori tema un po’ no; sappi che questa tua recensione mi ha fatto tornare un po’ indietro nel tempo… credo di poter dire di essere stata “fortunata” . Bah!
    Senti, visto che arriveranno le grandi navi e anche i piccioni, non è che a Trieste vorreste anche IL circo a tre piste che staziona qui, eh? Lo forniamo completo di auto blu,

    La “per una volta seria” (forse) Margot

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    • Amfortas 23 settembre 2013 alle 5:48 pm

      Margie, che ti devo dire? Dici di essere alle prese con un circo a 3 piste ma mi sa che ora il circo, quello vero, ce l’hai in casa…
      Comunque mercoledì torno nell’orrida, ti farò sapere se è ancora tutto come si deve, dai gabbiani alle vongole, dai giapponesi agli americani e poi, ché so che è l’argomento che t’interessa di più, se ci sono ancora quelle…ehm…
      Ciao! 🙂

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  4. Adriano 9 novembre 2013 alle 1:13 am

    Caro amico,su youtube cliccando riccardo muti,si vede lui seduto al pianoforte.il mio verdi ecc.aprendo il video si ode una strepitosa musica supportata da immagini di muti stile DR jackil.Di che musica si tratta?ho passato al setaccio le mie opere Verdiane ma nulla….grazie in anticipo del tuo prezioso aiuto.Adriano

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