Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione abbastanza seria di The Verdi album, ultima fatica discografica del tenore Jonas Kaufmann.

Jonas Kaufmann è il cantante lirico più famoso del momento, insieme con Anna Netrebko. I loro nomi sono sufficienti a decretare il sold out in qualsiasi teatro del mondo. Inoltre, sono tra i pochissimi artisti (assieme a Cecilia Bartoli, Juan Diego Flórez) che fanno vendere dischi in un periodo in cui per le case discografiche parlare di crollo delle vendite è raffinato esercizio di retorica.cope 1 jonas-kaufmann-the-verdi-album
Nell’anno del bicentenario verdiano e wagneriano, dopo l’omaggio a Wagner pubblicato dalla Decca all’inizio del 2013, il tenore tedesco si è cimentato in un ambizioso recital verdiano,  per  il suo debutto con la Sony Classical.
Questo recital è ambizioso per tanti motivi. Intanto abbraccia in sostanza l’intera produzione verdiana, dagli anni di galera dei Masnadieri all’Otello. Ne consegue che la tipologia vocale e la psicologia dei personaggi affrontati è ampia e diversificata, circostanza che presuppone una capacità straordinaria d’immedesimazione e risorse tecniche eccellenti. Ancora, le arie sono famosissime, molte interpretate per la prima volta e i confronti con i grandi interpreti del passato remoto e recente diventano non solo inevitabili ma, vista la fama planetaria del tenore tedesco, addirittura irrinunciabili.
Il packaging di questo “The Verdi Album” è molto glamour e allo stesso tempo curato e professionale.Jonas 1
Sulla copertina campeggiano le immagini dell’artista ripreso nella sua ormai consueta posa da bello e dannato, con tanto di cappottone scuro dal bavero rialzato, barba di un paio di giorni e sguardo tenebroso. All’interno, invece, il tenore è immortalato mentre indossa un terribile completo bianco sopra a un lupetto nero, che lo fa assomigliare, nella migliore delle ipotesi, a un malavitoso arricchito che va alla cresima del figlio. Lo sguardo è un po’ addolcito, la barba è sempre incolta. Poco male, anche in campo fotografico non tutte le ciambelle riescono col buco.
Per qualcuno queste considerazioni sembreranno superflue, ma le vie del successo sono infinite e Kaufmann ha costruito la sua popolarità anche sull’immagine, perciò le ritengo opportune.
Ma, dopo la forma, veniamo alla sostanza.
Nel libretto, oltre ai testi delle arie, ci sono un sintetico (e banalotto) excursus sui primi interpreti delle parti tenorili verdiane (a firma Karl Dietrich Gräwe) e, soprattutto, un articolato commento dello stesso Kaufmann per ogni aria affrontata nella registrazione. Una bella idea, che impreziosisce il prodotto.
Bisogna riconoscere che Kaufmann, artista e musicista di livello, ha un progetto interpretativo, questo non è certo un disco improvvisato (mentre lo è, chiedo scusa dell’inciso, quello di Anna Netrebko).
Dal punto di vista vocale il tenore conferma pregi e difetti già noti.
La voce, scura, sembra di baricentro più baritonale che tenorile ma ha un suo fascino peculiare. La dizione e la pronuncia sono ottime, la tecnica di respirazione gli consente un legato di alta scuola. La sonorità nella prima ottava è notevole, in alcuni momenti addirittura ostentata, il registro centrale importante. Gli acuti sono sicuramente forzati (o meglio, forse, presi da sotto) ma efficaci e incisivi, il fraseggio sfumato, l’accento quasi sempre pertinente e misurato. Le note necessarie ci sono tutte, così come è rispettata la stragrande maggioranza delle indicazioni del compositore (si bemolle smorzato nel Celeste Aida, per esempio, o il trillo nel finale di Ah sì ben mio).
Purtroppo, almeno dal mio punto di vista, le indubbie qualità non riescono a compensare in certe arie la mancanza di estroversione e solarità che nulla hanno di beceramente “italiano” (nel senso equivoco di canto a squarciagola) ma che sono insite nella scrittura verdiana e nella psicologia di alcuni personaggi e, in generale, l’artista è assai più a suo agio nel declamato che nel canto spiegato.Jonas_Kaufmann_Sony
Per questo nella sua canzone il Duca di Mantova non sembra né libertino né guascone, ma solo arrabbiato ed estremamente plebeo.
Nella caratterizzazione di Manrico manca un requisito fondamentale: lo slancio e l’ardore giovanile e lo stesso vale per il Gabriele Adorno della grande scena del secondo atto dal Simon Boccanegra.
La sensazione è che siano i personaggi più tormentati, meno istintivi, quelli più nelle corde dell’artista.
Emblematica l’interpretazione del recitativo e aria di Rodolfo dalla Luisa Miller (Oh! Fede negar potessi…Quando le sere al placido). Incisiva ma eccessivamente accesa nei toni la prima parte, mentre è appropriato il tono estatico e sognante dello squarcio melodico dell’aria, ma nel complesso l’interpretazione rimane anodina e non passa alcuna emozione.
Le stesse considerazioni possono essere ripetute per Radames (intimista il suo Celeste Aida? Io direi corretto, ma pallido e incolore) e per lo scialbo e singhiozzante Riccardo del Ballo.
Ad onta di qualche acuto forzato, è discreto il rendimento nel difficile monologo di Velletri dalla Forza del destino.
Kaufmann è molto più convincente nei panni del Moro e di Don Carlo, e non sarà un caso che in queste parti il teso declamato la faccia da padrone.cope jonas 2
Mi pare di poter valutare senza infamia e senza lode l’aria dal Macbeth (disponibile solo nella versione Digipack Deluxe) mentre trovo del tutto inopinata la scelta del brano dei Masnadieri (Destatevi o pietre), quando l’opera racchiude due perle della vocalità tenorile verdiana come O mio castel paterno e Di ladroni attorniato. Ma forse anche questa è una scelta meditata, viste le caratteristiche delle arie.
Alla fine credo si possa ragionevolmente sostenere che questa incisione nulla tolga alla fama di Kaufmann, ma anche che nulla aggiunga alla storia interpretativa della vocalità tenorile verdiana.
Ottima mi è sembrata la prestazione dell’Orchestra dell’Opera di Parma e del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, ben diretti rispettivamente da Pier Giorgio Morandi e Corrado Casati. Sono buoni anche gli interventi di Franco Vassallo, Erika Grimaldi, Giovanni Gregnarin e Daniele Cusari.
E i confronti ai quali ho accennato all’inizio, vi chiederete? Beh, me la cavo elegantemente con un diplomatico chacun à son goût.

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17 risposte a “Recensione abbastanza seria di The Verdi album, ultima fatica discografica del tenore Jonas Kaufmann.

  1. Heldentenor 1 ottobre 2013 alle 3:25 pm

    “Di ladroni attorniato” la potrebbe cantare qualcuno in parlamento….hahahahah, Mi pare un disco onesto, non eccezionale, mi piace il baritono che fa Rodrigo. Jonas sta per cantare Fanciulla, ti era piaciuto in Butterfly ? Lo sento alla Scala il 21, ma canta il lied, speriamo non tiri pacco……

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    • Amfortas 1 ottobre 2013 alle 7:22 pm

      Heldentenor, meglio che non dica nulla su “quei” ladroni 🙂 Per quanto riguarda il bel Jonas mi sto convincendo che dà il meglio in altri repertori. Il cd dedicato a Wagner è bellissimo. Ciao e grazie.

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  2. don jose' 1 ottobre 2013 alle 4:51 pm

    ciao amfortas!! come sai seguo jonas dalla sua rivelazione nella carmen londinese del 2006, ed ho sempre provato grandi delusioni nell’ascoltare i suoi dischi (eccetto quello diretto da abbado), al pari invece delle forti emozioni che mi trasmettono sempre le sue prestazioni “live” (saro’ a vienna sabato prossimo per la sua Fanciulla:ti sapro’ dire).non ho ancora ascoltato tutto l’ultimo cd verdiano, ma mi pare comunque di poter confermare il tuo giudizio su don carlo e otello,mentre forse rigoletto e ballo poteva risparmiarceli…….

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    • Amfortas 1 ottobre 2013 alle 7:24 pm

      don José, ciao! Sì so che sei un grande estimatore del bel Jonas e non ho alcun dubbio che dal vivo renda di più. Eh, avevo fatto anch’io un pensierino per la Fanciulla, e ti anticipo che credo sia una parte nella quale può fare ottima figura. Fammi sapere, ciao e a presto!

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  3. Iris 1 ottobre 2013 alle 5:20 pm

    Guarda, non ti stupire, sono complessivamente d’accordo su tutto. Non mi e’ piaciuto che il disco iniziasse con l’aria del Duca. Non mi sono piaciute le fotografie stile fotomodelloguardatequantosonofigo. Per il resto pero’, intendo dire la parte intimista, trovo che il “mio” Jonas sia superlativo (a dire poco). Credo che quando sara’, sara’ un Otello meraviglioso. A tirare le somme il CD mi e’ piaciuto e sono contenta di averlo acquistato.
    Mi aspetto davvero molto da Kaufmann nella Fanciulla. Credo che mi commuovero’ di sicuro. Chi mi conosce lo sa. “Non ho che trenta dollari soli di educazione…..Io non sono che una povera fanciulla, oscura e buona a nulla….”
    Ciao
    Iris

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    • Amfortas 1 ottobre 2013 alle 7:29 pm

      Iris, ciao! Non mi stupisco per niente, tu sei una fan illuminata 🙂
      Sono dell’opinione che nel declamato Jonas sia un ottimo tenore e nel canto spiegato faccia un po’ di fatica. Credo sia anche una questione di tecnica molto personale, ma mi posso sbagliare.
      Sono certo che ti commuoverai: mandami un fazzoletto intriso di lacrime, così lo metto in bacheca 🙂
      Ciao!

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  4. Sabatino Astolfi 29 ottobre 2013 alle 2:53 am

    il problema è che ha serie lacune tecniche…ingolato, stonato e non sa fare un piano appoggiato

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    • Amfortas 29 ottobre 2013 alle 10:25 am

      Sabatino, non sono troppo d’accordo. Kaufmann ha difetti, ma non è certo un cantante da rifiutare in toto e, soprattutto, credo proprio che né io né te gli possiamo insegnare nulla.
      Ciao e grazie 🙂

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      • Sabatino Astolfi 29 ottobre 2013 alle 10:56 am

        Non si tratta di insegnare nulla, ma se si parla di tecnica vocale le sue lacune riesco a riconoscerle.
        allora, un esempio solo, nella registrazione di monaco, “lucevan le stelle” nella frase “o dolci baci”, stonatissimo…ingolato ed ingolfato .
        Acuti presi sempre di spinta ed ogni tanto anche da sotto
        i piani e le mezzevoci sono evidentemente presi in falsetto

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  5. Amfortas 29 ottobre 2013 alle 11:11 am

    Sabatino, le stonature sono una cosa, le mende tecniche altro. Cantanti irreprensibili dal punto di vista tecnico – ti cito Bergonzi, perché credo sia più o meno per tutti un esempio preclaro di tecnica – hanno stonato più volte nella loro carriera. Attenzione, non parlo di stecche, ché quelle possono capitare (e sono capitate) a tutti.
    Che Kaufmann prenda gli acuti da sotto e spingendo l’ho scritto anch’io e chiunque sia obiettivo non può che concordare.
    Quanto al tuo “evidentemente” rifeirito al falsetto permettimi di dissentire in generale perché il confine tra mezzavoce e falsetto non è mai così netto, soprattutto se ci basiamo su di una registrazione.
    Ciao e grazie 🙂

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    • Sabatino Astolfi 29 ottobre 2013 alle 11:33 am

      Kaufmann non ha la tecnica necessaria ad un cantante di levatura mondiale, partendo dall’appoggio, lui canta ingolatissimo.
      “L’evidente” è riferito a chi ha conoscenze tecniche e sa cosa cambia tra voce piena e falsetto.
      per essere chiari, nel falsetto la corda è allungata e rigida e vibra solo il bordo libero, ciò comporta un suono privo di armonici, volendo si possono misurare gli hertz
      quando invece le corde vibrano in tutta la loro massa, si ha la voce “piena”, tipica della voce “lirica”.
      finché è attivo il muscolo vocale o tiroaritenoideo, la voce acquista quelle caratteristiche che la fanno inquadrare nel registro modale, mentre si riconosce l’emissione in falsetto non appena il muscolo vocale cessa la sua azione tensoria sulle corde vocali.
      per essere ancora più chiari, il falsetto presenta spettrograficamente armoniche solo fino verso i 2000 Hertz, (se hai un software spettografico, puoi misurare e toglierti qualsiasi dubbio riguardo alle mezze voci di Kaufmann)
      mentre l’emissione a registro pieno presenta armoniche almeno fino ai 4000 Hertz.

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  6. Amfortas 29 ottobre 2013 alle 12:01 pm

    Sabatino, Fussi docet, lo so benissimo. Però non credo che tu vada in teatro con lo spettrografo e poi ti metta ad analizzare le formanti del parlato, vero? La mia considerazione sull’evidente era riferita all’ascolto, non a un esame semiautoptico post mortem.
    E ti posso assicurare che in teatro o da una registrazione distinguere tra un falsetto e una mezzavoce è assai difficile, a meno che non sia palese dal punto di vista acustico.
    Quanto alla tecnica è vexata quaestio, ci sono stati e ci saranno sempre cantanti che incontrano il favore del pubblico e fanno inorridire i vociologi, basta farsene una ragione.
    Ciao.

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    • Sabatino Astolfi 29 ottobre 2013 alle 12:30 pm

      e non solo Fussi.(Stevens, Acoustic Phonetics – Titze, Principles of Voice Production – Titze, Acoustics of the tenor high voice – McKinney, The Diagnosis and Correction of Vocal Faults)..se vuoi toglierti ogni tuo dubbio, prendi il file di celeste aida, o qualsiasi altra aria, caricalo su un software che abbia come plugin uno spettrometro e analizza i piani di kaufmann, poi fa il confronto con un piano di bergonzi o Corelli e vedi la differenza di hertz (armonici), così ti convicerai anche tu

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  7. Sabatino Astolfi 29 ottobre 2013 alle 12:40 pm

    io non ne ho bisogno, fortunatamente ho un buon orecchio, ma se non riesci a capire che kaufmann fa i piani in falsetto ne avresti bisogno

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  8. massimo ostardo 19 luglio 2016 alle 5:42 pm

    non convince specialmente quando canta Puccini e’ il classico tedesco
    adatto x Wagner stop.
    Mario Del Monaco se li mangiava cantanti come lui

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    • Amfortas 19 luglio 2016 alle 8:07 pm

      Massimo, ciao. Non faccio mai paragoni precisi tra cantanti di epoche diverse, lo trovo semplicistico e forzato. Del Monaco cantava 50 anni fa, il mondo era diverso, le esigenze artistiche del tutto differenti di quelle odierne. Mario è stato un cantante straordinario, questo è poco ma sicuro, ma un confronto – dal mio punto di vista – ha senso solo con cantanti coevi.
      Ciao e grazie per il tuo intervento 😉

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