Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione viperina del primo concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: meglio Gustav Mahler o le patate in tecia?

Comincio con le patate in tecia, chi vuol sapere perché legga oltre. Agli altri…buon appetito!

1220102867655_patate-in-teciaIn una Trieste distratta dalla folle kermesse della Barcolana si è inaugurata, venerdì  11 ottobre, la stagione sinfonica del Teatro Verdi di Trieste con una serata dedicata a Mahler, di cui è stata eseguita la prima Sinfonia (Il Titano). Il programma prevedeva anche una composizione per coro e orchestra di Gianluigi Gelmetti, Praśānta – ātmā, che gli fu commissionata dai Münchner Philarmoniker per commemorare il grande Sergiu Celibidache del quale il direttore romano fu allievo e discepolo.
Dicevo all’inizio di una Trieste distratta, perché al contrario della sera precedente per il secondo concerto di sabato, cui si riferisce questa recensione, il pubblico non era certo quello delle grandi occasioni. Peccato, ma come sempre gli assenti hanno avuto torto, anche se proprio in questa circostanza, con una città invasa dai turisti, è sembrato che il Verdi non sappia “vendersi” e difetti – certo le risorse finanziarie sono al lumicino – di comunicazione all’esterno.
m° gIANLUIGI gELMETTIfoto Parenzan IMG_4722Per entrare nello specifico della serata, confesso che è piuttosto difficile dare una valutazione di Praśānta – ātmā, in quanto si tratta di un lavoro piuttosto distante (come ispirazione, intendo) dalla cultura musicale mitteleuropea, le cui dinamiche ci sono piuttosto familiari se non addirittura impresse nel DNA. Si percepisce un grande afflato religioso o meglio spirituale insito in una musica che a me ha ricordato esperienze diverse: da Strauss ai Pink Floyd (sì, proprio loro!) dello strumentale Atom Heart Mother.
Del resto a proposito del suo lavoro lo stesso Gelmetti nelle note di sala scrive così:

Così fu concepito Praśānta – ātmā che fu da me diretto con i Münchner nel corso della stagione successiva alla Sua (di Celibidache) morte terrena. Parola sacra della sua religione, il testo è concepito con sillabe, vocali, brevi parole di Sacra risonanza. Il suono della parola vivificata che io, da Cristiano, identifico e riscopro idealmente nell’inizio del Vangelo di Giovanni. Celibidache si definiva Buddista Zen. Aveva avuto molte esperienze in India, e mi è stato detto abbia incontrato Sai Baba. Altro preferirei non dire. Con la Speranza che la Musica, i Suoni, possano “comunicare”.

Non ha certo bisogno di presentazioni particolari, invece, la seconda parte del concerto.
Pietra miliare del sinfonismo mahleriano, la Prima Sinfonia è percorsa da un sottile fremito d’inquietudine che s’intuisce già nel naturalismo del primo movimento, sembra quasi scomparire nell’apparente spensieratezza del Länder del secondo e riaffiora, come un fiume carsico, nella grottesca e macabra citazione di Frére Jacques (il nostro Fra Martino campanaro) del terzo per poi esplodere tragicamente nel drammatico quarto tempo.
Gelmetti guida con sicurezza e chiarezza un’Orchestra del Verdi che una volta di più conferma il suo assoluto valore sia in toto, come compagine artistica, sia per la brillantezza individuale e capacità dei singoli.
Il direttore coglie le contraddizioni della partitura, esaltandone vigorosamente sia le spigolosità sia gli sprazzi melodici in un fluire di colori e fraseggio orchestrale quanto mai lontano dalla mesta metronomicità che affligge – soprattutto nel terzo movimento – le esecuzioni di routine.
Impossibile non citare la precisione delle percussioni, il legato degli archi, le good vibration degli ottoni, la morbidezza scabra dei legni.

Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste

Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste

Come ho già scritto più volte, è da questi artisti e dal coro (che ha ben figurato in Praśānta – ātmā) che si deve ricominciare per restituire al massimo teatro regionale quella dignità e quella funzione di faro culturale che gli spettano non di diritto ma per meriti acquisiti sul campo. E che la politica risponda alle esigenze di tutti noi cittadini con i fatti, come l’Orchestra e il Coro del Teatro Verdi fanno da sempre.
Mi sia consentito inoltre un altro piccolo sfogo.
Ѐ assolutamente inconcepibile che il quotidiano cittadino non abbia scritto una riga che sia una sulla serata, privilegiando peraltro notizie di cronaca e di costume sulle quali mi taccio per pudore.  Era successo anche la settimana scorsa, per i Wesendonck-Lieder, le cui sorti hanno avuto meno spazio della gara per la proclamazione delle migliori, e invero nobilissime, patate in tecia. Per la serie diamo esempio di provincialismo estremo e facciamoci del male, ché ne abbiamo bisogno, no?
Non si accampi la scusa della mancanza di spazio. Nella situazione economica e sociale contingente, non essere tempestivi nel pubblicare notizia degli esiti della prima della stagione sinfonica è reato gravissimo di incuria, mancanza di responsabilità e ignoranza tout court.
Il pubblico presente al Verdi, per fortuna, ha dimostrato la propria soddisfazione per la serata applaudendo e chiamando più volte al proscenio Gianluigi Gelmetti il quale, come da tradizione, ha condiviso i riconoscimenti con l’orchestra.

P.S.
Nell’eventualità che il quotidiano pubblichi lunedì o i giorni successivi la recensione del concerto, dico già ora che comunque si tratterebbe di un’operazione ampiamente fuori tempo massimo, viste le circostanze.

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15 risposte a “Recensione viperina del primo concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: meglio Gustav Mahler o le patate in tecia?

  1. Heldentenor 13 ottobre 2013 alle 11:37 pm

    E chi dovrebbe scrivere sul Piccolo ? Gherbitz ? E’ ancora tra noi ? hahahahahah, Perchè non scrivi tu sul nostro quotidiano locale ? Basta che gli giri quello che è anche sul web, Come funziona da voi ? Sei un giornalista free-lance ? Hai un contratto esclusivo ? A me piacerebbe leggere le tue critiche sul Piccolo.

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    • Amfortas 14 ottobre 2013 alle 12:42 pm

      Heldentenor, guarda, io credo che Gherbitz sia persona competente e rispettabilissima e non solo, penso proprio che la responsabilità dei black out informativi (anche oggi nulla!) non sia sua. Anzi, credo che Gherbitz abbia scritto parecchie recensioni che poi non hanno trovato spazio sul giornale. La prossima volta che lo vedo glielo chiedo.
      Ciao e grazie.

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    • Amfortas 14 ottobre 2013 alle 12:44 pm

      E comunque grazie per la stima, ma io non sarei all’altezza dell’incarico e poi sono una rogna che nessuno si vuole accollare. Mi sopportano, con cristiana rassegnazione, solo su OperaClick.
      Ciao!

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      • Heldentenor 14 ottobre 2013 alle 7:43 pm

        Su, non fare il modesto, potresti scrivere benissimo e con cognizione di causa. Piuttosto l’articolo di oggi sul Piccolo mi sembra una campana a morto per il Verdi di Trieste. Ti segnalo una cosa buffa oggi sul Corriere. Lo spocchioso Isotta è riuscito a parlare male di Luisi che dirige Don Carlo alla Scala senza nominarlo mai. per capire chi dirigeva ho letto l’articolo del tuo collega di Operaclick da Milano. Il sindaco, per tornare alle cose di casa nostra,
        mi ha detto che devono studiare se e come accedere alla legge salva-cultura, ma i sindacalisti faranno le barricate e finirà malissimo temo.

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      • Amfortas 15 ottobre 2013 alle 3:33 pm

        Heldentenor, ho letto i due articoli. Il primo purtroppo fotografa bene la situazione del Verdi, il secondo è perfetto per capire la situazione di Isotta. Dal mio punto di vista, parlando da cittadino e non da appassionato d’opera, i lavoratori del teatro avrebbero dovuto “fare le barricate”, come dici tu, già tanto tempo fa.
        Ciao!

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  2. La polemica (sai che novità) margot 15 ottobre 2013 alle 9:02 am

    Di sicuro le notizie pubblicate erano molto più interessanti di questa musica per vecchi snob misantropi come te.

    (I tuoi lettori sono tutti intelligenti, capiranno che sto scherzando…)

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    • Amfortas 15 ottobre 2013 alle 3:36 pm

      Polemica Margie, se non stai buona ti regalo un abbonamento al Piccolo e ti obbligo a imparare a memoria tutte le ricette in cui compare qualche verdura. Non solo, poi ti faccio cucinare i piatti e te li faccio mangiare 🙂
      Ciao!

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  3. Silvia 16 ottobre 2013 alle 12:29 am

    Sono felice che il signor Heldentenor abbia colloqui con il nostro Sindaco, che però a noi non dice ancora nulla su queste sue intenzioni… Io sono una corista del Verdi e voglio precisare che il decreto prevede di togliere circa 300 euro dalla mia busta paga (ad oggi ben 1.476 euro, avendo messo piede in teatro nel giugno 2001) e di licenziare la metà dei tecnici e amministrativi; sinceramente, dopo una vita passata a studiare musica, pianoforte e canto (per non parlare dello studio quotidiano che richiede una professione come questa!) ritrovarmi a guadagnare meno di un operaio non specializzato o di un netturbino mi sembra uno schiaffo alla mia dignità e professionalità, quindi il minimo che faremo saranno le barricate. E probabilmente è già tardi come dice Amfortas. Sappiate che il Teatro ha dovuto contrarre debiti con le banche a causa dei costanti ritardi nella consegna dei fondi promessi dallo Stato, e far ripagare ai dipendenti anni di incuria, disattenzione e malagestione è un atto ignobile, ed è ancora più ignobile chi si permette di giudicare chi vuole difendere il proprio posto di lavoro.

    P.S. Chiedo scusa ad Amfortas per aver occupato il suo blog con un argomento che esula dall’inaugurazione della stagione sinfonica…

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    • Amfortas 16 ottobre 2013 alle 8:37 am

      Silvia, sei sempre la benvenuta qui, perciò lascia stare le scuse 🙂
      La sopravvivenza del Verdi è argomento che è *sempre* in tema, a prescindere dal contenuto dell’articolo. E lo ribadisco, dal mio punto di vista avete dimostrato anche troppa pazienza.
      Il problema – non lo spiego certo a te, ma agli altri che passano e leggono – che affligge la legge Bray è il solito: non tiene conto delle particolarità delle singole realtà locali. Ma il peggio, a mio parere, è che non si va a colpire lo spreco principale e cioè quel fiume di danaro pubblico che alimenta “iniziative culturali” che sono benemerite solo per le tasche di chi le organizza e hanno valenza artistica pari a zero. Non solo, alcune di queste attività alimentano una specie di caporalato che umilia i musicisti, i tecnici, che sono rimasti senza lavoro o non lo trovano proprio perché ci sono i tagli del FUS. Ce ne sono esempi dalle Alpi alle Piramidi. Abbiamo cioè uno stato (rigorosamente minuscolo) che con la destra leva ai meritevoli e con la sinistra dona ai delinquenti.
      Ecco, ho detto (quasi) quello che pensavo.
      Ciao e grazie.

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  4. Elena 16 ottobre 2013 alle 1:15 pm

    Dopo aver gustato l’articolo pur da profana, mi accingo a riascoltare Atom Heart Mother, nonchè a procurarmi la ricetta delle patate in tecia.
    Ciao Amfortas!

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    • Amfortas 16 ottobre 2013 alle 1:31 pm

      Elena, ciao. Grandissimi i Pink Floyd, di cui sono ammiratore dalla prima ora (e ne sono passate di ore!).
      Per il resto invece, ti ricopio qui un commento che riguarda le patate in tecia, che già a suo tempo avevano incuriosito un’altra lettrice del blog. Vi troverai anche una disquisizione su di un’altra manifestazione che il nostro quotidiano cartaceo ama molto: il tuffo a clanfa, le cui olimpiadi sono sempre recensite con dovizia di particolari e allarmata tempestività 🙂
      Ciao e grazie!

      Mi costringi a una dottissima esegesi, ma va bene non c’è problema 🙂 e sicuramente riuscirò più convincente che in una recensione di un’opera!
      In dialetto triestino dicesi clanfa il ferro di cavallo, che, come sai, ha una sua caratteristica forma arcuata. Ebbene più o meno tutti i triestini maschi giovani in putrida tempesta ormonale – ma anche qualche ardimentosa femmina, a dire il vero, soprattutto negli ultimi anni – si sono cimentati nel tuffo a clanfa o, secondo la vulgata, prettamente clanfa.
      Ci si lancia da un trampolino o da una pedana – accertandosi magari sotto ci sia acqua, viene meglio – e nella caduta verso il basso si assume la caratteristica forma di cui sopra, in modo da toccare l’acqua in codesta posizione, spanciando ma, allo stesso modo, in qualche maniera attenuando l’impatto proteggendosi con le braccia e le gambe.
      Nel breve tragitto tra il momento del lancio e l’impatto, il giovane triestino esegue varie e fantasiose figurazioni che danno il nome e la specificità alla clanfa stessa e più queste sono spettacolari e ardite maggiore è l’ammirazione degli spettatori.
      Una volta – temporibus illis, quando ero giovane e in tempesta ormonale io – c’erano pochi tipi di clanfe, di cui non riferisco il nome per decenza. Ma, si sa, i costumi evolvono e ora anche la clanfa è diventata cosa estremamente raffinata e, addirittura, si colgono qua e là spunti di satira politica.
      Ci sono molti video esplicativi su Youtube e, anche se mi vergogno abbastanza, te li segnalo, così ti fai un’idea più precisa.

      http://www.youtube.com/results?search_query=olimpiade+clanfa

      E dopo ‘sta botta di antropologia spicciola, passo alla gastronomia.
      Le patate in tecia sono un classico della cucina triestina. Le migliori che ho mangiato nella mia vita erano quelle che approntava mio nonno che ci metteva tutto l’entusiasmo di chi si appresta a fare qualcosa che gli è proibito. Soffriva di fegato, il nonno, e quindi almeno in teoria le patate in tecia non potevano rientrare nel suo menu. Quindi, nonostante le proteste dei suoi figli e per la gioia di noi nipoti abbondava negli ingredienti base: cipolla riogorosamente bruciacchiata – assume un gusto impareggiabile -, dadini di pancetta la più unta e grassa possibile e strutto. Ovviamente patate, ça va sans dire. Una ricetta dietetica, come puoi immaginare. Oggi si smorza l’effetto devastante per il fegato e anche la botta di colesterolo sostituendo lo strutto con l’olio di oliva.
      La preparazione è semplice.
      Si lessano le patate in acqua salata, si scolano e si fanno a rozzi pezzettoni. Si fa sciogliere in un tegame (la tecia, appunto) lo strutto e si fa rosolare la cipolla con la pancetta. Si aggiungono le patate e si schiacciano con un mestolo di legno, amalgamandole con il resto e avendo cura di farle bruciacchiare e attaccare al fondo della tecia. Quando il tutto assume un aspetto particolarmente malsano, sono pronte. Si accompagnano a qualsiasi piatto di carne, direi. A casa mia erano una regola con la carne bollita, dopo il brodo.
      Un caro saluto!

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      • Elena 21 ottobre 2013 alle 2:17 pm

        Amfortas grazie! L’intuito mi aveva ben suggerito una specie di lussuria del palato… Non bastassero strutto e pancetta, la cipolla bruciacchiata mi ha convinto del tutto (sono nata a Genova e da quando mi sono trasferita a Roma – più o meno da quando tu ascolti i Pink Floyd – sogno l’aroma e la consistenza soave della focaccia di Recco una notte si e l’altra pure, e la focaccia con le cipolle è la regina indiscussa a mio modestissimo parere). Per quanto riguarda la clanfa non ho il coraggio di andare subito su youtube, sto già piratando un collegamento internet ma provvederò appena possibile 🙂
        Ciao!
        Elena

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      • Amfortas 22 ottobre 2013 alle 4:07 pm

        Elena, buona la focaccia, sìsì 🙂 Per quanto riguarda la clanfa, beh, credo che non valga un collegamento, neanche piratato!
        Ciao, grazie.

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  5. enrico 19 ottobre 2013 alle 12:53 pm

    È la politica del nostro quotidiano! Una volta ho telefonato ed il giornalista mi ha chiuso in faccia il telefono dicendomi che non dovevo permettermi di criticare il metodo di lavoro…bontasua!!!! E dire che una recensione buona o cattiva che sia può incuriosire il pubblico che adesso latita !!! E purtroppo con il sistema attuale di omertà che avvolge il nostro glorioso teatro sarà sempre meno numeroso.

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  6. Amfortas 19 ottobre 2013 alle 9:01 pm

    Enrico, non so se quella del Piccolo sia una politica o semplicemente noncuranza. Come ho già detto altre volte è una situazione comune, me l’hanno detto colleghi che scrivono su testate ben più importanti. Magra consolazione.
    Speriamo che dopo i recenti sviluppi la situazione di stallo si sblocchi, che ti devo dire.
    Ciao e grazie.

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