Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione sintetica del secondo concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste.

Continua il silenzio, a mio parere inspiegabile, del quotidiano cittadino in merito agli esiti artistici della stagione sinfonica triestina. Tra l’altro anche della recente trasferta a Udine, per il Nabucco, il giornale non ha detto nulla.
Resto dell’idea che ho già espresso altre volte: si fa cultura e si aiuta la causa comune anche con normalissime cronache e tempestive recensioni degli spettacoli, soprattutto quando il raggelante silenzio dei media non può che configurarsi come un autentico fiancheggiamento nei confronti di chi la cultura vuole aiutarla solo a ciacole o quasi.
Il secondo appuntamento con la stagione sinfonica triestina era collocato tra due trasferte in regione (Udine il 25 ottobre e Pordenone il 5 novembre) per il Nabucco di Giuseppe Verdi. Nonostante la difficile contingenza economica, la fondazione triestina cerca di dare un minimo di continuità all’attività del Teatro Verdi.
A Trieste si respira un’aria pesantissima: nei giorni scorsi in due occasioni le masse artistiche del teatro hanno pacificamente manifestato il loro disappunto per la recente legge Bray sulla cultura, cantando e suonando in Piazza Unità d’Italia, sotto le finestre del Sindaco Roberto Cosolini. Siamo a novembre inoltrato e, caso unico tra le maggiori fondazioni liriche italiane, il cartellone della prossima stagione lirica non è stato ancora presentato. Molti appassionati si lamentano. Il fatto è che a Trieste, per certe cose, siamo ancora asburgici. Cosa possiamo presentare se non sappiamo con certezza su quante e quali risorse economiche potremo contare? Nei prossimi giorni la situazione si dovrebbe sbloccare, dicono. Speriamo.
Il concerto, piuttosto impegnativo, prevedeva lavori di due grandi compositori tedeschi: la Messa in do minore per soli, coro e orchestra di Robert Schumann e la Prima sinfonia di Johannes Brahms.

Hirofumi Yoshida

Hirofumi Yoshida

Angela Nisi

Angela Nisi

La direzione meditata ma allo stesso tempo sanguigna di Hirofumi Yoshida, alla guida della sempre brillante Orchestra del Verdi e del magnifico Coro, ha evidenziato l’ispirazione malinconica e l’impronta crepuscolare della composizione sacra di Schumann, che non a caso è stata concepita quasi in contemporanea con il Requiem. Di grande impatto sono sembrate le sezioni corali ma il momento più emozionante è risultato, oltre al Sanctus, il precedente inciso dell’Offertorium, che prevede un intervento solistico per soprano (“Tota pulchra es, Maria”) con accompagnamento dell’organo e violoncello obbligato. La giovane Angela Nisi, con la sua voce leggera e aggraziata, ha ben figurato per la capacità di creare un’atmosfera di composto raccoglimento.
Nella seconda parte del concerto si è potuta apprezzare la “Decima di Beethoven” – mi riferisco ovviamente alla notissima definizione di Hans von Bülow – e cioè la Prima sinfonia di Brahms.
In questo caso davvero bisogna sottolineare la grande prova dell’orchestra triestina (con i legni in particolare evidenza), che ha mostrato la ben nota compattezza già dalla grandiosa introduzione.
Anche in questa occasione Hirofumi Yoshida interpreta con grande vigore la partitura e l’esecuzione ne guadagna in comunicatività, soprattutto nel quarto movimento.
Il pubblico, anche questa volta non numerosissimo, è sembrato piuttosto tiepido dopo la prima parte ma alla fine ha tributato un grande successo alla serata con ripetute chiamate al proscenio per il direttore Hirofumi Yoshida.

Un saluto a tutti, alla prossima!

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4 risposte a “Recensione sintetica del secondo concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste.

  1. principessasulpisello 4 novembre 2013 alle 11:43 am

    I giornali? Troppo occupati a parlare del cane di B.

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    • Amfortas 4 novembre 2013 alle 5:14 pm

      Marina, mi sa che hai ragione…l’altro giorno ho detto a un cantante che dovrebbero fare qualcosa di clamoroso per avere spazio. Tipo mordere il direttore, per dire. Cosa che dovrebbe fare anche Dudu, col suo padrone 🙂
      Ciao!

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  2. Luisa 4 novembre 2013 alle 7:06 pm

    Anche io mi chiedo, caro Amfortas, come mai Il Piccolo non scriva niente della stagione sinfonica. Forse fa comodo far credere che il Teatro Verdi non faccia nulla e magari favorire altre realtà cittadine? A pensare male…sai com’è!
    Luisa

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    • Amfortas 5 novembre 2013 alle 11:12 am

      Luisa, non so che dirti, davvero. A me pare un’enormità soprattutto perché nelle pagine “culturali” trovano spazio notizie risibili e ne ho portato esempio spesso, anche pochi giorni fa. Un’informazione seria non può trascurare o trattare marginalmente avvenimenti che interessano migliaia di persone (il pubblico) e coinvolgono centinaia di famiglie (lavoratori). Piccolo di nome e di fatto, evidentemente.
      Ciao e grazie.

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