Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione espressa della Traviata di Giuseppe Verdi alla Scala di Milano. Molte croci e poche delizie. Il regista Tcherniakov distrutto dai fischi.

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Il bello di essere il viscido tenutario di un blog da quasi 10 anni tra qui, Splinder e ancora prima Tiscali, è che quando arriva il 7 dicembre sera non ti devi scervellare per scrivere il cappello della recensione della prima alla Scala, puoi limitarti a copiare quello che hai scritto gli anni precedenti (smile).
Perciò ecco la premessa indispensabile, da leggere in stile sillabato rossiniano come si fa con le avvertenze per i farmaci e scritta quasi senza segni d’interpunzione come in Cecità di Saramago.
Una recensione ricavata dalla ripresa televisiva di uno spettacolo operistico è forzatamente incompleta in quanto solo in teatro si possono valutare compiutamente alcune caratteristiche dell’allestimento delle voci dei cantanti e della direzione d’orchestra.
Inoltre la regia televisiva – bella o brutta che sia – mette in evidenza particolari che sfuggono in teatro e allo stesso tempo preclude una visione d’insieme dello spettacolo.

Avete ripreso fiato (smile)? Bene, allora cominciamo.
Intanto vi chiedo una cortesia. Segnalatemi nei commenti altre recensioni, così organizziamo una piccola rassegna stampa come l’anno scorso.
Nell’anno delle celebrazioni verdiane, proporre il titolo più noto di Giuseppe Verdi mi è sembrata una decisione giustissima, soprattutto perché è stata scelta una compagnia artistica che, sulla carta, pareva di rilievo. Poi però…si va in scena e allora non si ragiona più su ipotesi, ma su fatti confortati da opinioni che cercano di essere equilibrate. Non è facile.
Che dire della regia, se non che è stata scandalosa per totale inettitudine e pochezza culturale di chi la firma?PRIMA DELLA SCALA CON TRAVIATA DEDICATA A NELSON MANDELA
Dmitri Tcherniakov si concentra sui rapporti tra i personaggi  e impone ai cantanti una recitazione densa e particolareggiata, forse sin troppo invasiva soprattutto nel secondo atto quando Germont padre e Violetta spesso sono fisicamente a contatto, anche in aperta contraddizione col libretto che vorrebbe alcune riflessioni della protagonista fatte tra sé e sé.
Ovviamente nel finale, a significare chissà cosa, Violetta e Alfredo stanno seduti a tre metri l’uno dall’altra.
Questa dei personaggi come espunti dal contesto è l’unica chiave di lettura di un allestimento nel complesso anonimo,  esteticamente orrendo e, soprattutto, privo di calore e in aperta e clamorosa rotta di collisione con la direzione d’orchestra.PRIMA DELLA SCALA CON TRAVIATA DEDICATA A NELSON MANDELA
La caratterizzazione dei personaggi è elementare e di una banalità imbarazzante. Di Alfredo si mette in luce il lato più infantile e isterico, di Giorgio Germont la ruvidezza leggermente screziata di tardivi rimpianti, di Violetta si accentua il disincanto e il distacco nel primo atto, peculiarità poi ammorbidite o addirittura contraddette nel proseguo dell’opera.
Pure i coprotagonisti e comprimari sono visti e rappresentati nel segno della tradizione, nessuna novità.
Anche dal punto di vista scenografico da segnalare solo un impianto brutto, privo di idee,  anche se sinceramente l’ambientazione del secondo atto mi ha pericolosamente ricordato le telenovelas brasiliane degli anni 80 (smile) e mi ha strappato una sonora risata, circostanza che immagino non fosse tra le aspirazioni del regista. Di una sciatteria impressionante, ridicola, la scena della festa a casa di Flora. Di una bruttezza indescrivibile i costumi, ahimè, per non parlare del trucco e parrucco terrificanti (cos’era la Damrau in stile Scaramacai alla festa di Flora…).
Il direttore Daniele Gatti non mi ha convinto in pieno per molti motivi.
La sua è stata la classica e proverbiale direzione schizofrenica, pesante e slentata a tratti, con forsennate ed improvvise accelerazioni (vedi la cabaletta del baritono nel secondo atto, tremenda!), ma come ho detto più volte proprio la direzione d’orchestra è quasi impossibile da valutare da un ascolto televisivo. Non è impossibile, invece, sostenere che le variazioni scelte per le riprese delle cabalette (in particolare quella di Alfredo nel primo atto) erano brutte e mal eseguite.PRIMA DELLA SCALA CON TRAVIATA DEDICATA A NELSON MANDELA
Evidente a chiunque, peraltro, il tentativo di dare un’interpretazione personale alla partitura verdiana, che si manifesta forse con qualche clangore di troppo (a mio gusto) quasi a voler esacerbare gli scontri emozionali dei personaggi. Insomma, almeno Gatti ci mette un po’ di colore e calore, qualche tinta forte. Vi assicuro che con questo allestimento un direttore da “compitino”, che si limita a un mesto accompagnamento, sarebbe stato catastrofico.
Eccellente, anzi, splendida la prova dell’orchestra della Scala e più che discreta la prestazione del coro.
Diana Damrau contro ogni mia aspettativa è risultata più convincente nel secondo e nel terzo atto che nel primo, in cui mi è sembrata in difficoltà proprio nelle agilità (e il mi bemolle dell’aria era calante, oltre che parecchio striminzito).
Il soprano ha ben figurato nel duetto con Giorgio Germont nel secondo atto ed è risultata incisiva per accento e fraseggio in tutto il terzo atto, rivelando un inaspettato temperamento drammatico e nonostante fosse costretta a una recitazione che le imponeva posizioni scomode e controproducenti per il canto. Davvero ben cantato l’Addio del passato, ed emozionante il finale.PRIMA DELLA SCALA CON TRAVIATA DEDICATA A NELSON MANDELA
Piotr Beczala si è espresso ai suoi livelli (che sono alti) solo a tratti, palesando anche qualche inopinato slittamento d’intonazione. Molto, molto brutte le variazioni del primo atto, meglio per accento ed eloquenza l’invettiva della scena della borsa e nel finale. In generale la voce mi è sembrata ovattata, come se non fosse libera di espandersi e poco squillante e il fraseggio piattissimo. Non è il massimo per interpretare un personaggio giovane, istintivo.
Željko Lučić , tutto sommato, è stato più convincente anche se pure per lui non si può fare a meno di rilevare un’intonazione spesso precaria e non è certo dotato di un timbro suadente.
Tutti i comprimari mi sono sembrati all’altezza della loro parte con l’unica eccezione, spiace dirlo, dell’interprete di Flora, davvero troppo debole.
Da elogiare l’intera compagnia di canto per la disinvoltura scenica.
Orribile l’audio della trasmissione RAI che mandava regolarmente in distorsione gli acuti della Damrau: se fossi in lei chiederei i danni, perché c’è gente in giro che parla di vibrato, a maggior conferma che troppi parlano di cose di cui non hanno la minima idea.PRIMA DELLA SCALA CON TRAVIATA DEDICATA A NELSON MANDELA
Alle singole contestazioni spaventose per la regia di Tcherniakov, qualche buu piuttosto sostenuto per Beczala e Gatti, successo per Lučić e trionfo per Diana Damrau.

Per ora basta così, la parola a voi!

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89 risposte a “Recensione espressa della Traviata di Giuseppe Verdi alla Scala di Milano. Molte croci e poche delizie. Il regista Tcherniakov distrutto dai fischi.

  1. giampiero del Mercato 7 dicembre 2013 alle 11:39 pm

    Concordo pienamente per quanto riguarda la regia. Banalizzante, forse volutamente tale……ma un Alfredo che prepara il soffritto per fare capire che e’ arrabbiato mi pare proprio il colmo. Recitazione sempre esagitata. Costumi orribili. Non posso esprimere giudizi sulla direzione di Gatti: dalla TV non si capiva granche’. Ho trovato Beczala berciante e sguaiato. Lucic stonato a volte ma nel complesso non male. La Damrau mi ha dato quasi fastidio nel primo atto ed un po’ nel secondo. Poi mi ha convinto, soprattutto in tutto l’ultimo atto

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  2. twigly 8 dicembre 2013 alle 12:50 am

    Certo è dura trovare analogie tra l’eterea Violetta e la titanica Diana che convince maggiormente come Regina della Notte piuttosto che nei panni della tisica eroina verdiana. Oltre ad un mancato physique du role anche una costante irrequietezza sulla scena che spesso la rendono fastidiosa (l’overdose di pillole del III atto era proprio necessaria?) e un’eccessiva aggressività e freddezza nell’interazione (prima dell’Amami Alfredo il povero amante sembra soccombere alla pioggia di schiaffi un pò troppo realistici di Violetta). Il tutto é però riscattato da una voce sublime e corposa. Tremenda la scena del II atto, il ritiro in campagna non ha nulla di bucolico e insopportabile la bambola con il vestito blu che impersonifica Violetta cortigiana

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 9:43 am

      twigly, la Damrau ha una fisicità notevole, ma a me non ha dato fastidio. Piuttosto erano inopportuni i costumi che le hanno fatto indossare considerato quel tipo di fisicità. L’aggressività e l’esagitazione non sono certo farina del suo sacco, sono state imposte dal regista.
      Ciao e grazie!

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  3. Roberto Mastrosimone 8 dicembre 2013 alle 12:51 am

    Forse Tcherniakov avrebbe fatto meglio a creare una sue follie (come il Don Giovanni a Aix-en-Provence), forse il pubblico della Scala lo ha inibito, ma gli è andata male lo stesso . Audio terrificante, con distorsioni e riverberi quando cantava la Damrau: ho notato che aveva come una sorta di microfonino (da ripresa?) all’altezza dell’orecchio sinistro. Insomma visto che oggi era l’anniversario di Mascagni, piuttosto che una Traviata così, molto meglio proporre un’opera del Livornese….
    Ciao!

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  4. Poliziano 8 dicembre 2013 alle 12:59 am

    Anfortas. sono completamente d’accordo anch’io, sulla messa in scena, la scenografia, le luci intermittenti (più al buio..) durante la scena da Flora ecc. Cio’ che mi ha disturbato da parte della Rai, a parte le distorsioni sonore sulle voci della Damrau e di Beczala, (meno male che i tecnici del suono si sono preparati per più di una settimana come detto nel reportage prima della recita!) è anche il fatto di tagliare immediatamente la ripresa ai cambiamenti di scena, come se non si volessero far ascoltare le reazioni del pubblico che sono sicuro sono state espresse non solamente alla fine della rappresentazione, per sciorinare invece tutta una serie di complimenti, ringraziamenti, lezioni di “musicologi”, con il testo sotto gli occhi…ecc. Addirittura, sotto le chiacchiere dell’ultimo cambiamento si sentivano sbarazzare in fretta bicchieri e stoviglie varie dal bar…
    I sottotitoli poi, anche se personalmente non ne ho bisogno, erano situati troppo in basso e quindi pressoché illeggibili. Passando sul canale 501 HD ho rimediato alla cosa.
    Tutto sommato, meglio questo che niente, rispetto ad anni fa; tuttavia, per il telespettatore che sognerebbe essere in teatro con il clima, la tensione, gli applausi, questo non è soddisfacente, anzi direi mortificante.
    Ricordo tempo fa, sin dalle prime trasmissioni in diretta dal Met, che molta gente, pur essendo al cinema applaudiva spontaneamente, come fosse in teatro…

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 9:49 am

      Poliziano, purtroppo non riusciamo ad affrancarci dai commneti in televisione in stile Pravda 🙂
      Del resto, come ho scritto altrove, se chiedi una dichiarazione al presidente della RAI sulla qualità della RAI, cosa vuoi che ti risponda? Che fa schifo? 🙂
      La realtà è che le nostre trasmissioni fanno schifo ed è noto a tutti, tanto che quando un’opera è trasmessa da altre radio europee, per esempio, in tanti cambiano canale.
      Ciao e grazie!

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  5. Elisabetta Bagnoli 8 dicembre 2013 alle 7:50 am

    Ho avuto il piacere di assistere alla Prima in un cinema. Vorrei, senza sentirmi gridare addosso tanti “Buuuuu!”, non tanti almeno quanti ne ho sentiti ieri sera, vorrei dicevo uscire dal coro delle voci contrarie. Ogni qualvolta si tentano deviazioni dal tracciato a cui siamo abituati, più che le emozioni, a parlare per noi sono la perplessità e una certa stizzosa avversione per le nostre aspettative disilluse. Anche io ho guardato con un certo distacco la rappresentazione; anche io, che non sono un’ esperta e avendo nella mia memoria altre letture, ho trovato la direzione del maestro Gatti “non gradevole” (senza scendere troppo nei dettagli, non sono io l’addetta); anche io ho visto e storto il naso di fronte a tanta esagitata gestualità e anche la mia anima, predisposta all’ ascolto del martirio di Violetta e del crescendo della Tragedia per eccellenza, è rimasta in attesa e disillusa. Avevo ormai perso le speranze di vivere le emozioni che solo Traviata riesce a suscitare; ormai Violetta stava morendo e io non avevo più pensieri per giustificare e capire, quando un gesto banale di Alfredo mi ha aperto gli occhi. Un semplice gesto e tutto ha assunto una diversa connotazione e tutto è rientrato in un quadro chiaro e in cui la lettura dei personaggi data dal regista e interpretata dai cantanti, ha assunto il suo spessore: Alfredo guarda l’ orologio. “Ma come?” Mi sono chiesta, Violetta è tisica, ha sacrificato la sua felicità per te, ti ha dato tutta se stessa… VIOLETTA STA MORENDO e tu guardi l’ orologio? Tu guardi l’ orologio seduto ad un anno luce da lei? Ecco cosa mi ha dato la chiave di lettura: quel semplice gesto di un uomo che non ha avuto il coraggio e che ancora non lo ha, neanche di fronte alla grande forza di una Violetta che per tutta l’ opera lotta per amore dell’ amore, qualunque esso sia (cede, infatti, solo di fronte alle richieste di un padre che intercede per amore della figlia). Per questo amore Violetta, nel finale, respinge con veemenza quell’ uomo tanto amato e anche se lui adesso è con lei, la sovrasta solamente con quell’ enorme scatola di “pastarelle” che un Alfredo, immaturo e impreparato, le scaraventa sulle gambe, pretendendo che, lei morente trovi, la forza di mangiarne una. In questa lettura , come nelle interpretazioni date, c’ è tutta la solitudine, la grandezza e la meschinità dei personaggi: Violetta muore sola, perchè Annina allontana tutti da lei: tutti quegli uomini che l’ hanno tradita, tutti quegli uomini che le hanno portato via la vita, la gioia ed il futuro. Nel finale l’ unico che lei accetta e capisce è il padre perchè solo l’ amore lo ha mosso e per amore si fa tutto, lei lo sa.

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 9:53 am

      Elisabetta, ciao. Qui da me non riceverai certo fischi, figurati. E la tua disamina è accurata e ben scritta. Dal tuo punto di vista hai anche ragione, quella di Tcherniakov è un’interpretazione personale. Ok, però io contesto non la possibilità di trovare nuove chiavi di lettura, anzi! Io contesto la banalità dell’idea e la pessima realizzazione di questa banalità, credo che tu capisca benissimo al differenza.
      Ti ringrazio per il contributo, a presto.

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  6. Pingback:LA TRAVIATA del Bicentenario alla Scala secondo Tcherniakov, Gatti & C. | Wanderer's Blog

  7. Adriano 8 dicembre 2013 alle 9:26 am

    Caro amico, ieri per accontentare la mia famiglia mi sono recato a Zurigo ad un deprimente mercatino Natalizio.Per fortuna tornati la sera ho trovato La Traviata si una rete francese in differita e ho potuto vedere!! Stamane non ho girato sul web ma mi sono fiondato sul tuo blog.sai un Traviata-dipendente come me,vedere uno spettacolo così orrendo e una direzione con varie pecche,leggere il tuo commento mi da sollievo poiché la grande stima che ti volgo mi da conferma che ci ho visto giusto in questa TRAVIATA….Violetta e’ brava.emoziona.Addio del passato struggente, ma anche se ogni maestro interpreta l opera in modo soggettivo.qui si discosta diverse volte dalla partitura,:interpretare si,esagarare no: ho apprezzato comunque vari momenti in particolare il concertato del secondo atto.Ora ti lasio che sarai pieno di commenti da leggere. Un caro saluto Adriano

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 9:55 am

      Adriano ciao! I mercatini natalizi sono sempre deprimenti, cavolo, anzi sono la quintessenza della depressione, bisogna starne alla larga 🙂
      Oggi o nei prossimi giorni riasclterò con calma, magari cambio opinione su Gatti, non si sa mai!

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      • Adriano 8 dicembre 2013 alle 1:21 pm

        Vedo che siamo più o meno tutti d’accordo.appena avrò la possibilità di riascoltarla metodicamente avrò e avremo modo di commentare più a fondo.x intanto grazie e buon lavoro.Adriano

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      • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 5:16 pm

        Adriano, ciao, ci sono anche parecchie persone alle quali questa Traviata è piaciuta. Lo trovo abbastanza normale, l’importante è non inventarsi stupidaggini e voler far passare per scemo chi la pensa diversamente. Ciao!

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      • Adriano 8 dicembre 2013 alle 9:14 pm

        Trovo la tua risposta un po’ ermetica,in ogni caso io rispetto chi ama questa edizione e probabilmente quando la conoscerò meglio potrò sicuramente apprezzarla di più. A presto e buon lavoro.

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      • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 9:23 pm

        Adriano, ciao! Nel commento precedente sottolineavo solo come siamo tutti d’accordo sì, ma sino a un certo punto, ci sono alcune persone alle quali – legittimamente – questa Traviata è piaciuta. Mi dà fastidio, ma non mi riferisco certo a te, che qualcuno consideri un cretino chi non ha apprezzato lo spettacolo.
        Ciao 🙂

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      • Adriano 8 dicembre 2013 alle 9:35 pm

        Ti ringrazio della delucidazione.e’ chiaro che le continue polemiche portano ad esternare più del dovuto.concordo di dare il giusto peso!!Grazie è a presto

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      • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 10:53 pm

        Adriano, ecco, l’importante è chiarirci :-), ciao!

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  8. Paolo Locatelli 8 dicembre 2013 alle 10:17 am

    Ciao! Concordo assolutamente con te sull’esecuzione musicale mentre sarei meno severo con Tcherniakov che ha fatto una Traviata banalotta, innocua se vogliamo, ma non terribile. Non c’erano molte idee, vero, molto di già visto, ma lo spettacolo mi è sembrato funzionare. Poi siamo d’accordo, questa Traviata non lascerà il segno nella storia interpretativa del titolo e il confronto con le grandi letture degli ultimi anni (Decker e Carsen su tutti) non si pone nemmeno. In ogni caso da Tcherniakov mi sarei aspettato un lavoro sulla drammaturgia molto più radicale, come fece per Macbeth o Trovatore, discutibilissimi (a me sono piaciuti entrambi, soprattutto il primo), ma non indifferenti come questa Traviata. Ti segnalo Mattioli sulla Stampa: http://www.lastampa.it/2013/12/08/spettacoli/la-traviata-alla-scala-il-trionfo-di-violetta-e-i-fischi-per-la-regia-OnwIcj1WpwGt872wqYUL3N/pagina.html

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 10:30 am

      Paolo, ciao! Ti ribadisco quello che ho già scritto più volte in tempi non sospetti, e che è confermato anche dall’opinione di Alberto, che stavo per linkare un attimo prima che me la segnalassi tu. Tcherniakov ha voluto attenuare, passami il termine, il suo stile, perché temeva le reazioni del pubblico. Questo è il risultato. Dico davvero, tu trovi questa regia in qualche modo più illuminante di una delle decine più o meno note di un passato anche recente? Domanda retorica, ovvio. Citi Decker e Carsen: altri mondi. Sulle contestazioni, anzi sulla violenza delle contestazioni io ho una mia teoria, se riesco metto giù quattro righe più tradi.
      Ciao Paolo, io e te ci si rivede presto 🙂

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  9. Marisa 8 dicembre 2013 alle 10:29 am

    Sono perfettamente d’accordo con le critiche alla regia. So bene quanto tu sia aperto a tutte le possibili innovazioni e trasposizioni , perchè un’opera d’arte può appartenere a qualsiasi tempo e ambientazione, per la sua intrinseca natura di “arte” ; prodotto dello spirito e di per sé slegato da precise temporalità (sarebbe solo cronaca) e libero di riapparire sotto ogni latitudine e tempo, purchè non le si tolga l’anima… cosa che purtroppo è avvenuta ieri sera, a testimonianza di uno spirito del tempo che non sa più cogliere le sfumature e che ha bisogno di involgarire e calcare la mano nel tentativo di esplicitare il mondo dei sentimenti, che non riesce a cogliere altrimenti.
    Togliere la profondità e l’intimità all’opera verdiana è come ridurre gli sfumati di Leonardo ad opera pop. Cosa che in realtà è stata anche fatta trattando la Gioconda come una scaloletta di pomodoro…Sarà anche interessante, ma ne esce un’altra cosa.
    Il profondo conflitto di Violetta tra una scelta di vita dedita al “piacere” ben pagato (perchè si tratta di scelta di cui Violetta è consapevole e che rivendica rivelando in questa libertà e forza la vera modernità e uscendo dal cliché della povera ragazza sfruttata e ingannata dagli uomini , come la vogliono certe interpretazioni che strizzano l’occhio alla moda che riduce ogni escort a”povera vittima”) e il richiamo ad un amore autentico che Alfredo risveglia è stato banalizzato in un cinico atteggiamento di superficiale difesa e maschera sociale.
    Sbagliatissime le distanze tra i personaggi: sono vicini quando dovrebbero essere lontani – la scena in cui lei nello struggente “Alfredo, Alfredo di questo cuore…” si ripiega nel suo dolore mentre lui fugge in pieno tumulto di risentimento verso lei, il barone e sé stesso, qui è resa pateticamente con una vicinanza fisica del tutto stonata ( si mette petrsino in ginocchio davanti a lui!) che annulla il vero sacrificio che esiste solo in quanto Alfredo pensa che Violetta non l’ama più -, mentre sono lontani dove dovrebbero essere vicini, soprattutto nella scena finale in cui la drammaticità e la commozione scaturiscono proprio dal vissuto che neanche l’amore ritrovato può salvarla.
    Pur avendo capito l’intenzione del regista, che Elisabetta ripropone, già esplicitata abbondantemente, dell’indifferenza e dell’inutilità degli uomini ( Alfredo che, dopo aver portato fiori e pasticcini, come ad una qualsiasi visita di cortesia ad un ammalato, sbadiglia e guarda lorologio per la noia …)per far meglio risaltare la solitudine e l’eroicità di Violetta, trovo il tutto insulso e privo di pathos.
    Unico momento di commozione il minuto di silenzio per Nelson Mandela.

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 11:30 am

      Marisa, ciao, che piacere rileggerti! Concordo su tutta la linea e non mi dilungo troppo, ma ti faccio una domanda perché so che tu hai la competenza per rispodermi.
      Secondo me la reazione del pubblico – pur legittima nella sostanza – nei confronti della regia è stata esagerata. Io ci leggo una specie di aggressione sostitutiva, se mi passi il termine. Voglio dire che nelle contestazioni c’è tanta rabbia accumulata in altre occasioni, una specie di grillismo, il desiderio di sfogare il proprio malcontento alla prima occasione disponibile. Ti pare un’idea scema? Non so, ci pensavo stanotte…
      Ciao e grazie, in ogni caso 🙂

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  10. Iris 8 dicembre 2013 alle 11:04 am

    Ciao Paolo, ora che mio figlio si e’ svegliato ho accesso al pc e posso dirti le mie sensazioni. Alla fine dello spettacolo (visto a casa su rai 5) non ero certo entusiasta, direi perplessa.
    Il finale mi ha sorpresa, ma non piacevolmente. Ho sempre idealizzato la coppia Alfredo-Violetta, ma ieri sera lui si e’ dimostrato un bastardo! Cercava l’acqua per i fiori, guardava l’ora, addirittura rifiuta un abbraccio. Come potevo essere felice? Sai che sono una romanticona… Eppure le parole del libretto ci stavano con l’idea di Cerniacof (smile).
    I punti piu’ alti (per me….) prima dell'”amami Alfredo” quando Violetta sfoga tutto il suo dolore spingendo e picchiando l’oggetto del suo amore e l'”addio al passato” nel piumino sul pavimento. Il punto piu’ basso? La festa in casa di Flora (davvero pessima cantante) incomprensibile e bruttissima da vedere (la festa). Terribile, incredibilmente brutto, l’abito e la parruccona di Violetta, proprio da mafia russa decadente….
    peccato perche’ per me Diana, pur con tutte le sue forme, e’ una bella donna.
    Ma veniamo alla parte musicale. Bravissima la Damrau, una spanna sopra tutti gli altri. Mi e’ piaciuto Lucic (come del resto le due volte che l’ho sentito dal vivo), mentre Beczala non mi ha toccato, mai.
    La direzione, come dici tu, non credo si possa giudicare da casa. Fra l’altro nonostante il canale 501 HD e nonostante la mia tv sia collegata alle casse dello stereo, abbiamo avuto problemi di audio, nel senso che era attutito, tranne che negli acuti che erano come distorti e sdoppiati. Enzo ha provato a metterci rimedio agendo sul volume, ma niente! Forse su Gatti si puo’ dire che in certi momenti mi e’ sembrato troppo lento (e non e’ nemmeno la prima volta) pero’ ho deciso che lo amo lo stesso.!
    Buona domenica carissimo!!!
    Irina

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 11:35 am

      Iris, ciao! Sono d’accordo anche con te, in linea di massima. L’audio era terribile, c’è poco da dire e l’ho scritto anche nel post, hai fatto lavorare Enzo per niente 🙂
      Ma certo che Diana è una bella donna, ora si è un po’ inquartata causa gravidanza relativamente recente, mica possono vantare tutte un fisico da modella come te, no?
      Ciao e grazie 🙂

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  11. Stefano 8 dicembre 2013 alle 11:14 am

    Buongiorno, scusate ma all’inizio della festa da Flora le battute mancanti di Violetta e del barone, che entrano in ritardo, e la luce che si spegne me le sono immaginate ?

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 11:39 am

      Stefano, ciao :-). No non ti sei immaginato nulla. La Damrau e il barone sono entrati in ritardo, sembra per un piccolo malore del soprano. Non ho presente invece la luce che si spegne, ma potrebbe darsi benissimo.
      Ciao e grazie anche a te!
      Mi segnalano che raggiungere il blog e commentare è piuttosto difficile. Immagino che il motivo sia l’affollamento, siamo a livelli assurdi di contatti e visite, quindi abbiate pazienza 🙂

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    • Vittoria 8 dicembre 2013 alle 1:24 pm

      Le ho notate anche io e sono rimasta alquanto perplessa, ma a quel punto non mi stupiva più nulla, 10 minuti dopo ho spento la tv

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  12. Robert 8 dicembre 2013 alle 1:10 pm

    Damrau Violetta is probably the worst I’ve ever heard: the voice clear, banal, without emotion and nuance. I do not understand the enthusiasm of Italian reviewers. Light years away from Ciofi at La Fenice for example! Robert

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  13. Alucard 8 dicembre 2013 alle 1:12 pm

    Ciao Amfy, io ho visto sono fino a metà del secondo atto, che ho poi concluso con l’ascolto radiofonico in macchina, quindi non posso giudicare nel complesso. Attendo che carichino il video da qualche parte a breve 🙂 Concordo sui cantanti, la regia e me non spiaceva troppo.
    Intanto ti segnalo il parere di Aspasia:
    http://ildiavoloascoltamozart.blogspot.it/2013/12/il-grammofono-traviata-dalla-russia-con.html#more

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  14. Vittoria 8 dicembre 2013 alle 1:18 pm

    Personalmente ho trovato l’intera rappresentazione allucinante.
    Il tempo all’inizio del primo atto più che scherzoso era lento e pesante, anche il coro non era affatto presente, probabilmente imbarazzato per il tempo da marcia funebre preso da Gatti. I gesti plateali e volgari della Damrau ben si accompagnavano alla sua mole esagerata, e alla sua voce inesistente che magicamente si è ripresa prima di (è strano) dove sono cominciate le distorsioni(chissà perchè).
    Da cantante posso dire che la Damrau è gonfia di cortisone e che è agli sgoccioli, la sua tecnica aggressiva e spinta l’ha rovinata. È quanto meno strano che un coloratura manchi proprio nel primo atto! La regia terrificante, banalizzante e addirittura demoralizzante quasi farsesca, ma credo purtroppo che la freddezza di Violetta fosse farina del sacco della Damrau che interpretava la regina della notte anche ieri sera, quasi fosse un interpretazione universalmete valida.

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 5:15 pm

      Vittoria, vanno bene le opinioni sulla serata ma non voglio che si facciano illazioni su cortisone et similia, ok? Grazie.
      Le tue ipotesi complottistiche sull’uso dei microfoni (a quello ti riferisci) sono fantasie: l’audio era distorto e pessimo sin dall’inizio e lo era anche per Beczala.
      Ciao.

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      • Giuseppe sottotetti 8 dicembre 2013 alle 10:11 pm

        Certi giovinetti leggeri di testa che non avendo vissuto i tempi dei primi streaming audio su internet, quando usavamo i modem a 28000bps, non sanno riconoscere un suono esageratamente compresso. Grazie allora a Mamma Rai di avermi dato la possibilità di rivivere proustianamente il tempo perduto della metà anni 90, quando i pochi peli che ho sulla zucca erano ancora neri. Chissà… magari per il prossimo sant’Ambrogio torneremo a una bella trasmissione analogica in bianco e nero, con tanto di effetto neve, così da tornare ai bei sogni ridenti del passato.

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      • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 10:56 pm

        Giuseppe, certo, torniamo al passato, sarà un progresso 🙂
        A parte gli scherzi, hai ragione, mi chiedo perché TUTTE le altre tv o radio abbiano un suono migliore…il confronto è davvero impietoso.
        Ciao e grazie.

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  15. don jose' 8 dicembre 2013 alle 2:16 pm

    caro amfortas,d’accordissimo con te su audio e regia televisiva..ma a me questa traviata è piaciuta, e mi trovo assai in sintonia con elisabetta. violetta è una donna d’oggi, che si innamora di un (piccolo) uomo d’oggi,e che incomincia ad annientarsi -fino a morire- dal momento in cui -impietrita- vede il suo amore,per cui lei è pronta ad ogni sacrificio,insultarla pubblicamente.una visione moderna,contemporanea,in una regia quasi cinematografica,che a me è piaciuta invero molto,soprattutto nel duetto violetta-papà germont ed in tutto il terzo atto.concordo invece con le tue valutazioni sui cantanti, e ti segnalo una prima bella (per me…) recensione su operaclick!!

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 5:22 pm

      Don José, ciao! Rispetto tanto le tue valutazioni ma la mia opinione è che di moderno, in questa regia, non ci sia assolutamente nulla. Io ho visto 4 ideuzze scontate realizzate male 🙂
      Quanto a OC, Ugo Malasoma ha tutta la mia stima da sempre, lo considero uno dei “miei” migliori redattori, ma questa volta non sono d’accordo con lui.
      Ciao, a presto!

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  16. Marisa 8 dicembre 2013 alle 2:22 pm

    Sì, sicuramente in questo clima di sdoganamento del vituperio ci si sente legittimati a dare anche alla pur condivisibile critica la forma informale della “scarica diretta” delle pulsioni aggressive ed ogni occasione è buona.
    Sforzarsi di motivare il dissenso è un’impresa troppo elaborata e presuppone una lunga consuetudine alla riflessione…
    Grazie per la tua intelligente costanza nel mantenere l’equilibrio tra la forma e la sostanza, con la solita leggerezza ed ironia, naturalmente 🙂

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  17. principessasulpisello 8 dicembre 2013 alle 4:40 pm

    Non l’ho vista… e meno male. Forse, sarebbe melio fare solo “La Traviata” di Verdi. Non è necessario inventare altro.

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  18. giovanna Sorbi 8 dicembre 2013 alle 5:43 pm

    Ho letto con piacere una (rara) anlisi della Traviata scaligera che condivido pienamente. purtroppo (io c’ero, ho sentito tutto dal vivo) non tutti sono coì chiari e onesti nelle recensioni dei giornali: non parliamo poi dei servizi televisivi (manco fosse un qualche xfactor) sempre più preoccupante lo stato della cultura in Italia. Comunque complimenti.

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    • Amfortas 8 dicembre 2013 alle 5:53 pm

      Giovanna, grazie per i complimenti che, come dico sempre, fanno piacere. Non sono assolutamente il solo a soffermarmi un po’ su questa Traviata, comunque. E, in generale, concordo – come non potrei – sullo stato della cultura in Italia ma, consentimi, non dubito minimamente dell’onestà dei colleghi che scrivono sulla carta stampata. Sulla chiarezza, quella sì, avrei da eccepire 🙂
      Ciao e grazie!

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  19. Maria Luisa 9 dicembre 2013 alle 8:52 am

    Sono appena tornata a Roma da Milano dove ho assistito alla Traviata.Avevi ragione sulla Damrau che e’ stata bravissima ed ha ricevuto meritatissimi applausi.Secondo me ha saputo dare voce alle Violette di tutti e tre gli atti.Ha una grande presenza scenica,rovinata dal gesticolare esagitato e dal correre qui e la’ sul palcoscenico che le sono stati imposti dalla regia.Sono stata molto attenta all’incontro con Germont padre e”donna son io signore ed in mia casa” forse avrebbe avuto bisogno di maggiore enfasi,comunque si tratta -come dici tu-di spigolature. In “addio del passato”e’ stata superba,commovente,anche perche’ e’ stato uno dei pochi momenti in cui la regia ha dato meno fastidio.Ti confesso che sono stata tra quelli che ha gridato buh! a gran voce e con sconcerto di chi stava con me quando Tcherniakov e’ salito sul palcoscenico.Volgarissima l’apertura,con Annina che sembrava una tenutaria e con i partecipanti che mi sembravano tanto i nani e le ballerine di antica e meno antica memoria.Nella festa a casa di Flora,la padrona di casa pareva la figlia di Toro seduto,sempre circondata dal solito branco di smandruppati . E non parliamo dell ‘incontro padre -figlio! Il tenore Beczala( non me lo ricordavo,ma lo avevo visto diretto da Rustioni nella Boeme -non trovo l’accento-sempre alla Scala) ,non e ‘ che mi abbia molto impressionato,a volte non mi e’ sembrato all’altezza,comunque anche lui e’ stato costretto a fare la pasta,a tagliare le zucchine,i peperoni,a correre avanti e indietro sul palcoscenico,disturbando moltissimo il pubblico,che avrebbe forse preferito non essere distratto ,e credo ancora di piu’ il baritono ,costretto a cantare,immobile come un cetriolo,mentre un figlio esagitato gli vorticava intorno.A proposito del baritono,Lucic,e’stato molto applaudito,ma a me la sua voce non ha dato particolari emozioni ( che invece mi ha dato Bruson).Tu che ne pensi?Ha una tonalita’ che non mi piace molto,ma forse sono io che ho altro nelle orecchie.Comunque TUTTi,con un’altra regia e forse con un altro direttore ,sarebbero stati molto piu’ nei ruoli.A proposito di Gatti,e’ stato fatto tanto schiamazzo sui violini costretti a suonare un’ottava sopra,ma a me non ha dato alcun fastidio.Ci sarebbe invece altro da dire.C’e’una cosa su cui vorrei conoscere come la pensi.Ogni tempo ha la sua musica,ed ogni musica e’ figlia del suo tempo,cosi’come ogni rappresentazione ha una sua collocazione storica(anche se tratta di sentimenti che coinvolgono l’uomo e che sono gli stessi in qualunque periodo l’uomo viva) . Non ti sembra che forzare la mano troppo sia una mancanza di rispetto nei confronti dell’autore ?Verdi non si sara’ girato nella tomba a vedersi rappresentato come lo abbiamo visto ieri sera?In vita mia avro’ assistito ad almeno 20 traviate.Quella di ieri e’ stata la piu’ brutta.Mi dispiace per la Damrau che, in un altro contesto ,potrebbe dar vita ad una Violetta veramente straordinaria.Ne ha le capacita ‘.Ed io aspetto.Scusami per le chiacchiere troppo lunghe e buona notte.(martedi’ andro’a vedere Ernani.Poi ti diro’. )Ciao

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    • Amfortas 9 dicembre 2013 alle 9:52 am

      Maria Luisa, ciao, come vedi ti ho spostato in zona più pertinente il commento.
      Io di allestimenti di Traviata più brutti di questo ne ho visti, e non pochi, solo che non avevano la pretesa sbandierata di raccontare qualcosa di diverso dal solito e il regista non passava per un genio. Sono sempre stato in prima linea – i miei articoli sono lì a testimoniarlo a tutti – nel cercare di difendere l’idea che si possa fare il teatro lirico fuori dagli schemi. Però, cavolo, ho anche l’onestà intellettuale di dire che se uno spettacolo non mi piace, non mi piace e basta, cercando di argomentare il mio giudizio. Trovo, invece, che molti sostengano il nome più che il singolo lavoro, anche quando il risultato è indifendibile.
      Sul versante musicale sono quasi imbarazzato a parlare perché la trasmissione RAI era penosa, ma dal momento che ho un po’ di esperienza (eufemismo) credo di poter dire che questi cantanti – con la sola, parziale eccezione della Damrau – abbiano avuto un rendimento modesto e, nel caso di Beczala, inferiore al loro reale valore.
      La tua testimonianza è importante perché è rappresentativa di una quota parte importante del pubblico di oggi, e qualcuno ci dovrebbe riflettere.
      Attendo il tuo parere sull’Ernani :-), ciao e grazie!

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  20. Maria Luisa 9 dicembre 2013 alle 1:10 pm

    Mi trovo d’accordo con te anche sulla scarsa resa della Damrau nel primo atto.Da come ne avevi parlato ( soprano di coloratura) avrebbe dovuto avere piu’ difficolta ‘ successivamente.Invece ha sfoderato un temperamento e una voce notevoli,nonostante le posizioni in cui e’ stata costretta a cantare.Magari ti sara’ sfuggito,ma ha iniziato “addio del passato ” sdraiata tra i cocci di un bicchiere che aveva scagliato a terra (forse ti ricordi anche che avevo criticato Zeffirelli per i bicchieri di plastica,ma anche qui un calice di plastica e’ andato a cadere nella buca dell’orchestra). E la povera Violetta era a rischio incolumita’ !La caratteristica di questa regia,a mio parere, e’ l’estrema volgarita’ gratuita di alcune scene,il movimento nevrastenico a cui sono stati sottoposti i cantanti,le risatine di scherno di Violetta….e finiamola qui.Ma rispondi,se ti va,alla domanda che ti ho fatto a proposito del modo di interpretare le opere.Sono io troppo tradizionalista?Ciao e sempre grazie per la disponibilita’.

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    • Amfortas 9 dicembre 2013 alle 2:06 pm

      Maria Luisa, credo proprio che nessuno abbia il diritto di dire a un altro che è troppo o poco tradizionalista, soprattutto quando si parla di questi argomenti. Dico davvero, non è un artificio retorico e buonista per non esprimere un parere. L’importante è avere la mente aperta e soprattutto valutare di volta in volta ciò che ci viene proposto. Per restare alla Traviata, ho amato tantissimo – e continuo ad amarla, perché l’ho vista per la quarta volta pochi mesi fa – l’allestimento di Carsen che, a mio modestissimo parere, pur ambientando la vicenda ai giorni nostri o quasi (diciamo a metà degli anni 70) ha una forza teatrale e una coerenza drammaturgica che amplifica la musica di Verdi. La percezione della solitudine di Violetta, del suo essere “vittima” di una società livida e insensibile, in quel caso esce in modo straordinario. Allo stesso modo sono tratteggiati in modo incisivo e convincente sia gli altri personaggi sia l’ambiente.
      Perciò, lo ribadisco, io censuro (e anche qui, sinceramente, la mia opinione vale pochino) solo chi ha pregiudizi. Ma è un atteggiamento che ho quasi sempre (qualche volta anch’io ci casco) nella vita.
      Ciao e grazie 🙂

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  21. biondasirocchia 9 dicembre 2013 alle 5:27 pm

    Io non sono un critico, esprimo solo un sentire personale. Mi ha dato fastidio la volgarità di Violetta, forse voluta, espressa con la voce oscillante; ma l’intonazione precaria, l’impreparazione palese di lei e del coro erano volute? L’impressione è che non abbiano studiato o non abbiano provato abbastanza… Non entrare, non andare insieme tra orchestra e palcoscenico non sono cose da prima della Scala. Il tenore invece aveva studiato!

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    • Amfortas 9 dicembre 2013 alle 5:41 pm

      bionda, ciao e bentornata! E pensa che la Damrau era la più preparata! Purtroppo – pare – ha avuto un mancamento improvviso che ha provocato l’incidente della mancata entrata. Beczala ha ben pensato di dire che lo hanno fischiato perché gli italiani sono razzisti.
      Spero solo che nelle repliche le cose vadano meglio.
      Ciao e grazie!

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  22. Adriano 9 dicembre 2013 alle 11:33 pm

    Caro amico!restando in tema di Traviata volevo una tua impressione su Giorgio Germont!Per quanto mi riguarda mi affascina molto.dobbiamo riconoscere al duetto con Violetta tutto il fulcro della vicenda,la attacca.si commuove,poi in Di Provenza scade x acquistare nel finale, Io gli credo ma spesso confrontando con amici che amano il melodramma mi è’ stato detto che forse è un cinico tale da fingere anche sul finale,tanto lei muore!Pur convinto mi piacerebbe sapere tu che ne pensi?ti saluto,Adriano

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    • Amfortas 10 dicembre 2013 alle 10:17 am

      Adriano, ciao. A me pare che Germont, fondamentalmente, sia il classico patriarca egoista che desidera imporre la propria volontà sbandierando il vessillo del “bene di tutta la famiglia” e, in questo senso, credo proprio che sia un personaggio se non attualissimo almeno credibile fino a pochi anni fa. Nel finale prova solo un rimorso epidermico che durerà un paio di giorni e poi scomparirà senza creare grossi traumi. Sono d’accordissimo sul fatto che il fulcro o almeno uno dei passi fondamentali dell’opera sia il duetto Germont-Violetta, figuriamoci.
      Ciao e grazie!

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  23. Maria Luisa 10 dicembre 2013 alle 9:37 am

    Penso anche io,come biondasirocchia,che i cantanti forse non abbiano provato abbastanza,o meglio che Gatti non li abbia seguiti con la pignoleria di un Muti. A proprosito delle esternazioni di Beczala,due parole.Nell’intervallo tra il primo e il secondo atto,io che sono una priminascaligera anomala (ho come amico uno dei franchi tiratori di pomodori e uova del 68) ,non amo lo struscio e preferisco fare altro.Quest’anno mi sono messa a parlare con un giovane addetto all’apertura dei palchi che,sentendo i miei brontolii sulla regia,ha cominciato a tirar fuori che gia ‘ da tempo c’era maretta,che i cantanti criticavano Tcherniakov,che nell’orchestra serpeggiavano malumori nei confronti di Gatti e che si aspettava un botto il giorno dopo( ho fatto un riassunto ).Quando Beczala ha affermato di essere un professionista e di essersi attenuto alle indicazioni della regia,anche se non le condivideva,l’ho capito.Ma non capisco le accuse,la perentoria decisione di non cantare piu’ alla Scala e tutte le altre esternazioni. I buu,secondo me,non sono andati tanto a lui( anche se ha avuto alcuni cedimenti) come cantante,ma a lui per come interprete di Alfredo- e quindi al regista.Tornando al modo di mettere in scena le opere,mi dispiace molto di non avere visto la Traviata di Carsen e,in caso dovesse essere riproposta, verrei molto volentieri allla Fenice.Amfortas,sai se per caso verra’ rappresentata a breve da qualche parte? Sempre a questo riguardo mi sono fatta un esame di coscienza e mi sono detta di essere tradizionalista fino ad un certo punto. Infatti l’edizione del Macbeth che mi e ‘ piaciuta di piu’ e’ stata quella del 97,(Guleghina,Muti,Vick),seguita da quella dell’Opera del 2011(Muti,Serjan,Stein),mentre quella del 2013(Morandi,Garcia,Corsetti) mi e ‘sembrata troppo fredda.Non di tratta comunque di regie tradizionali.Anche facendomi altri esami mi sono detta che sono meno becera di quanto sembro! Stasera Ernani,con quale cast non lo so.Ciao a tutti.

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    • Amfortas 10 dicembre 2013 alle 10:38 am

      Maria Luisa, non credo siano satte fatte poche prove, né che Gatti non abbia seguito i cantanti. Invece è evidente, perché l’hanno pure dichiarato, che i cantanti non erano troppo d’accordo sulla visione di Tcherniakov. Ora, a proposito di questa circostanza, si possono fare varie valutazioni. Si può lodare la professionalità degli artisti oppure stigmatizzare il fatto che, al contrario di altri in passato, non abbiano abbandonato la produzione. In generale a me di queste cose interessa il giusto e cioè poco, quello che conta è il risultato finale e a me non è piaciuto, il resto lascia il tempo che trova.
      Poi, che in molti aspettassero pregiudizialmente questa prima per sfogare il loro malumore sul regista e sull’operato complessivo della gestione LIssner, è evidente a chiunque voglia vedere.
      Beczala è meglio che si riascolti e faccia un po’ di autocritica, è un buon cantante e può fare MOLTO meglio. Non vuole più tornate alla Scala. Pazienza, ce ne faremo una ragione.
      La Traviata con la regia di Carsen è in cartellone anche nel 2014, da Febbraio. L’allestimento è stato pensato per la riapertura della Fenice del 2004 ed era cucito addosso a Patrizia Ciofi, che io ho trovato magnifica. In ogni caso è disponibile anche in DVD, con il cast della prima che, se non mi sbaglio, era Ciofi, Saccà e Hvorostovsky; direttore Lorin Maazel.
      Ciao e grazie!

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  24. Maria Luisa 11 dicembre 2013 alle 10:14 am

    Grazie per le informazioni sulla Traviata di Carsen alla Fenice.Per febbraio vedo di organizzarmi perche’ stimo molto il tuo parere e la tua onesta ‘ intellettuale e soprattutto la pazienza che hai nel rispondere a persone,come nel mio caso,appassionate ma non molto competenti.Ieri ho visto Ernani,con il primo cast (Meli,Salsi,Abdrazakov-per me sconosciuto-,Serjan).Regia scene e costumi di Hugo de Ana,direttore Muti. Dopo la convulsa regia della Traviata,quello che qui mi ha colpito e’ stata l’ immobilita’ quasi surreale del coro nei momenti in cui cantavano i protagonisti. Tutti si fermavano ,creando quasi uno sfondo pittorico,dando l’impressione che l’azione si svolgesse all’interno di un quadro. In alcuni momenti ho ritrovato uno dei gentiluomini della Messa di Bolsena di Raffaello,in altri La resa di Breda di Velazquez.Forse l’ho visto solo io?Boh. La regia,a parte questo,che mi e’ piaciuto,non ha fatto molti sforzi.La scenografia -sul tradizionale brutto- presentava palazzoni esterni in bugnato che,col movimento ,diventavano gli interni ed il resto.Belli e tradizionali i costumi.Quello che pero’ considero straordinaria e’ la direzione di Muti.Abituata come ero a Gelmetti(ora sta da voi?),e’ tutta un’altra storia.Gli esperti dicono che,stare troppo sotto,non permette di godere bene la musica nel suo insieme,ma io,da quando e’ venuto Muti,non mi sposto dalla quarta fila,da dove posso vedere gli sguardi che si scambiano con lui cantanti e coro ,i cenni agli orchestrali,le piccole sfumature,gli attacchi,insomma tutto quello che fa di Muti uno che sta una spanna al disopra degli altri per il carisma che esercita. Da quando c’e’ lui,l’orchestra e’ cambiata,sembra che tutti vogliano dare il meglio di se’.Il coro lo segue con un’attenzione commovente.
    Non ha un momento di distrazione.Purtroppo il corpo di ballo -qui non c’entra-lascia ancora molto a desiderare.Era molto migliorato con la Fracci,ma adesso? Anche qui boh.E veniamo ai cantanti che a Roma si vedono spesso.Francesco Meli continua a migliorare ,Salsi a mio parere e’ uno dei migliori baritoni in circolazione,Abdrazov e’ stato molto convincente.Che dire della Serjan?Bella,gran voce ,a mio parere molto adatta al ruolo che ha interpretato anche con le giuste sfumature.Ti sembro partigiana? Puo’ anche essere. Fatto sta che,contrariamente a quando sono uscira dalla Scala,delusa e scocciata,ieri sera sono uscita cantando “si ridesti il leon di Castiglia”.Ciao e ancora grazie

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    • Amfortas 11 dicembre 2013 alle 10:45 am

      Maria Luisa, ciao! Non è questione di pazienza 🙂 è che l’argoemnto m’appassiona e quindi non ho problemi a trovare il tempo per rispondere.
      Ti ringrazio per il parere sull’Ernani, davvero.
      De Ana è un regista che ama la pittura e spesso i suoi allestimenti sono bellissimi da vedere ma un po’ statici: è un po’ il limite dei tableaux vivants.
      Per quanto riguarda Muti io stesso scrissi, 5 anni fa in occasione dell’Otello, che il suo approccio a Verdi mi era sembrato più meditato che in passato e, in quell’occasione – ero in teatro – segnalai anche lo scatto in avanti del rendimento dell’orchestra.
      Conosco bene i cantanti impegnati nell’Ernani per averli ascoltati live più volte e confermo la tua valutazione su tutti. Sono tra gli ammiratori della prima ora di questi artisti, in particolare di Tatiana Serjan che seguo quasi dagli esordi.
      E poi che vuol dire partigiana 🙂 ? Lasciamo il campanilismo a chi ne fa merce di scambio politico che è meglio! Credo che se tu avessi visto Traviata a Roma e Ernani a Milano non avresti cambiato parere sulle rispettive produzioni.
      Ciao e grazie!

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  25. don jose' 12 dicembre 2013 alle 12:33 pm

    ti segnalo recensione di Stinchelli sul suo blog, recensione che ho trovato “scomposta,inelegante,a tratti ingiustificatamente volgare,e pure leggermente in conflitto di interessi quando parla di regia”, come gli ho anche scritto.

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    • Iris 12 dicembre 2013 alle 5:20 pm

      Voglio essere seria ed estremamente chiara. Ho insegnato ai miei figli che ci sono occasioni per scherzare ed altre in cui non si puo’. Ho sentito per radio il modo in cui, con disprezzo, (non mi venga a dire che stava scherzando perche’ non me la bevo) Stinchelli parlava delle “braciole” e del “culone” della Signora Damrau. Ora, non era il Drive in, era la Barcaccia, trasmissione di cultura (??????). Si stava parlando di una Signora, di un’artista, di una persona colta, pergiunta sposa e madre, che credo si sia conquistata in piu’ occasioni il rispetto della societa’. Ma vedi, a quanto pare, noi donne possiamo arrivare a qualsiasi posizione, capo di stato, ricercatore, donna delle pulizie, capotreno, baby sitter, ma saremo sempre “misurate”. Che tristezza. Se dovessimo anche noi utilizzare il centrimetro chissa’ che fine farebbero certi individui.
      E qui mi fermo perche’ sono una signora.
      IRIS

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      • Amfortas 12 dicembre 2013 alle 5:55 pm

        Iris, hai perfettamente ragione e basta. Il fatto che poi Enrico parli bene o male dello spettacolo è del tutto ininfluente. Da un certo punto di vista a me avrebbe fatto gioco linkare la sua opinione, ma trovo che certe cose non si possano proprio dire. Non ho sentito la trasmissione – ormai ascolto saltuariamente, proprio perché il livello a mio parere è scaduto – ma ovviamente mi fido della tua testimonianza.
        Ciao e grazie anche a te!

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      • don jose' 13 dicembre 2013 alle 5:51 pm

        grande IRIS!!!!!!

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      • Amfortas 13 dicembre 2013 alle 7:24 pm

        Don José, non lodarla troppo ché si esalta 🙂 Su OC ho cercato di spiegare anch’io a Enrico che ha sbagliato, ma per ora non ha risposto, vedremo. Ciao!

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    • Amfortas 12 dicembre 2013 alle 5:50 pm

      Don José, ti rimando alla risposta di IRIS, che ha perfettamente colto quello che per me è il problema principale di quella paginata. Non a caso, quest’anno non ho ritenuto di linkare l’opinione di Enrico sul mio blog.
      Per quanto riguarda invece il conflitto d’interessi, come credo di averti già detto una volta, mi pare sia più una questione di opportunità e buonsenso.
      Ciao, ci si vede (credo) al Requiem verdiano!

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  26. Flaminio 12 dicembre 2013 alle 1:12 pm

    la trasmissione dell’audio da parte dei tecnici RAI è veramente indecente, ai limiti dell’incompetenza, dal momento che hanno scelto, inutilmente, una compressione troppo spinta. Dico inutilmente perche’ il segnale HD ha trasmesso complessivamente 8800 kb/s di dati video e “solo” 192 kb/s di dati audio (meno di uno su quaranta), mentre in trasmissioni simili estere un audio di molto migliore qualita’ e’ trasmesso almeno a 384 kb/s, anche riducendo un po’ il video, che non ne soffre. Anche chi non si intende di tecnica puo’ notare confrontando i numeri citati la limitata “spesa” dell’audio rispetto al video (1/20, 1/40), e non si capisce assolutamente la scelta dei tecnici (?) RAI in una trasmissione in cui il suono e’ fondamentale.

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    • Amfortas 12 dicembre 2013 alle 5:52 pm

      Flaminio, ciao e grazie della precisazione. Non entro nel merito per manifesta incompetenza 🙂 . Io posso solo segnalare che la RAI ha un audio pessimo e sempre peggiore di altri emittenti.
      Grazie, ciao!

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  27. Heldentenor 13 dicembre 2013 alle 9:13 pm

    Serata divertente, ho scritto a Beczala che siccome mia moglie mi costringe talvolta a tagliare la verdura, se viene a darmi una mano. Lukic, visto dal vivo come Scarpia , sempre a Milano, non mi piace come timbro e ha muggito qua e là, non molto nobilmente. Damrau è brava , ma costretta a quella ridicola recitazione dal regista russo Tscher..nobil, mi è sembrata poco a suo agio. La Zampiera-Wanna Marchi era terrificante, che triste fine. Tempi lentiiiiiii………è durata più del Parsifal, ma Gatti dirige sempre così? Ridicola fine del regno di Lissner, che vada pure a Parigi….o cara………Isotta sul Corriere firma il pezzo del giorno 9 precisando che è persona dichiarata non gradita dalla Scala…hahahahahahaha, cattivone, in confronto sei un angioletto.

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  28. Heldentenor 13 dicembre 2013 alle 9:15 pm

    Per quanto riguarda l’audio io ero in cuffia e avevo un fastidioso eco sulla Damrau in effetti.

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  29. cosoli@alice.it 13 dicembre 2013 alle 9:26 pm

    Allegato per Amfortas, quando Traviata era Traviata e il Verdi era il Verdi, con Carreras infante, e la dama a sinistra che brinda che è la mia mamma, corista del Verdi per tanti anni. Ciao Lorenzo P.s. Secondo me la Ricciarelli quella volta era più in carne della Damrau….

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    • Amfortas 14 dicembre 2013 alle 9:14 am

      Heldentenor, risposta cumulativa :-). Non vedo l’allegato, ma credo che tu ti riferisca alla Traviata al Verdi nel 1976, me la ricordo bene! Magari mandami la foto via mail ok?
      Sul resto non so che dire, ma fonti più che attendibili mi hanno riferito che tutto il cast nella seconda recita ha cantato molto meglio – succede spesso, si sa – mentre sulla regia e sulla direzione continuo a sentire pareri discordanti che vanno da pessimo a straordinario. Di mio ti posso dire che pur avendo la possibilità di vedere live lo spettacolo ho rinunciato.
      Ciao, ci si vede!

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  30. Alucard 15 dicembre 2013 alle 10:26 pm

    Chissà cosa sarebbe successo se lo avesse detto, nome a caso, a una Dessì 😉

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  31. Amfortas 16 dicembre 2013 alle 9:03 am

    Alu, ciao. Molto semplicemente di Daniela Dessì non avrebbe mai detto una cosa del genere, figuriamoci 🙂
    A presto!

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  32. lamary 16 dicembre 2013 alle 10:36 am

    buongiorno a tutti! arrivo anch’io! e concordo con voi più o meno su tutta la linea.
    non sono contraria alle trasposizioni, alle novità e nemmeno alle provocazioni, ma una nuova interpretazione dovrebbe riuscire ad essere tale pur seguendo le indicazioni lasciate dagli autori (e, voglio dire, che autori!): se Annina non è prevista in scena, per esempio, credo che non dovrebbe esserci.
    non sono, poi, riuscita ad apprezzare tutte quelle movenze, occhiatine, toccatine di Violetta nel primo atto: era una volgarità spinta all’eccesso (come le pillole e l’alcol nel finale!), che poco si addice al personaggio. forse sbaglio, ma ho sempre immaginato la protagonista non riuscire ad immergersi nello schifo che la circonda, quasi camminarci sopra in punta di piedi, mentre questa ci sguazzava con soddisfazione!
    poco da dire sulla totale mancanza di gusto estetico in costumi, scene, arredi… (e gli angioletti appesi a quell’orrido lampadario country-kitsch??? 🙂 )
    l’unica idea “moderna” che ho colto è stata una sorta di difficoltà, tutta contemporanea, di fermarsi e riflettere, fermarsi e guardarsi negli occhi, fermarsi e soffrire.
    era tutto un correre, versare il tè, tagliare le verdure, prendere cose dalla credenza, un po’ come facciamo nella vita di tutti i giorni, riempiendoci di cose per “non pensare”.
    dei cantanti avete parlato con competenza ed ironia e non saprei dire nulla di più o di meglio. non mi sembra neppure il caso di parlare da un lato della stupidità di chi ha criticato le forme prorompenti della Damrau (che, tra l’altro, vestita con un minimo di gusto, sarebbe stata bellissima, sensuale, femminile), dall’altro di chi ha pensato che i fischi fossero dovuti alla provenienza dei fischiati…
    un unico commento sul Maestro Gatti: passatemi il termine, un vero “mosciume”! non ho sentito quasi mai quella brillantezza, quel colore che farebbero riconoscere Verdi tra milioni di autori.
    quanto ai loggionisti, che da qualche mese frequento con curiosità, è vero che hanno il fischio facile e che sarebbe stato pressochè impossibile accontentarli, ma è pur vero che in teatro dev’essere passata solo una gran confusione sul palco.
    d’altra parte, il Maestro li aveva provocati e non poco: due giorni prima dello spettacolo sul corriere online campeggiava un articolo dal titolo “non temiamo gli ultrà”.
    eh ma allora te le cerchi!!! 😀 (scherzo, ovviamente)

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  33. lamary 16 dicembre 2013 alle 10:38 am

    e non prendetemi in giro, ma devo confessare di essermi emozionata fino alle lacrime quando, eseguito l’Inno di Mameli, qualcuno ha gridato Viva Verdi! ho pensato “chissà com’è felice il Maestro in questo momento!”, ho i brividi ancora adesso a pensarci! 🙂

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    • Amfortas 17 dicembre 2013 alle 10:03 am

      lamary, grazie per aver lasciato il tuo parere, graditissimo. Chioso solo sulla tua postilla patriottica. Mi fa piacere che ci siano ancora persone che si emozionano durante l’inno ma, a dire il vero, io lascerei volentieri queste manifestazioni di retorica fuori dai teatri 🙂 . Un modo serio per onorare Verdi e la cultura italiana sarebbe di non farla elemosinare aiuti dalla politica!
      Ciao e grazie 🙂

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  34. Giovanna 17 dicembre 2013 alle 11:05 am

    Ciao Amfortas, sto seguendo la polemica con Enrico Stinchelli su operaclick e volevo ringraziarti per i tuoi commenti sul blog e sul sito.
    Giovanna

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