Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: buona la prima.

Trieste, Un ballo in maschera, 9 gennaio 2014

Bello tornare al Teatro Verdi di Trieste per l’apertura della stagione lirica 2014 e ancora più soddisfacente notare che i segni del tempo non lasciano solchi solo sul mio bel sembiante.
Le prime teatrali, come si sa, sono anche occasioni mondane (in senso buono, smile) in occasione delle quali, soprattutto le signore a dire il vero, sfoggiano gioielli e vestiti straordinari, quasi sempre improntati a quella delicata sobrietà che caratterizza anche le loro esistenze. Qual è il problema, direte voi? Beh, che con la crisi qualche volta anche le signore perbene sono costrette a indossare abiti, pur lussuosi, di qualche anno prima. Nel frattempo la situazione è cambiata e perciò quel vestitino firmato che cadeva bene l’anno scorso ora cade e basta, oppure stringe facendo scattare il temuto effetto insaccato. L’osservatore attento, quale sono io – che, diciamolo, la mia porca figura la faccio sempre anche come bullo in maschera (strasmile) – è particolarmente attratto da quei personaggi (uomini e donne) che non si rendono conto che il tempo passa, accidenti. Per alcune di queste persone, peraltro, la valutazione estetica è simile a quella che si dà agli acuti dei cantanti: poca o tanta roba ma comunque mal sostenuta (smile). Ma è tempo di passare alla parte meno seria, e cioè agli esiti artistici di questa prima.Fondazione Teatro Lirico G. Verdi

E via, si riparte, finalmente. Credo che in alcune situazioni sia importante ricominciare e se – come da saggezza popolare – chi ben comincia è a metà dell’opera, è stato un buon inizio, confortante per il futuro della fondazione triestina. A chi sguazza nell’orrido campo della strumentale polemica politica si risponde con i fatti. Teatro pieno, molti giovani, grande successo di pubblico e livello artistico complessivamente buono.
Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi sembra una di quelle opere adatte a sanare situazioni di stallo, anche psicologico, perché è un concentrato di melodramma nel senso più tradizionale e autenticamente popolare. Una trama intrisa di passioni, di intrighi, di equivoci. Una musica ricca di accattivanti melodie ma anche e soprattutto di finezze, nel suo oscillare tra una brillantezza e magniloquenza da grand-opéra e una drammatica interiorità quasi da teatro scespiriano.
E il bellissimo allestimento storico di Pierluigi Samaritani, qui ripreso da Massimo Gasparon, ben coglie lo spirito dell’opera con lo sfarzo contenuto dei costumi, le appropriate e sobrie coreografie, le scene imponenti che non sono mai stucchevoli e valorizzate dai sottili cromatismi delle luci. Non è questione di rispettare il libretto, ma di rispettare la tinta cangiante della musica, di evidenziarne i non pochi bagliori in una partitura scura, ombrosa quando non addirittura tetra.

Aris Argiris e Gianluca Terranova

Aris Argiris e Gianluca Terranova

Gianluigi Gelmetti trae il meglio da una magnifica Orchestra del Verdi che risponde bene ai tempi spediti e alle sollecitazioni anche violente del direttore. Ne esce una concertazione ricca di chiaroscuri che ben caratterizza la virtuosa ambiguità di fondo della musica di Verdi. L’accompagnamento ai cantanti è scrupoloso, attento alla specifica vocalità dei singoli sia nelle arie sia nei concertati.
Eccellente il rendimento del Coro, per musicalità e compattezza, certo, ma anche per l’impegno in scena.

Rachele Stanisci e Ginaluca Terranova

Rachele Stanisci e Ginaluca Terranova

Gianluca Terranova è stato un convincente Riccardo, perché ha saputo cogliere sia l’estroversione del personaggio, quella tendenza alla nobile guasconeria che si manifesta all’inizio dell’opera, sia i meditati ripiegamenti degli atti successivi. La voce è di quelle tipicamente italiane, gradevole e di timbro caldo e moderatamente scuro. Nell’ambito di una prova di rilievo ho trovato davvero assai ben risolto il finale, in cui il tenore ha dato conferma di ottime capacità attoriali nella scena della morte che, si sa, è spesso foriera di eccessi interpretativi.

Mariana Pentcheva e Ginaluca Terranova

Mariana Pentcheva e Ginaluca Terranova

Rachele Stanisci, dopo una sortita piuttosto problematica, si è ben ripresa nel proseguo, in una parte che notoriamente è tra le più difficili (la più impegnativa?) scritte da Verdi per la corda di soprano.
La cantante ha saputo restituire l’angoscia dell’innamorata infelice, il rammarico della moglie infedele in fieri la cui sorte è segnata da avvenimenti che non riesce a controllare.
La voce si espande piuttosto bene nel registro acuto nel quale però la dizione si fa a volte confusa, i centri sono rigogliosi ma la prima ottava è poco timbrata. Poco male, se il temperamento soccorre e una recitazione efficace ma misurata aiuta la definizione del personaggio.

Scena iniziale, I atto

Scena iniziale, I atto

Aris Argiris è subentrato last minute a Devid Cecconi, influenzato, e il fatto che avesse cantato la generale il giorno prima ha probabilmente contribuito ad accentuare qualche tensione vocale, che si è manifestata soprattutto nell’impervia tessitura dell’aria Eri tu. In ogni caso anche la prova del giovane baritono, che ha voce di buon volume, è sembrata valida. Certo, un canto più sfumato sarebbe stato più adatto a rendere i tormenti dello sposo di Amelia, ma le sostituzioni in corsa vanno sempre considerate con benevolenza.
Sandra Pastrana ha dato vita a un efficace Oscar ed è sembrata più a suo agio nella canzone del terzo atto che in quella del primo, in cui alcuni acuti sono parsi ghermiti. Ottima la presenza scenica, inoltre, mentre a tratti è risultata rivedibile la dizione.

Il finale dell'opera: da sinistra Rachele Stanisci, Gianluca Terranova e Sandra Pastrana.

Il finale dell’opera: da sinistra Rachele Stanisci, Gianluca Terranova e Sandra Pastrana.

Mariana Pentcheva era nei panni di Ulrica e ha incassato il primo applauso a scena aperta della serata. Pur con qualche asprezza negli acuti, il suo rendimento è stato lusinghiero in una parte impegnativa che prevede discese vertiginose sul pentagramma.
Molto ben coperte le parti di contorno, che sono state interpretate con proprietà vocale e scenica da Dario Giorgelè (Silvano), Gianpiero Ruggeri (Samuel), Giacomo Selicato (Tom), Dax Velenich (Un giudice) e Roberto Miani (Servo di Amelia).
Il pubblico era quello delle prime, che per default è piuttosto freddo e disattento, ma alla fine lo spettacolo è stato applaudito calorosamente. Alle singole grande successo per tutta la compagnia artistica e applausometro ai vertici per Gianluca Terranova, Rachele Stanisci e Gianlugi Gelmetti.

Un saluto a tutti, alla prossima!

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19 risposte a “Recensione semiseria di Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: buona la prima.

  1. Enrico Bruno 10 gennaio 2014 alle 7:12 pm

    Sei stato a mio avviso un po’ troppo magnanimo…A mio avviso la prima scena del primo atto musicalmente lasciava a desiderare. Terranova era incerto vocalmente ma anche come attore girando per la scena alla ricerca di non so bene che cosa… Di Oscar hai detto bene, ma anche Argiris nell’ Alla vita che t’arride non era al 100 per cento. Poco male nel proseguo la serata e’ andata migliorando fino allo splendido finale. E poi l’allestimento finalmente tradizionale….bravi.
    Splendida poi l’idea di accumunare nell’applauso finale artisti e maestranze!

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    • Amfortas 10 gennaio 2014 alle 7:43 pm

      Enrico, è la prima volta in tanti anni di carriera che mi dicono che sono di manica larga 🙂 , ma accetto volentieri il tuo amichevole appunto. Ho considerato che la prima è sempre una recita particolare, in cui l’emozione dell’esordio in un teatro importante può creare qualche disagio.
      Ciao e grazie!

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  2. Daniele Scarpetti 10 gennaio 2014 alle 9:26 pm

    Bellissima opera “Un ballo in maschera” e mi fa tanto piacere che, sostanzialmente, tutto sia andato bene. E’ un’opera che lo merita veramente. Mi è piaciuta molto la tua “critica” che mi ha ricordato le recensioni di Rubens Tedeschi che leggevo sempre nei miei venti/trenta anni. Spero che tu, Paolo, lo considera un complimento: per me lo è!

    Ciao Paolo e grazie!

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  3. daland 10 gennaio 2014 alle 11:57 pm

    Questa del “bullo in maschera” sembra una battuta facile di auto-coscienza (!) invece potrebbe tranquillamente sostituire il titolo originale: sia Riccardo che il suo alias Gustavo sono effettivamente due paoli (smile!) a dispetto della nobiltà di rango o di censo.
    Ciò detto, la tua recensione mi ha praticamente fatto assistere allo spettacolo!
    Ciao!

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  4. francesca 12 gennaio 2014 alle 11:17 am

    Buongiorno Sig.Bullo la leggo da tanto tempo ma non sono mai intervenuta. Ero anche io presente alla prima e sono perfettamente d’accordo con lei in tutto. Ieri ho visto il secondo cast e il baritono Argiris ha cantato meglio della prima, forse era più rilassato.
    Mille grazie per i suoi articoli divertenti e allo stesso tempo competentI! Leggo sempre col mio ragazzo anche le sue recensioni dall’orrida Venezia e ce la spassiamo un mondo! Francesca

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  5. Susan Klee 12 gennaio 2014 alle 2:10 pm

    Thank you so very much for your great article!! We were there, and agry with each and every of your words!! It was an opera night, we will never, ever forget!! We are coming from Cologne/Germany (quite a long way) to hear and see our favorite singer, the great Tenore, Gianluca Terranova and it was more than worth, the most wonderful Ballo we have ever see!! Thank you for the BEAUTY!!

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  6. furiop 13 gennaio 2014 alle 11:09 am

    Un bel “Ballo in maschera” in un bel Teatro, in una città oggi scintillante.
    In tempi di crisi e difficoltà, grazie ovviamente all’aiuto pubblico, si creano momenti di grande bellezza.
    In loggione una “prima” ricca di saluti. “La vedi quele due la zò, le xe amiche e da quindici ani le ga lo steso posto: so perché jero drìo de ele tanto tempo”.
    Ricordo quando avevo quindici anni, l’attesa sulla tromba delle scale del loggione per il posto in piedi, il chiacchiericcio e il ricordo delle passate edizioni.
    La stessa magia ieri in teatro: che bello!

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  7. Alucard 13 gennaio 2014 alle 6:36 pm

    Questo era il mio primo Ballo in maschera e mi è piaciuto abbastanza.
    L’allestimento trazionale era piacevole, non mi hanno entusiasmato i costumi, troppo sgargianti. La direzione spedita, secondo me ha penalizzato un po’ i momenti più lirici.
    Non voglio dilungarmi troppo sui cantanti, diciamo che sono d’accordo con quello che hai scritto.
    Una domanda. Ma dalla platea come risultava la scena? Dalla mia posizione alta e laterale, risultava un po’ vuotina. Non so se fosse un problema di luci. Grazie e alla prossima! 🙂

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    • Poliziano 14 gennaio 2014 alle 11:48 pm

      Viste dalla platea le scene non erano per niente vuote e ben distribuite.
      Non mi è sembrato logico il fatto che i due amanti restino praticamente soli alla fine con l’entrata vendicativa di Renato. Il tutto dovrebbe invece svolgersi, se non sbaglio, nell’intreccio della danza generale.
      Ho trovato anch’io la direzione un pò spedita nei momenti lirici, in cui ci si aspettano dei rallentati, delle mezze voci espressive, delle riprese contrastanti.. ma c’era il materiale vocale adatto a queste grandi pennellate cromatiche?
      Penso tutto sommato, che Gelmetti ha gestito bene il discorso musicale senza imporre effetti che forse non avrebbe potuto ottenere completamente. (Parlo del secondo Cast, recita di sabato 11)
      Ciao

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      • Amfortas 15 gennaio 2014 alle 1:02 pm

        Poliziano, il tuo intervento è molto stimolante. Trovo che un direttore debba tenere conto anche delle potenzialità delle voci che ha a disposizione. Quando ho sentito Gelmetti (non solo a Trieste in questi ultimi anni) mi ha sempre dato la sensazione i tenere ben presente questa “regola”.
        Ciao e grazie!

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      • fadecas12 17 gennaio 2014 alle 6:01 pm

        Mi associo, dopo avere visto la replica di ieri (giovedì 16) nell’individuare come una pecca notevole di questa edizione il piglio troppo spiccio e berasgliere della direzione di Gelmetti. Sono anche d’accordo che probabilmente due dei protagonisti del primo cast si sarebbero trovati in difficoltà con una concertazione dal respiro più disteso e più variegato nelle sfumature, mentre credo che quella che a me è sembrata la migliore, l’Amelia di Rachele Stanisci, avrebbe reso ancora di più sul versante intimistico e patetico del personaggio. Mi è sembrata comunque un’edizione nel complesso più che discreta.
        Un saluto a Paolo, Fabrizio

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      • Amfortas 18 gennaio 2014 alle 2:33 pm

        Fabrizio, ciao! Io ho definito spedita la direzione di Gelmetti, non so se intendiamo la stessa cosa. In ogni caso, preferisco che la musica scorra e che il passo teatrale sia incalzante. Sul resto non ho obiezioni. Continuo a predicare che dobbiamo ricordarci che siamo a Trieste e non a Londra o simili 🙂
        Ciao, a presto!

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  8. Alucard 13 gennaio 2014 alle 8:50 pm

    P.S. Ti dedico questa pubblicità.

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    • Amfortas 13 gennaio 2014 alle 9:42 pm

      Oddio Alu, mi sono rotolato dalle risate 🙂 La prossima volta che vado nell’orrida Venezia mi porto la telecamera e immortalo la straziante scena dei gabbiani assassini che fanno scempio di qualche grande obeso yankee!
      Le scene a me sono piaciute molto, non mi sono sembrate vuote. Ti racconterò del Parsifal a Bologna…
      Ciao!

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