Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione abbastanza seria della Scala di seta di Gioachino Rossini al Teatro Malibran di Venezia.

La scala di seta, Venezia Teatro Malibran 17 gennaio 2014

Di nuovo l’orrida Venezia mi si è presentata intristita e semi abbandonata dai turisti: devo cominciare a preoccuparmi? Guardate che ora c’è pure l’ovovia sul Ponte di Calatrava eh? Tra l’altro è costato una cifra impressionante, mica si può trascurarlo così!ovoviaInsomma, ieri l’unica soddisfazione me l’ha data un fruttivendolo alloctono il quale, scuotendo la tenda del suo baracchino per liberarla dall’acqua mi ha sommerso con quel paio di centinaia di litri di un liquido che definirei, vista la consistenza, melmoso. Vorrei non avanzare ipotesi sul “materiale” che ha reso l’acqua piovana, avete suggerimenti (strasmile)?
Ma, come sempre, passiamo alle cose meno serie.

scala 1Semplificando molto un discorso che sarebbe complesso, si può dire che dal punto di vista della struttura musicale e dell’ispirazione artistica le farse di Rossini rappresentino uno dei ponti tra la musica operistica del 1700 e quella del 1800. Uno snodo centrale, di fondamentale importanza storica. Già questa considerazione sarebbe sufficiente a far rivedere con attenzione un certo atteggiamento di sufficienza con il quale, ancora oggi, si guarda a questi (capo)lavori.
Nel 2011 è nato un lungimirante progetto di collaborazione tra il Teatro La Fenice e l’Accademia di Belle Arti di Venezia e agli allievi di quest’ultima è stata affidata la realizzazione scenotecnica delle cinque farse di Rossini. L’iniziativa, di per sé lodevole, a mio parere riveste anche una notevole valenza metaforica se si pensa che gli studenti sono in fieri i professionisti del settore di domani, quelli che appunto ci guideranno sulle nuove strade artistiche del teatro lirico tout court.scala 2
Dopo L’inganno felice, L’occasione fa il ladro, La cambiale di matrimonio, tutte allestite nel delizioso Teatro Malibran tra il 2012 e il 2013, ieri sera è stato il turno di La scala di seta, affidata alla regia di Bepi Morassi.
Il regista rivisita con gusto l’esile trama e la colloca nell’ambiente cinematografico (forse hollywoodiano) degli anni trenta del secolo scorso. In una sfarzosa dimora si dipana la vicenda della movie star Giulia, costretta a sposarsi in segreto per ragioni di carriera, tormentata dai paparazzi e dalla stampa e circondata da una corte dei miracoli di tirapiedi, bodyguard, ballerine, produttori in odore di mafia e segretaria – la cugina Lucilla – in piena tempesta ormonale.
Come sempre nella trasposizione temporale ci scappa qualche incongruenza e forzatura, ma il lavoro sui personaggi, tutti ben caratterizzati, e la realizzazione dell’idea registica da parte degli allievi è magnifica.
Imponente la scenografia, che divide in due parti la casa di Giulia in modo che si possano seguire contemporaneamente le varie singole vicende. I costumi sono belli e dai colori sgargianti, le luci creano suggestivi cromatismi che sottolineano e sostengono in modo efficace sia i momenti più scopertamente comici sia quelli più riflessivi.scala 3
Dal lato musicale i risultati sono meno brillanti, non tanto per mancanze dei singoli ma perché queste opere giovanili rossiniane richiedono una personalità e maturità artistica rilevanti.
Alessandro De Marchi, alla guida di un’ottima Orchestra della Fenice, dopo una Sinfonia brillante e comunque nell’ambito di una prova positiva, mi è sembrato molto cauto e sin troppo controllato. In questo modo la direzione ha mantenuto una discreta eleganza ma è venuta a mancare un po’ di quella caoticità allucinata che rende quest’opera travolgente e trascinante.
Irina Dubrovskaya si è trovata abbastanza a proprio agio nella temibile parte di Giulia, mostrando notevoli qualità sia nella coloratura sia nel fraseggio, che soprattutto nei recitativi le ha consentito di rendere compiutamente anche le tinte più sfumate del personaggio oltre che una buona esecuzione dell’aria Il mio ben sospiro e chiamo.
Ottima la resa complessiva di Paola Gardina, che col suo bel timbro ambrato ha connotato di spiritosa sensualità la parte di Lucilla, segnatamente nell’aria Sento talor nel core, risolta anche grazie a una disinvoltura non comune sul palco.scala 4
A Giorgio Misseri (Dorvil) vanno riconosciute una bella dizione e una voce di timbro chiaro e piacevole, adatto alla parte, oltre che un generale buongusto artistico, ma l’alta tessitura l’ha costretto a qualche forzatura non gradevole nell’aria Vedrò qual sommo incanto.
Molto centrata sotto ogni punto di vista la prestazione di Omar Montanari, che ha tratteggiato un Germano pienamente convincente ed empaticamente impacciato, che risulta virtuosamente buffo ma non volgare e ha ben cantato Amore dolcemente, facendo ampio uso di mezzevoci.
Centrata dal lato attoriale anche la prestazione di Claudio Levantino, un Blansac giustamente tonico e brioso sulla scena ma dalla voce piuttosto flebile.
Incerta dal lato vocale la prova di David Ferri Durà quale Dormont, che però è stato anch’egli incisivo in scena.
Il pubblico – a dire il vero numeroso ma non straripante – ha apprezzato senza se e senza ma questo spettacolo e ha applaudito i cantanti anche a scena aperta. Alle singole grande successo personale per Irina Dubrovskaya e Omar Montanari.
La collaborazione tra La Fenice e l’Accademia quest’anno prevede una ripresa dell’Inganno felice e un nuovo allestimento del Signor Bruschino nel 2015, appuntamenti da non perdere sia per gli auspicabili buoni esiti artistici sia perché il progetto merita attenzione ed entusiasmo.    

Un saluto a tutti, alla prossima!        

VENEZIA, TEATRO MALIBRAN 17 Gennaio 2014

 

Dormont David Ferri Durà
Giulia Irina Dubrovskaya
Lucilla Paola Gardina
Dorvil Giorgio Misseri
Blansac Claudio Levantino
Germano Omar Montanari
   

Direttore Alessandro De Marchi

Regia Bepi Morassi
Scene, costumi e luci Scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Venezia
 

Orchestra del Teatro La Fenice

 

                                                                                                                                     

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