Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione seria di La Clemenza di Tito al Teatro La Fenice di Venezia.

Anche Daland è rimasto soddisfatto.

È cominciata con un minuto di silenzio per ricordare la scomparsa di Claudio Abbado, com’era giusto e sacrosanto, la serata alla Fenice di Venezia in occasione della prima della Clemenza di Tito di Mozart.
Anch’io, per rispetto, questa volta lascio frizzi e lazzi nel cassetto.Tito 5
Opera per lungo tempo negletta – e davvero oggi non se ne capiscono i motivi – della produzione mozartiana, La clemenza di Tito è stata riproposta alla Fenice nell’allestimento storico, risalente al 1982, di Ursel e Karl – Ernst Herrmann, coniugi tedeschi che firmano anche scene, costumi e luci.
Uno spettacolo, questo, che a suo tempo suscitò sanguinose polemiche che coinvolsero anche Riccardo Muti. Tito 9
Rivisto oggi, dopo che il fiume impetuoso del teatro di regia è tracimato spesso causando danni anche gravi al microclima dell’opera lirica, la prima sensazione è che lo scorrere degli anni non abbia in alcun modo intaccato la potenza evocativa dello spettacolo – in alcune circostanze il tempo è davvero galantuomo – che incanta ancora per la lucida capacità di evidenziare le tematiche affrontate nell’opera di Mozart.
L’allestimento, in un’atemporalità che oscilla tra neoclassicismo e modernità, è caratterizzato da un’algidità di fondo – le scene sono perlopiù bianche – ora accentuata ora attenuata dalle bellissime luci, screziata dai magnifici costumi (cosa sono quelli indossati da Vitellia!) e soprattutto “colorata” dalla recitazione dei cantanti ai quali è richiesto un impegno attoriale fuori dal comune.Tito 2
Il risultato è – a mio parere – entusiasmante e grazie anche all’inserimento di pochi elementi scenici stilizzati, quella che a suo tempo fu definita ingenerosamente “una scatola bianca” si rivela in realtà un contenitore sì essenziale ma sobriamente razionale (illuminista!) e in sostanza più ricco di tanti altri allestimenti gravati da ciarpame scenografico all’insegna del trovarobato.
Il fatto è che in questo caso non ci sono trovate registiche, non c’è la stucchevole voglia di épater le bourgeois, ci sono idee (numerose, tanto che non mi cimento in una descrizione dettagliata dello spettacolo), queste idee sono coerenti con la drammaturgia originale e perciò la regia diventa un valore aggiunto straordinario. Tito 4
Perfettamente in linea con l’ispirazione registica mi è sembrata la direzione di Ottavio Dantone, il quale spoglia la partitura da ogni retorica magniloquenza e con dinamiche stringenti e vivaci e grande attenzione al palco ottiene un risultato di rilievo da un’Orchestra della Fenice in ottima serata.
Dantone ci restituisce una Clemenza di Tito priva di orpelli e contemporaneamente maestosa nella sua scabra essenzialità. Un esempio per tutti: il finale primo caratterizzato dal famoso quintetto con coro (Deh conservate, oh Dei).
La compagnia di canto è stata all’altezza di regia e direzione.Tito 7
Personaggio tormentato, Vitellia, sempre in bilico tra una sensualità languida ma prorompente e allo stesso tempo preda di furori improvvisi e devastanti. Carmela Remigio, la cui voce col tempo ha acquisito rotondità e spessore senza perdere penetrazione e brillantezza, tratteggia una Vitellia di grande qualità e lo fa in primis col canto in una parte che definire difficile è davvero un eufemismo. Le due famose arie (l’iniziale Deh se piacer mi vuoi e il Rondò finale Non più di fiori) sono state cantate benissimo ma è nel fraseggio, nell’attenzione al testo e nell’intensa recitazione che il soprano ha trovato la chiave di volta per risolvere un personaggio che, per la sua ambiguità, non può essere reso in pieno solo sgranando la pur impegnativa coloratura delle arie. E poi l’artista è bella, bellissima in scena, seducente anche grazie ai costumi che ne valorizzavano la figura minuta.Tito 11
Non le è stata da meno Monica Bacelli, nella parte en travesti di Sesto. Anche in questo caso si tratta di un personaggio lacerato da mille contraddizioni, forse il vero motore di tutta la vicenda.
Prestazione, quella del mezzosoprano, che senza remore mi sento di definire memorabile a dispetto di qualche fissità negli attacchi che si è manifestata di tanto in tanto.
La Bacelli (ottima nella famosa aria Parto, parto) tratteggia un Sesto ipercinetico anche sul palco oltre che nell’anima, espressivo, emozionante, vivo, che quasi ci costringe a riflettere sulle nostre contraddizioni anche per una perizia attoriale non frequente nei cantanti lirici.
Molto buona anche la prova di Carlo Allemano nei panni di Tito.
Il tenore ha una voce dal timbro peculiare, che risulta scura ma allo stesso tempo solare e avvolgente, adattissima al personaggio.  L’artista, che vanta una presenza scenica imponente, ben si destreggia in una scrittura musicale molto insidiosa e il suo Tito, così umano e regale allo stesso tempo, alla fine convince pienamente.Tito 10
Eccellenti anche le prove di Raffaella Milanesi, Annio accorato e partecipe e dell’agile soprano Julie Mathevet (Servilia), che tra l’altro ci hanno regalato una bellissima interpretazione del celestiale duetto Ah perdona al primo affetto.
Convincente anche Luca Dall’Amico nei panni dell’inquietante Publio, al quale presta la sua franca vocalità di basso.
Bene il Coro, preparato come di consueto da Claudio Marino Moretti e ottimo il contributo di Roberta Ferrari al cembalo.Tito 3
Il folto pubblico ha accolto con entusiasmo questo spettacolo, tributando un successone a tutta la compagnia artistica. Alle singole trionfo per Carmela Remigio e ovazioni per Monica Bacelli.
Chi può non si perda questa produzione, vale la pena sotto ogni punto di vista.

Un saluto a tutti, alla prossima!

VENEZIA, TEATRO LA FENICE 24 Gennaio 2014

 

Tito Vespasiano Carlo Allemano
Vitellia Carmela Remigio
Servilia Julie Mathevet
Sesto Monica Bacelli
Annio Raffaella Milanesi
Publio Luca Dall’Amico
   

Direttore Ottavio Dantone

 
Regia , scene, costumi e luci Ursel e Karl-Ernst Herrmann
Regista collaboratore Joël Lauwers
   

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Maestro al cembalo Roberta Ferrari

 

Annunci

13 risposte a “Recensione seria di La Clemenza di Tito al Teatro La Fenice di Venezia.

  1. fausta68 26 gennaio 2014 alle 7:31 am

    Ecco, l’unico commento che mi viene è “peccato che sia a Venezia” altrimenti sarei andata di sicuro. L’opera mi piace e la tua recensione la fa apprezzare ancora di più! Non è facile trovare, insieme alla bella musica, scenografia, luci, voci belle che sanno anche recitare, ottima regia!

    Mi piace

    • Amfortas 26 gennaio 2014 alle 12:34 pm

      Fausta, ciao. In effetti in questo spettacolo gira tutto a meraviglia e sono grato alla Fenice – che per me è abbastanza facile da raggiungere – di aver scelto questo allestimento che pur essendo ormai…ben più che maggiorenne, non avevo mai visto live.
      Ciao e grazie!

      Mi piace

  2. giacinta 26 gennaio 2014 alle 9:34 am

    Ero indecisa sul da farsi ( ma non perchè trovi “orrida” Venezia 🙂 fino a quando ho letto la tua recensione:)
    p.s.
    devo a un tuo assiduo lettore e a te il mio imminente battesimo alla Fenice ( sarà la mia prima visione a teatro di un’opera in musica )
    Ti dirò al mio ritorno ( sempre che oggi riesca a procurarmi il biglietto 🙂

    Mi piace

  3. Giuliano 26 gennaio 2014 alle 12:56 pm

    va beh, “assiduo lettore” non me l’aveva ancora detto nessuno, per di più tuo… Che tempi!!
    🙂

    Mi piace

  4. Giuliano 26 gennaio 2014 alle 6:37 pm

    fammi pensare… Renzi, Renzi… giocava nell’Avellino o nel Bologna, un portiere – ne hai di memoria, però.
    🙂

    Mi piace

    • Amfortas 26 gennaio 2014 alle 7:57 pm

      Già già…Renzi chi? 🙂

      Mi piace

      • giacinta 27 gennaio 2014 alle 12:12 am

        Chiedo perdono a tutti e due; una neofita dovrebbe starsene zitta e limitarsi a leggere ( lei, sì, assiduamente ) :). In ogni caso, avevo promesso che sarei tornata a dire la mia su La Clemenza di Tito e lo faccio:)
        Ho trovato molto bella la scenografia che, così pulita, rende ogni azione, ogni dettaglio importante e porta in primo piano e attualizza il problema che il testo sviluppa, essenzialmente quello della fedeltà a se stessi e al proprio sistema di valori, accanto all’altro, quello della fedeltà alla ragione – più in linea con l’occasione in cui è stata composta l’opera, ovvero l’incoronazione di un sovrano “illuminato”- La colonna/nicchia in rovina , in cui si nasconde Sesto dopo aver attentato alla vita di Tito, è ciò che resta di un’azione “insana”, dettata dalla passione ed insieme un riparo dalla storia, dal tempo, una specie di doppio ( quasi un negativo ) di quella sorta di uovo comparso nella scena iniziale; In questa chiave ho letto anche il fuoco ( la passione, la rivolta, l’insania ) che si accende improvviso tra gli archi bianchi e puri in prospettiva ( la ragione ) . E’ un’opera davvero illuminista anche per il modo in cui Tito si relaziona a chi gli sta intorno: Diversamente da Sesto, Tito non cede all’impulso, medita, si chiede cosa sia meglio fare, cerca il dialogo anche con Sesto e Vitellia, vuole sapere cosa l’abbia indotto al tradimento… Un piccolo manuale per despoti illuminati, insomma che vogliano fermare la storia ( che intanto si muove per proprio conto e fa paura ). La musica di Mozart, così scopertamente limpida, razionale, armoniosa ben si addice a questa sorta di Arcadia fuori dalla storia dove il pugnale non uccide e ogni tradimento è perdonato e poi dimenticato, dove un imperatore può continuare a essere fedele a se stesso senza timore .
        In poche parole, sottoscrivo in toto la tua recensione e ti ringrazio:)

        Mi piace

      • Amfortas 27 gennaio 2014 alle 10:09 am

        Giacinta, le tue osservazioni sono interessanti e contribuiscono alla comprensione dello spettacolo, grazie!
        Per evidenti motivi di spazio e di tempo io non posso essere troppo analitico nella recensione, come capirai, mail bello del blog è proprio la possibilità di ampliare la discussione nei commenti. Fermo restando chedi questo allestimento si potrebbe parlare ancora a lungo.
        Ciao e grazie!

        Mi piace

  5. Alucard 26 gennaio 2014 alle 7:41 pm

    La clavicembalista ti ringrazia! 🙂

    Mi piace

  6. Pingback:La Top Ten 2014 su Di Tanti Pulpiti (con relative polemiche e tante bellissime foto) | Di tanti pulpiti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: