Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Le 10 cose meno note da sapere sulla Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Appuntamento giovedì al Teatro Verdi di Trieste.

Intervista a Ottavio Garaventa, il papà della nostra amica “principessasulpisello” aka Marina.

Giovedì prossimo, al Teatro Verdi di Trieste, si svolgerà la prima di Madama Butterfly di Giacomo Puccini.
Beh, non c’è molto di nuovo da dire su quest’opera, perciò mi limito a qualche curiosità, ovviamente semiseria.

1)      Nell’opera è citato più volte The Star-Splanged Banner, universalmente conosciuto come l’Inno Nazionale degli Stati Uniti d’America.
In realtà, sino al 1931, The Star-Splanged Banner era “solo” l’Inno della Marina Militare.

2)      Un bel dì vedremo è forse l’aria più famosa dell’opera. Il fil di fumo che desidera vedere la povera Cio-Cio-San è quello della nave che dovrebbe riportare il tenente Pinkerton in Giappone. Il nome della nave è Abramo Lincoln.

3)      Cio-Cio-San ha 15 anni (sono vecchia di già – dice – )

Renata Scotto (ehm...)

Renata Scotto (ehm…)

4)      All’inizio dell’opera Pinkerton chiede a Goro i nomi dei servitori della futura sposa. Essi sono Miss Nuvola leggera (cameriera), Raggio di sol nascente (il servitore) e Esala aromi (cuoco). Nella prima versione dell’opera, quella dell’esordio milanese del 17 febbraio 1904, a questo punto il bravo Pinkerton se ne usciva con “Muso primo, secondo e muso terzo”. Questo passo rimase anche nella ripresa bresciana, per poi scomparire nella versione definitiva.

5)      Nella prima versione di Milano non compariva l’aria del tenore “Addio fiorito asil”.

6)      La prima milanese dell’opera, secondo le cronache dell’epoca, fu salutata da “grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate”. Non male (smile).

7)      Nell’immaginario collettivo Butterfly fa harakiri. In realtà l’harakiri (o seppuku) è il suicidio rituale riservato ai maschi. Per le donne è previsto il Jigai.

8)      Nella Madama Butterfly la nota più alta che raggiunge il soprano è il Do5, il ReBemolle sovracuto all’inizio dell’opera è facoltativo, allo stesso modo del Do del tenore alla fine del duetto del primo atto. Quindi, se i due cantanti previsti nelle parti di Cio-Cio-San e Pinkerton non dovessero emettere gli acuti di cui sopra, per favore che non si gridi allo scandalo e alla profanazione (strasmile).

9)      Il Teatro alla Fenice di Venezia ospitò per la prima volta Madama Butterfly nel 1909. La seconda replica di quella produzione incassò 604.80 Lire. Pare però che nevicasse e facesse un freddo assurdo.

10)   Madama Butterfly è la sesta opera più rappresentata al mondo. Le prime cinque sono, nell’ordine: La Traviata, Carmen, La Bohème, Il Flauto Magico e Tosca.

Per chi volesse approfondire la questione che riguarda le varie versioni dell’opera, in questo libretto di sala del Teatro alla Fenice c’è un completo saggio a cura di Dieter Schickling.

Un saluto a tutti, alla prossima!

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13 risposte a “Le 10 cose meno note da sapere sulla Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Appuntamento giovedì al Teatro Verdi di Trieste.

  1. Furio Petrossi (@fpetrossi) 25 febbraio 2014 alle 3:20 pm

    Per chi volesse confrontare le diverse versioni del libretto: http://opera.stanford.edu/Puccini/Butterfly/libretto.html .
    Ho recentemente sentito la versione del 1904 (+”fiorito asil”: non si può farne a meno neppure in un’edizione “critica”) in streaming su http://www.streamingcarlofelice.com (mi pare che ci sarà un altro streaming il 2 marzo alle 15).
    Stinchelli diceva che bisognerebbe sempre (o più spesso) far quella, ma mi pare che da punto di vista drammaturgico la versione “definitiva” sia più coinvolgente.

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  2. Giuliano 25 febbraio 2014 alle 4:21 pm

    ho letto che i cinesi apprezzarono Turandot ma ebbero molto da ridire sui nomi dei tre ministri, Ping Pang e Pong. Chissà se ci si sono abituati oggi… Invece pare che la Butterfly sia sempre piaciuta ai giapponesi, tu sai se è vero?

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  3. Alucard 25 febbraio 2014 alle 5:37 pm

    Ottimo, stavolta non ti ho dovuto bacchettare 😛
    A giovedì!

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  4. Furio Petrossi (@fpetrossi) 25 febbraio 2014 alle 7:18 pm

    mi ė piaciuto visitare il sito http://daisyfield.com/music/jpm/Puccini.htm in cui sono indicate le fonti musicali giapponesi della Butterfly. Domenica sarò in loggione. Sono curioso…

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  5. Amfortas 26 febbraio 2014 alle 6:42 pm

    Ringrazio Furio per i preziosi contributi e saluto il mio amico Alucard, col quale ci vedremo domani.
    Giuliano, in merito alla tua domanda mi ricordo che ho letto da qualche parte (dove? Non pretendere troppo 🙂 ) che Puccini fece tesoro anche di un’esperienza piuttosto significativa e cioè la presenza (1902 o 1903) di una compagnia teatrale giapponese in transito a Milano. Inoltre, prese contatto con la moglie dell’ambasciatore giapponese in Italia, proprio per conoscere meglio usi e costumi di quel popolo. Immagino quindi, che al di là di qualche ingenuità – meno che nell’Iris di Mascagni, per dire – i giapponesi non potessero lamentarsi troppo.
    Chiedo scusa per la sintesi e la consecutio, ma sono davvero di fretta 🙂

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  6. francesca 27 febbraio 2014 alle 9:14 am

    Buongiorno Dott.Bullo, volevo chiederle come mai quest’anno non intervista i cantanti o i registi? Le sue chiacchierate erano interessantisime. Spero di incontrarla stasera prima dela recita! Francesca

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    • Amfortas 27 febbraio 2014 alle 10:29 am

      Francesca, ciao! Non sei la prima persona che mi chiede le interviste, proprio ieri sera l’amico Fabrizio mi ha sollecitato in tal senso e anche altri appassionati hanno fatto lo stesso nei giorni scorsi. Credo sia meglio che ti risponda in privato :- )

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  7. principessasulpisello 27 febbraio 2014 alle 4:59 pm

    La versione rappresentata, solitamente, è ridotta e manc di molte parti. Ho visto, una sola volta la versione originale, a Zurigo, ed è bellissima.

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    • Amfortas 27 febbraio 2014 alle 5:17 pm

      Marina, proprio recentemente hanno allestito a Genova la versione di Brescia. In generale le accoglienze mi sono sembrate tiepide, anche perché una specie di epidemia di mal di gola ha falcidiato primo e secondo cast.
      Ciao, ora metto il link dell’intervista di papà qui sul blog e su OC 🙂

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  8. Pingback:La Top Ten 2015 su Di Tanti Pulpiti (con tante belle foto). | Di tanti pulpiti.

  9. Paola Datodi 26 dicembre 2016 alle 9:44 pm

    carino… un po’ maligno quel “Renata Scotto, ehm” (ma nella foto è un’altra opera!) con riferimento all’età. Beh, dice Pirandello: si è mai vista una Giulietta di 13? Quel “vecchia di già” per le usanze locali corrisponde al latino “matura viro” che in effetti ci faceva ridere a scuola… Tutto interessante comunque,e mi permetto di aggiungere un’altra curiosità: la moglie americana di Pinkerton si chiama Kate, ma nelle didascalie: nel testo del libretto non viene mai chiamata per nome. Ciao!

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    • Amfortas 27 dicembre 2016 alle 11:52 am

      Paola, ciao e benvenuta. Non ricordo perché motivo abbia messo quella foto, probabilmente perché non ne trovavo una della Renata vestita da giapponesina.
      La Giulietta di 13 anni non l’ho mai vista, ma credo che un minimo di verosimiglianza sia utile è positivo. Quanto a Kate, ora non ho presente se viene nominata nella prima versione.
      Ciao e grazie per il passaggio (e sì, sono maligno 😉)

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