Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione poco seria di Madama Butterfly di Giacomo Puccini al Teatro Verdi di Trieste.

Madama Butterfly, Trieste 27 febbraio 2014

La Madama Butterfly di Puccini dilaga ovunque: in febbraio si è vista a Torino, Firenze, Genova e Trieste. Tra qualche settimana sarà la volta dell’orrida Venezia. Dove ti giri vedi una giapponesina e uno yankee assatanato. Madama Butterfly foto di F.Parenzan-0484Ci sono alcuni che chiamano il gatto Pinkerton, nonostante la nota ritrosia per l’acqua delle bestiole e altri che non trovano di meglio che appellare Cio-Cio-San il tablet col sistema operativo di Windows: vero è che tende a suicidarsi (smile).
Per non parlare di Grillo che a forza di rinnegare i suoi onorevoli deputati sembra uno Zio Bonzo con le idee meno chiare e un po’ suonato (strasmile).
Eppure, nonostante l’abbondanza dell’offerta, Madama Butterfly non ha sofferto di questo eccesso di esposizione e alla fine dell’opera qualche spettatore aveva gli occhi lucidi. Certo, qualcuno di questi era cambusiere anziano sulla Abramo Lincoln, ma pazienza (ultrasmile)!
Merito del bell’allestimento firmato da Giulio Ciabatti, anche, il quale lasciando da parte il proprio ego – e per un regista non è facile – si mette al servizio di Sor Giacomo che da lassù, immagino, ringrazia.
Scrivevo qualche anno fa:

Il lavoro del regista è certosino su tutta la compagnia di canto e nel complesso funziona bene ed è di buon gusto. Il regista trova equilibrio formale tra un minimalismo non ostentato e cura non sfarzosa dei particolari. Scabra e coinvolgente nella semplicità la prima scena del secondo atto, che vede Butterfly sola in scena con pochissimi oggetti, per esempio, così come invece appare affollato con garbo l’inizio dell’opera, in cui la protagonista compare quasi a sorpresa confusa tra il corteo dei parenti.foto di F.Parenzan-0710

A distanza di tempo confermo tutto e anzi l’allestimento ieri mi è sembrato ancora più centrato, anche nelle scene e nei costumi di Pier Paolo Bisleri e nelle luci di Claudio Schmid.
Sugli scudi l’Orchestra del Verdi, in serata straordinaria sotto ogni punto di vista e in tutte le sezioni.
Donato Renzetti lavora in armonia con la regia: cesella senza perdere di vista l’insieme e accompagna i cantanti che rispondono quasi tutti benissimo. Ottimo anche il Coro, una volta di più.
In qualche modo credo che questa produzione resterà nel ricordo di molti soprattutto per la grande prestazione della protagonista, Amarilli Nizza. E che gli altri non s’adombrino, non è il caso.
Il soprano, dopo un inizio faticoso, è cresciuta in modo esponenziale nel corso dell’opera tanto che – come sapete non mi sbilancio mai troppo – credo di poter affermare che la sua Butterfly di ieri sera possa reggere il confronto con buona parte di quelle, celebratissime, del passato.Amarilli Nizza foto di F.Parenzan-0772
La Nizza convince sia dal punto di vista vocale sia da quello scenico e alla fine la sensazione dalla platea era che abbia messo un po’ di tempo per “uscire” dal personaggio per ricevere gli applausi del pubblico.
Di ottimo livello anche il Pinkerton di Luciano Ganci, che mi è parso avere voce di qualità e adatta al personaggio. Ganci è uno dei pochi tenori che hanno davvero squillo, una voce di timbro piacevole e emessa con notevole omogeneità. Anche dal punto di vista della recitazione – penso per esempio a quando Cio-Cio-San la tira lunga nella vestizione per la prima notte – si vede una notevole partecipazione. Non è bello da dire ma la sensazione è che le avrebbe volentieri strappato il kimono a morsi (smile) fregandosene delle tradizioni giapponesi!Amarilli Nizza e Luciano Ganci in Madama Butterfly al Verdi di TSfoto di F.Parenzan-0592
Buono il rendimento di Filippo Polinelli nella parte di Sharpless, che è più insidiosa di quanto possa sembrare perché di tessitura piuttosto alta.
Brava pure Chiara Chialli, una Suzuki severa custode dei costumi giapponesi, visibilmente ostile all’arroganza imperialista americana, la cui voce di timbro contraltile ha creato un amalgama emozionante nel bellissimo duetto dei fiori con la vocalità del soprano.
Funzionale allo spettacolo, anche dal lato scenico, il Goro di Gianluca Sorrentino.
Luci e ombre tra i coprotagonisti tra i quali Giovanni Palumbo (Ufficiale del Registro), Pietro Toscano (Zio Bonzo) e Makoto Kuraishi (Yamadori) non sono sembrati particolarmente incisivi, mentre hanno ben figurato il solido Giuliano Pelizon (Commissario imperiale) e l’accorata e partecipe Silvia Verzier nei panni di Kate Pinkerton.
Eccellente il rendimento del Coro del Verdi.

Purtroppo anche in questa circostanza il pubblico non è stato certo quello delle grandi occasioni e, con una Madama Butterfly in scena, la circostanza fa pensare. Il motivo credo sia da ricercarsi principalmente nella crisi economica che sta distruggendo anche gli affetti  e le passioni di tutti e che immagino costringa il teatro a una gestione parca della comunicazione verso l’esterno.
In ogni caso gli spettatori hanno gradito molto la recita e alle uscite singole gli applausi hanno premiato tutti, con intensità particolare per Amarilli Nizza, Luciano Ganci e Donato Renzetti.

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19 risposte a “Recensione poco seria di Madama Butterfly di Giacomo Puccini al Teatro Verdi di Trieste.

  1. fausta68 1 marzo 2014 alle 7:52 am

    Sono stata il mese scorso al Teatro Comunale di Firenze a rivedere per l’ennesima volta la Madama Butterfly, opera che amo….
    Ero preoccupata perché nel giorno da me scelto in scena c’era il secondo cast. Invece ho sentito critiche non proprio esaltanti sul primo mentre Yoko Sato (cio-cio-san) e Vincenzo Costanzo (Pinkerton) sono stati più che all’altezza: belle voci, presenza scenica e bella interpretazione artistica. Una bella regia ed una scenografia semplice e il meraviglioso coro del Maggio hanno fatto sì che non rimpiangessi troppo Renata Tebaldi e Giuseppe Di Stefano che ho visto all’Opera di Roma nel ’58 o giù di lì!

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    • Amfortas 1 marzo 2014 alle 6:19 pm

      Fausta, anch’io ho sentito notizie positive della produzione fiorentina. Direi che un elogio da parte di chi, come te, ha ascoltato dal vivo quegli artisti che hai nominato è particolarmente gratificante!
      Ciao e grazie.

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  2. Iris 1 marzo 2014 alle 8:24 am

    Scusa, perche’ quel fatto del kimono “non e’ bello da dire”? Io lo trovo strepitoso. Cantanti/attori che ti emozionano e non cantano in maniera distaccata, ma si calano nel personaggio. Per quanto mi riguarda e’ diventata una caratteristica fondamentale che mi aspetto da un artista. Ti diro’ di piu’: i tenori, nei duetti d’amore, li tengo particolarmente sotto controllo. Mi aspetto sempre molto da loro.
    Ciao!
    IRIS

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    • Amfortas 1 marzo 2014 alle 6:24 pm

      Irina, ciao! Ma sì dicevo ironicamente 🙂 , sai bene che anche per me è fondamentale che gli artisti siano credibili anche dal punto di vista attoriale. Tu pensi a qualcuno in particolare, vero, quando dici che ti aspetti molto dai tenori (smile).
      Ciao bella!

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  3. Roberto Mastrosimone 1 marzo 2014 alle 10:29 am

    Nel suo piccolo anche al Teatro Superga di Nichelino (TO) fra tre settimane si potrà vedere e ascoltare Madama Butterfly. Probabilmente questa inflazione è dovuta al 110° anniversario dell’opera (almeno nella prima stesura) andata in scena il 17 febbraio 1904. Dubito però che il Regio di Torino sia stato motivato da ciò, sia perché è allergico agli almanacchi (quasi ignorò Verdi nel 2001 e nel 2013 si è limitato a un riciclaggio del Don Carlo e a un Gala con culatello incluso nel prezzo) sia perché le tre rappresentazioni fuori abbonamento della Butterfly mi sono parse più in coerenza con la politica del riciclaggio in atto nell’ente lirico torinese da un paio di stagioni.
    Ciao
    Roberto

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    • Amfortas 1 marzo 2014 alle 6:34 pm

      Roberto, grazie dell’informazione in merito a Nichelino. Per il resto io temo che non ci sia una strategia dietro ai tanti allestimenti della Butterfly…ogni anno si accavallano certi titoli. Mi ricordo di anni pieni di Carmen o Macbeth, senza che ci fossero ricorrenze particolari. E poi un pretesto per una Butterfly si trova sempre, qui per esempio erano i 100 anni dalla prima rappresentazione al Verdi.
      Io vorrei un Oberon con i sottotitoli in norvegese, cavolo!
      Ciao e grazie.

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  4. fadecas12 1 marzo 2014 alle 6:11 pm

    Assai confortato dal giudizio positivo di Paolo,che in genere non si sbilancia negli elogi al di là del giusto, mi aspetto molto dalla Nizza per la serata di giovedì prossimo … cantante per la quale farei veramente delle “follie” in questo momento, nel repertorio pucciniano e verista soprattutto. La sua Manon e la sua Angelica anni fa al Verdi, per quanto mi riguarda, hanno colpito nel segno e sono rimaste un modello di interpretazione pucciniana intelligente e moderna.
    A presto! Fabrizio

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    • Amfortas 1 marzo 2014 alle 6:38 pm

      Fabrizio, spero che Nizza si ripeta ai livelli della prima, mi farebbe davvero piacere. È importante che alcuni che l’avevano vista a Venezia l’anno scorso abbiano sottolineato come qui a Trieste abbia cantato meglio e, soprattutto, interpretato con maggiore incisività. Chissà, forse anche L’allestimento meno freddo di quello lagunare, non so.
      Ciao e mi racccomando, fammi sapere!

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  5. samuele 2 marzo 2014 alle 7:05 pm

    Caro Paolo, ma al Verdi c’è qualcuno che ascolta i cantanti prima di buttarli sul palcoscenico? Non sai che roba il tenore del secondo cast che ho sentito l’altra sera!

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    • petrossi 2 marzo 2014 alle 9:54 pm

      Samuele, l’ho sentito oggi, Domenica. All’inizio ha avuto problemi di intonazione, ma il duetto poi non è andato male. Piccoli problemi iniziali anche per la Yamazaki, ma è una cantante espressiva che sa rapportarsi bene con il pubblico: grandi applausi finali (con teatro pieno, almeno visto dal Loggione).

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    • Alan 2 marzo 2014 alle 10:13 pm

      Ero in sala alla recita del 28 e tutta questa oscenità io non l’ho sentita… È vero che Luis Chapa nel primo atto non ha brillato e si sentiva poco, ma poi si è ripreso e ha terminato bene. Non sarà il migliore tenore del mondo, ma proprio negargli il palcoscenico, sottintendendo un’incompetenza sua e del Verdi, mi sembra quantomeno esagerato.

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      • Amfortas 4 marzo 2014 alle 11:06 am

        Risposta cumulativa per Samuele, Alan (ciao, mi fa piacere rileggerti) e Furio.
        Non ho esperienza diretta della prestazione di Chapa, però non ho trovato ancora nessuno (neanche in privato via mail, mi scrivono in tanti) che ne abbia parlato bene. Inoltre il collega e amico Lorenzo che ha recensito la serata del 28 per OC è rimasto perplesso dalla prestazione del tenore. Su YT, in ogni caso, c’è un video tratto dalla Forza verdiana abbastanza esplicativo.
        Un caro saluto a voi.

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  6. margot 3 marzo 2014 alle 11:15 am

    Uh mamma, ma io sono la nipote di Cio-Cio-San???

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  7. fadecas12 7 marzo 2014 alle 12:57 am

    Assistito alla recita di questa sera (giovedì 6) con il primo cast. Sottoscrivo in pieno l’ammirazione di Paolo per l’omogeneità di questa produzione in tutte le sue componenti. In particolare, mi ha fortemente convinto la Nizza. Il suo timbro non vanta lusinghe particolari, il volume è a volte un po’ limitato, ma la saldezza dell’impostazione vocale in tutti i registri le consente di vincere tutte le insidie di questo ruolo molto scoperto, trovando spesso soluzioni originali e di grande espressività, con un dominio infallibile di ogni risvolto del personaggio.
    Anche se le ombreggiature che screziano la sua vocalità sono più adatte al versante drammmatico di Butterfly, ho apprezzato nel primo atto la sensualità che sa rendere con la densità del registro centrale, realizzando una Cio Cio San meno liliale del solito, una volta tanto partecipe dell’avvolgimento erotico di Pinkerton – e la buona simbiosi scenica e vocale fra i due protagonisti nel duetto d’amore mi sembra segni anche un punto notevole di questa edizione. Così, del pari, la chiusura in pianissimo del monologo finale, veramente esanime.
    Peccato – se ne è già parlato qui – che Paolo abbia abbandonato le interviste … altrimenti avrei dato non so cosa per sapere perchè la Nizza non affronti altri ruoli primo ‘900i in cui sospetto potrebbe lasciare un segno decisivo. Uno soprattutto: Fanciulla, probabilmente molto adatta anche al temperamento e sicuramente compatibile con la sua rigorosa tenuta vocale. Una Minnie, una volta tanto, non yankee nè teutonica …
    Ma mi scuso con Paolo per il fuori tema clamoroso 🙂
    Un saluto e grazie dello spazio di riflessione, Fabrizio

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  8. fadecas12 7 marzo 2014 alle 1:01 am

    Ah, dimenticavo una notazione : questa sera non ci sarà stato il sold out, ma il Verdi una volta tanto era, come si dice, un “teatrone” – specie nelle zone “alte” che il sottoscritto frequent – ; una volta tanto, anche la quantità del pubblico ha premiato uno spettacolo di ottima tradizione.

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    • Amfortas 7 marzo 2014 alle 9:34 am

      Fabrizio, ciao! Come sai ci tengo molto ai tuoi pareri e la tua soddisfazione per la prestazone della Nizza mi conforta, come allo stesso modo mi fa piacere che anche tu abbia apprezzato in toto lo spettacolo. Ho una buona notizia: Miss Nizza, in un incontro con gli artisti organizzato dagli Amici della Lirica, ha detto che a breve debutterà nella parte di Minnie, oltre che in altri personaggi piuttosto impegnativi. Se ho ben capito, l’esordio avverrà in Germania, dove il soprano è spesso ospite.
      Per il resto sono ben felice che il teatro sia stato quasi sold out. Per le interviste, ti ho già detto in privato. A proposito di informazione, non posso fare a meno di notare che il nostro quotidiano non ha pubblicato la recensione di questa Butterfly: a me pare uno scandalo incredibile, ma sembra che dell’argomento non importi nulla a nessuno. Eppure, sul Piccolo trovano ampia considerazione le gare di patate in tecia, l’olimpiade delle clanfe e, prestigiosa new entry, la gara di polpette.
      Potremmo chiedere alla versatile Nizza di lanciarsi a clanfa dal trampolino, ricoperta di patate in tecia mentre mangia una polpetta, chissà che non faccia notizia…
      un abbraccio e ciao!

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      • fadecas12 7 marzo 2014 alle 1:44 pm

        Caro Paolo,
        credo che la Nizza, vista la sua figura agile e dinamica, non avrebbe difficoltà a cimentarsi con successo anche in una gara nostrana 🙂
        Comunque concordo che sia quasi scandalosa la sparizione dal quotidiano locale delle recensioni agli spettacoli d’opera – e, aggiungo, di prosa.
        Ti immagini se succedesse qualcosa di simile per gli avvenimenti sportivi, annunciati prima ma non fatti oggetto di cronache e commenti a posteriori? Credo verrebbe giù il mondo …
        Ti ringrazio per la primizia sulle prossime tappe interpretative della Nizza! A presto
        Fabrizio

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      • Amfortas 8 marzo 2014 alle 7:01 pm

        Fabrizio, ciao. Credo che scriverò qualcosa sull’argomento Piccolo, come ti ho anticipato al telefono. A presto!

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