Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il Piccolo di Trieste: informazione e formazione. No se pol?

Sto per affrontare un argomento spinoso, che però mi sta particolarmente a cuore.
Non solo a me, a dire il vero, perché la decisione di scrivere qualcosa sui rapporti ambigui, diciamo così, tra il nostro quotidiano “Il Piccolo” e il Teatro Verdi di Trieste è maturata anche grazie ai solleciti di molti amici che, a vari livelli, s’interessano di cultura in generale e di musica lirica in particolare. Sono operatori culturali o semplici appassionati, lavoratori dello spettacolo e giornalisti. Ultimamente anche qualche artista di prestigio impegnato sui palcoscenici triestini.LOgo 1
Avrei potuto scrivere alla rubrica “Segnalazioni” del giornale, ma ho notato che quasi sempre non si ottengono risposte e perciò l’iniziativa sarebbe rimasta sterile.
Ci sono sempre due vie da percorrere nello scrivere un articolo di questo genere. Una è quella, larga e piuttosto facile, dell’ironia spinta sino al sarcasmo. L’altra è quella, più accidentata, della serena riflessione. Credo che anch’io, come tante persone in ogni campo, cercherò di percorrere una specie di terza via, che probabilmente è la più impegnativa. Una chimera, come lo era ai suoi tempi il passaggio a nord-ovest.
Ho sempre avuto grande rispetto per il lavoro degli altri e spero di dimostrarlo anche nelle mie recensioni, persino in quelle “semiserie”, ed è per questo motivo che cercherò di essere meno scanzonato del solito.logo 2
Da qualche anno il quotidiano triestino fa parte del gruppo L’Espresso, che è un gigante dell’editoria italiana che opera nel settore dei media. Semplificando moltissimo il discorso, si può affermare che i giornali che fanno parte del gruppo siano assemblati in due parti. Una che tratta argomenti d’interesse nazionale, più o meno uguale per tutti e una seconda, più specifica, che si occupa delle peculiarità locali: dalla politica allo sport, dalla cronaca alla cultura.
Ora, sotto la voce “cultura”, rientrano a pieno titolo gli spettacoli al Teatro Verdi. Anzi, credo che si possa sostenere con una certa tranquillità che l’opera lirica e la musica sinfonica siano tra le forme più alte (e complesse) di spettacolo e perciò di cultura.
Sul Piccolo, come su tutti i quotidiani, grava per default una straordinaria responsabilità: quella di mantenere i contatti col territorio diffondendo notizie d’interesse generale e di dare visibilità agli eventi culturali degni di nota.
Insomma, il quotidiano è a sua volta un operatore culturale. Non solo, è un operatore importante, perché è vicino alla gente comune. Non è una pubblicazione d’elite o di nicchia. Infatti, nel caso del Piccolo, la tiratura è ancora oggi – in tempi in cui la crisi non risparmia certo la carta stampata, anzi – di qualcosa come circa 40.000 copie, un’enormità.
Più dei numeri conta una frase – nel nostro dialetto, ma che è declinata ovunque in tutti i vernacoli possibili – Go leto sul giornal che… e subito l’oggetto di tale lettura diventa interesse e centro di una conversazione. L’argomento è dibattuto e perciò diffuso, esce cioè dagli spazi angusti, geometrici dell’articolo sulla carta stampata e prende il volo nella mente delle persone le quali, tramite l’input del quotidiano si faranno un’idea di qualcosa o la amplieranno dandone una forma nuova. logo 4
Tutto questo inutile “cappello” per rilevare che da qualche tempo, sul nostro quotidiano Il Piccolo adottano una curiosa strategia nei confronti degli spettacoli che si svolgono al Teatro Verdi (ma vale anche per la maggioranza dell’attività al Politeama Rossetti, il teatro di prosa), un singolare modo di diffondere la notizia. Si potrebbe definire, in un latino che più maccheronico non si può, il metodo della notizia interruptas.
Come funziona questo metodo anticoncezionale? Facile. Qualche giorno prima della prima si prende un/a giornalista, anche senza competenze specifiche, e la si manda a intervistare la violinista, il direttore d’orchestra, il cantante. Qual è l’utilità dell’articolo che ne esce? Ovviamente quella d’informare che il tale giorno alla data ora l’artista si esibirà sul palcoscenico del teatro. Un lavoro, encomiabile, di promozione dell’evento. Poi però succede uno strano fenomeno. Non si sa come va a finire quell’evento, perché manca l’ultima spinta propulsiva e cioè la recensione dello spettacolo da parte di un critico.
Cambiamo scenario e facciamo finta che si parli di calcio. I giorni precedenti alla partita si pubblica un’intervista col campione di turno, si dice quanto è bravo e quanto è bello e che giocherà domenica pomeriggio. Poi, il lunedì, si tace del risultato della partita. Come sarà andata? Beh, nel caso della partita di calcio sarebbe facile saperlo, basterebbe fare una telefonata o ascoltare un notiziario, vedere un telegiornale.logo 3
Per la musica sinfonica e lirica non è così e non mi metto neanche a spiegare il perché.
E allora può succedere – a me è capitato – di sentire questo dialogo tra una professoressa e un gruppo di giovani studenti (faticosamente trascinati in teatro immagino):
Professoressa: “Ma no, non era stonato come dici tu! Comunque domani leggeremo il giornale, vediamo cosa dicono e poi ne parliamo in classe.”
Sì, certo. Ma il giornale non dice niente. Niente!
Sino alla scorsa settimana sul Piccolo non comparivano quasi mai le recensioni degli spettacoli della stagione sinfonica, e già a me sembrava una tragedia. Poi però è arrivata la Madama Butterfly di Puccini, terzo appuntamento del cartellone lirico, e anche in questo caso non è stato pubblicato nulla.
Attenzione, può essere che il recensore ufficiale degli spettacoli dal Verdi, l’ottimo ex petrarchino Claudio Gherbitz, abbia avuto qualche inconveniente dell’ultima ora e di conseguenza non sia stato fisicamente presente alla prima. Però poi si sono svolte altre cinque recite e, in ogni caso, con il nostro quotidiano collaborano altre persone che hanno la competenza per redigere una recensione. In ordine sparso: Alex Pessotto, Oscar Cecchi, Patrizia Ferialdi, Rossana Paliaga e forse, ma non sono sicuro perché è da un po’ che non leggo più la sua firma sul giornale, Rino Alessi, persona di grande competenza ed esperienza maturate nei teatri di tutto il mondo.
Trieste è una piccola città, sono rarissimi gli eventi che catturano l’attenzione di 800-1000 persone per sei serate. Io credo che eticamente sia intollerabile che il nostro maggior quotidiano non dia un’informazione esauriente e completa di questi eventi. Inoltre, proprio perché la cultura in generale e il Teatro Verdi in particolare subiscono gli effetti devastanti della crisi economica, ritengo che la (poca, giocoforza) attività che svolge la fondazione triestina debba essere pubblicizzata al massimo da tutti i media e dal quotidiano cittadino.
Ancora, non si spiega – o, almeno, non me lo spiego io – per quale motivo sui flyer che diffondono l’attività del teatro compaia tra gli sponsor e i sostenitori proprio Il Piccolo, che poi non dà notizia tempestiva degli esiti artistici delle serate che sponsorizza.cello_playing_hw
Guardate che stiamo parlando di dare resoconto delle prime mica di tutte le recite. Facciamo un paio di conti.
La stagione operistica consta in media di sette titoli, quella sinfonica di una decina. Mettiamoci qualche serata speciale, cosa che non accade a Trieste da anni, e arriviamo a stento a venti spettacoli.
Davvero sulle pagine culturali e degli spettacoli del Piccolo di Trieste non c’è spazio per un articolo ogni venti giorni?
A chi, già so che può succedere, mi contesterà dicendo che a Trieste ci sono problemi più importanti ricordo che in teatro lavorano circa 250 persone, che non sono certo poche, e il loro lavoro ha almeno pari dignità di altri.
E poi, mi sia consentita la brutalità, se dovesse chiudere una fabbrica sarebbe gravissimo ma se scomparisse un teatro sarebbe una tragedia colossale, della quale dovremmo tutti noi rispondere ai posteri.
So bene che la cosiddetta musica colta – ossimoro, la musica è un linguaggio universale e perciò riservata a tutti e autenticamente popolare – ha poco spazio su qualsiasi giornale, non solo sul Piccolo di Trieste. Me lo dicono i colleghi di Bologna, Milano, Roma, Genova, Firenze, insomma di tutta l’Italia.
Trieste è considerata la città del no se pol, chissà che il quotidiano di Trieste non voglia smentire questo motto stantio e si proponga invece all’avanguardia come esempio, come guida di un piccolo rinascimento culturale. Fare informazione completa ed esauriente vuol dire anche fare formazione.
Semmai questo mio pezzo dovesse arrivare agli occhi del caporedattore del Piccolo, Alberto Bollis, vorrei che sapesse che arriva da un piccolo caporedattore. E che non vuole essere una critica, ma un contributo.
Mi firmo per esteso, questa volta, e per chi vuole in qualche modo contattarmi ci sono anche qui: @Amfortas

Paolo Bullo aka Amfortas

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13 risposte a “Il Piccolo di Trieste: informazione e formazione. No se pol?

  1. Musi 15 marzo 2014 alle 8:30 am

    Assolutamento vero per quasi tutti i quotidiani !!!!!
    Se si vuole leggere una critica, un commento, un parere su un’opera, un concerto, una piece teatrale è necessario cercare su internet i blog specializzati e inoltre, per quanto riguarda la prosa, anche se vengono riportate ” critiche” queste consistono il più delle volte solo nel riassunto della piece con l’elenco degli attori.
    l’argomento delle assenze di critiche culturali sui quotidiani è molto , molto interessante …. !!!

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  2. Alucard 15 marzo 2014 alle 12:25 pm

    Sottoscrivo e ti lovvo.

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  3. Giuliano 15 marzo 2014 alle 4:45 pm

    è il marketing, gli addetti stampa, la pubblicità. Conta la pubblicità, il resto per loro non conta più niente (vale per tutto, anche per gli alimentari, ahinoi). D’altra parte, se vent’anni fa gli italioti elessero uno che aveva fatto i soldi con la pubblicità e la speculazione edilizia, come immaginavi che fosse l’Italia vent’anni dopo?

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    • Amfortas 16 marzo 2014 alle 3:38 pm

      Giuliano, non fa una piega il tuo discorso, però credo che in questo campo si possa ancora cercare di arginare – almeno – la massa di porcheria che ci arriva da dovunque.
      Mi dicono che in altre piazze informatiche si discute del contenuto del mio post, meglio così, anche se avrei preferito – non certo per ambizione, ma per non disperdere le forze – che il dibattito avvenisse qui.
      In molti mi hanno scritto in privato, ora comincio a rispondere.
      Un saluto a tutti 🙂

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  4. Francesco Moretti 16 marzo 2014 alle 11:27 pm

    Lo si era notato già da tempo. Sembra davvero che a Trieste lirica, prosa e musical siano solo annunciati. Però, se Il Piccolo compare tra gli sponsor del Teatro Verdi, vien da pensare una cosa bruttissima: perché dovrebbe parlar eventualmente male degli spettacoli che in qualche modo paga?

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    • Amfortas 17 marzo 2014 alle 9:37 am

      Francesco, ciao. Può essere che mi sbagli ma la tua ipotesi, che sarebbe credibile in altri casi, qui mi pare azzardata. Non credo che ci sia un calcolo dietro le mancate recensioni, ma solamente disinteresse.
      Ciao e grazie!

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  5. Fabrizio Ficiur 17 marzo 2014 alle 4:12 pm

    E che vuoi che ti dica!!!!! Viviamo in piena decadenza e siamo ripiombati nel più nero e cupo medioevo culturale nessuno ha più orecchie ne cuore per tali bagattelle ormai importa di più quanti passaggi ha fatto domenica amauri o il possesso palla della ternana. Lavoro con passione da oltre trent’anni in teatro verdi e mai mi sono sentito così demoralizzato e disilluso siamo solo una catena di montaggio ormai di arte non se ne parla da anni…… E non solo sul Piccolo!!

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