Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di La Traviata di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: il mistero della sedia animata.

• alucard4686 ‏@alucard4686 23 mar
@il_piccolo come mai non pubblicate più nessuna recensione degli spettacoli del Verdi?
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• Il Piccolo ‏@il_piccolo 24 mar
@alucard4686 ne pubblichiamo Non di ogni spettacolo ma solo di una selezione (così come per Rossetti ecc) In compenso presentiamo tutto
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• Amfortas ‏@Amfortas 19 h
@il_piccolo @alucard4686 presentate tutto, ma le recensioni sono fondamentali. Scelta editoriale scellerata, controproducente per la cultura
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13:46 – 24 mar 2014 da Trieste, Trieste • Dettagli

 

È drammatico che anche oggi il nostro quotidiano Il Piccolo non riporti alcuna recensione della Traviata triestina: dobbiamo fare qualcosa.
la Traviata, Trieste 21 marzo 2014

Comincio con un paio di rassicurazioni semiserie per i miei happy few (come sempre si fa per dire).
Non sono io l’autore dei pupoli sulla partitura della Traviata, la mia capacità di disegnare è molto inferiore (smile).
Il post precedente è stato letto da tantissime persone, è arrivato agli occhi giusti ma state sereni e non gonfiate il petto, le vostre (e mie) considerazioni cadranno nel nulla, perdendosi nel vuoto cosmico della cronaca della gara sull’importante manifestazione dedicata al più vorace mangiatore di ćevapčići (metto il link, perché mi leggono addirittura da fuori Opicina, strasmile).
Com’era prevedibile La Traviata di Giuseppe Verdi nell’allestimento storico di Henning Brockhaus ha ottenuto un grande successo. Giusto così, perché è una produzione di pregio e nonostante siano passati più di vent’anni dall’esordio, questo spettacolo di stampo tradizionale colpisce il pubblico per la sua bellezza.La traviata, I° atto al Verdi di Trieste foto di F.Parenzan-0086
L’allestimento è conosciuto come La Traviata degli specchi, perché l’idea forte dello spettacolo è proprio un’enorme parete riflettente sul fondale, che dà tridimensionalità ai vari ambienti che fanno da sfondo alle vicende della sventurata Violetta. E poco importa se qualche volta, in platea, ci si sente come dei voyeur morbosetti, che spiano non visti i volti e i gesti dei personaggi. Anzi, è proprio questo coinvolgimento pruriginoso che il regista persegue. E poco importa pure se, durante uno dei colpi di scena un’incolpevole sedia viene fagocitata da un tappeto e si stampa sul fondo del palco (smile), sono cose che succedono in una recita dal vivo. Sono questi inconvenienti che rendono vitale uno spettacolo, nel quale, tra le altre cose, si può sorridere con benevolenza dell’età non più verdissima di molte mule forever young (in abbigliamento pericolosamente succinto) del coro e della sovrabbondanza opima di un paio di ballerine (smile), peraltro bravissime.
Un ringraziamento deve andare anche a tutti i tecnici e gli attrezzisti del Teatro Verdi, riassemblare questo allestimento, pensato per gli spazi enormi dello Sferisterio di Macerata, deve essere stato un lavoraccio!
La vicenda si svolge nei primi anni del Novecento e sono ben caratterizzati i ricchi costumi, firmati da Giancarlo Colis, che assieme alle coreografie di Valentina Escobar completano il disegno registico di Brockhaus, responsabile anche delle belle luci. Le scene sono quelle giustamente famose del mai troppo rimpianto Josef Svoboda.
Gianluigi Gelmetti è direttore di lunga e provata esperienza e sa che avere a disposizione una compagnia di canto così giovane può essere rischioso, soprattutto in un’opera come Traviata. Per questo motivo, immagino, rinuncia a letture troppo sofisticate della partitura e preferisce dedicare gran parte dell’attenzione all’accompagnamento paterno dei cantanti. È una scelta ragionevole, anche se ne risente, episodicamente, la continuità della narrazione teatrale e ogni tanto ci scappa qualche sonorità piuttosto debordante nelle strette che chiudono i primi due atti e nella scena della borsa.la traviata Gessica Nuccio e Merunas Vitulskis foto di F.Parenzan-0119
Jessica Nuccio ha l’età anagrafica giusta per interpretare Violetta e anche i mezzi tecnici indispensabili per affrontare e superare la complessa parte. Le difetta, a mio parere, il temperamento drammatico, da non intendersi certo come sbracamento attoriale condito da effettacci inutili ma piuttosto come ricerca di un accento più incisivo nelle pagine più emotivamente intense dell’opera. In alcuni momenti topici, come nel duetto con Germont padre o nella grande frase Amami Alfredo, si è sentita la mancanza di uno spessore interpretativo più denso. Per il resto nulla da dire: voce fresca, gradevole, rotonda nel registro centrale dove acquista pure un buon volume e tecnica che le ha consentito una brillante messa di voce nel finale di Addio del passato, oltre che il mibemolle di tradizione alla fine del primo atto.La Traviata, Verdi Trieste foto di F.Parenzan-0195
Meno convincente la prestazione di Merunas Vitulskis nei panni di Alfredo. Il giovane tenore è sembrato piuttosto impacciato in scena e dal lato vocale, pur nell’ambito di una prova senza errori, non ha incantato né per timbro né per interpretazione. Inoltre, si è percepita la necessità di cantare quasi sempre piuttosto forte, senza badare troppo a nuance che avrebbero caratterizzato meglio il personaggio che non è poi così monolitico e unidimensionale.
Di rilievo il rendimento di Vitaliy Bilyy, alle prese con l’odiosissimo personaggio di Papà Germont. Il baritono ha sfoggiato – un po’ troppo a mio gusto, qualche volta – una voce importante per volume, di timbro scuro e accattivante. Non ha però lesinato mezzevoci e accenti meno esteriori, soprattutto nella seconda strofa dell’aria Di Provenza il mar, il suol e – ben supportato da Gelmetti – ha convinto nella cabaletta No non udrai rimproveri e nelle poche battute del finale.II atto, La traviata al Verdi di Trieste foto di F.Parenzan-0409
Dei coprotagonisti sottolineo la bella prestazione di Alessandro d’Acrissa (Gastone) e di Anna Bordignon, che ha caratterizzato una Annina più compagna e amica di Violetta che semplice ancella.
Tutti gli altri artisti – i cui nomi trovate in locandina – hanno dato il loro contributo alla riuscita complessiva dello spettacolo.
Buone, con qualche minima sbavatura, le prove dell’Orchestra e del Coro.
Il pubblico che affollava il Verdi ha apprezzato moltissimo questa produzione, applaudendo anche a scena aperta e soprattutto chiamando più volte al proscenio la compagnia artistica. Alle singole notevole successo, meritato, per Jessica Nuccio, Vitaliy Billy e Gianluigi Gelmetti.
Si replica, oltre che oggi pomeriggio con il cast alternativo, il 25, 27, 30 marzo e il primo aprile. Andateci, ne vale la pena.

Un saluto a tutti e alla prossima, che sarà dalla mia amata orrida Venezia.

Violetta Valéry Jessica Nuccio
Alfredo Germont Merunas Vitulskis
Giorgio Germont Vitaliy Bilyy
Flora Bervoix Letizia Del Magro
Gastone Alessandro d’Acrissa
Barone Douphol Christian Starinieri
Marchese D’Obigny Dario Giorgelè
Dottor Grenvil Francesco Musinu
Annina Anna Bordignon
Giuseppe Dax Velenich
Il domestico di Flora Hector Leka
Un commissionario Giovanni Palumbo
Maestro concertatore e direttore Gianluigi Gelmetti
Regia e luci Henning Brockhaus
Bozzetti di scena Josef Svoboda
Riproduzione scenica Benito Leonori
Costumi Giancarlo Colis
Maestro del coro Paolo Vero
Coreografie Valentina Escobar
Direttore assistente Paolo J.Carbone
 Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione lirica triestina Giuseppe Verdi

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23 risposte a “Recensione semiseria di La Traviata di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: il mistero della sedia animata.

  1. samuele 22 marzo 2014 alle 7:37 pm

    Ciao Paolo, disse bene di te Repubblica un paio di anni fa! Come scrivere di un argomento serio senza annoiare i lettori : – )

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  2. Alucard 22 marzo 2014 alle 7:56 pm

    Sempre d’accordissimo con te. Alla prossima!
    P.S. Ti saluta la Antonacci! Ahahahhahah

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  3. Enrico Bruno 23 marzo 2014 alle 12:11 am

    Stavolta non sono per nulla d’accordo con te. Ho trovato tutto lo spettacolo decisamente brutto. In loggione non mancavano i mugugni per non vedere tutta la messinscena che mi sembrava di un kitch bestiale. L’orchestra in alcuni punti era roboante.La Nuccio aveva alti e bassi e non trasmetteva emozioni. Sul tenore stendiamo un velo pietoso mentre la voce rauca del baritono con intonazione pero’ impeccabile permetteva di sggiudicarsi la palma del migliore della serata. Scusa lo sfogo ma la mia era l’opinione di gran parte dei miei amici loggionisti che sono usciti come me con l’amaro in bocca per una serata poco riuscita

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    • Amfortas 23 marzo 2014 alle 9:48 am

      Enrico, non è certo un problema che tu non sia d’accordo con me :-), però mi dai l’occasione per spiegare meglio le mie opinioni.
      Per quanto riguarda l’allestimento, l’esagerazione nel trucco, nei costumi ecc ecc è voluta per rappresentare quel mondo. Si potrà essere d’accordo o meno. Le scene di derivazione pittorica, con i tableau vivant in una specie di fermo immagine riflesse dallo specchio a me sono piaciute.
      Sull’orchestra ho scritto anch’io che ogni tanto era clangorosa ma la percezione del suono, da posizioni completamente diverse come la mia e la tua (io questa volta ero in seconda fila) può essere del tutto diversa. Può essere benissimo che tu percepissi qualche clangore in più, a me è successo altre volte e non solo a Trieste. L’acustica, per fare un esempio, a Firenze o alla Scala, è tale che sembra di ascoltare due recite diverse in base alla posizione.
      Per quanto riguarda i cantanti ho scritto che Miss Nuccio è mancata di temperamento, che è in sostanza quelo che dici tu, credo. Però non mi pare certo che il soprano sia stata censurabile! Anzi. È giovane, deve maturare.
      Il tenore? Niente di eccezionale e l’ho scritto, forse tu preferiresti che io mi esprima in modo più sanguigno, ma io non sono un loggionista e devo misurare le parole. È una questione di rispetto e di stile.
      Voce rauca il baritono? Questa è una falsità bella e buona, e non lo scrivo certo per difendermi, ma per amore della verità. Quella che tu chiami “raucedine” è solo una voce scura, di formazione tipicamente slava. Molti, pensa un po’, definivano Ghiaurov “voce stomacale”. Ora, il bravo Bilyy non c’entra nulla con Ghiaurov, evidente, era solo per farti un esempio.
      Quanto alla tua opinione è preziosa, e non sto scherzando, ed è preziosa pure quella dei tuoi amici. Ti faccio presente però che conosco anch’io qualcuno che era in loggione e non ha avuto le tue sensazioni negative.
      Ciao e grazie!

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  4. Heldentenor 24 marzo 2014 alle 5:45 pm

    Si dice messa di voce o messa in voce ? Comunque per chi non lo sa consiste nel prendere fiato e iniziare a cantare piano, aumentare il volume e poi sfumare, sempre col fiato di quell’unico respiro. Celletti diceva che una scuola romana dei primi del 900 forniva i cantanti di un ombrello. Dovevano aprirlo lentamente e cominciare a cantare piano, aumentare il volume man mano che l’ombrello si apriva, e richiuderlo smorzando.Ho sempre trovato questa cosa divertente. Anch’io ho trovato la messa in/di voce della Nuccio notevole.

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    • Amfortas 24 marzo 2014 alle 6:35 pm

      Heldentenor, ciao! Si dice messa di voce. Tra i cantanti contemporanei ne è maestra indiscussa Mariella Devia, tra gli altri, che ne fece una spettacolare in un recital a Gorizia, pochi anni fa, nella preghiera della Maria Stuarda. Ma, come saprai, di esempi ce ne sarebbero tantissimi.
      Su Twitter stiamo cercando di far ragionare Il Piccolo, con risultati che definirei, almeno per il momento, rivedibili.
      Ciao e grazie.

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  5. Alucard 25 marzo 2014 alle 2:04 pm

    Io piango ogni volta che quel recital – che mi sono incomprensibilmente perso – viene citato.
    In merito alla risposta al mio tweet non so cosa pensare visto che è stato fatto da Roma, e probabilmente da qualche stagista…

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    • Amfortas 25 marzo 2014 alle 2:18 pm

      Alu, se vuoi la registrazione batti un colpo! Quanto al Piccolo, sto pensando di intraprendere qualche iniziativa sarcastica a questo punto. Come lo vedi un hashtag #notizieinterrotte?
      La prima potrebbe essere “Il Piccolo presenta il Venerdì Santo: se il fenomeno resuscita anche quest’anno fatecelo sapere, noi non mandiamo nessuno perché non abbiamo spazio, c’è da coprire la sagra dell’ostia.”

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      • Alucard 25 marzo 2014 alle 4:42 pm

        Uahah! Direi ottimo!!!
        Per la registrazione…coff…ovviamente la vorrei 🙂

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      • Amfortas 26 marzo 2014 alle 4:42 pm

        Alu, novità sul fronte Il Piccolo forse già in serata, se ce la faccio. Per la registrazione te la mando volentieri. Fino a qualche tempo fa Tiscali faceva un servizio gratuito per i maxi file, ma ora mi pare l’abbia dismesso. In qualche modo faremo :-), ciao!

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  6. Pierpaolo Brovedani 26 marzo 2014 alle 12:42 am

    Caro Paolo, ho scoperto questo tuo interessante blog. Ho appena visto la seconda recita della Traviata e concordo quasi su tutto. Non sono esperto di melodramma, ma mi sembra che l’interprete Jessica Nucci non difetti di drammaticità, nè di volume, quanto di musicalità, con un’interpretazione a volte “acerba”. Il tenore è stato diligente ma insufficiente. Inoltre mi sembra che Gelmetti qualche volta “copra” un po’ troppo i cantanti (il malcapitato Vitulskis, per esempio). Che ne pensi?
    Un abbraccio dal tuo vecchio compagno di scuola
    Pierpaolo

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    • Amfortas 26 marzo 2014 alle 4:50 pm

      Pierpaolo, carissimo! Un grande piacere e una bellissima sorpresa leggerti sai? 🙂 Non ci vediamo da una vita e capiti qui per caso, è davvero una cosa incredibile.
      Le tue osservazioni sono tutt’altro che peregrine. Un po’ tutti hanno ravvisato i problemi che segnali soprattutto in merito al bravo Gelmetti (avercene, a Trieste) e il giovane tenore. Per quanto riguarda Miss Nuccio è una ragazza giovanissima e quindi, a parer mio, necessita sia di ulteriore esperienza sul campo sia di una maturazione artistica. Il tempo sarà galantuomo per lei, ne sono certo.
      Sono felicissimo del tuo intervento e spero che – non so come – ci sia la possibilità di rivederci presto.
      Ciao, grazie e un caro saluto a tutta la tua famiglia.

      Mi piace

      • Pierpaolo Brovedani 26 marzo 2014 alle 9:52 pm

        Caro Paolo, qualche anno fa ero in loggione per l’Eugenio Oneghin e ho incontrato Fabio, che mi ha parlato del tuo blog. Allora non ho approfondito. Ieri sera invece (dovrei dire stamattina), contrariato PROPRIO PER L’ASSENZA DI COMMENTI DEL PICCOLO, ho smanettato in rete e ho trovato le tue straordinarie recensioni. Una vera pacchia. Certe finezze non riesco a coglierle, ma mi sembra tutto interessante. Comunque confermo: dal loggione (eravamo in seconda fila) il tenore non si sentiva. Ad ogni modo, rappresentazione remunerativa. Sicuramente molto meglio di quanto visto in televisione per la recente Traviata della Scala, in cui Alfredo nell’ultimo atto sembrava un parente che faceva visita alla zia malata.. avendo paura di essere contagiato.
        Be’ dobbiamo vederci in qualche modo, visto che nessuno dei due ha lasciato Trieste. Complimenti e ancora un abbraccio.
        Pier

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      • Amfortas 27 marzo 2014 alle 9:36 am

        Pier, al Tempo dell’Onegin, se non mi sbaglio, avevamo fatto una cena tra ex calciatori e io ero seduto proprio vicino a Fabio e perciò chiacchierammo un po’.
        Noto che anche tu, come tanti, sei capitato qui perché il quotidiano non si degna più di scrivere con regolarità le recensioni degli spettacoli.
        Anche sulla Traviata scaligera, a suo tempo, qui sul blog ci siamo scannati per bene.
        Nel box “chi sono” trovi un mio indirizzo di posta, se non hai altri modi per contattarmi prova quello.
        Ciao e grazie!

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  7. fadecas12 26 marzo 2014 alle 1:16 am

    Vista la replica del 25 con il primo cast di questa Traviata: a mio parere, con alternanza di luci ed ombre. Le luci sono anzitutto nella folta affluenza del pubblico – non poco di questi tempi – , che ha accolto lo spettacolo con notevole calore, e nell’originalità dell’allestimento, per il quale concordo in pieno con Paolo: una regia molto laboriosa ma assai ben realizzata anche dal punto di vista attoriale dai protagonisti e dalle masse del Verdi, con effetti cromatici e ombreggiature di profonda suggestione.
    Ho trovato più discutibile il versante musicale e vocale. La Nuccio all’inizio della serata mi è parsa in notevoli difficoltà, poi appianate per un impianto vocale indubbiamente solido e ferrato, specie nell’espansione del registro acuto dominato con scorrevolezza e padronanza delle dinamiche. Peccato per la tendenza insistita a sbiancare l’emissione nel registro grave e, ancora di più, per l’accento querulo e un po’ bamboleggiante a cui la cantante fa ricorso un po’ per tutta l’opera riecheggiando i vezzi dei soprani leggeri anni Quaranta, a danno dell’incisività della dizione e dell’autorevolezza del personaggio. Di Violetta non coglie la grinta né l’orgoglio, ma solo il versante crepuscolare e rinunciatario. Comprensibile, quindi, che si trovi molto più a suo agio nell’ultimo atto; nel complesso, mi è sembrata una prova abbastanza perfettibile, soprattutto sul piano del gusto e dello stile; azzardo che il personaggio non sia troppo consono, per il momento, alla sua tessitura vocale e ai suoi limiti di maturità espressiva.
    Mi ha assai convinto, invece, per le doti vocali e la varietà di fraseggio, pur con qualche tendenza a gigioneggiare, il Germont di Vitaliy Billy, con il quale Gelmetti mi pare abbia trovato uno dei suoi momenti di maggiore consonanza nel duetto con Alfredo. Altrove, invece,- ed è stato un peccato – la direzione orchestrale mi è sembrata piuttosto piatta e metronomica, anche se l’effetto di concertazione sicura del tutto è stato garantito, in particolare nelle scene d’insieme . Da dimenticare, invece, la prova del tenore.
    Un caro saluto a Paolo,
    Fabrizio

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    • Amfortas 26 marzo 2014 alle 5:05 pm

      Fabrizio, ciao. L’allestimento di Svoboda/Brockhaus è un classico e si è capito perchè. Pensa a quanto poteva essere, a suo modo, peculiare più di vent’anni fa. Qunato al pubblico a me non può che far piacere che il Verdi sia pieno e l’amico Lorenzo che ha recensito il cast alternativo mi ha detto che sabato pomeriggio c’era davvero tanta gente. Ora, però, potremo fare a meno di Traviata per diciamo…cinque anni? Io spero di sì, francamente, e non sto neanche a spiegare il perchè.
      Ciò che dici della Nuccio mi trova d’accordo, pure alla prima nella sortita (di bassa tessitura, come sai) la voce è stata in difficoltà. Come ho scritto nella recensione i momenti topici (io e te abbiamo una fissa per il duetto con Germont padre, e non siamo certo i soli) sono stati fragili dal punto di vista interpretativo e anche da quello puramente scenico. Il lancio del cuscino nel primo atto era troppo morbido e infantile, allo stesso modo mi è sembrato puerile lo sbattere dei pugni sul tavolo durante la lettura della lettera.
      Gelmetti, lo ribadisco perché ne sono convinto, ha cercato più che altro di tenere “tutto assieme” e c’è riuscito. In altre occasioni lo abbiamo sentito, qui e altrove, ben più determinante. Il tenore ha, a mio parere, un grande problema e cioé è, come si dice, ingolato e perciò costretto a forzare molto una voce che di suo è già poverina di armonici e di volume non straordinario. Ne risente la proiezione del suono. In loggione, me l’hanno detto tutti, si sentiva poco.
      Anche a te do appuntamento al prossimo post che, ribadisco, spero di assemblare in giornata o domani al più tardi.
      Ciao e grazie.

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  8. Silvia Russo 29 marzo 2014 alle 7:55 pm

    “Sono questi inconvenienti che rendono vitale uno spettacolo, nel quale, tra le altre cose, si può sorridere con benevolenza dell’età non più verdissima di molte mule forever young (in abbigliamento pericolosamente succinto) del coro e della sovrabbondanza opima di un paio di ballerine (smile), peraltro bravissime”

    Paolo Bullo gentilissimo…lo vai a dire tu ai nostri politicanti che siamo sotto organico da anni e che il Coro di attempate signore in menopausa sta cercando di sopravvivere??? Noi ce la mettiamo tutta ma ovviamente a un occhio esperto di teatro non può sfuggire l’anagrafe…Grazie..

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    • Amfortas 29 marzo 2014 alle 9:07 pm

      Silvia, ti ringrazio per l’intervento. Spero solo che tu o altre colleghe non ve la siate presa per il mio bonario commento. Tra l’altro, detto in triestino, parlando di età no me vanza per niente.
      Tra l’altro, anche parlando con amici e colleghi di altre città, mi fa piacere dirvi che il Coro di Trieste è considerato artisticamente ineccepibile.
      Tu che mi segui da tanto sai bene che – come nel caso della polemica col Piccolo – io faccio il possibile per quanto mi compete e cioè recensendo gli spettacoli del Verdi, anche scrivendone con severità quando mi pare che sia il caso. Diffondendo il più possibile le mie recensioni. Altro, non posso fare.
      Un saluto a te e a tutti i colleghi e colleghe, sperando – lo ribadisco – che il mio intervento non sia stato valutato come inopportuno. Nel caso, ti prego di porgere le mie scuse.
      Ciao e grazie!

      Mi piace

      • Silvia Russo 29 marzo 2014 alle 9:34 pm

        Caro Paolo, le signore del Coro sono persone di Teatro e a un commento benevolo rispondono con una risata divertita. Ma ti confesso, al di la del tuo commento, che siamo tutte molto preoccupate per la cronica mancanza di ricambio generazionale..ed è un gran peccato perchè il Coro del Verdi è sempre stato una punta di forza nelle programmazioni delle stagioni Liriche. In questo modo, senza ricambio, siamo destinati tutti a spegnere nell’assordante silenzio delle Istituzioni, una grandissima realtà artistica che tanto ha dato alla musica e alla città di Trieste. Grazie della tua polemica con il Piccolo che inspiegabilmente continua ad ignorarci. Voci come la tua che sollevano il problema anche della comunicazione con il territorio, sono per noi importanti. Spero tu stesso continuerai questa battaglia per rimettere in prima linea nella pagina culturale delle varie realtà editoriali, il nostro Teatro Verdi e tutte le Fondazioni che soffrono in questo difficilissimo momento. Grazie e ti stimo.Silvia Russo

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      • Amfortas 29 marzo 2014 alle 10:42 pm

        Silvia, grazie del tuo ulteriore intervento. Come detto sopra, farò il possibile.
        Per quanto riguarda Il Piccolo non sono ottimista, ho appena pubblicato su OperaClick la recensione di un collega sulla sinfonica di ieri. L’ho segnalata su Twitter e il solito “anonimo” ha preferito ignorarla dando spazio invece ad…altro e mi fermo qui perché poi altrimenti le prossime recensioni mi tocca scriverle da via Coroneo 🙂
        Magari più tardi, chissà, oppure domani, quando pubblicherò la mia, di recensione. Ehhhhhhhh…dai che ci vediamo ne parliamo de visu, che è molto meglio.
        Ciao!

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  9. Pingback:La Top Ten 2014 su Di Tanti Pulpiti (con relative polemiche e tante bellissime foto) | Di tanti pulpiti.

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