Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il Piccolo di Trieste: formazione e informazione, parte seconda.

Dunque, tutto è cominciato con questo mio articolo che ho scritto qualche giorno fa. Era in fieri da qualche tempo, l’idea di affrontare i controversi rapporti tra Il Piccolo, quotidiano di Trieste, e il Teatro Verdi.

Molti appassionati e artisti, in pubblico e in privato mi avevano manifestato il loro disagio per la mancata recensione degli spettacoli della stagione sinfonica e operistica. Inoltre, in qualche modo la questione travalica gli interessi locali e, almeno a mio parere, è rappresentativa di una situazione di degrado culturale presente, in varie misure, ovunque su gran parte della stampa nazionale.
Per questi motivi ho scritto l’articolo che è stato letto da numerosissime persone (non mi va di pubblicare cifre, vi dovete fidare sulla parola), tanto che in occasione della prima di Traviata tanti appassionati e addetti ai lavori, Sovrintendente Claudio Orazi compreso, mi hanno manifestato la loro stima per il mio modesto lavoro.
Oltre ai commenti sul mio blog, ne hanno parlato diffusamente anche qui sull’account Facebook dei lavoratori del Teatro Verdi di Trieste.
Da qualche tempo ho risvegliato il mio account su Twitter, che era “in sonno” come un piccolo muratorino massone (smile) da sette anni. I social network sono, per certi versi, una benedizione, perché contribuiscono alla circolazione di idee. Grazie a Twitter, appunto, il mio post ha goduto di larga diffusione e ho ricevuto, anche qui in pubblico e in privato, parecchie approvazioni.
Ci sono anche i lati negativi, perché a suon di scrivere prima o poi ti scappa la stronzata.
Ovviamente anche il nostro quotidiano è presente su Twitter, con l’account @il_piccolo, mentre io ci sono con il mio solito nom de plume @Amfortas.
A un certo momento, un mio lettore e amico scrive su Twitter:
• alucard4686 ‏@alucard4686 23 mar
@il_piccolo come mai non pubblicate più nessuna recensione degli spettacoli del Verdi?
Risposta di @il_piccolo:
@alucard4686 ne pubblichiamo Non di ogni spettacolo ma solo di una selezione (così come per Rossetti ecc) In compenso presentiamo tutto
Intervengo io, due volte:
Amfortas ‏@Amfortas 19 h
@il_piccolo @alucard4686 presentate tutto, ma le recensioni sono fondamentali. Scelta editoriale scellerata, controproducente per la cultura
E poi:
Neanche oggi sul quotidiano @il_piccolo si parla della Traviata al Teatro Verdi di Trieste #sapevatelo

Il Piccolo mi risponde, in modo piuttosto fastidioso (quel Brrrrr che significherebbe? Come sei noioso?)

@Amfortas brrrrr, non parliamo (scriviamo) nemmeno di Cats e neanche dell’ultimo film di Ozpetek Ma (scriviamo) d’un sacco d’altre cose
Rispondo di nuovo:
@il_piccolo l’attività del Verdi ha una valenza culturale diversa da Ozpetek, suvvia, e pure da Cats. E ci lavorano 250 famiglie triestine.

E qui, Mr. Il Piccolo ha una botta di vita e controbatte così:

Il Piccolo ‏@il_piccolo 19 h
@Amfortas uhm, ma quanta autoreferenzialità… Cinema e Rossetti chissenefrega, insomma Fatto sta che di Verdi scriviamo fiumi d’inchiostro

Interviene un’altra ragazza. Non riesco a trovare il suo messaggio ma la sostanza era questa: Però, che risposta maleducata e supponente che ti hanno dato, Paolo

Chiudo io, e rispondo al Piccolo con una citazione di un film di Ozpetek, tanto per far vedere che non vivo solo di pane&…Callas, ma so pure che esiste il cinema.

Amfortas ‏@Amfortas 18 h
@il_piccolo autoreferenziale a me? Mi occupo di teatro lirico, è diverso. Cosi voi le nuove generazioni le fate ignoranti. Citazione.

Ora.
Come potete notare la difesa del Piccolo, affidata a non so chi via Twitter, è piuttosto discutibile.
Sostanzialmente, sostengono testualmente che non è poi così grave che non scrivano le recensioni degli spettacoli del Teatro Verdi, perché tanto non lo fanno neanche di quelli del Rossetti e, non solo, si astengono pure dall’esprimere opinioni meditate sui film di Ozpetek.faccia 1
Mica male. Cerco un paragone soft.
È come se un ladruncolo, beccato a rubare in banca, per giustificarsi dicesse: Eh beh, guarda che non rubo mica solo in banca, rapino pure le vecchiette e, se mi gira, ficco la mano nel vaso di marmellata della nonna.
Anche perché – vogliamo dirlo? – paragonare la mancata recensione di uno spettacolo al Teatro Verdi, orgoglio vero di Trieste e di tutta Italia dal 1801, all’assenza della cronaca di un musical (pur meraviglioso) come Cats o addirittura a un regista che ha diretto un film di grande successo e tanti altri che non hanno convinto neanche i parenti più stretti mi sembra leggermente azzardato.
Dico, in un’eventuale scala dei valori dell’Arte, ammesso che esista, vogliamo mettere un po’ più in alto La Traviata di Giuseppe Verdi (o qualsiasi altro capolavoro) di…Ozpetek, con tutto il rispetto per il regista Ferzen Ozpetek?
Ma ora continuo a dare i numeri.
I blog hanno un servizio statistiche. Dalle statistiche vedo alcuni termini di ricerca che dovrebbero far riflettere Il Piccolo.
Termini di ricerca per 7 giorni con termine il 2014-03-26
il piccolo la traviata 151 visualizzazioni
la traviata teatro verdi di trieste il piccolo 132 visualizzazioni
recensione teatro verdi trieste traviata degli specchi 128 visualizzazioni
traviata trieste 2014 118 visualizzazioni
teatro verdi trieste il piccolo per recensione traviata 108 visualizzazioni

Mi fermo, perché seguono altre quaranta (40) chiavi di ricerca di cui l’ultima è questa:
recensione sèettacoli “il piccolo” altro cast 23 marzo 2014 di qualcuno che ha scritto male e voleva (oddio, che razza strana, questi melomani) sapere dal Piccolo, quotidiano di Trieste, addirittura notizie della recita del secondo cast.
Poveri, pensate alla delusione di tutta questa gente che vuole sapere un parere, sul nostro quotidiano triestino, sugli esiti artistici della Traviata al Teatro Verdi di Trieste e non solo non ne trova sul luogo deputato, ma ha pure la sfiga di capitare qui, a leggere le mie stupidaggini semiserie.
Insomma la loro espressione è più o meno questa, che non definirei rassicurante.faccia 3
Queste persone arrivano Col sorriso d’innocenza, esclamano Giusto ciel, Ah, non credea mirarti, pensano Mi tradì quell’alma ingrata, decidono che Il faut partir e se ne vanno inferociti con Una furtiva lagrima che solca il loro viso e ululando Paolo, datemi pace.
Son cose brutte.
Il Teatro Verdi di Trieste è uno dei beni più preziosi che abbiamo e vi si svolge un’attività straordinaria: è riprodotta dal vivo, da un’orchestra triestina e da un coro triestino e attraverso la mediazione degli interpreti provenienti da tutto il mondo la musica dei compositori, uomini geniali, incredibili. Vi lavorano tecnici, attrezzisti, sarti, parrucchieri, costumisti ecc ecc. Vivono a Trieste. Hanno bisogno, anche moralmente di questi tempi , che il loro lavoro sia riconosciuto anche attraverso una recensione di una persona competente sul maggiore quotidiano della città in cui vivono e hanno famiglia.
Succede a Trieste, venti volte all’anno. Venti, non mille. Le persone interessate alle recensioni sono migliaia. Conosco personalmente triestini che compra (va) no il Piccolo solo per leggere le recensioni degli spettacoli.
E quindi, anonimo che rispondi tramite l’account @il_piccolo puoi fare benissimo a meno di rispondere, ma se rispondi mettiti sull’attenti e pensa che stai parlando del Teatro Verdi di Trieste.
Ovviamente ci sarebbe tanto altro da dire, me ne rendo conto, ma per oggi basta così.
Un saluto a tutti, alla prossima!

 

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26 risposte a “Il Piccolo di Trieste: formazione e informazione, parte seconda.

  1. Francesca 26 marzo 2014 alle 9:31 pm

    Il mio commento era “Il tuo scambio di battute con il piccolo mi ha lasciata basita. Diplomazia ed educazione pari a 0…” 😉
    Mi inchino di fronte a “Queste persone arrivano Col sorriso d’innocenza, esclamano Giusto ciel, Ah, non credea mirarti, pensano Mi tradì quell’alma ingrata, decidono che Il faut partir e se ne vanno inferociti con Una furtiva lagrima che solca il loro viso e ululando Paolo, datemi pace.
Son cose brutte.”

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    • Amfortas 27 marzo 2014 alle 9:31 am

      Francesca, ciao! Ecco, grazie della precisazione. Io con Twitter ho ancora qualche problema perciò ogni tanto mi perdo 🙂
      Mi fa piacere che tu abbia apprezzato il mio collage!
      Ciao e grazie!

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  2. fadecas12 26 marzo 2014 alle 10:31 pm

    Caro Paolo,
    ammiro la tua grinta e il tuo affilato mordente nel proseguire su questa giustissima polemica, che – come sai- mi trova consenziente su tutta la linea (sentendomi particolarmente orfano anche delle recensioni degli spettacoli di prosa, alla pari di quelle un tempo dedicate alla lirica e della concertistica, quest’ultima purtroppo ormai da qualche anno antesignana di questo progressivo disinvestimento di interesse del quotidiano locale) – ma le risposte che hai ricevuto su Twitter mi incupiscono ulteriormente – per così dire – e mi fanno temere il peggio. Quella che a me appariva essere soprattutto una sorta di carenza contigente e tutto sommato rivedibile nella linea redazionale parrebbe – posto che queste risposte più o meno “ufficiali” siano affidabili – rientrare in un programma preciso e a lunga scadenza.
    Mi viene da considerare che siamo ad una svolta epocale nell’informazione culturale sui giornali. Ormai le recensioni, i commenti, i dibattiti – è un dato di fatto di cui dobbiamo prendere atto – si fanno sui blog come il tuo, sui forum specializzati di discussione, sulle riviste on line, sulle numerose altre opportunità che – per fortuna – offre il web nelle sue varie ramificazioni.
    Sai benissimo che non sono un “digital born” e che penso alle colte ed ispirate dissertazioni di Gianni Gori dopo ogni prima del Verdi con nostalgia ed insieme con la fierezza di averne goduto e tratto dei frutti nella mia personale formazione, ma credo proprio che i canali di comunicazione siano oggi completamente “altri”, anche per l’ambito locale sempre più inestricabilmente connesso a quello globale. E’ un fatto di contenitori, di linguaggio, di stile. Punto.
    I rischi sono tanti, sicuramente:quelli di escludere una fascia di svantaggiati dal digital divide – e in una città di anziani come Trieste l’incidenza del fattore non è banale, anzi è un fatto molto serio. Inoltre, tutti quelli che direttamente o indirettamente sono coinvolti nel settore dell’informazione dovranno sensibilizzarsi al problema dell’archiviazione e della conservazione a lunga scadenza e a prescindere dalla temporaneià delle soluzioni informatiche di questa documentazione che viaggia ancora nell’anarchia delle rete … ma qui entreremmo in tutto un altro ordine di discorso e mi scuso per la deviazione.
    In ogni caso, lunga vita al sempre più imprescindibile Di tanti pulpiti e al suo titolare, come pure ai tanti altri canali, di nicchia e no, che svolgono un’azione altrettanto meritoria nell’informare sugli eventi e nel rinfocolare gli interessi per il mondo dell’opera !!!
    Un caro saluto Fabrizio

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    • Amfortas 27 marzo 2014 alle 9:40 am

      Fabrizio, il tuo intervento è magnifico e non ho nulla da aggiungere. OLtretutto Gori continua a recensire su Musica, se non mi sbaglio.
      Questa considerazione: I rischi sono tanti, sicuramente:quelli di escludere una fascia di svantaggiati dal digital divide – e in una città di anziani come Trieste l’incidenza del fattore non è banale, anzi è un fatto molto serio.
      Al Piccolo dovrebbero stamaparsela e ripeterla come un mantra.
      Ciao e grazie, come sempre, per le tue belle parole nei miei confronti.

      Mi piace

  3. Giorgio Caoduro 27 marzo 2014 alle 1:54 am

    Facciamocene una ragione: siamo in via di estinzione (in Italia). Sia noi cantanti che voi appassionati. Di noi non frega più nulla a nessuno. Scappiamo!

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  4. Winckelmann 27 marzo 2014 alle 8:17 am

    Il problema è che se continua così fra un po’ saranno in via di estinzione anche i quotidiani, e con loro anche l’anonimo stupidino che con quel tono saccente gestisce il profilo twitter del giornale…

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    • Amfortas 27 marzo 2014 alle 9:48 am

      Winckelmann, l’altro giorno parlavo con Mattioli al telefono sull’argomento, ha un’interessante teoria che magari cercherò di sintetizzare quando ho tempo.
      Non mi accanisco più di tanto sull’anonimo solo perché temo che sia qualche ragazzino pagato 400 euro al mese, ma certo, un discorsetto gli andrebbe fatto.
      Tra l’altro è abbastanza comico che io – che sono tra i pochi a “godere” di questo disinteresse sia come blogger sia come caporedattore su OperaClick – porti avanti questa battaglia che potrebbe portarmi via lettori 🙂
      Ciao e grazie!

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  5. Giuliano 27 marzo 2014 alle 3:02 pm

    completo il pensiero che hai freudianamente censurato: “Giusto Cielo, in tal periglio…” (secondo me quel brrrr era una pernacchia – mica tutte le pernacchie cominciano con la p)
    🙂
    Eduardo docet

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    • Amfortas 28 marzo 2014 alle 9:12 am

      Giuliano, come hai ragione…peraltro gli amici del Piccolo vista la malaparata sono battuti in ritirata. Spero almeno che l’anonimo che rispondeva a loro nome non abbia avuto conseguenze: pensa, potrebbe essere disoccupato o, peggio, rispondere anonimamente per Il Giornale o Libero.
      Ciao 🙂

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  6. Giorgio 28 marzo 2014 alle 12:54 am

    Obiettivamente, vedendo le risposte del tuo bbrrrrrioso interlocutore, penso: piccolo cervello, un giornale piccolo piccolo … una piccola occasione mancata, per rispondere più educatamente che chi scrive e ancor più chi ha piacere di leggere recensioni è ormai una specie in estinzione. Peccato che ormai in Italia, per compiacere l’oziosa ignoranza si propina immondizia e si educa la gente all’appiattimento culturare. Dopo cotanto ottimismo vado ad estinguermi con un po’ di Wagner. Buonanotte e non so se avrei mantenuto una linea così fair di fronte a una tale arroganza del tuo interlocutore, che sembrava parlar di articoli e spettacoli come due o tre etti di salame.

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    • Amfortas 28 marzo 2014 alle 1:31 pm

      Giorgio, intanto ti chiedo scusa per la tardiva pubblicazione del tuo commento che era finito inspiegabilmente tra lo spam. Ora l’ho notato e pubblicato subito.
      Ti ringrazio per l’intervento e ti rispondo così: noblesse oblige 🙂
      Ciao e grazie, davvero.

      Mi piace

      • alexander search 28 marzo 2014 alle 1:48 pm

        L’anonimo del Piccolo non è così anonimo. Come l’Anonimo triestino. E non rischia il licenziamento. Si tratta del vicedirettore. Cari cari saluti.

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      • Amfortas 28 marzo 2014 alle 6:50 pm

        alexander, vorrei risponderti buono a sapersi, ma mi pare proprio un aggettivo inappropriato. Almeno non rompiamo le scatole a qualche ragazzino brufoloso, che vuoi che ti dica. Forse il vicedirettore è come certe gioie che dobbiamo tenere nascoste agli altri. Io qualche volta me lo chiedo, parlando tra me e me: Paolo, possibile che non si possamai (ehm) condividerle?
        Ciao e grazie 😉

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  7. Giorgio 28 marzo 2014 alle 2:15 pm

    E allora possiamo concludere che il processo di avvelenamento culturale italiano dove l’arte si chiama De Filippi, Carrà imbalsamata e Sanremo (con tutto il rispetto per la professionalità di chi ci lavora) è arrivato sino ai vicedirettori. Non voglio esibire un parrucconismo da quattro soldi, ma sono indignato per il fatto che ogni espressione culturale ha eguali diritto e dignità. Il paradosso al’italiana (ahimè non solo in Italia) è che dove abbiamo festival come Salisburgo o Bayreuth, qui si ha Sanremo e sembra un titanico sforzo culturale senza il quale il mondo musicale internazionale non potrebbe sopravvivere. Poi leggo le risposte deliranti di un vicedirettore che dice: “non è vero che non facciamo recensioni, noi de sta roba strana ne parliamo, dieci Kg di film, due etti di musical, e che sarà mai un grammo di teatro !”. Comunque noi noiosi amanti della musica, del teatro e vivaddio anche del piacere di leggere una recensione ed essere daccordo o in contrasto con essa, resistiamo e non ci estinguiamo, per il momento. Ad oggi grazie a questo blog, vedo che di animali strani cui mi onoro di appartenere,per fortuna ce ne sono ancora tanti !

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    • Amfortas 28 marzo 2014 alle 6:58 pm

      Giorgio, no è peggio, perché dice “di Verdi scriviamo fiumi d’inchiostro”. Verdi chi? Il compositore? perché sai, sarebbe stato almeno il caso di scrivere “del Verdi”, intendendo il teatro cittadino, ma son particolari, me ne rendo conto.
      In ogni caso allacciate le cinture, dalla finestra di fronte vedo il cuore sacro di Ozpetek che gira come una mina vagante in un bagno turco, mi sa che oggi ha Saturno contro e non è un giorno perfetto. Son cose brutte, appunto.
      Ciao e grazie.

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  8. Giorgio 28 marzo 2014 alle 9:18 pm

    grazie a te e continua così !

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  9. Heldentenor 29 marzo 2014 alle 4:21 pm

    Comincio a pensare ai melomani, ai teatri d’opera,ai cantanti, alle primedonne capricciose, ai registi pazzerelli, alle stagioni, alle polemiche, ai fischi, agli applausi, a tutto quello che questo mondo fantastico mi ha regalato nel corso degli anni, come al mondo dei dinosauri, che è stato un periodo interessante, ma alla fine si sono estinti.L’opera per me è interessante perchè mi permette di interessarmi di storia, arte, costume, e cerco di andare preparato per capirne di più.E’ come un ipertesto che , a partire dalla musica, mi porta a indagare anche altri campi ad essa collegati. Con questo, non è che mi ritenga un uomo di cultura, ma almeno cerco di essere il meno sprovveduto possibile.Ho davanti a me il monumentale Dizionario dell’opera della Baldini e Castoldi, ho cominciato a leggerlo in ordine alfabetico anni fa, e credo che neanche in dieci vite, riuscirei a vederle tutte. E’ un peccato.L’opera, che in paesi più attenti alla cultura, ma anche al business, è un prodotto che si vende bene, nel paese che l’ha inventata sta agonizzando. Sul Piccolo ne ho scritto almeno una decina di volte, negli spazi che vengono concessi ai lettori, e sono stato pubblicato anche con il dovuto risalto. Non scrivo più, tanto ho l’impressione che non serva a nulla. Complice la scuola che non insegna la musica, la politica sorda alle ragioni della cultura, un management dei teatri a volte inadeguato, il poco risalto che si dà agli spettacoli, il risultato è che non si riesce a fare il tutto esaurito neanche con il grosso repertorio, e l’età media degli spettatori è da casa di riposo….è finita Don Pasquale……

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    • Amfortas 29 marzo 2014 alle 9:01 pm

      Heldentenor, tu fai bene a scrivere al Piccolo ma purtroppo, come sai le tue e di altri lamentazioni restano sterili. Non per mancanza vostra ovviamente, ma perché non c’è interesse a proporre e alimentare un dibattito. Se avessi più tempo – e, ti dirò, anche qualche annetto in meno – farei di più anch’io.
      Oggi ero al concerto delal stagione sinfonica, c’erano tanti ragazzi giovani e mi dicono che tanti erano anche ieri sera. Senza voler passare per eroi, è proprio per questi ragazzi che dobbiamo cercare di portare avanti le nostre idee, anche se sembra tempo sprecato.
      Ciao e grazie.

      Mi piace

  10. fadecas12 24 aprile 2014 alle 7:05 pm

    Ciao Paolo,
    hai forse seguito l’intervento del direttore del Piccolo sulla critica teatrale e musicale al tempo dei social network, organizzato ieri al Circolo della cultura e delle arti e di cui riferisce oggi il quotidiano? Dall’articolo sembra che la tesi sia stata quella dell’inutilità della critica “ex post” da parte del giornalista in quanto tutti sono in grado di diffonere le loro opinioni su Twitter un istante dopo il calar del sipario; però poche righe più in là vengono invocate necessità di taglio di bilancio … le motivazioni di questo “cambio di rotta” insomma non mi sembrano proprio limpidissime, almeno dalla recensione dell’articolista; sono curioso di sapere, pertanto, se hai seguito o sei hai notizie più attendibili sul contesto della conferenza, e se ci siano stati interventi, obiezioni, reazioni da parte della platea …
    un augurio per il 25 aprile, Fabrizio

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    • Amfortas 24 aprile 2014 alle 8:34 pm

      Fabrizio, ciao, credo che i nostri commenti si siano incrociati. Certo che ci sono state reazioni e non sono stato il solo, anzi, sono arrivato buon ultimo perché come sai non amo molto mettermi in mostra. La sintesi di Ugo Salvini sul Piccolo di oggi è…una sintesi, appunto, e manca del tutto delle opinioni della controparte, diciamo così, e cioè noi. E con “noi” intendo critici, appassionati, artisti di teatro di prosa e lirico. Come ho detto a Heldentenor, appena ho un po’di tempo e la testa sgombra da altre preoccupazioni scriverò un post. In ogni caso è questione di giorni.
      Ciao e buon 25 aprile anche a te.

      Mi piace

  11. Giuliano 26 aprile 2014 alle 3:51 pm

    fammi capire: il direttore di un giornale dice che è inutile pubblicare articoli, perché tanto i lettori fanno da soli e chi se ne frega dei miei redattori? E’ quasi divertente, sta teorizzando l’inutilità del suo mestiere. Sarebbe divertente se non fosse tragico… (come ben sai, sono un appassionato cultore dei racconti di Achille Campanile – però Stanlio e Ollio mi fanno ridere nei film, se ci capiti in mezzo “live” non è bello)

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    • Amfortas 27 aprile 2014 alle 11:45 am

      Giuliano, ciao! La situazione è più complessa anche se, effettivamente, certi aspetti sono piuttosto paradossali. È in fieri un articolato post sull’argomento, spero di pubblicarlo in giornata, perciò a rileggerci 🙂
      So che il tema ti è caro, abbi pazienza e affila le…armi!
      Ciao e grazie.

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