Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Les Troyens di Hector Berlioz al Teatro alla Scala di Milano: una breve guida all’ascolto.

Martedì prossimo, 8 aprile, nell’ambito della stagione operistica del Teatro alla Scala di Milano si svolgerà la prima di Les Troyens di Hector Berlioz.

Lavoro di dimensioni enormi e di altrettanto grande valenza culturale, Les Troyens è di difficile collocazione stilistica perché abbraccia generi diversi: dal grand opéra al melodramma ottocentesco, con qualche sfumatura di un curioso neoclassicismo musicale ante litteram screziato di suggestioni scespiriane.
È anche un’opera di rara esecuzione perché presenta problemi sia di costi di allestimento sia di esecutori, ed è sempre stato così tanto che Berlioz non ebbe mai occasione di vedere rappresentato il lavoro nella sua integrità. Solo nel 1957, al Covent Garden di Londra, l’opera fu allestita in edizione integrale o perlomeno in una sola serata, accorpando le due parti (La prise de Troye e Les Troyens à Carthage) in cui arbitrariamente era stata divisa nel 1863 dal manager del Théâtre Lyrique di Parigi, Léon Carvalho.
Semplificando parecchio, per certi versi – penso alla sterminata partitura, al fatto che lo stesso Berlioz scrisse il libretto, alla frequentazione non sporadica tra i due artisti e alla ricerca di un nuovo linguaggio musicale e teatrale – Les Troyens ha qualche punto in comune con il mondo di Wagner, come esplicita bene questa vignetta umoristica d’epoca.srtrojans4
Berlioz s’ispira all’Eneide e la rivisita con un certa disinvoltura dando rilievo ad alcuni personaggi (Cassandra e Didone, in particolare), ridimensionandone altri, ampliando determinati episodi e inventandosene altri ancora.
In effetti – pur nella sua straordinarietà – l’opera risulta piuttosto frammentaria e di ispirazione artistica altalenante, oltre che di comprensione difficoltosa soprattutto ai nostri tempi, perché nessuno (io nemmeno, sia chiaro) padroneggia con sicurezza la vicenda narrata.
A seguire, tento una sintesi – forzatamente incompleta – con l’aiuto di qualche spezzone tratto da Youtube.
L’opera si apre in medias res, con una maestosa scena in cui il protagonista è il coro il quale un po’ alla volta lascia la scena alla profetessa Cassandra – che è la dominatrice dei primi due atti – e canta l’aria Malheureux roi!.
Anna Caterina Antonacci:

e successivamente un lungo duetto con l’amato Chorébe.
Come nella migliore tradizione della tragedia classica torna in scena il coro, che precede un intermezzo strumentale movimentato (Lotta del cesto), probabile tributo da pagare alla consuetudine del grand opéra che riteneva indispensabili le danze e le grandi scene di massa.
È il momento della sortita di Enea, seguito da un ottetto con coro che precede la nuova aria di Cassandra Non, je ne verrai pas la déplorable fête, in cui stigmatizza la decisione di Priamo di far entrare il cavallo nella città.
Sempre la Antonacci:

Il secondo atto si apre con un altro intermezzo sinfonico che introduce il dialogo tra Enea e L’ombra di Ettore e il successivo arrivo di Panteo, che informa l’eroe della situazione nella città devastata dagli Achei.
Ora sono le donne troiane, guidate spiritualmente da Cassandra, che diventano protagoniste. Come in tutte le guerre, le donne anche a quei tempi pagavano un prezzo altissimo ed erano considerate “bottino di guerra”. Cassandra però preferisce la morte per lei e le compagne a un destino di umiliazioni e schiavitù e guida la maggioranza delle troiane al suicidio collettivo che chiude il secondo atto.
Ancora Anna Caterina Antonacci:

Il terzo atto vede l’ingresso in scena della seconda donna protagonista, Didone, che “duetta” con il popolo di Cartagine prima di un’altra lunga pagina dedicata al balletto, dopo la quale ritroviamo la regina in una dimensione meno ufficiale e più privata, impegnata in un intimo colloquio con la sorella Anna alla quale in un altro duetto confida la sua infelicità di donna dovuta alle pene d’amore. Immediatamente dopo Didone è costretta dagli eventi (l’annuncio che i superstiti di una tempesta chiedono di essere ricevuti) a riprendere il suo ruolo istituzionale di regina. Tra di loro, nascosto, c’è Enea, ma è il figlio Ascanio a condurre il dialogo.
Irrompe il generale Narbal, che porta la notizia che il popolo dei Numidi sta attaccando Cartagine.
A questo punto Enea svela la propria identità e offre l’aiuto dei guerrieri troiani scampati al fortunale.
Didone accetta, già colpita dalla bellezza del condottiero che le affida la vita del figlio Ascanio.
Il fragore della battaglia, in cui i Numidi saranno respinti, chiude l’atto.
Il quarto atto inizia con una pantomima in cui si riassumono gli eventi: Didone ed Enea, dopo la vittoria sui Numidi, vanno a caccia insieme e, sorpresi da un terribile temporale, riparano in una grotta. Si ritrovano innamorati.
Un breve duetto tra Anna e il generale Narbal ci informa che i due la vedono diversamente sulla relazione pericolosa tra i due amanti. Narbal teme Enea, mentre la sorella di Didone è felice per la ritrovata serenità della regina.
Ripartono le danze, ma il momento culminante del quarto atto è lo straordinario, lunghissimo duetto d’amore tra Enea e Didone (Nuit d’ivresse), che chiude l’atto. L’apparizione di Mercurio, dio della guerra, ci fa capire che ci saranno sviluppi drammatici.
Ve lo propongo in una versione che amo molto, cantata bene e diretta meglio.

In estrema sintesi, all’inizio del quinto atto Enea prende atto della propria missione: la pietas gli impone di abbandonare Cartagine e Didone e lo fa esprimendo i suoi contrastati sentimenti in un lungo monologo nella classica struttura di recitativo (Inutiles regrets) e aria (Ah, quand viendra l’instant des suprêmes adieux).
Qui il grandissimo Nicolai Gedda:

Prima di partire però Enea deve incontrare Didone e spiegarle la sua decisione in un duetto. La regina prima è sconvolta dall’abbandono, ma poi l’orgoglio le fa riprendere dignità e tratta Enea con disprezzo.
Ma ormai siamo alla fine.
Dopo il furore Didone si scioglie e in una delle scene più impressionanti di tutta l’opera lirica saluta la sua città, i suoi affetti e la vita stessa, trafiggendosi con la spada di Enea.
Qui Daniela Barcellona:

L’allestimento che sarà proposto alla Scala è quello che ha fatto furore a Londra, un paio d’anni fa, ed è firmato dal regista David McVicar.
Gli interpreti sono di primissimo livello a cominciare dal direttore d’orchestra, quell’Antonio Pappano che segna così il suo esordio operistico nel teatro milanese. Poi nelle parti principali ci sono Anna Caterina Antonacci (Cassandra), Daniela Barcellona (Didone) e Gregory Kunde (Enea), ma tutta la compagnia artistica sembra all’altezza di un’opera così impegnativa.
Qualcuno mi ha chiesto di indicare una registrazione di riferimento. La mia scelta, tutto sommato, è abbastanza scontata e premia questa incisione diretta da Sir Colin Davis, che può contare su di un Ben Heppner ancora in gran forma e un cast complessivamente eccellente.
Ovviamente il mio post non ha alcuna pretesa di aver esaurito l’argomento e, inoltre, è ovvio che avrei potuto scegliere altri ascolti, coinvolgendo cantanti magnifici come Jessye Norman, Marilyn Horne e tanti altri. Pure Del Monaco si cimentò, nel 1960, nella parte di Enea.

Un saluto a tutti, alla prossima!

 

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9 risposte a “Les Troyens di Hector Berlioz al Teatro alla Scala di Milano: una breve guida all’ascolto.

  1. Alucard 5 aprile 2014 alle 12:36 pm

    Attendiamo la recensione e intanto auguri alla tua beniamnina che oggi fa gli anni 🙂

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  2. Luisa 5 aprile 2014 alle 10:42 pm

    carissimo, andrai per caso alla prima de Les Troyens?
    grazie per l’interessantissimo articolo.
    Luisa

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  3. Heldentenor 6 aprile 2014 alle 6:03 pm

    La messa in scena è molto bella, ho scaricato da youtube l’intera opera dal Covent Garden, un pò lunghina ma interessante, ho visto che la generale di oggi a M
    ilano è stata un grandissimo successo, vai e raccontaci, se riesci a sopravvivere….

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  4. Heldentenor 6 aprile 2014 alle 6:06 pm

    A proposito della bellissima Antonacci ti ricordi di quel concerto di canto al Verdi, con stranamente poco pubblico ?

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    • Amfortas 6 aprile 2014 alle 6:15 pm

      Heldentenor, non esistono opere lunghe ma ci sono tante opere noiose 🙂 e a mio gusto tra queste ultime non ci sono certo Les Troyens, che per me sono un grandissimo capolavoro come gran parte della musica di Berlioz! Appunto vado a Mi a vederli. Dello spettacolo mi hanno detto bene in molti reduci dall’esordio a Londra e, tra le altre cose, McVicar è per certi versi un grande regista. Ricordi il bellissimo Faust di una decina di anni fa? Magnifico.
      Mi parli del concerto della Antonacci, uno dei miei più grandi rimpianti perché me lo persi, accidenti.
      Ciao e grazie.

      Mi piace

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