Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione seria di Les Troyens di Hector Berlioz al Teatro alla Scala di Milano: il Grand Opéra torna in tutto il suo splendore.

 

Les Troyens, Milano 8 aprile 2014

Alla fine di una serata per molti versi straordinaria, la prima circostanza da segnalare è che per merito di Sir Antonio Pappano il pubblico della Scala ha rivissuto in pieno i mitici tempi del Grand Opéra.

I atto

I atto

Mi pare indispensabile sottolineare che prima di un grande successo artistico, questi Troiani sono stati una vittoria culturale perché la partitura di Berlioz è stata eseguita quasi nella sua integralità – scelta coraggiosa – e questa decisione è stata presa per volontà del piccolo grande uomo Antonio Pappano. Il Grand Opéra è un genere operistico e musicale particolare, nato per rispondere a esigenze peculiari e perciò solo riproducendolo nella sua abnorme interezza il pubblico odierno può apprezzarne – o rifiutarne, sia chiaro – pregi e difetti.081_K61A5925
Inoltre, l’allestimento di David McVicar, proveniente da Londra, non si è messo di traverso alla musica ma ne ha ampliato la suggestione. Non è una questione di regie tradizionali o moderne ma, più semplicemente, alla Scala abbiamo goduto di una regia intelligente, snella, approfondita e descrittiva senza mai essere didascalica. Allo stesso tempo McVicar, nonostante l’inevitabile staticità di alcune scene, è riuscito a lavorare bene sia sulle masse sia sui singoli cantanti i quali, dal canto loro, hanno tutti magnificamente risposto alle sollecitazioni della regia.143_K65A0822
L’allestimento è piuttosto difficile da descrivere: ci provo con l’aiuto delle foto.162_K61A6121
La scenografia curata da Es Devlin descrive nei primi (La prise de Troie) due atti le mura della città di Troia attraverso un’imponente, aggressiva struttura tridimensionale a semicerchio, che si apre nel momento in cui fa ingresso nella città il famoso cavallo realizzato in modo davvero stupefacente con quelli che mi sono sembrati residuati bellici, quasi ad anticiparne la mortale pericolosità.185_K65A0935
Nei tre atti successivi (Les Troyens á Carthage) la scena si addolcisce ed è dominata all’inizio da un anfiteatro da cui il popolo festeggia la propria regina Didone.
K65A1015Poi, anche grazie a un impianto luci bellissimo (Wolfgang Göbbel), in uno spazio fisicamente meno determinato si svolgono la scena della caccia e della tempesta che favoriscono l’innamoramento di Didon ed Enée, mentre a sipario abbassato la regina prende coscienza dell’abbandono di Enée. Nella scena finale, dopo il suicidio di Didon, compare – a simboleggiare, credo, l’espansionismo romano -, l’enorme testa di un guerriero anch’essa costruita con cascami bellici.193_K65A0981
I costumi firmati da Moritz Junge e le coreografie (molto apprezzabili) di Lynne Page hanno contribuito alla riuscita dello spettacolo.
Nientemeno che straordinaria la direzione di Antonio Pappano, il quale restituisce la grandeur della partitura senza mai – e non è facile – risultare ridondante o retorico. Anzi, è proprio l’asciuttezza il valore aggiunto della direzione. Non so neanche indicare i momenti più coinvolgenti ma credo che valga la pena segnalare, in random, l’atmosfera di mistero delle apparizioni prima di Ettore e poi delle quattro “ombre” di Cassandra, Corebo, Priamo e ancora Ettore. Ancora, la pantomima del quarto atto, la gestione dei concertati e, sempre, il tappeto sonoro che fa da accompagnamento ai cantanti.145_K61A6085
L’Orchestra e il Coro della Scala si sono espressi al top, sia detto papale papale.
Anna Caterina Antonacci è stata una grandissima Cassandre. Il regista McVicar ha costruito insieme a lei il personaggio al debutto londinese di un paio di anni fa, e si vede. Una Cassandre ferina, profondamente femminile, che esprime più i tratti di un’indemoniata che di un’inascoltata profetessa. La gestualità è marcata, quasi esagerata, ma esprime – a mio parere – in modo pertinente il carattere del personaggio.
K61A6210Dal punto di vista vocale non si può che restare ammirati dall’attenzione al fraseggio, a come l’artista sia espressiva sia nei passi declamati sia nei momenti in cui il canto si addolcisce e le si perdona volentieri qualche asprezza nel registro acuto.
Spettacolare, non mi viene altro aggettivo, la prestazione di Daniela Barcellona, qui forse in una delle migliori caratterizzazioni della sua carriera.
K65A1113Se da un lato era scontato che il velluto della voce ben s’addicesse alle pagine più liriche come il duetto del quarto atto, meno indiscutibile era che l’artista trovasse gli accenti drammatici per esprimere prima la frustrazione dell’abbandono, poi l’invettiva successiva e lo straziante finale. Anche l’artista triestina è stata convincente dal lato attoriale, trovando la quadratura tra la necessità di esprimere una materna femminilità e una dolorosa rassegnazione agli eventi.K65A1563
Gregory Kunde continua a sorprendere per l’incredibile freschezza vocale, che gli consente di affrontare personaggi anche molto diversi tra loro. Nel Grand Opéra – dopo il commovente Vasco De Gama di qualche mese fa –  sembra aver trovato l’ennesima giovinezza: basterebbe solo l’accento e l’impeto dell’entrata al primo atto. Il tenore però è convincente anche nel proseguo e pure nell’ultima aria (Inutiles regrets), difficilissima, ha dato prova di quella tecnica di cui è maestro indiscutibile, senza contare che nei concertati la voce passa l’orchestra con facilità.K65A1583
Tutti gli altri sono stati all’altezza dei tre protagonisti, soprattutto dal punto di vista del rendimento complessivo che è quello che conta di più.
Fabio Capitanucci (Chorèbe), dalla voce importante e sonora e di bel colore, seppure qualche volta poco controllata.
Maria Radner, partecipe e convincente Anna ma occasionalmente un po’ flebile. Giacomo Prestia, un Narbal imponente e allo stesso tempo umanissimo.
Shalva Mukeria (Iopas), che ha ben cantato l’impegnativa invocazione a Cerere del quarto atto. Paolo Fanale, bravo nella sua dolce chanson d’Hylas.
Convincenti pure il vigoroso Panthée di Alexandre Duhamel, Paola Gardina nella parte en travesti del dolce Ascagne, il Priam di Mario Luperi. E, ancora Ernesto Panariello nella parte di un capo greco, Deyan Vatchkov nella terribile ombra di Hector, Oreste Cosimo (Hèlénus), Guillermo Esteban Bussolini e Alberto Rota (primo e secondo soldato troiano), il soldato di Luciano Andreoli, il dio Mercure di Emidio Guidotti, l’indimenticabile Elena Zilio nella parte di Hécube e Sara Catellani nei panni di Polyxène.
Alla fine il pubblico ha sancito un enorme e meritato successo per lo spettacolo e alle uscite singole trionfi per Anna Caterina Antonacci, Daniela Barcellona e Gregory Kunde. Quasi un terremoto ha accompagnato l’uscita di Antonio Pappano, visibilmente provato dalla fatica e commosso per l’accoglienza del pubblico al suo primo appuntamento alla Scala.
Spettacolo da non mancare, per chi ne ha la possibilità.
Un saluto a tutti, alla prossima!

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9 risposte a “Recensione seria di Les Troyens di Hector Berlioz al Teatro alla Scala di Milano: il Grand Opéra torna in tutto il suo splendore.

  1. Luca 11 aprile 2014 alle 8:31 am

    Ciao Amfortas! Ieri Il corriere della sera ha dedicato una paginona alla recensione dell’opera…COME FA SEMPRE IL PICCOLO VERO? io vado a Milano il 26 ti aggiornerò, ciao

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  2. Luisa 14 aprile 2014 alle 11:07 pm

    essere al debutto di Sir Antonio Pappano alla Scala era doveroso : le aspettative sono state ampiamente ripagate! gentilissimo Amfortas grazie come sempre per le tue calibratissime recensioni.
    e poi è stato un piacere incontrarti. alla prossima. Luisa

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    • Amfortas 15 aprile 2014 alle 9:07 am

      Luisa, ciao. Ha fatto piacere anche a me conoscerti, peccato per i tempi davvero ristrettissimi. Pappano grandioso, uno dei pochissimi direttori per i quali fare ‘ste tirate ha un senso.
      Ciao!

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  3. Luca 28 aprile 2014 alle 10:17 am

    Eccomi qui come promesso! E’ stata la più bella serata della mia vita a teatro grazie a un cast incredibile e soprattutto con Pappano. Non saprei dire chi è stato il migliore fra i cantanti forse Daniela Barcellona, dovendo scegliere. Trionfo per tutti, tanta gente ma qualche posto libero c’era.
    Luca

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  4. Pingback:La Top Ten 2014 su Di Tanti Pulpiti (con relative polemiche e tante bellissime foto) | Di tanti pulpiti.

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