Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: omaggio a Richard Strauss.

Mandy Fredrich

Prima della consueta recensione, questa volta meno scanzonata del solito, mi fa piacere ricordare che all’entrata del teatro Verdi, venerdì sera, ho incontrato una vecchia amica. O meglio, prima ho visto un gruppo di ragazzine e poi ho notato lei che le guidava all’interno come una chioccia segue i propri pulcini (smile). Ecco, a questa amica che resterà anonima e che si è scelta la professione dell’insegnamento – o ha seguito quella che è una vera e propria vocazione – voglio dedicare questo post.
Ovviamente anche lei è alterata (eufemismo) per il fatto che il nostro quotidiano, Il Piccolo, non pubblica più le recensioni degli spettacoli dal Verdi e non se ne fa una ragione perché in questo modo – sostiene – è venuta a mancare una fonte d’informazione e un’occasione di dibattito e approfondimento in classe. Il disappunto, nella fattispecie, è ancora maggiore perché con ogni probabilità questo concerto resterà l’unica manifestazione che il teatro dedicherà al compositore Richard Strauss nell’anniversario (il 150°) della nascita. Strauss, come tutti noi adulti sappiamo, è stato pesantemente coinvolto con il nazismo: insomma, qualche informazione su questo controverso artista avrebbe fatto comodo.
Ma evidentemente tutto ciò non interessa, sono implicazioni che non sfiorano neanche i vertici del nostro quotidiano.

A questo link troverete un po’ di belle foto del concerto.

Nell’ambito della stagione sinfonica triestina, l’appuntamento al Teatro Verdi prevedeva un concerto celebrativo del 150° anniversario dalla nascita di Richard Strauss. Un omaggio particolarmente gradito perché Strauss è molto amato a queste latitudini anche se, purtroppo, negli ultimi anni quasi assente dalla programmazione del teatro. Un vero peccato perché tra le altre cose è compositore che potrebbe attrarre spettatori dagli stati mitteleuropei confinanti, il che significherebbe incassi e visibilità maggiori per la fondazione triestina.
Gabor Ötvös
Il programma, che ha alternato pagine sinfoniche a una selezione di Lieder, si è dimostrato un buon compromesso di sintesi della produzione straussiana.
La serata si è aperta con l’esecuzione della Orchestersuite Der Bürger als Edelmann, di cui è bene ripercorrere sinteticamente la genesi alquanto travagliata.
Nel catalogo straussiano sono ben quattro i brani indicati al n.60 e tutti, in qualche modo, si rifanno allo stesso argomento: la commedia danzata (su testo di Moliére) Der bürger als Edelmann, la suite con lo stesso titolo e le due versioni dell’opera Ariadne auf Naxos.
Nella suite eseguita al Verdi, assemblata nel 1918, sono confluiti i nove numeri più significativi della prima versione dell’Arianna.
Il direttore Gabor Ötvös, che ha grande confidenza con il repertorio straussiano, ha guidato un’eccellente Orchestra del Verdi a una prestazione davvero magnifica, calibrando per esempio la briosa serenità dei minuetti con l’ironica pomposità di Der Fechtmeister, in cui è narrata una lezione di scherma, per poi chiudere con una brillante lettura del complesso brano finale farcito di citazioni e autocitazioni operistiche. In questo brano si è distinto in modo particolare Stefano Furini, primo violino dell’orchestra.
A seguire cinque Lieder, tratti da cicli diversi e scritti tra il 1885 e il 1889, nella versione per orchestra.
Gabor Ötvös
La parte vocale è stata affidata al giovane soprano Mandy Fredrich, attiva perlopiù in teatri di aerea tedesca in un repertorio eterogeneo che va da Mozart a Britten.
L’artista è dotata di una voce da soprano lirico leggero, di timbro gradevole, con un sonoro registro medio che la scrittura sostanzialmente centrale dei Lieder ha particolarmente sollecitato. La salita agli acuti è facile, seppure in qualche occasione abbia fatto capolino un accenno di vibrato stretto.
Il soprano, composta ed elegante sul palcoscenico, mi è sembrata essere a proprio agio in questo repertorio, mostrando quel fraseggio variegato e quell’attenzione al testo che sono indispensabili per essere credibili ed espressivi in pagine musicali in cui le ombreggiature e le tinte autunnali sono fondamentali.
Dopo l’intervallo è stata la volta del Poema sinfonico Don Juan, brano insidioso di cui Ӧtvӧs ha dato una lettura sensuale e allo stesso tempo screziata di quell’ironica leggerezza, quell’ambiguità che è il paradigma del mito di Don Giovanni. Anche in questo caso ottima la prestazione dell’orchestra, con legni e ottoni in particolare evidenza.
Ha chiuso il programma della serata una brillante e allo stesso tempo languorosa esecuzione dei Valzer del Rosenkavalier, in una versione rielaborata per concerto curata dallo stesso Strauss.
Il pubblico triestino – parecchi, soprattutto venerdì sera, i giovani e giovanissimi presenti – ha apprezzato molto la serata ed è stato prodigo di applausi con il direttore Gabor Ötvös, il soprano Mandy Fredrich e ovviamente l’orchestra.
A seguire la locandiana, un saluto a tutti alla prossima!

 

PROGRAMMA
Direttore Gabor Ötvös
Soprano Mandy Fredrich
Orchestra del Teatro Verdi di Trieste
Richard Strauss
Des Bürger als Edelmann Orchestersuite Op.60
Zueignung Op.10, No.1
Wiegenlied Op.41, No.1
Allerseelen Op.10, No. 8
Morgen! Op.27, No.4
Befreit Op. 39, No.4
Don Juan, Poema sinfonico Op.20
Der Rosenkavalier, Orchestersuite Op.59 – Waltzes –

 

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6 risposte a “Stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: omaggio a Richard Strauss.

  1. fadecas12 13 aprile 2014 alle 9:43 pm

    Caro Paolo,
    ho assisitito alla replica di sabato; concordo con la tua bella recensione – salvo qualche riserva in più sul soprano – ma mi sono rattristato a vedere il teatro mezzo vuoto un po’ in tutti gli ordini (loggione e galleria in particolare); è questa ormai la media delle presenze del pubblico triestino alla stagione concertistica? Neanche un nome come quello di Richard Strauss riesce a fare il pieno? Temo che presto si arriverà alla concentrazione in una sola rappresentazione 🙂
    Saluti, Fabrizio

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    • Amfortas 14 aprile 2014 alle 8:20 am

      Fabrizio, ciao. Pensa che io ho visto il concerto entrambe le volte, se fossero tutti come me…ci sarebbe il sold out sempre! Venerdì il teatro era più affollato ma sabato hai ragione tu, situazione davvero triste. Credo ci sia poco da scervellarsi sulle ragioni, semplicemente questo genere musicale, opera inclusa, non interessa più a nessuno. Non a caso Il PICCOLO non ne scrive più, per esempio.
      Sul soprano non so che dire, a me non è sembrata tanto male, ma magari in loggione non si sentiva oppure il vibrato arrivava più marcato, boh. Ci sentiamo presto, ciao e grazie.

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  2. Roberto Mastrosimone 14 aprile 2014 alle 8:09 am

    Il nome di Gabor Ötvös mi riporta indietro al tempo in cui portavo i calzoni corti (come di moda allora), ma ero già appassionato di musica classica. Agli inizi degli anni 60 era una presenza costante sul podio delle orchestre Rai e, se non sbaglio, proprio al Verdi di Trieste iniziò la sua carriera prima come assistente poi come direttore musicale. C’era la convinzione diffusa che avrebbe avuto un grande futuro e che si sarebbe affermato tra i maggiori direttori d’orchestra. Forse non è andata proprio così, nonostante una carriera più che onorevole ma a mio giudizio sottodimensionata al suo talento e alle sue indubbie capacità. Ebbi occasione di vederlo drigere a una Kovanchina nel 1969 con un cast che comprendeva Boris Christof e Nikolai Ghiuselev: la ricordo ancora bene anche per la splendida prova del Direttore. Confesso che mi farebbe un gran piacere assistere a un concerto da lui diretto (qualche stagione fa era annunciato un concerto al Regio di Torino, ma fu poi sostituito, ne ignoro la causa).
    Ciao!

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    • Amfortas 14 aprile 2014 alle 8:29 am

      Roberto, ciao. Guarda ti faccio rispondere da Enrico Girardi che in una recensione del Parsifal alla Fenice, a mio parere, coglie in pieno la situazione per quanto riguarda il direttore.
      ‘ ungherese Gabor Ötvös è direttore d’ orchestra d’ una certa età. Uno di quelli che vengono preceduti dalla fama di routinier semplicemente perché hanno lavorato a lungo nei teatri «di repertorio», dove una sera si suona Wagner e la sera dopo Verdi, e poi ancora Mozart, Puccini e via dicendo. Oltretutto non è nemmeno smaliziato quel tanto che basta per gettare un po’ di fumo negli occhi: gli basterebbe un tempo, un colore o altro dettaglio appena inconsueto e troverebbe senz’ altro qualche critichessa pronta a parlare di ermeneutica dell’ interpretazione… Invece è semplicemente bravo, serio ed esperto.
      Avercene, credimi!
      Ciao e grazie.

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  3. vitty 19 aprile 2014 alle 8:51 pm

    Caro Amfortas,grazie per gli auguri di Pasqua che contraccambio di cuore! Dato che domani sarai “nell’orrida venezia” mandale un bacio da parte mia!

    Buona Pasqua,e un abbraccio!!!

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