Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione seria di La Bohème di Giacomo Puccini al Teatro La Fenice di Venezia: una gradita sorpresa pasquale.

La Bohème, primo violino: Venezia 19 aprile 2014

Oh, finalmente, dopo alcune visite interlocutorie durante le quali l’orrida Venezia mi era sembrata un mezzo mortorio come Trieste, la città lagunare mi si è ripresentata in tutto il suo splendore.
File bibliche ovunque, concentrazione di umanità varia e soprattutto vestita in modo allucinante. Trattori trasformati in carrarmati, specialità gastronomiche tipicamente italiane propinate a prezzi folli da cuochi di razze aliene: insomma, tutto l’armamentario.
In particolare ho apprezzato la squisita cortesia di uno yankee che trascinava tre trolley, ognuno dei quali delle dimensioni pari a un piccolo autobus. Nel tragitto dalla stazione ferroviaria alla Fenice mi sono messo nella sua scia, perché era come procedere dietro uno spalaneve sullo Stelvio dopo una nevicata abbondante. Certo, i cumuli di giapponesi morti ai lati delle calli potevano fare impressione, ma almeno sono arrivato in tempo in teatro e in ogni caso il fine giustifica i mezzi (strasmile).
L’imminente Pasqua, inoltre, ha scatenato la creatività dei gabbiani assassini, che hanno rivestito le loro uova giganti di multicolore carta argentata: l’ignaro turista si avvicinava ed era immediatamente divorato dal cucciolo di gabbiano nascosto all’interno. Una sorpresa vera, altroché la solita macchinina (strasmile).
Ma, come sempre, veniamo alle cose meno serie e cioè alla Bohème di Puccini.

L'enorme lampadario della Fenice di Venezia, ripreso dalla platea.
Nel libretto di sala il regista Francesco Micheli, in una breve nota, spiega come la vicenda descritta da Puccini su libretto di Illica e Giacosa (e prima raccontata da Henry Murger, nel suo romanzo Scènes de la vie de bohème) abbia parecchie affinità con l’attuale condizione giovanile, riferendosi ovviamente alla precarietà economica e a una certa incosciente spensieratezza. Purtroppo poi succede che la vita costringa giovani e meno giovani a un atteggiamento più consapevole, lo sappiamo bene.
Una lettura non certo rivoluzionaria ma che ha il pregio di essere coerente con la drammaturgia del libretto e quindi adatta a questo allestimento di Bohème, ormai di repertorio alla Fenice e proposto per la terza volta, che si distingue per una complessiva eleganza e un generale buongusto nel solco di una rassicurante tradizione.
La Parigi più nota, quella della Tour Eiffel e dell’Arc de Triomphe è evocata con luci che ne disegnano i profili stilizzati che in qualche modo incorniciano il palcoscenico nel primo quadro, per poi tornare alla fine – dopo il viaggio dei bohémien attraverso la scanzonata e calda goliardia del Café Momus e il gelo anche metaforico della Barrière d’Enfer – quando il destino di Mimì si è compiuto.Bo 3
Le scene, di Edoardo Sanchi, sono davvero belle e ben realizzate, agili e imponenti allo stesso tempo. L’impianto luci di Fabio Barettin, ricco di cromatismi cangianti, dà profondità allo spettacolo e allo stesso modo risultano convincenti i variopinti costumi d’epoca di Silvia Aymonino.
La mano del regista di tradizione si è vista anche nei movimenti delle masse e nella recitazione dei cantanti, che non sono chiamati ad acrobazie in scena ma che restituiscono in modo convincente i personaggi.
Jader Bignamini, sul podio di una buona Orchestra della Fenice, è stato assai efficace nel rendere le varie atmosfere dell’opera, dando risalto, respiro e ampiezza alle splendide oasi melodiche dei primi due quadri, immersi in una vaporosa brillantezza. Bene anche nel proseguo, quando il pericolo di cadere nell’enfasi e nella retorica è costante e in cui, al contrario, Bignamini si è distinto per una lettura asciutta, scabra, che nulla ha tolto alla drammaticità tipicamente novecentesca della musica di Puccini.Bo 5
Il Rodolfo di Matteo Lippi ha convinto, seppure con qualche riserva soprattutto per quanto riguarda un accento un po’ generico nei primi due atti o quadri. Poi il giovane tenore si è espresso con più efficacia, in particolare nell’episodio della Barrière d’Enfer e anche nel finale. La voce è gradevole e di volume forse un po’ sottodimensionato per la parte, ma dotata di un discreto squillo. L’artista, inoltre è sembrato disinvolto sul palco.
Molto buona la prova di Carmen Giannattasio, nei panni di Mimì. Il soprano è sembrata a proprio agio sia nel canto di conversazione sia nelle arie (bellissimo l’attacco di ma quando vien lo sgelo, tra le altre cose) e anche dal punto di vista attoriale si è ben disimpegnata, tratteggiando una Mimì giovane e appassionata e in qualche modo presaga della sua sorte sin dall’inizio. La voce, importante, da lirico pieno e ricca di armonici, è di grande fascino e di timbro giovanile e prezioso. Da migliorare la dizione, che è occasionalmente parsa confusa.Bo 1
Francesca Dotto era alle prese con il complicato personaggio di Musetta e ne è venuta a capo con qualche affanno soprattutto a causa di qualche asprezza nel registro acuto, compensato peraltro da una brillante presenza scenica.
Bravo Julian Kim, dalla franca voce baritonale che gli ha consentito di interpretare un Marcello temperamentoso e guascone ma allo stesso tempo capace di accenti più meditati e riflessivi.
Armando Gabba è stato un ottimo Schaunard, al quale ha dato un rilievo inconsueto anche dal lato attoriale.
Andrea Mastroni, bella voce di basso, morbida e calda, ha ben figurato nei panni di Colline.Bo 4
Buone le prove di Andrea Snarski (Alcindoro), Dionigi D’Ostuni (Parpignol) e Matteo Ferrara (Benoit).
Completavano il cast Bo Schunnesson (Venditore ambulante), Salvatore Giacalone (Sergente dei doganieri) e Nicola Nalesso (Doganiere).
Eccellente la prestazione del Coro del Teatro la Fenice e rimarchevole anche la prestazione dei Piccoli Cantori Veneziani.
Il pubblico, numerosissimo, ha apprezzato lo spettacolo in toto e alle singole è stato generoso di applausi con tutta la compagnia artistica. Notevole successi personali per Carmen Giannattasio e Jader Bignamini, a mio parere più che meritati.
A seguire la locandina.

Un saluto a tutti, alla prossima!

VENEZIA, TEATRO LA FENICE 19 aprile 2014
 
Rodolfo Matteo Lippi
Marcello Julian Kim
Schaunard Armando Gabba
Colline Andrea Mastroni
Mimì Carmen Giannattasio
Musetta Francesca Dotto
Benoit Matteo Ferrara
Alcindoro Andrea Snarski
Parpignol Dionigi D’Ostuni
Un venditore Bo Schunnesson
Un sergente Salvatore Giacalone
Un doganiere Nicola Nalesso
   
Maestro concertatore e direttore Jader Bignamini
Regia Francesco Micheli
Scene Edoardo Sanchi
Costumi Silvia Aymonino
Luci Fabio Barettin
 
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Piccoli Cantori Veneziani preparato da Diana D’Alessio

 

 

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8 risposte a “Recensione seria di La Bohème di Giacomo Puccini al Teatro La Fenice di Venezia: una gradita sorpresa pasquale.

  1. Winckelmann 20 aprile 2014 alle 9:11 pm

    E io non riesco a farmi tornar la voglia di frequentare questo teatro, e sì che ce lo avrei quasi sotto casa… forse dovrei andare un po’ in analisi?

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    • Amfortas 21 aprile 2014 alle 8:25 am

      Winckelmann, lascia stare che per l’analisi c’è sempre tempo :-), però negli ultimi anni qualche spettacolo notevole c’è stato, alla Fenice e anche al Malibran. Ciao!

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      • Winckelmann 21 aprile 2014 alle 9:22 am

        Ma lo so, figurati, non è mica lì il problema…

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      • Amfortas 21 aprile 2014 alle 4:43 pm

        Winckelmann, dai, la prossima volta magari ti avviso per tempo e ci andiamo insieme!La prossima Butterfly credo di saltarla a meno che il teatro non me la richieda, poi c’è una nuova Tosca che vedrò ma non mi pare particolarmente stimolante…Una buona occasione potrebbe essere il Rake’s progress, a fine giugno (se non ci saranno 40°, perché in quel caso…passo).
        Ciao!

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  2. Winckelmann 21 aprile 2014 alle 8:10 pm

    Mi porti dentro a manina mentre io strillo No! No! Nooooooo!!!!! 😉
    Se la metti così, e restando intesi che coi 40° ti ritengo esonerato, potrei anche pensare di accettare. Da qui a giugno ho tempo per fare un po’ di training autogeno.

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  3. Heldentenor 24 aprile 2014 alle 5:58 pm

    Isotta parla di Bignamini come se fosse Muti, e anche tu ne parli molto bene, devo andare una volta a sentirlo dirigere. Certo che l’infilata Boheme, Butterfly, Tosca è micidiale, farebbe stramazzare un toro miura. Forse vado il 18 , ma per sentire Secco, della Tosca ne ho più che abbastanza. Ieri, giorno 23 aprile, c’era qualcosa relativo alla critica teatrale sui giornali al tempo dei social network alla Biblioteca ….non so quale…con Possamai e altri. Sembrava un argomento derivato dalle tue riflessioni sulla mancanza di attenzione del Piccolo nei confronti del Verdi. Ci sei andato ? Ne sai qualcosa ? Di Troyens non ci dici nulla ? Forse non sei ancora andato. Sono imbufalito del fatto che la Barcellona non viene a Trieste per l’ultimo concerto, come al solito hanno stampato locandine e programmi, venduto biglietti e abbonamenti, e cambiato le carte in tavola all’ultimo momento. Che modo è questo di procedere ? I contratti si firmano sulla carta o sono solo accordi verbali ? Mi pare strano questo modo di procedere.

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  4. Heldentenor 24 aprile 2014 alle 6:02 pm

    Ho visto adesso la recensione di Troyens, bene doveva essere bello.

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    • Amfortas 24 aprile 2014 alle 7:01 pm

      Heldetenor, ciao. Ti rispondo sinteticamente perché ho poco tempo, scusami.
      Bignamini ottimo a parer mio e di tutti i colleghi che l’hanno sentito ultimamente. Io vedrò anche Tosca perché è un allestimento nuovo.
      Ieri c’è stata una conferenza-incontro organizzata dal Circolo delle arti e cultura, presso la biblioteca di Largo Papa Giovanni. Ho partecipato attivamente e ho intenzione di scriverne in modo esteso nei prossimi giorni, appena ho un po’di tempo. Effettivamente la presentazione sul Piccolo suonava familiare 🙂
      Per quanto riguarda la sostituzione di programma e interpreti dell’ultimo appuntamento della stagione sinfonica, hai più che ragione e credo che nel post scriverò anche di questo argomento.
      Abbi pazienza, quindi!
      Sui Troiani confermo, serata straordinaria ed esiti artistici altissimi poi confermati nelle recite successive. Barcellona forse al top e comunque in una delle caratterizzazioni migliori della sua carriera, tale da convincere anche colleghi che si erano dimostrati scettici prima della recita.
      Ciao, a presto (spero).

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