Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La critica musicale e teatrale sulla carta stampata: cronaca di una morte annunciata?

Ecco, magari Gabo non sarebbe stato contento che io gli abbia copiato il titolo di un suo libro, ma almeno così lo ricordo ora che non c’è più.
Abbiate pazienza, questo post sarà una lenzuolata.
Munitevi quindi di noccioline e popcorn (smile) e poi, se vi pare il caso, diffondete. Voglio essere canonizzato anch’io e meglio se ciò avviene mentre sono ancora in vita (strasmile).

Paolo Possamai, direttore del Piccolo, quotidiano di Trieste

Paolo Possamai, direttore del Piccolo, quotidiano di Trieste

Dunque, mercoledì scorso 23 aprile, organizzato dal Circolo della cultura e delle arti e moderato da Stefano Curti (responsabile della sezione spettacoli del circolo stesso) si è svolto un incontro con Paolo Possamai, direttore del quotidiano Il Piccolo di Trieste, intitolato “La critica teatrale e musicale al tempo dei social network e del web 2.0: dalla carta stampata a …“.
Un argomento che, per puro caso, ho più volte sfiorato anch’io ai margini delle recensioni dal Teatro Verdi di Trieste e che ho trattato direttamente due volte con una certa vivacità, in post diversi:
Qui il primo
Qui il secondo
Ovviamente all’incontro di cui sopra ho partecipato anch’io da spettatore. Mi sono trovato in buona compagnia, perché – stima prudente – eravamo almeno una cinquantina di persone in rappresentanza virtuale di tutte le categorie interessate all’argomento: appassionati, critici, attori di prosa, cantanti, operatori culturali, giornalisti free lance di testate “minori”.
Il giorno successivo, a firma di Ugo Salvini, è stata pubblicata sul quotidiano una testimonianza della conferenza fedele delle opinioni di Possamai ma monca (credo per le solite ragioni di spazio) delle reazioni del pubblico. Il che non è irrilevante, perché tutti coloro (me compreso) che sono intervenuti dopo il fatidico “C’è qualche domanda” del moderatore hanno espresso pareri negativi sulle scelte editoriali del nostro quotidiano.
Perciò, dal momento che ho afflitto i miei happy few più volte con le mie lamentele, credo sia il caso di colmare la lacuna, sintetizzando i motivi del disagio di tutti e soprattutto di chi, come me, si occupa di musica lirica e sinfonica. Oddio, diciamo che ci provo ok? Anche se non posso fare a meno di notare la singolare circostanza che parlo, in qualche modo, contro il mio interesse sia come squallido tenutario di questo postaccio chiamato Di Tanti Pulpiti sia, soprattutto, per la mia posizione di caporedattore di OperaClick. Voglio dire, meno si parla di musica classica in generale sui giornali più sono lette le altre fonti d’informazione, elementare no?
Ho riassunto in vari punti ed evidenziato in neretto la posizione di Paolo Possamai, procedo argomentando le mie (nostre) ragioni punto per punto.

1) Oggi le recensioni sui quotidiani non servono a nulla, perché ci sono Facebook e Twitter che informano in tempo reale sull’esito degli spettacoli e orientano le scelte del pubblico.

I social network non possono sostituire una recensione professionale, nella migliore delle ipotesi possono affiancarla. Inoltre Facebook e Twitter hanno poco in comune e funzioni e caratteristiche completamente diverse.
Sui social network (e Facebook in particolare) si trovano opinioni di appassionati, spesso scritte in modo anonimo e da persone che scrivono di pancia, magari guidate da interessi economici e/o simpatie personali che tendono a favorire o attaccare singoli artisti. Non ci sono quasi mai garanzie di obiettività e trasparenza. Inoltre, per caratteristica intrinseca (si pensi solo al tragico like) la comunicazione è primitiva e semplicistica e in ogni caso inadatta ad affrontare un tema complesso come la valutazione di uno spettacolo teatrale dal vivo. Le pagine Facebook degli artisti – in cui si raccolgono la stragrande maggioranza dei pareri – sono delle vere e proprie fabbriche del consenso e, dal mio punto di vista, non c’è neanche nulla di male, è un modo come un altro di promuovere la propria attività.
Twitter è diverso, ma ha il limite dei 140 caratteri che penalizza approfondimenti e riflessioni ampie. Per certi versi, Twitter può essere considerato la versione 2.0 delle agenzie di stampa.
Bisogna poi considerare il contesto e cioè in questo caso la realtà demografica triestina. A Trieste, più che in altre città, il quotidiano è letto anche da una rilevante quota parte di persone anziane che non hanno neanche idea di come si accenda un computer, altroché social network! La scelta di non pubblicare recensioni cartacee penalizza un bacino d’utenza di decine di migliaia di persone, privandole per default di un’informazione alla quale avrebbero diritto.
Per questi (e altri, ma cerco di essere il più sintetico possibile) motivi non solo le recensioni sui giornali non sono superflue, ma anzi mi pare sia indispensabile che siano pubblicate.LOgo 1

2) Il Piccolo, con la scelta dello spazio (la visibilità: il numero di colonne) dedicato sul giornale nelle rubriche dedicate agli spettacoli fa già una specie di recensione ex ante e orienta le scelte del potenziale spettatore.

La critica a uno spettacolo può essere indicativa solo ex post! Anche qui ci sono tantissime motivazioni a favore.
La più banale è che anche il più grande degli artisti può incappare in una serata storta e non essere all’altezza della propria fama e del proprio talento. Il nome, la notorietà, non sono mai garanzia di qualità, soprattutto oggi.
Le interviste a più colonne agli artisti, quelle che per il loro impatto e per lo spazio che occupano dovrebbero garantire la qualità dello spettacolo hanno senso solo se, in primis, sono condotte da qualcuno preparato sull’argomento e non da un giornalista generalista. A me può anche interessare, come curiosità, se il tal artista per rilassarsi va a caccia di orsi o gioca a Ruzzle, ma sono domande che devono venire dopo una ragionevole quantità di istanze specifiche sull’opera lirica che andrà a interpretare nella sua veste di professionista che di mestiere fa il soprano, il direttore d’orchestra oppure, nei casi più disperati, il tenore (strasmile).
Soprattutto ex post, appunto, c’è bisogno che qualcuno autorevole mi informi su come l’interprete in questione si è comportato sul palcoscenico del Teatro Verdi di Trieste.
Non faccio nomi perché non è questa la sede, ma posso assicurare che è successo con una certa frequenza che lo spazio conquistato ex ante sul giornale si sia dimostrato, ex post, usurpato.
Inoltre spesso gli articoli – quelli non firmati, per spiegarci – che servono da lancio agli spettacoli sono comunicati scritti dagli uffici stampa di teatri o artisti e, per la famosa regola che ogni scar(r)afone è bello a mamma sua, i toni e la prosa sono da ventennio (il primo, quello più efferato ma meno subdolo). “Stupefacente, straordinario, sbalorditivo, famoso” sono gli aggettivi più sobri usati in queste veline che, appunto, non sono certo un esempio di understatement e perciò non possono sostituire un parere meditato.logo 3

3) Le recensioni non trovano più posto sui maggiori quotidiani nazionali.

Non è vero, è vero che – purtroppo! – trovano meno spazio di una volta. In realtà le recensioni degli spettacoli sono regolarmente pubblicate sul Corriere della Sera (una delle più frequenti chiavi di ricerca che portano al mio blog è Paolo Isotta, l’ex critico del giornale milanese) ma anche sulla Stampa (ci scrive l’amico Alberto Mattioli, tra gli altri) e persino su Repubblica (Angelo Foletto) che al contrario dei primi due giornali appartiene allo stesso gruppo editoriale del Piccolo.
Le critiche dai teatri sono diffuse anche in moltissimi giornali di provincia, da nord a sud.
Non parliamo poi di ciò che succede all’estero, dove la critica cartacea agli spettacoli è una vera e propria pietra miliare e una tradizione culturale irrinunciabile. Quando gli artisti stranieri arrivano a Trieste per esibirsi al Verdi o al Rossetti, danno per scontato che il maggiore quotidiano della città scriva una recensione e nel momento che si rendono conto che ciò non avverrà, non sono per niente contenti, per usare un eufemismo.

4) Da quando Il Piccolo ha cambiato formato, nell’ambito di una strategia di ristrutturazione indispensabile per far fronte alla contingenza economica, è stato necessario effettuare dei tagli per non danneggiare l’impresa.

Ovvero la spending review applicata ai giornali.
Le case editrici hanno sofferto come poche altre imprese la crisi perché la raccolta pubblicitaria è andata a picco negli ultimi anni. Dal 2000 (che è l’anno in cui, almeno in Italia, è scoppiato definitivamente il “fenomeno Internet”) sino al 2005 il calo è stato quasi fisiologico ma poi, quando è deflagrata la bomba della crisi il crollo è stato spaventoso. Questa tabella riassume la situazione negli USA:
Statistiche
Questa, invece, secondo recentissime analisi, la situazione italiana:giornali
Bene, ma perché tagliare le recensioni? Davvero sono così onerose dal punto di vista economico da aggravare il bilancio del Piccolo di Trieste? E qui mi devo autocitare, molto banalmente, perché ci sono valori che sfuggono alle statistiche:

Trieste è una piccola città, sono rarissimi gli eventi che catturano l’attenzione di 800-1000 persone per sei serate. Io credo che eticamente sia intollerabile che il nostro maggior quotidiano non dia un’informazione esauriente e completa di questi eventi. Inoltre, proprio perché la cultura in generale e il Teatro Verdi in particolare subiscono gli effetti devastanti della crisi economica, ritengo che la (poca, giocoforza) attività che svolge la fondazione triestina debba essere pubblicizzata al massimo da tutti i media e dal quotidiano cittadino.
Guardate che stiamo parlando di dare resoconto delle prime mica di tutte le recite. Facciamo un paio di conti.
La stagione operistica consta in media di sette titoli, quella sinfonica di una decina. Mettiamoci qualche serata speciale, cosa che non accade a Trieste da anni, e arriviamo a stento a venti spettacoli.
Davvero sulle pagine culturali e degli spettacoli del Piccolo di Trieste non c’è spazio per un articolo ogni venti giorni?
A chi, già so che può succedere, mi contesterà dicendo che a Trieste ci sono problemi più importanti ricordo che in teatro lavorano circa 250 persone, che non sono certo poche, e il loro lavoro ha almeno pari dignità di altri.
E poi, mi sia consentita la brutalità, se dovesse chiudere una fabbrica sarebbe gravissimo ma se scomparisse un teatro sarebbe una tragedia colossale, della quale dovremmo tutti noi rispondere ai posteri.

Perciò, ripeto, perché proprio le recensioni devono essere tagliate? Un investimento che paga dividendi deve puntare sull’autorevolezza e la competenza, sulla qualità.
E  investire nella cultura – e un articolo che parla di musica classica è cultura – rende, come dimostra questo articolo, per esempio (straw man argument, me ne rendo conto, ma leggerlo non fa male).logo 4

5) Il Piccolo, in occasione della prima della stagione operistica del Teatro Verdi, per dare visibilità alla fondazione è uscito in un’edizione speciale che è stata distribuita gratuitamente alla fine dello spettacolo. È stato un rischio perché basta un piccolo inconveniente per mandare a monte l’operazione.

Non ho dubbi e ringrazio, ma se c’è una recensione che non voglio leggere e che Il Piccolo non deve fare è quella scritta ex ante basata sugli esiti artistici della generale e dell’antegenerale. Anzi, i commenti degli spettatori alla prima non sono stati benevoli neanche tra coloro che di lirica ne capiscono quanto me ne intendo io di meccanica quantistica. Come se non bastasse, ci si espone a un ulteriore rischio e cioè alla possibilità non remota di fare figuracce (per non parlare delle implicazioni legali in caso di critica negativa) valutando l’interpretazione di professionisti che in realtà non si sono esibiti alla prima. Le defezioni dell’ultima ora per motivi di salute sono un classico del teatro lirico, ed è già successo (mica una volta, la carità di patria m’impedisce di fare nomi cognomi e circostanze) che su qualche importante quotidiano si magnificassero le prestazioni di cantanti che non hanno partecipato alla recita con relativo sbertucciamento quadrifonico su tutti i social network.
E, come il direttore Possamai sa benissimo, queste sono situazioni che fanno davvero male alle imprese, perché minano la credibilità e danno fiato agli hater che non aspettano altro per sfogare le proprie frustrazioni.
Ancora, una critica responsabile può mettere in luce nuovi talenti. Trieste ne sa qualcosa, due dei più famosi tenori del momento, Juan Diego Flórez e Marcelo Álvarez, si sono sostanzialmente rivelati al grande pubblico per le loro prestazioni al Teatro Verdi di Trieste a metà degli anni 90 del secolo scorso.
Una critica serena – quella che non scrive contro qualcuno o qualcosa, ma che propone e ispira – è uno strumento indispensabile per scovare le vulnerabilità di un teatro, di un cantante, di un artista in generale e diventa uno stimolo per migliorare.
Ecco, credo di aver sintetizzato (lo so che fa ridere scrivere così dopo ‘sto polpettone) i motivi del dissenso espresso da tutti coloro che erano presenti all’incontro e le cui reazioni non avevano trovato posto sul quotidiano triestino per motivi comprensibili.
Concludo affermando che Paolo Possamai, al di là delle divergenze di opinioni, si è dimostrato persona competente e cortese, perché non si è sottratto neanche alle domande più fastidiose e ha mantenuto un atteggiamento propositivo. Credo e spero che il direttore abbia una certa libertà di manovra e capisca che qualche correzione alla rotta intrapresa sia indispensabile. A mio parere ci sono gli strumenti per farlo ma certo ho una conoscenza limitata delle problematiche che affliggono un quotidiano. Ribadisco, non si tratta certo di non voler guardare in faccia la realtà o ancorarsi a schemi obsoleti, ma semplicemente chiedersi se si sta operando, oltre che per il bene dell’impresa, anche per il bene della comunità e del territorio. Un quotidiano non è solo un’azienda.
Mi rendo perfettamente conto che la cultura è ostaggio delle logiche mercantili e anche che Il Piccolo è un tassello, tutt’altro che irrilevante, di un’organizzazione più ampia.
Sono però convinto che andare controcorrente, opporsi, non uniformarsi è un modo per fare cultura e qualche volta addirittura arte. Non dobbiamo per forza comportarci tutti così:
fila gif
Sarebbe bello che Il Piccolo, attraverso le decisioni autonome delle persone che lo dirigono, si metta di traverso scegliendo che se pol e non uniformandosi al generale no se pol.
Per motivi evidenti il mio contributo è parziale, qualsiasi integrazione nei commenti è non solo gradita ma auspicabile.

Un saluto a tutti, alla prossima!

Annunci

19 risposte a “La critica musicale e teatrale sulla carta stampata: cronaca di una morte annunciata?

  1. Luca 28 aprile 2014 alle 10:24 am

    Wow! Non saprei aggiungere altro sai, forse eravamo più di 50 però. La recensione in tempo reale della prima del Ballo in maschera era assurda hai ragione e mi sembra che non è la prima volta. Su di una cosa solamente ha ragione il direttore del giornale, quando dice che le pagine dedicate a cultura e spettacoli sono tante. Ma come mai non ha ancora commentato nessuno?

    Mi piace

    • Amfortas 28 aprile 2014 alle 11:31 am

      Luca, sì forse eravamo più numerosi ma tendo a non esagerare, credo sia meglio. Ricordo anch’io altre recensioni…istantanee e confermo che sono pericolose 🙂
      È vero, Il Piccolo non si può certo criticare per lo spazio che dà alla cultura ma non è una questione di quantità, ovviamente.
      I commenti? Verranno e se non sarà così…pazienza! A me interessava più che altro sollevare il problema e dare spazio alla controparte. Intanto ti posso anticipare che il post è molto…frequentato.
      Ciao e grazie.

      Mi piace

  2. Giuliano 28 aprile 2014 alle 5:31 pm

    sul confine fra giornalismo e pubbliche relazioni si potrebbero portare citazioni importanti (e sarebbe un discorsone), invece ci tocca prendere atto che c’è chi vuole fare il vuoto, anche le pubbliche relazioni sono troppo… Mah. L’altra sera ascoltavo il tg e parlavano di un robot di nuovo tipo che è stato chiamato Atlas: la giuliva speaker (giornalista?) ha commentato “Atlas, come il cartone animato!”, ed era evidentemente contenta di sapere la risposta. E io, trasalendo, ich unglücksel’ger Atlas, pensavo che questa generazione di “giornalisti e giornaliste” (virgolette d’obbligo) è stata allevata con molta cura. Pensare che io con i grandi critici del Corriere e di Repubblica, eccetera, un po’ mi incazzavo e molto imparavo, è così che si cresce, perfino a Paolo Isotta devo molte indicazioni di percorso (ed è tutto dire).
    Forse, per uscire dalla crisi, basterebbe che ognuno tornasse al suo posto, come alla fine di Prova d’Orchestra di Federico Fellini (anno 1970, vero profeta). Per esempio, al Piccolo di Trieste potrebbero cominciare a tornare al loro posto di giornalisti…

    Mi piace

    • Amfortas 29 aprile 2014 alle 5:56 pm

      Giuliano, hai il dente avvelenato eh? Hai ragione nello specifico della velina al TG – io quelli li evito proprio – ma credo che ci siano anche non poche perosne capaci. Per quanto riguarda Isotta aveva e ha tutta la mia stima come studioso perché ha scritto cose magnifiche, da un certo momento in poi le sue critiche sono diventate almeno discutibili sia nella forma sia nei contenuti. Io compravo il Corriere della sera anche per leggere Isotta e ti posso assicurare che non ero il solo…
      Ciao Giuliano, grazie!

      Mi piace

  3. daland 28 aprile 2014 alle 6:53 pm

    Caro Amfortas, se dovessimo giudicare sulla base della partecipazione popolare – e quindi del rilievo che i media ne danno – agli appuntamenti artistici rispetto a quelli religiosi, dovremmo concludere che Feuerbach non aveva capito nulla riguardo al futuro del rapporto religione-arte e che nel secolo XXI siamo addirittura arretrati rispetto al XIX.

    Per il resto, qui da noi oggi, chi si contende i favori del pubblico – e monopolizza le pagine dei giornali – si chiama Renzi, Grillo, Berlusconi: hai presente il loro interesse per l’arte?

    Ciao!

    Mi piace

    • Amfortas 29 aprile 2014 alle 6:00 pm

      Daland, intervento ineccepibile, il tuo. Peraltro darei a Renzi (non lo amo tanto, detto tra di noi) il tempo di deluderci definitivamente. E poi se mi citi Feuerbach mi ricordo mi viene subito in mente l’uomo è ciò che mangia: è piuttosto inquietante, no? 🙂
      Ciao e grazie, ho visto che anche tu hai apprezzato Les Troyens, per una volta siamo stati d’accordo tutti.

      Mi piace

  4. fadecas12 28 aprile 2014 alle 7:42 pm

    Magistrale l’intervento di Paolo. Aggiungo – per chi non lo sapesse – che ieri sulle Segnalazioni finalmente è uscito un commento, breve ma incisivo, di Stefano Crisafulli – che scrive di teatro su Konrad – agli interventi del direttore del Piccolo, che contesta l’immotivata equiparazione dei commenti sui social network alle recensioni strutturate e competenti, difendendo in prima linea la professionalità dei giornalisti-critici. L’ho apprezzato, anche perchè sintomo di un sano dissenso.

    Mi piace

    • Amfortas 29 aprile 2014 alle 6:03 pm

      Fabrizio, ciao. Tu sei sempre troppo buono con me, non ho fatto altro che riassumere (ehm) le istanze di altri e ampliare un po’ quello che avevo scritto e detto in altre occasioni. Ho letto anch’io Crisafulli (dopo aver scritto il post) e mi pare di capire che la pensiamo allo stesso modo.
      Ciao, a presto (spero).

      Mi piace

  5. don jose' 29 aprile 2014 alle 10:52 am

    Certo, non trovare più sui quotidiani le recensioni fresche fresche degli spettacoli teatrali mi manca un po’,ma quando penso a certe recensioni lette negli ultimi anni, queste mi mancano assai meno:-) Direi che prima di tutto è mancata in tanti c.d. critici musicali la professionalità, ed in secondo luogo l’indipendenza di giudizio, come hai giustamente messo in rilievo; talvolta poi, ma su testate assai diffuse, si è fatta della recensione un’arma offensiva nei confronti di questo o quell’artista, oppure il commento critico si è limitato ad una lussuriosa esibizione del proprio sapere: tutto questo non ha certo giovato alla causa della critica musicale! Certo, ci sono anche i Girardi ed i Mattioli, ma la qualità media di quanto (poco,ahimè) si legge sui quotidiani è oggi piuttosto modesta.
    Forse anche la recensione musicale sui giornali “generalisti” dovrebbe aggiornarsi, e divenire piu’ attraente, parlando piu’ diffusamente della qualità degli artisti e dell’accoglienza del pubblico, e meno della genesi dell’opera in questione, frutto quasi sempre di un “copia ed incolla” da wikipedia:-)) Tutto questo premesso, certamente meglio averle le recensioni che non averle, ma con qualche aggiustamento sul “format”: forse così diventerebbero più attraenti per i lettori, e quindi per Direzione e Proprietà!!!

    Mi piace

    • Amfortas 29 aprile 2014 alle 6:15 pm

      Don Josè, ciao. Sulla questione valutazioni di uno spettacolo vale, più o meno, il vecchio tot capita, tot sentetiae – memorabile un mio compagno di liceo che tradusse in “ciò che capita, capita” durante un’interrogazione – o almeno così pare a me. L’importante è che ci sia motivo del contendere e cioè una recensione.
      Sull’altra questione dell’indipendenza di giudizio il discorso sarebbe davvero lungo e…faticoso. Quello dei critici è un microcosmo inserito nella nostra società, con gli stessi pregi e gli stessi difetti, come succede ovunque in base alla mia ormai non breve esperienza di vita.
      Io credo che una recensione per essere attraente debba essere super partes, non le serve altro se non un italiano decente.
      Mi preoccupano altri aspetti: per esempio la totale mancanza di appoggio a questo post da persone che avrebbero nome e competenza. Ma, appunto, entriamo nella palude degli interessi personali.
      Ciao e grazie, a presto anche a te.

      Mi piace

  6. Rossana 30 aprile 2014 alle 4:47 pm

    Bellissimo articolo Sig.Bullo, complimenti!!! Come mai sul sito Facebook dei dipendenti del Verdi non l’hanno linkato??? Ora mi iscrivo al suo blog, continui così :))

    Mi piace

    • Amfortas 1 maggio 2014 alle 5:56 pm

      Rossana, grazie, come dico sempre i complimenti fanno sempre piacere. Di FB mi occupo relativamente, non ho neanche un account…so che alcuni lavoratori del Verdi mi leggono con continuità, magari questa volta non l’hanno fatto.
      Ciao e grazie.

      Mi piace

  7. Heldentenor 1 maggio 2014 alle 10:29 am

    Ho cominciato a leggere i quotidiani a sei anni,sul tavolo di cucina di mio nonno che comprava Piccolo e Corriere della Sera ogni santo giorno. Sono stato lettore del Giornale di Montanelli , dal primo numero, fino a che è stato lui il direttore e poi sono tornato al Corriere, e conservo centinaia di articoli di Buscaroli e Isotta, che mi hanno insegnato tantissimo, anche perchè dalla lettura di un dotto articolo derivano approfondimenti, altre letture, ascolti mirati , è una traccia che permette di aumentare i propri saperi. Questo per dire che una critica di qualità è formativa ed importantissima, e la scelta del Piccolo di trascurare la critica teatrale è inammissibile. E’ ovvio che ci sono altri canali, ma vista l’età media in una città come la nostra trascurare la comunicazione tramite giornale cartaceo è assurda. Al Piccolo a scrivere articoli vedrei bene Paolo Bullo.

    Mi piace

    • Amfortas 1 maggio 2014 alle 5:59 pm

      Heldentenor, hai ragione, una buona critica stimola l’approfondimento. E sono d’accordo anche sul resto. Continuo a non capire la questione economica, nel senso che come ho scritto non credo che 20 articoli all’anno possano gravare tanto sul bilancio.
      Paolo Bullo chi? 🙂
      Ciao e grazie, a presto.

      Mi piace

  8. Pingback:La Top Ten 2014 su Di Tanti Pulpiti (con relative polemiche e tante bellissime foto) | Di tanti pulpiti.

  9. Pingback:Recensione polemica del quinto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste | Di tanti pulpiti.

  10. antonio garganese 12 marzo 2015 alle 11:36 am

    Solo ora “per tiro incrociato” come dire, attraverso “Operaclick” di oggi, in un post di Paolo, apprendo questo. MAI e poi MAI avrei immaginato che proprio nella colta Trieste, che spruzza di storia e cultura appunto, potesse esserci questo stato di cose. L’indagine e la “serena” indignazione di Bullo sono esemplari. Diciamo che a Triste menomale c’è lui o anche lui via. Una ragione di più perché questo sito “Dei tanti pulpiti”
    continui ad essere un punto di riferimento.

    Mi piace

    • Amfortas 13 marzo 2015 alle 11:33 am

      Antonio, ciao. Ti ringrazio per la stima ma ti posso al contempo assicurare che gli appassionati triestini possono fare senza di me. Come ho già detto sopra i miei interventi, i miei suggerimenti o chiamali come preferisci avrebbero un senso compiuto se fossero raccolti da qualcuno pubblicamente. A Trieste, invece, si preferisce arroccarsi su posizioni di piccolo privilegio e la solidarietà viene data in privato, vedi mai che ci siano testimoni e che di conseguenza qualcuno vada a toccare quei piccoli privilegi di cui sopra. Discorso contorto, che a te sarà chiarissimo 🙂
      Ciao, grazie e scusa per il ritardo nella risposta ma sono giornate impegnative.

      Mi piace

  11. Pingback:Doveroso ringraziamento a Paolo Possamai. | Di tanti pulpiti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: