Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il ritorno del critico semiserio: una notizia sulla trasferta del Teatro Verdi di Trieste e poi La Fenice di Venezia.

Del Teatro Verdi Trieste non si sa nulla. Sono in tanti a chiedermelo, ma davvero non ci sono novità particolari, solo gossip più o meno spinto che a me interessa il giusto e cioè nulla.
L’unica cosa certa è che grazie – immagino io – ai buoni auspici del ex Direttore Artistico del teatro triestino, Umberto Fanni (il quale ora ricopre lo stesso ruolo alla Royal Opera House Muscat, in Oman) il Verdi sarà in tournée nello Stato arabico nella seconda metà di settembre con quel Macbeth (regia di Brockhaus, scene di Svoboda) che tanto successo ha riscosso in Italia, dove ha vinto anche il Premio Abbiati.img_5751-copy
Le date, inserite nella stagione 2014-2015 sono queste: 18, 20, 22 settembre.
Il cast impegna Csilla Boross (Lady Macbeth), Michel Chioldi (Macbeth) e Giorgio Giuseppini (Banco). Donato Renzetti dirigerà Coro e Orchestra del Teatro Verdi.
Perché la dirigenza triestina voglia tenere clandestina la cosa (poco cambia se domani mandano un comunicato stampa: mancano 10 giorni!) non si sa e perciò passiamo ad altro.

Dunque, giovedì prossimo 11 settembre in quell’orrida Venezia che come sapete mi è così cara, riprendo il mio lavoro di critico semiserio itinerante.
L’occasione è la ripresa de Il Trovatore di Giuseppe Verdi, nell’allestimento che vidi già qualche anno fa e che mi destò il ricordo del cavallo della Vidal, che si temeva scomparso per sempre (strasmile).
Nel frattempo Trenitalia, con quella tempestività che tutti amiamo, ha deciso di sopprimere il Venezia – Trieste delle 23.01 (mi pare), perciò ho una sola chance di non passare la notte come un barbone (o più probabilmente come misero pasto dei famosi gabbiani assassini lagunari) e cioè prendere la corsa delle 22.41. Ora, la recita termina alle 22.00, quindi dovrò scappare via dalla Fenice senza salutare nessuno e correre come un pazzo in stazione. Oh, non ho più vent’anni eh? E se ci resto?
L’alternativa è andare in automobile, ma mi costa una botta: ho fatto i conti, sono quasi 100 eurazzi. Vabbé, ci penso.
Passiamo al resto.
Il maggiore motivo d’interesse di questa produzione è il debutto di Gregory Kunde nei panni di Manrico e vi assicuro che sia come appassionato sia come critico semiserio basta e avanza. Ho enorme stima del tenore americano e anche una grande curiosità di vedere – ascoltare, più che altro – come se la caverà.
La locandina è completata da Carmen Giannattasio (Leonora), Veronica Simeoni (Azucena) e Artur Rucinski (Conte di Luna). Dirige Daniele Rustioni.
La recensione sarà online il giorno dopo. Intanto per ingannare l’attesa vi (ri)propongo 10 curiosità su questa bellissima opera verdiana.

1)Il dramma originale di Garcia Gutiérrez, El Trovador, che in Spagna aveva ottenuto un successo enorme, non era stato tradotto in italiano. E allora Verdi se lo fece tradurre da Giuseppina Strepponi, sua compagna.

2)O almeno così si mormora, perché a suo tempo l’amico Andrea Merli – l’impiccione viaggiatore delle trasmissione La Barcaccia – mi ragguagliò così sull’argomento:

Nella stagione estiva che precedette la “prima” romana de IL TROVATORE, al Teatro Grande di Trieste – non ancora Verdi, ovviamente- fu rappresentato un primo IL TROVATORE composto dal Lanari figlio del famoso impresario. Battendo Verdi, quindi, di almeno sei mesi. Il fatto non poteva essere ignorato dal Peppino Nazionale, poiché l’interprete di Azucena (protagonista assoluta e ruolo concepito per soprano, mentre la povera Leonora fu relegata ad una parte poco più che comprimariale, con una sola aria “da sorbetto” tipo la Berta del BARBIERE rossiniano) era stato sostenuto nientepopodimeno che da quella Rosina Penco che, poi, a Roma fu la prima Leonora verdiana.

Ho qualche dubbio, quindi, che la traduzione italiana de IL TROVADOR di Garcia Gutierrez (l’opera in verso era andata in scena a Madrid nel 1835 con l’Autore 22enne: Gutierrez era nato nel 1813, quindi coetaneo di Verdi!) sia stata fatta dalla Strepponi in quell’occasione, ma immagino che l’affermazione avrà il suo fondamento.

Un altra curiosità sta nel fatto che EL TROVADOR in musica conobbe una prima versione operistica -anzi si tratterebbe addirittura della prima “opera” (e quindi non zarzuela) spagnola- grazie a Francisco Porcell, al Teatro di Pamplona nel 1845.

Il libretto è opera del fratello Andrés Porcell e protagonista, ancora e sempre il soprano, Azucena.

3)Anche questa volta il Maestro conferma di essere piuttosto attaccato al denaro, tanto che il Teatro San Carlo di Napoli rifiutò d’ospitare il debutto dell’opera, perché il sovrintendente dell’epoca valutò esose le pretese economiche del compositore.

4)Verdi riscrisse un bel numero di versi frutto della poetica di Salvatore Cammarano, ma nella stesura definitiva questi cambiamenti non compaiono, perché con ogni probabilità il Maestro volle così onorare la memoria del librettista il quale era nel frattempo passato a miglior vita.

5)La zingara Azucena è il primo personaggio verdiano di primo piano affidato al registro mezzosopranile. Fino a quel momento per i mezzosoprani i ruoli erano stati sempre da coprotagonista. Poi il Maestro ci prese gusto, evidentemente, si pensi solo all’Amneris dell’Aida e alla Eboli del Don Carlo.

6)Per la prima volta, con Il Trovatore, Verdi non scrive un Preludio.

7)Persino nelle didascalie del libretto s’intuisce la prudenza dovuta all’attenta censura della Chiesa: nella terza scena della seconda parte quello che è evidentemente un convento è indicato come un generico luogo di ritiro!

8) Nell’opera non c’è alcun duetto in senso classico tra i due innamorati, Manrico e Leonora, ma solo un brevissimo ariosetto, L’onda de’ suoni mistici.

9)A proposito del famoso do della Pira, che spesso ha suscitato indignate discussioni tra sostenitori talebani della filologia e altrettanto rigidi fautori della tradizione, io la penso come Verdi, che a tale proposito disse: Lungi da me l’idea di rifiutare al pubblico quello che vuole. Mettetelo il do acuto se volete, purché sia buono! ( il suo interlocutore era Enrico Tamberlick, tenore che sparava acuti a nastro)

10) Il Trovatore è suddiviso in quattro parti e non in atti, come di consueto.

Bene, direi che può bastare, un saluto a tutti e alla prossima!

Annunci

17 risposte a “Il ritorno del critico semiserio: una notizia sulla trasferta del Teatro Verdi di Trieste e poi La Fenice di Venezia.

  1. Alucard 8 settembre 2014 alle 1:00 pm

    Arghhhh! Se impazzisco, faccio una follia e vengo!

    Mi piace

  2. Claudio 10 settembre 2014 alle 11:46 am

    Visto che cita Fanni, le invio il link del programma della Festa dell’opera da lui ideata e messa a punto con il sovrintendente del Teatro Grande di Brescia e l’intero staff. Sarà questo sabato (il 14 settembre). L’iniziativa ha vinto il premio Abbiati. Credo sia un’occasione per passare una giornata diversa. saluti
    http://www.teatrogrande.it/spettacolo/festa-dellopera-3/

    Mi piace

    • Amfortas 10 settembre 2014 alle 1:27 pm

      Claudio, grazie. Conosco abbastanza bene l’iniziativa segnalata e, le dirò, l’ho pure votata per l’Abbiati. Purtroppo Brescia, per un triestino, non è proprio dietro l’angolo perciò m’accontenterò delle notizie in Rete. Ciao e grazie.

      Mi piace

      • parsifal 10 settembre 2014 alle 2:51 pm

        Parsifal ad Amfortas:Proprio nel momento che ho letto il tuo articolo sulla turnè del ns.Teatro in Oman,ho saputo della scomparsa di Magda Olivero,una delle nostre ultime grandi cantanti-interpreti che si è esibita più di una volta nel ns.amato Verdi.Gradirei da te un commento di questa ns.illustre artista.Ti ringrazio e ti saluto.

        Mi piace

      • Amfortas 10 settembre 2014 alle 5:09 pm

        Parsifal, ciao. Approfitto del tuo intervento per dire che finalmente il Teatro Verdi ha dato segni di vita, tra ieri e oggi sono arrivati i comunicati stampa relativi al prossimo balletto a Trieste e della trasferta in Oman. È già una cosa.
        Qui in merito al balletto
        Qui per la trasferta al caldo
        Per quanto riguarda l’Olivero non ho molto da dire. L’unica cosa che posso fare è rimandarti a questo bel ricordo, con tanto di intervista, che la Signora Olivero concesse a OperaClick in occasione dei suoi cento anni, ecco il link:
        Biografia e intervista Magda Olivero
        Aggiungo solo che l’artista, come dici tu, fu presente al Teatro Verdi durante le sue “due” carriere, a partire dal 1938 (Il Campiello) al 1973 (la Dama di Picche). In mezzo, molti dei suoi cavalli di battaglia, da Adriana Lecouvreur a una straordinaria – mi dicono, io non c’ero – Fedora nel 1967.
        Il mio parere è che sia insuperabile nell’Adriana, e non è certo un’opinione di minoranza, perché tutti la considerano al più grande in quella parte.
        Altre sue interpretazioni risentono di più del tempo, del mutare del gusto, ma non ha alcuna importanza. Mi cito, propio dall’editoriale che ti ho linkato sopra:

        È sempre difficile trovare le parole giuste nel momento in cui un grande protagonista della lirica ci lascia per sempre. Nel caso di Magda Olivero, forse, è ancora più difficile del solito perché non se ne va solo l’Artista ma anche e soprattutto la testimonianza di una civiltà artistica di cui oggi qualche volta si sente la mancanza. Una civiltà fatta di modestia, di coscienza delle proprie qualità e più ancora dei propri limiti.

        Ciao e grazie.

        Mi piace

  3. parsifal 11 settembre 2014 alle 7:40 am

    Parsifal ad amfortas:Ti ringrazio per il tuo cordiale ed apprezzato interessamento sulla Signora Olivero,e come dici tu,nel citato link,e sempre difficile trovare le parole giuste quando una grande protagonista della lirica ci lascia.Ciao e grazie

    Mi piace

  4. Heldentenor 11 settembre 2014 alle 6:08 pm

    Sono un pochino acciaccato, e non vado in giro, altrimenti il Kundemanrico mi sarebbe piaciuto sentirlo. Hai sentito il Concertgebouw a Lubiana ? Mi hanno raccontato meraviglie. E il Manrico Salzburghese di Meli che ho sentito su Sky ? Che cosa ne pensi. Il buon Francesco mi pare al limite con questo tipo di repertorio, e mi sembra un peccato, perchè è così che le voci si rovinano, ma cantare a Salzburg con Netrebko e Domingo che mi fa venire la Luna a cantare il Conte…. . impossibile rifiutare.Scusa la divagazione, ma sono a casa come un leone in gabbia…….A proposito della Olivero, c’era un gruppo di loggionisti triestini, e in particolare un vecchietto di nome credo Schwartz, che la conoscevano molto bene ed erano ospiti spesso a casa sua, e mi hanno raccontato, nel corso degli anni, tutta una serie di aneddoti. La vecchia Magda li ha seppelliti tutti poverini, generazioni e generazioni di fan….. D’altronde a 104 anni….Attendo resoconto veneziano.

    Mi piace

    • Amfortas 12 settembre 2014 alle 9:32 am

      Heldentenor, intanto in bocca al lupo per la salute, spero che tu ti riprenda presto.
      Non sono riuscito ad andare a Lubiana per ascoltare il Concertgebouw, purtroppo, ma anch’io ho sentito di una grande serata, anche per la presenza sul podio del magnifico Mariss Jansons.
      Per quanto riguarda Meli ero presente al debutto e se la cavò bene. Al di là di casi specifici, non sono molto attratto dai discorsi “si rovina la voce ecc”, anche perché quasi sempre i cantanti sanno bene quello che fa per loro. Qualche volta, anzi, spesso, vorremmo che i cantanti si esibissero in parti che sembrano adatte all’idea che abbiamo noi della potenzialità della loro voce e, il caso Kunde è esemplare in tal senso, siamo noi a prendere cantonate. Negli anni la voce cambia, come sai, e personaggi che all’inizio della carriera calzavano come un guanto diventano scomodi, me l’hanno detto in molti. Il fatto è che l’appassionato tende a identificare il cantante con il personaggio che l’ha rivelato al grande pubblico, capisci? Si tende cioè a schematizzare troppo, o almeno questo è il mio parere. Non avrei mai pensato – tanto per fare l’esempio di un artista che conosci bene – che Daniela Barcellona potesse essere credibile come Didone: beh, mi sbagliavo io e aveva ragione lei.
      Sulla Olivero si sta dicendo molto e, anzi, direi troppo. La cosa migliore l’ha scritta il mio amico Fabrizio, che scrive anche qui ogni tanto.
      La recensione del Trovatore di ieri sera arriverà in giornata, abbi fede 🙂
      A presto, ciao e su col morale!

      Mi piace

  5. Gregory Kunde Fansblog 12 settembre 2014 alle 1:07 pm

    aspettiamo recensione Trovatore….

    Mi piace

  6. Heldentenor 12 settembre 2014 alle 8:08 pm

    Non sono del tutto d’accordo, nel senso che ammesso e non concesso che si parli di cantanti che sanno come si canta – appoggio, sostegno col diaframma, acuti senza sforzo, dosaggio del fiato per mantenere il suono libero nella maschera etc etc etc, poi esistono diversi tipi di voce, se parliamo di tenori, leggero, lirico , lirico spinto, drammatico , helden quale io mi sento sotto la doccia, e tutti questi hanno un repertorio molto specifico, e quello devono cantare. Divagazioni fuori dal repertorio adatto al tipo di voce , rovinano la medesima. poi ci sono quelli che avendo avuto in dono una voce “bella”, ma una tecnica paradilettantesca, a furia di forzare la voce se la sono rovinata. Ogni riferimento a Di Stefano, Carreras o Villazon non è puramente casuale. E’ vero anche che la voce cambia, si “ingrossa”, cambia il fisico, ma credo che più che tanto non si possa cambiare repertorio.

    Mi piace

    • Amfortas 12 settembre 2014 alle 10:03 pm

      Heldentenor, tra me e te c’è una differenza sostanziale e cioè tu sei un loggionista e io no :-). Definire paradilettantesca la tecnica di Di Stefano (che, detto tra noi, non mi appassiona) è appunto una forzatura da loggionista, laddove con questo termine indico non certo uno spazio fisico ma uno stato d’animo e di approccio alla musica lirica. Quello stesso per cui, per esempio, io quasi mai applaudo e mai fischio, neanche di fronte a prestazioni orrende o straordinarie. Immagino che tu abbia sentito Carreras al Verdi, qui a Trieste. Te lo ricordi paradilettantesco? 🙂 Io no! Me lo ricordo emozionante e meraviglioso, altroché paradilettante…
      Ti dirò di più, se la voce cambia non solo si può, ma si DEVE cambiare repertorio. Meli stesso (ma non è certo il solo) mi disse che a un certo punto della carriera faceva più fatica fisica e psicologica a cantare che ne so, Edgardo, invece che Manrico. Lo stesso mi ha detto la Barcellona, che da qualche tempo faceva più fatica a cantare Rossini che Verdi. Poi, e vale per tutti, non è detto che il cambio di repertorio porti a risultati lusinghieri, ma questo è tutt’altro discorso che non c’entra nulla con la pesantezza di una parte.
      Con questo non voglio certo dire che non esistano cantanti che, come dici tu, si sono rovinati la voce. Ma non è certo una regola.
      Sui bis, anche qui, la vediamo diversamente. Io considero i bis poco più di qualcosa di circense, un po’ come quando certi tenori tengono le note a lungo per fare gli spacconi. Inoltre il bis quasi sempre (io non ne ricordo uno che infranga questa regola) è peggiore della prima versione, oltre che essere un vero e proprio abominio musicale perché spezza la drammaturgia dell’opera e infrange, anche emozionalmente, l’ascolto della musica.
      Sui cantanti residenti, in Germania e altrove, il discorso sarebbe lungo e impegnativo. Resta il fatto che se e quando hanno talento vero, questi cantanti fanno un tipo di carriera diverso e si scelgono i titoli senza che alcuno imponga nulla.
      Ciao e grazie!

      Mi piace

  7. Heldentenor 12 settembre 2014 alle 8:20 pm

    Ovviamente mi sono dimenticato di scrivere che quelli che sono all’inizio della carriera sono i più a rischio perchè prendono tutto senza stare a vagliare con attenzione, e anche quelli che sono sotto contratto per esempio nei teatri tedeschi, che sono in grado di fare prime parti ma sono stipendiati e cantano di tutto. Li spremono come limoni e anche loro sono a rischio.

    Mi piace

  8. Heldentenor 13 settembre 2014 alle 7:06 pm

    “Ma Di Stefano è anche la prova provata che nel canto artistico la conoscenza e l’applicazione della tecnica non procedono mai in senso contrario alle leggi di natura, ma ne sono parte integrante come la foniatria insegna.Le lacune tecniche e l’insofferenza della disciplina che un cantante deve imporsi se vuole veramente emergere, guastarono in breve tempo il congegno. “…il suono aperto, forzato e duro, ha in gran parte perduto l’ausilio delle cavità di risonanza facciali e resta come bloccato nella faringe, privo di squillo, di smalto, di elasticità, non soltanto negli acuti, faticosissimi, ma in gran parte della gamma.”
    Per cantare come il Di Stefano degli anni che vanno dal 53 in poi, non occorrono né studio, né tecnica. Basta avere solide doti naturali di partenza e servirsene fino a che non intervengono prima l’usura, poi il crollo.Nessuno degli imitatori di Di Stefano è sfuggito a questo destino, nemmeno un tenore dotatissimo come Carreras. Se non si sa cosa sono l’emissione immascherata , la giusta respirazione , il passaggio di registro, non soltanto i suoni sono pesanti e gli acuti sgradevoli, ma non si può “legare” in modo corretto, non si può cantare a mezzavoce, non si rispettano i segni d’espressione del compositore….; Carreras ha esordito nel 70….all’inizio notevolissime doti timbriche e notevoli qualità naturali.
    ….nell’82 accentuata quanto prematura perdita di smalto e lucentezza, indurimento dei suoni centrali, inflessioni sguaiate e sforzo che la fonazione aperta comporta nell’ascesa, l’assenza totale della dinamica sfumata, falsettini spacciati per piani e pianissimi….”
    da “Il canto” di Rodolfo Celletti ed. Vallardi, pag. 95 e seg. 1989

    Eh si, il Carreras che abbiamo sentito era meraviglioso, come le stelle cadenti del 10 agosto, che appaiono, inducono in chi ha la fortuna di vederle meraviglia, e velocemente spariscono. E meno male che Celletti non ha sentito i resti di Villazon…………..

    Mi piace

    • Amfortas 13 settembre 2014 alle 8:44 pm

      Heldentenor :-), guarda che conosco Celletti a memoria! Per fortuna ho imparato che quello che dice non è vangelo. Proprio il passo che mi citi è altamente contraddittorio e dibattuto ovunque fino alla nausea, non ho neanche voglia di parlarne più. In ogni caso: che vuol dire il Di Stefano dopo il 1953? Prima di quell’anno aveva tecnica e dopo no? O non vorrai anche tu sostenere – come ho tristemente letto da altri – che il do acuto si può smorzare senza tecnica? Altro discorso, del tutto diverso, è quello della disciplina e su questo sono d’accordo ma non occorre certo che venga un Celletti a dirmi che se fumi, bevi e fai le ore piccole regolarmente (per non parlare di altro) il tuo lavoro ne risente. E dico lavoro, perché ne risentirebbe anche uno scribacchino come me, figuriamoci un cantante!
      Poi, e credo tu lo sappia, guarda che un cantante assai poco stimato (eufemismo) da Celletti era Cappuccilli. Come la mettiamo, non aveva tecnica neanche lui? Ha cantato di natura per 35 anni? Dai! Parliamo di…Giuseppe Morino, che adorava? Prova a parlare con qualche cantante di Celletti e senti cosa ti rispondono…e parlo di Artisti con la A in carriera da 30 anni, non di mezzecalzette.
      Non bastasse tutto questo, io sono per l’hic et nunc in tutto, perciò a quelli che a suo tempo (tutti d’accordo con Celletti dopo, prima urlavano e applaudivano come dei pazzi) non andava a genio Carreras e profetizzavano che tot anni dopo si sarebbe sfasciato, dico bravi. Ma io preferisco essermelo goduto quando l’ho ascoltato dal vivo e visto dal vivo, ché Carreras andava anche VISTO.
      E su Celletti, mi scuserai :-), non ti rispondo più.
      Ciao!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: