Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria e horror del Trovatore di Giuseppe Verdi al Teatro La Fenice di Venezia: buon debutto di Gregory Kunde.

Siamo qui a parlare di nuovo di gabbiani assassini. Anche questa volta l’orrida Venezia non mi ha privato di una scena leggendaria, destinata a rimanere per sempre nella mia memoria e con la quale terrorizzerò i nipoti miei e quelli degli amici durante le altrettanto epocali sere invernali davanti al caminetto acceso come una pira.
Mentre ero sul vaporetto che mi stava portando alla Fenice, ho notato che su di una gondola che passava vicina una giapponesina cercava di farsi un selfie (la peste di questo secolo, a mio parere) in equilibrio precario sul natante. Ad un certo punto è stata attaccata dall’alto da un gabbiano gigante che ne ha compromesso la già periclitante stabilità.

Un esemplare di cucciolo di gabbiano gigante, pochi minuti dopo la nascita

Un esemplare di cucciolo di gabbiano gigante, pochi minuti dopo la nascita

Impaurita, ha perso la presa sulla fotocamera che è caduta in acqua. Allora, impavida, si è tuffata nelle salubri acque del Canal Grande per recuperarla, ma si è ricordata che non sapeva nuotare. Per sua fortuna la densità dell’acqua a Venezia è pari al mercurio (anche se , di fatto, il mercurio è meno tossico) per cui si è trovata a galleggiare vicino alla macchina fotografica. Il suo momentaneo sorriso di sollievo è stato stemperato dalla visione del remo del gondoliere il quale, evidentemente in combutta con i gabbiani, l’ha colpita violentemente sulla testa. La poverina ha perso i sensi ed è stata finita dal becco appuntito dell’enorme uccello che, una volta consumato il tetro pasto, diligentemente ha sfilato il portafoglio alla piccola salma smembrata e l’ha consegnato al Caronte lagunare. Una scena tremenda, che si può vedere solo a Venezia. Qui una foto che ho scattato al cadavere:
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Questa la reazione di una ragazza che ha assistito dalla riva:
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Ma passiamo alle cose meno serie e cioè alla musica (strasmile).

Paritura Trovatore

Dopo La Traviata di Giuseppe Verdi per la regia di Robert Carsen Il Teatro La Fenice, a conferma di una strategia che ha dato buoni risultati sia dal punto di vista artistico sia da quello – oggi di notevole importanza – del botteghino, ha riproposto Il Trovatore nell’allestimento firmato da Lorenzo Mariani già presentato nella città lagunare nel 2011.
Rivisto a distanza di qualche anno lo spettacolo conferma la sensazione suscitata a suo tempo: le scene scarne, di un minimalismo cheap e vagamente simboliche di William Orlandi rimandano a un non luogo metafisico dominato da una luna onnipresente, che forse vorrebbe evidenziare l’ispirazione notturna dell’opera ma che alla fine contribuisce ad aumentare una staticità generale che annoia e, soprattutto, fa a pugni con l’ipercinesi dei sentimenti dei protagonisti. Luci (Christian Pinaud) e costumi (ancora William Orlandi) sono sembrati più centrati ma non bastano a risollevare le sorti di uno spettacolo che probabilmente è nato vecchio. Aggiungo che il lavoro di regia sui cantanti non è parso certo approfondito e molte arie dei solisti sono state cantate al proscenio con il sipario abbassato (per favorire i cambi scena, circostanza che ha pure fatto arrabbiare uno spettatore impaziente e maleducato). I movimenti del coro – quando non era schierato nella “migliore” tradizione delle produzioni d’antan – e le controscene erano pericolosamente vicini alla parodia. Forse – vexata quaestio – una regia d’opera dovrebbe parlare in modo diverso al pubblico del 2014.

Carmen Giannattasio (Leonora9 e Gregory Kunde (Manrico)

Carmen Giannattasio (Leonora9 e Gregory Kunde (Manrico)

Epidermica e anche un po’ troppo fracassona (nelle strette eravamo quasi al clangore) la direzione di Daniele Rustioni il quale – sul podio di un’Orchestra della Fenice meno precisa del solito – ha optato per tempi serratissimi e incalzanti che non hanno valorizzato il lato più intimo e lirico dell’opera verdiana, anche perché nelle grandi arie l’accompagnamento ai cantanti è sembrato piatto e povero di colori.
Anche i cantanti si sono adeguati, con qualche distinguo, a una lettura esteriore dei rispettivi personaggi.
Ho molto apprezzato l’Azucena di Veronica Simeoni, che come all’esordio di tre anni fa ha ben figurato soprattutto perché ha connotato di fresca gioventù un personaggio che troppo spesso è reso come una vecchia megera, più vicina a una strega che a una grande figura tragica di donna e madre. Qualche tensione negli acuti non ha certo inficiato una prova convincente e incisiva anche dal lato scenico.

Veronica Simeoni (Azucena) e Gregory Kunde.

Veronica Simeoni (Azucena) e Gregory Kunde.

Carmen Giannattasio è stata una Leonora più che sufficiente, per quanto piuttosto avara di nuance interpretative. Il soprano ha avuto il suo momento migliore nell’interpretazione di una emozionante D’amor sull’ali rosee, mentre in Tacea la notte placida le agilità sono risultate poco fluide.
Artur Rucinski ha la fortuna di poter contare su di un atletismo vocale sorprendente per lunghezza di fiati e volume, ma la propensione a un canto sbilanciato sul forte fa sì che il suo Conte di Luna ne esca con una connotazione grossier che non appartiene del tutto al personaggio. L’interpretazione de Il balen del suo sorriso (peraltro premiata da un’ovazione del pubblico, bisogna dirlo!) è sembrata esteriore, mirata più che altro all’esibizione delle doviziose qualità naturali che sull’approfondimento psicologico.

Da sinistra: Gregory Kunde, Carmen Giannattasio e Artur Rucinski (Conte di Luna)

Da sinistra: Gregory Kunde, Carmen Giannattasio e Artur Rucinski (Conte di Luna)

Il principale motivo d’interesse di questo Trovatore era l’esordio di Gregory Kunde nella parte mitica di Manrico. Artista grandioso e poliedrico, capace di reinventarsi da tenore contraltino a tenore drammatico da qualche anno a questa parte, Kunde anche stasera non ha deluso le attese ma in quest’occasione l’ho percepito un po’ teso e preoccupato, quasi intimorito. Si spiegherebbero così anche un paio di pasticci col testo, piuttosto inusuali per lui. Credo che passata l’emozione della prima (non si finisce mai di emozionarsi, soprattutto non lo fanno mai i grandi artisti) il suo rendimento potrà migliorare.

La scena finale

La scena finale

Chiarisco che in ogni caso Kunde è stato un Manrico convincente (by the way, Pira in tono e non abbassata come si fa quasi sempre) e ho trovato eccellente la scena del carcere e il tesissimo dialogo finale con Leonora, in cui il tenore ha fraseggiato con classe e ha dato una lezione esplicativa del concetto di parola scenica.
Buona la prova del basso Roberto Tagliavini, Ferrando autorevole vocalmente e credibile dal punto di vista attoriale.
Bene il Coro e buoni tutti i personaggi di contorno: Lucia Raicevich (Ines), Dionigi D’Ostuni (Ruiz), Salvatore Giacalone (Vecchio Zingaro) e Bo Schunnesson (Un messo).
Il pubblico, numerosissimo, ha decretato un grande successo allo spettacolo e ha chiamato più volte al proscenio tutta la compagnia artistica.
A seguire la locandina, un saluto a tutti, alla prossima!

VENEZIA, TEATRO LA FENICE 11 settembre 2014: Il Trovatore
 
Il Conte di Luna Artur Rucinski
Leonora Carmen Giannattasio
Azucena Veronica Simeoni
Manrico Gregory Kunde
Ferrando Roberto Tagliavini
Ines Lucia Raicevich
Ruiz Dionigi D’Ostuni
Un vecchio zingaro Salvatore Giacalone
Un messo Bo Schunnesson
   
Maestro concertatore e direttore Daniele Rustioni
Regia Lorenzo Mariani
Scene e costumi William Orlandi
Light designer Christian Pinaud
 
 
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
 
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19 risposte a “Recensione semiseria e horror del Trovatore di Giuseppe Verdi al Teatro La Fenice di Venezia: buon debutto di Gregory Kunde.

  1. Giuliano 12 settembre 2014 alle 3:37 pm

    ok, adesso vado via per un’oretta così smetto di ridere, e poi leggo tutto.
    (ma non si fa così, dai!!! mi stavo giusto chiedendo ieri com’era Kunde in Verdi, e adesso mi tocca aspettare…)
    🙂

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  2. Alucard 12 settembre 2014 alle 3:55 pm

    Fantastico il cappello iniziale!!!!

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  3. Heldentenor 12 settembre 2014 alle 5:25 pm

    Si…. ma…., e la pira…….? ha bissato la pira ? All’armiiiiiiiiiiiiiiiiii………………

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  4. Heldentenor 12 settembre 2014 alle 8:11 pm

    Penso alla scena iniziale di “Senso” girato alla Fenice proprio col Trovatore…..che emozione!! Cosa hai contro i bis? hahahahahah

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  5. Paolo Casonato 14 settembre 2014 alle 9:05 pm

    Visto oggi pomeriggio lo spettacolo, avercene sempre di cast così……..non condivido il giudizio negativo sulla direzione. Un direttore trentenne dirige un’opera scritta da un autore poco più che trentenne ambientata in un’epoca in cui a 15/16 anni o poco più si vivevano le passioni rappresentate (si campava mediamente fino a 30).
    Personalmente il piglio baldanzoso e giovanilistico è sembrato appropriato.

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    • Amfortas 15 settembre 2014 alle 8:50 am

      Paolo, ciao e benvenuto. Certo, il cast può anche essere definito soddisfacente e per certi versi è stato così, ma “avercene” significa accontentarsi e in una recensione onesta questo atteggiamento non è corretto. La mia opinione è che tutti i protagonisti possano cantare meglio di quanto abbiano fatto alla prima, per questo ho rimarcato anche qualche difetto oltre che – me ne darai atto – i pregi.
      Per quanto riguarda Rustioni, recensito assai positivamente anche qui per i Masnadieri dell’anno scorso, le mie aspettative sono state deluse proprio perché non ho sentito quel cambio di atmosfera psicologica tra un’opera degli anni di galera e Il Trovatore. Il discorso che fai tu, a parer mio, regge solo sulla carta perché la stragrande maggioranza dei protagonisti del melodramma è giovane e in qualche modo innamorata. Non è però che per questo motivo tutte le direzioni debbano essere arrembanti, no?
      Grazie per il passaggio, a rileggerti anche su OperaClick, ho visto che sei intervenuto anche lì.

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      • albertoemme 15 settembre 2014 alle 11:00 am

        una recensione condivisibile, circa Rucinsy era giusto evidenziare alcune riserve interpretative e qualche stonatura ma anche l’ovazione dopo il Balen del suo sorriso dove ha esibito fiati che dai tempi di Cappuccilli non si riscontravano. E’ già successo che alla prima Kunde appaia intimidito. Frasi come “amore sublime amore in tale istante ti favelli al core” poteva cantarle a piena voce senza cercare sfumature che mettono in crisi i suoi bassi. E così in Ah si ben mio le ottime intenzioni a volte non facevano centro. Infine il do finale un po’ affaticato (dovuto all’aver voluto eseguire la pira non solo in tono ma con il da capo e con quartine ben delineate). Resta il ricordo di un do (l’oteco) eccezionale per smalto ampiezza e intonazione i suoi canti fuori scena davvero di altissimo valore. Circa la Giannattasio mi fermerei alla sufficienza (che non é poco in Leonora). Giustissimi i giudizi su Simeoni Tagliavini e Rustioni. Circa lo spettacolo nato vecchio é ormai una convenzione o lo si accetta o l’alternativa e il teatro di regia (che peraltro ormai nasce vecchio anche lui)

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      • Amfortas 15 settembre 2014 alle 12:53 pm

        albertoemme, ciao. Oggi ho letto qualche recensione e vedo che, con qualche piccola differenza perlopiù su Kunde, chi era presente alla prima concorda con quello che ho scritto io e tu approvi nella sostanza. Hai fatto bene a nominare Cappuccilli, perché davvero era tempo che non sentivo tanta dovizia di mezzi vocali e fiati così lunghi. Tra l’altro ho ascoltato altre volte Rucinski e non ne avevo notata questa peculiarità. Restano le riserve che ho scritto, cantante da seguire con attenzione, in ogni caso.
        Sulla regia credo che tu sappia come la penso: non c’è peggiore allestimento di uno che sia anfibio e si barcameni tra tradizione e velleitarie strizzate d’occhio al contemporaneo. A quel punto meglio la tradizione rivisitata (magnifico il Trovatore di Vizioli, anche qui a TS) oppure qualche schiaffone serio alla Cherniakov, per dirne uno.
        Ciao e grazie.

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  6. albertoemme 18 settembre 2014 alle 9:30 am

    ieri sera sono tornato al Trovatore, Kunde cresciuto (forse il primo do della pira un pelino meno straordinario ma cmq eccellente), migliore anche la Giannattasio che ha forzato meno, Simeoni sempre convincente a non cedere a compromessi: canta con la sua voce punto e basta, non sarà tanta ma non presenta scalini ed ha buon gusto. Rucinsky oltre ai soliti fiati ha sfoggiato una capacità di copertura del soprano pressoché assoluta (il regista alla fine del duetto nella parte quarta impone al baritono di sovrapporsi al soprano come una sottiletta ad una fetta di prosciutto nel migliore dei toasts…). Stando sempre sul faceto oggi su L’opera c’è una divertente recensione di un Werther di Berlino in cui Grigolo è diventato GIGOLO. Io ho sempre creduto il nostro Vittorio assai morigerato e sono rimasto un po’ deluso! Signor Amfortas so che lei ha i suoi problemi con quella maledetta ferita, ma trovi una parola rassicurante per me e per tutti gli estimatori di Vittorio Grigolo

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    • Amfortas 18 settembre 2014 alle 4:07 pm

      Alberto, ciao. Grazie dell’aggiornamento sul Trovatore lagunare. Si è sfiorato il pornazzo? Bene! Tutto fa audience, no?
      Per quanto riguarda la mia ferita, da qualche tempo ho trovato un metodo non tanto per rimarginarla (lo sai, è dura) ma per sopportare meglio il dolore: leggere le recensioni dell’Opera. Quelle scritte con il traduttore di Google sono spesso esilaranti. Gigolo – ehm- Grigolo non lo vedo tanto morigerato però, almeno a giudicare da quello che fa in scena. Nel recente Romeo et Juliette all’Arena faceva l’equilibrista circense ed era la parte che gli riusciva meglio 🙂
      Ciao e grazie!

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  7. don jose' 29 settembre 2014 alle 6:18 pm

    Sono riuscito ad andare all’ultima replica del Trovatore veneziano. Concordo con la tua recensione, soprattutto per quanto riguarda l’insulsa regia e le ottime prove di Tagliavini (un Ferrando di lusso) e della Simeoni, che ha tutte le carte in regola per diventare una grande Azucena.La Giannattasio ha cantato in difesa,reduce da brutta influenza,Rucinsky-fiati mostruosi!- ha un grande avvenire davanti,mentre Kunde (come avevo già notato nel Manrico di Kaufmann) si controlla fino all’aria del terzo atto,per poi esplodere nella Pira (ma quella variazione sul “tuo martir” è lecita?) ed in uno splendido quarto atto! E sta già studiando Luisa Miller(Liegi),Tosca(Genova),Pagliacci e Cavalleria Rusticana, che canterà in maggio a Bilbao con la Santuzza della nostra Daniela Barcellona!!!A presto con le news del nosto Verdi!!!

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    • Amfortas 29 settembre 2014 alle 6:36 pm

      Don José, ciao, mi hai beccato al volo mentre sto scaricando la posta 🙂
      Grazie delle nuove sul Trovatore veneziano.
      La ripresa della cabaletta ha un senso – dal punto di vista filologico – solo se si inseriscono le variazioni che sono perciò non solo lecite, ma quasi doverose. Perciò onore a Kunde e anche a Rustioni, in questo caso.
      Per tutto il resto, a presto! Ciao e grazie.

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  8. Alucard 30 settembre 2014 alle 5:48 pm

    Ho appena visto un video della Pira dell’ultima recita e devo dire che rispetto alla prima è cresciuto moltissimo! Bravo Kunde 🙂

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