Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione seria del nuovo disco di Jonas Kaufmann: You mean the world to me.

Preceduto dal consueto battage pubblicitario è uscito nei giorni scorsi, per la Sony Classical, l’ultimo disco dedicato all’operetta di Jonas Kaufmann. Voglio sgombrare subito il campo da ogni dubbio: si tratta di una registrazione straordinaria e, a costo di essere frainteso, non esito a definire questa incisione come la migliore della già lunga lista del tenore tedesco. Non mi metto neanche a operare i consueti sottili distinguo e lascio ai detrattori ad ogni costo il piacere di considerare il mio parere come una diminutio dell’arte di Kaufmann e annoverarmi nel nutrito elenco dei traditori venduti alle perfide multinazionali del disco.Jonas Kaufmann Du Bist
Il fatto è che in questo caso Kaufmann, oltre a cantare e interpretare benissimo le pagine musicali della corposa tracklist, assolve uno dei doveri morali principali che spettano alle star e cioè quello della divulgazione.
Certo, non mi riferisco all’ennesima versione di Dein ist mein ganzes Herz – qui curiosamente proposta in inglese e francese, e non nell’originale in tedesco – ma soprattutto alla valenza culturale del progetto che ha ispirato il disco e cioè quello di una valorizzazione o riscoperta di un genere – quello dell’operetta – che da decenni, soprattutto in Italia, è visto (e ascoltato) con sufficienza quando non addirittura con malcelato disappunto.
Insomma, la piccola lirica nell’accezione più infausta.
Il periodo considerato è il decennio che va dal 1925 al 1935, quando anche il cinema (si pensi solo a Joseph Schmidt, protagonista di Ein Lied geht um die Welt) contribuì alla popolarità del genere. Anni terribili, in cui sono principiati incendi che hanno devastato il mondo e dei quali ancora oggi paghiamo le conseguenze. Ecco, sembra incredibile che in quello stesso periodo l’uomo sia riuscito anche a concepire melodie così dolci, a ricreare atmosfere così struggenti, permeate da quella languorosa leggerezza e malinconia che sono paradigmatiche dell’operetta.?????????????????????????????????????????
Nel booklet è spiegato il percorso che ha portato alla decisione di produrre il disco. Tutto nasce da un concerto del 2011 a Berlino. Perché considerare queste arie buone solo per i bis e non ritenerle invece parte integrale del programma di un recital? Comincia così anche un lavoro filologico (curato da Matthias Grimminger e Henning Hagedorn) di ricostruzione dell’originale orchestrazione di alcuni brani, come Diwanpüppchen da Die Blume von Hawaii di Paul Abraham e Es muss was Wunderbares sein da Im weißen Rössl di Ralph Benatzky.
Kaufmann ha una grande qualità e cioè quella di essere sempre espressivo, profondo ed eloquente, e canta con una varietà di accenti che tiene lontano il pericolo di una routine dorata basata sui pregi più epidermici di una voce calda, di colore scuro e virile.
Il livello esecutivo è altissimo in tutte le arie ma, personalmente, ho trovato straordinarie le interpretazioni di Freunde, das Leben is lebenswert da Giuditta di Franz Lehár e soprattutto Das Lied vom Leben des Schrenk da Die Große Sünderin di Eduard Künneke (che si chiude con un do acuto che a me è sembrato anche frutto di un sapiente editing).cope kau
Nell’album compaiono tre duetti e a questo proposito mi sento di muovere l’unico appunto nella scelta dei brani: l’intimo e spettrale Glück das mir verblieb da Die tote Stadt a mio parere ha una tinta diversa, più spiccatamente drammatica del resto della selezione e Julia Kleiter, soprano leggero dalla voce educata e squillante si trova un po’ a disagio in questa pagina schiettamente operistica. Peccato, perché l’operetta abbonda di duetti che si sarebbero inseriti bene nella tracklist.

Julia Kleiter

Julia Kleiter

Curato e cucito su misura a Kaufmann il packaging del compact: le immagini di copertina che vedono il divo tedesco ammiccare, con l’ormai consueta barba lunga e lo sguardo assassino faranno la gioia dei fan. Ovviamente nella confezione sono allegati i testi delle arie in lingua originale e in inglese e alcune preziose informazioni essenziali che fanno da guida all’ascolto.
Jochen Rieder dirige con grande disinvoltura la splendida Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, trovando sempre gli accenti giusti per esprimere il disincanto, il brio e la leggerezza che creano l’atmosfera, ironicamente decadente, che caratterizza un genere musicale straordinario.
Il disco è commercializzato in due versioni. In quella riservata al pubblico tedesco le arie sono tutte in lingua originale e in più c’è un DVD come bonus con il “making of” e il video di due canzoni registrate live in un concerto a Berlino.
Da ascoltare e riascoltare, possibilmente senza pregiudizi.

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29 risposte a “Recensione seria del nuovo disco di Jonas Kaufmann: You mean the world to me.

  1. Heldentenor 20 settembre 2014 alle 4:05 pm

    Ho preso su Amazon l’edizione per il pubblico tedesco col dvd, con “Dein ist….” in originale, e devo dire che è veramente un bel disco. Per la verità anche quello di Beczala dell’anno scorso, “Mein ganzes herz” Deutsche Grammophon, quasi lo stesso disco, in memoria di Richard Tauber, mi era molto piaciuto. E’ una tradizione, ne ho uno di Wunderlich e uno di Domingo simili, come i dischi natalizi, si ascoltano volentieri e penso al nostro defunto Festival dell’operetta, altro che piccola lirica, questa è musica straordinaria, che se suonata bene e cantata dai grandi risulta ancor più godibile.

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    • Amfortas 21 settembre 2014 alle 4:50 pm

      Heldentenor, pensa a che avrebbe detto Celletti di Kaufmann :-). Tra il cd di Beczala e questo c’è una differenza sostanziale: il primo è “solo” il classico recital in cui il cantante (bravo) di turno snocciola la tracklist a mo’ di lista leporelliana. Kaufmann no, non si autocompiace della sua vocalità (e potrebbe) e cerca di creare un personaggio, un’atmosfera diversa per ogni brano. Questo non fanno mai gli altri, con l’unica eccezione di quello straordinario tenore che è Gedda, il quale quando si cimentò nell’operetta in disco ne uscì da trionfatore.
      Su Trieste stendiamo una pesante coltre, ché è meglio, ma tanto ne riparleremo presto.
      Ciao e grazie.

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  2. Iris 20 settembre 2014 alle 5:22 pm

    Sto ascoltando questa incisione da parecchi giorni perche’ mi sono comprata la versione mp3, disponibile un paio di giorni prima. Ora pero’ mi manca il booklet, cosi’ finira’ che comprero’ anche il CD…… Che dire che tu non abbia gia’ detto? Per me la voce di J. Kaufmann e’ davvero il massimo ed e’ diventata una necessita’, un incredibile piacere quotidiano ormai da anni, per cui quando definisci il suo canto profondo, eloquente, caldo, scuro e virile, sottoscrivo al cento per cento.
    Ho notato che ha migliorato, non lo credevo possibile, il francese, curando particolarmente la pronuncia della erre. Credo tuttavia che sia un prodotto studiato e perfetto per il pubbilco germanico; io ho apprezzato molto il repertorio inusuale da noi, l’autoironia di certe immagini pubblicitarie e la barba (che su di me fa sempre colpo!).
    Scommetto che tu ti sei preso la versione DE LUXE con foto autografate, calendario da tavolo e santini vari e che li tieni sul comodino e prima di addormentarti lo guardi e sospiri….
    Bravo Paolo, come sempre.
    Iris
    P.S. Ora che ho un taglio di capelli alla “charleston” con un paio di brani ho la tentazione di mettermi una piuma in testa, spostare il tavolo e sgambettare un po’ in salotto!

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  3. Don jose' 20 settembre 2014 alle 5:46 pm

    Grazie….da un kaufmanniano ante litteram!!!!!

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    • Amfortas 21 settembre 2014 alle 4:58 pm

      Don José, ciao. Eh sì, lo so che tu sei da sempre un grande ammiratore :-). Io ho ancora molte peplessità in certi repertori, ma magari cambio idea in futuro 🙂

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      • don jose' 25 ottobre 2014 alle 4:28 pm

        Finalmente mi sono potuto ascoltare con calma questo Cd di Jonas…e non posso che concordare IN TOTO con il tuo giudizio!!!! Sono sempre stato prevenuto (e per lo piu’ a ragione…) quando i vari tenori del momento hanno affrontato romanze d’operetta, canzoni napoletane e similari, ma stavolta il risultato è eccezionale, soprattutto perchè Jonas sa “cantare”, e canta tutto con proprietà e dignità di grande “interprete”!!! Sono anche d’accordo sui due tuoi pezzi preferiti, solo che io invertirei l’ordine: in Kunneke è grandissimo, ma gli è molto congeniale quella tessitura quasi “wagneriana”, mentre in Giuditta riesce a unire le grandi doti del tenore che conoscevamo con quelle dello straordinario interprete che (tutti ormai) abbiamo scoperto essere.

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      • Amfortas 25 ottobre 2014 alle 4:49 pm

        Don José, ciao. Fa sempre piacere leggere che le proprie opinioni sono condivise. Il mio giudizio varia di volta in volta però, magari alla prossima occasione il bel Jonas non mi piace e litighiamo :-). In ogni caso è un grandissimo disco, imperdibile.
        Dai, che tra un po’ è pronta la recensione di ieri sera, ciao e grazie.

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  4. Giuliano 21 settembre 2014 alle 8:39 am

    le arie di Lehar le stavo ascoltando proprio in questi giorni, con Peter Anders (un cd trovato per tle eulo…svuotamento negozio, che tristezza).
    Non sono mai stato un patito dell’operetta ma ci sono tante cose belle, proprio tante, e anche Tu che m’hai preso il cuor se ben cantata è sempre un gran piacere (Anders era bravissimo, Dermota ancora di più).
    Già che ci sono, ho trovato almeno 4 tenori in piena attività che mi piacciono molto: Kaufmann, Meli, Pirgu, Florez. Ne aggiungeresti qualcun altro?

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    • Amfortas 21 settembre 2014 alle 5:12 pm

      Giuliano, ciao! Le arie di operetta sono fantastiche e Peter Anders poi…eccezionale tenore! L’hai tlovato a tle eulo? Meglio! Chettefrega, né io né te salveremo il mondo, no? Neanche Renzi, peraltro, che i 3 eurazzi li avrebbe spesi per un gelato 🙂 e non sa neanche che esista un Peter Anders. L’operetta ha un problema e cioè che i testi parlati sono clamorosamente inattuali perché appartengono a un mondo che non c’è più. Si è anche tentato di attualizzarli, ma non è facile, perché si tende (strano, vero) a involgarire.
      Sui tenori mi fai una domanda difficile, ma ci sono altri cantanti bravi: Michael Spyres è un tenore spettacolare e lo è anche il Kunde maturo di questi anni, per esempio. Un altro assai bravo è Stefano Secco, dipende anche molto dal repertorio, ovviamente. Un tenore buono e sconosciuto (al momento) è Sergio Escobar. Insomma i cantanti ci sono eccome.
      Ciao e grazie!

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      • Pasquale 22 settembre 2014 alle 5:44 pm

        Amfortas,ma veramente credi a quello che scrivi su questo
        ” diversamente baritono ” …comunque bell’articolo …ciao

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      • Amfortas 22 settembre 2014 alle 5:54 pm

        Pasquale, ti prego di non dire stronzate, grazie. Se scrivo una cosa, oltretutto dopo essere stato molto scettico in altre occasioni, evidentemente ne sono convinto no? Sono una persona seria, io. Ciao.

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  5. Pasquale 22 settembre 2014 alle 7:28 pm

    va bene contento te ..ciao

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    • Pasquale 22 settembre 2014 alle 8:03 pm

      comunque ti chiedo scusa,nessuna intenzione di offendere.. ciao

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      • Amfortas 23 settembre 2014 alle 8:27 am

        Pasquale, ok per le scuse. Renditi conto però che se scrivi “ci credi davvero ecc” sottointendi che ci sia la possibilità che io scriva per compiacere qualcuno, il che è offensivo.
        Considerare in malafede chi la pensa diversamente è un vizio che hanno in molti, ma io proprio non lo sopporto. De hoc satis.
        Ciao e grazie.

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  6. gabrilu 25 settembre 2014 alle 5:03 pm

    Bellissimo post, bellissima recensione (mi sono immediatamente precipitata a procacciarmi l’album :-). Di operetta non sono grande conoscitrice e nemmeno granchè appassionata, a dire la verità (colpa credo soprattutto dei testi e delle storie assurde praticamente inesistenti), ma il tuo post è troppo convincente.

    Più in generale: sono molto d’accordo su quello che scrivi a proposito del valore (e — aggiungo io — a volte anche il dovere) della divulgazione, se fatta seriamente e se poggia su solide basi di conoscenza a proposito di ciò di cui si parla, si scrive.

    Mi ha fatto molto sorridere la tua frase: “Non mi metto neanche a operare i consueti sottili distinguo e lascio ai detrattori ad ogni costo il piacere di considerare il mio parere come una diminutio dell’arte di Kaufmann e annoverarmi nel nutrito elenco dei traditori venduti alle perfide multinazionali del disco.”.

    Mi ci sono ritrovata in pieno, pensando alle volte in cui, nel mio blog o su aNobii mi succede di parlar bene di libri che sono considerati o troppo popolari (e quindi da considerare con il sopracciglio inarcato e suscitando in chi mi legge reazioni più o meno esplicitate del tipo “…però.Da te non me lo aspettavo…” 🙂

    Anche io, in quei casi, mi sento un po’ considerata una traditrice venduta alle perfide esigenze markettare di questa o della talaltra casa editrice…

    Ciao, vado ad ascoltare Kaufmann 😉
    P.S. Post mandato immediatamente in orbita su Twitter, neh.

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  7. gabrilu 25 settembre 2014 alle 5:08 pm

    E già che ci sono approfitto del fatto che si parli di operette per dichiarare impavidamente che adoro le romanze di Tosti, testi compresi (bisticcio di parole non casuale). Io ho un CD Carreras, puoi consigliarmi qualche altra buona interpretazione? Tanti anni fa le ho ascoltate in teatro cantate da Ruggero Raimondi, ma non mi pare le abbia mai incise.
    Sono OT ma in fondo non troppo, no? Almeno, spero

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    • Amfortas 25 settembre 2014 alle 7:26 pm

      Gabrilu, ciao! Sei stata gentilissima a ritwittare, ho visto ora la notifica. Tra te e Iris, una volta di più, sono alle prese con gli avvisi di WP che m’avvertono che le “your stats are booming”. Meglio così, si scrive per essere letti e anche discussi, no?
      Mi farebbe piacere sapere il tuo parere sull’album, una volta che l’hai ascoltato.
      Le recensioni di libri e dischi hanno molti punti in comune e devono scontrarsi con i soliti problemi, il primo dei quali è il rapporto popolarità/qualità. Con la musica è forse meno difficile perché, per esempio, è piuttosto difficile sostenere che un tenore “non sa cantare” quando ti fa un attacco sul LA3 (controllato da un amico, io a orecchio ero per il LA bemolle) come quello dell’aria dalla Giuditta.
      In generale il mio e il tuo blog sono frequentati proprio perché – dopo tanti anni, 10 per me, per te credo ancora di più – le persone sanno bene che (oddio, lo dico) abbiamo i nostri gusti ma parliamo con cognizione di causa e…siamo onesti, il che è tutt’altro che scontato.
      Su Tosti, a memoria mi pare di ricordare che da qualche parte ho visto proprio un’incisione di Raimondi (forse Amazon? Boh). Poi ricordo un vecchio album (così così) di Bruson. A me piacciono molto (ma non è solo Tosti, sempre a memoria) due donne: Anna Caterina Antonacci e Carmela Remigio, che hanno entrambe inciso 2 bei cd che, credo, si trovino piuttosto facilmente.
      Ciao e grazie!

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  8. Elena 26 settembre 2014 alle 11:04 am

    Questa è una recensione seria quindi io dovrei proprio astenermi, ma non ci riesco. Solo per dirti che barbetta e sguardo assassino hanno davvero un loro perché, tanto che credo mi metterò ad ascoltare 🙂
    Ciao Amfortas!
    Elena

    p.s. condivido la tua allergia ai gadget. Ho comprato la versione americana di un disco di J.Buckley perché conteneva un dvd con un documentario e una serie di interviste che mi interessavano, è arrivato, e dentro ci ho trovato una serie di cose imbarazzanti tipo la riproduzione di una carta di imbarco per un volo verso qualche luogo che non ricordo per un’esibizione dal vivo. Mi è sembrato di violare qualcosa di privato e contemporaneamente di essere presa in giro e di essere sminuita nel mio interesse per la musica. Perché farlo?

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    • Amfortas 26 settembre 2014 alle 5:46 pm

      Elena, ciao. Qui di serio ci sono solo i vostri commenti :-). In ogni caso è vero che spesso bonus e gadget vari sono imbarazzanti. Anche a me piace tanto Jeff Buckley e, ultimamente, ascolto con più frequenza del solito musica alternativa alla lirica e sinfonica (che Buckley conosceva bene).
      Ciao e grazie!

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      • Paolo Locatelli 27 settembre 2014 alle 3:49 pm

        Aneddoto raccapricciante: ho conosciuto Jeff Buckley quando ho trovato un suo CD in un cestino dell’immondizia a Lecce (di quelli pubblici colmi di ogni genere di porcheria) e, non so per quali assurde ragioni, l’ho raccolto ed ascoltato. Ero piccolo e probabilmente meno schizzinoso di adesso. Comunque è stato amore al primo ascolto (un po’ come con questo disco di JK).

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      • Amfortas 28 settembre 2014 alle 8:51 am

        Paolo, ciao. Che racconto orribile, non sapevo che rovistassi i cestini dell’immondizia…ora si spiegano molte cose 🙂 Eh, lo so che anche a te il cd piace molto, facciamo opera di divulgazione!
        Ciao e grazie!

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  9. Alucard 30 settembre 2014 alle 5:54 pm

    Vi rispetto troppo, mi toccherà sentirlo…

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