Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Il Re pastore di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: oddio, un governante illuminato che non si fa i selfie!

La buona notizia è che ieri sera al Teatro Verdi c’erano parecchi giovani. Quella cattiva è che due ragazzine si sono sedute vicine a me e hanno giocato col cellulare o qualsiasi altra cosa fosse per tutta l’opera. Beh, certo, all’intervallo si sono riposate. Tenetele a casa, tenetele. O mandatele a un webinar, che ne so. Per fortuna una delle due a un certo punto si è addormentata e non ha neanche russato, il che non è da sottovalutare. Probabilmente si è messa a contare le pecore del gregge che erano sul palco, chissà. Erano ben cinque, si può capire la sua stanchezza.

Da sinistra: le pecore, Alida Berti (Aminta), Eva Mei (Elisa) e Angelo Codeluppi (Agenore)

Da sinistra: le pecore, Alida Berti (Aminta) e Eva Mei (Elisa)

C’era anche un ragazzo che, mi è stato fatto notare, era vestito e truccato in modo da assomigliare (involontariamente) al Joker della saga di Batman, solo più brutto e spaventoso. Ragazzi siamo a Trieste, l’età media degli spettatori si calcola col carbonio14, non potete fare così. Voglio dire, una signora seduta in pepiano pensava fossero arrivati gli UFO e ha cercato di farsi rapire, dai.
L’altra buona notizia è che il sito del Verdi sembra in via di guarigione, come potete vedere. Era ora.
Il Re pastore, Trieste 24 ottobre 2014

Poca gente ieri in platea e ancora meno nei palchi. Per me a Trieste siamo troppo acculturati e molti frequentatori del teatro sono stati a casa per prepararsi alla prossima gara di patate in tecia: evento imperdibile, come sappiamo. Altri, immagino, saranno stati impegnati a cercare i responsabili del crac delle Cooperative Operaie che si sono mangiati una bazzecola: 100 milioni di Euro. Che volete che siano, neanche dieci stagioni operistiche di un teatro di provincia.
In ogni caso gli assenti hanno avuto – si fa per dire – torto ancora una volta.
Il Re pastore di Mozart allestito a Trieste si è rivelato una buona produzione artistica.
La regista Elisabetta Brusa ha lavorato bene e si è giovata dell’impianto fisso pensato per La clemenza di Tito rappresentata al Verdi l’anno scorso, caratterizzato dalle splendide scene di Pier Paolo Bisleri che riproducono il palladiano Teatro Olimpico di Vicenza.
All’insegna del minimalismo i pochi oggetti in scena, funzionali nel primo atto a descrivere un ambiente agreste e nel secondo la dimora dell’Imperatore: un piccolo gregge (forse un po’ troppo realistico), un arcolaio e un covone di fieno; poi un trono e alcuni soldati appena tratteggiati nelle forme.foto 4 foto di F.Parenzan-0181
I costumi (Pier Paolo Bisleri) sono stati pensati per essere coerenti con un’ambientazione classica, ma senza tralasciare qualche tocco d’originalità (l’abito di Elisa, sgargiante).
In questo contesto la recitazione stilizzata ma punteggiata da qualche dinamismo dei cantanti è sembrata una scelta intelligente, anche se lo spettacolo ha sofferto di una certa staticità che un impianto luci a tratti efficace nei cromatismi cangianti non ha riscattato del tutto. Bella l’intuizione di far cantare l’aria più famosa (L’amerò, sarò costante) in una specie di slow motion che ben sottolineava la sospensione temporale del momento.
Felix Krieger ha diretto bene l’Orchestra del Verdi, che si è confermata compagine duttile e preparata, capace di figurare bene in tutti i repertori. Tenerci stretti questi ragazzi, amici. Sono la vera forza del nostro teatro. Il giovane direttore non si è limitato a tenere insieme buca e palco – che dovrebbe essere il minimo sindacale – ma ha anche accompagnato bene i cantanti e impresso un ritmo omogeneo alla narrazione. Non si sono sentiti quegli orrendi tempi a fisarmonica, o clangori, che sono la morte dell’opera e di Mozart in particolare.
La compagnia di canto ha avuto un buon rendimento complessivo.
In questa sede mi soffermerò un po’ di più su Eva Mei, Elisa, la quale si è confermata virtuosa di gran classe. I trilli, il fraseggio, gli acuti e i sovracuti nitidi e penetranti, la tecnica di respirazione che le ha consentito un legato eccellente, sono tutte qualità che non s’improvvisano ma che sono frutto di studio e disciplina, di sacrificio. Inoltre sta sempre bene in scena e la figura è elegante, la personalità non debordante ma carismatica. Frequenta da parecchi anni il palcoscenico triestino, facciamola tornare ché non delude mai e garantisce qualità.

Alida Berti e Eva Mei

Alida Berti e Eva Mei

Brava anche Alida Berti, in una parte en travesti complicata di suo e in qualche modo “aggravata” dal fatto che la regia ha investito molto su di lei. L’esecuzione di L’amerò, sarò costante è stata un bel momento di teatro.
Qualche acuto stiracchiato non ha inficiato la prova di Paola Antonucci nei panni di Tamiri, che ha cantato con gusto la sua seconda aria Se tu di me fai dono.
Buona la caratterizzazione di Alessandro da parte del tenore Tony Bardon, soprattutto nell’aria Se vincendo vi rendo felici. Anche Bardon, come tutti gli altri, è un cantante intelligente, che privilegia il gusto e lascia stare tenorismi fuori luogo e fuori stile.
A posto, seppure con un minimo di deficit nel volume vocale, anche Alessandro Codeluppi, secondo tenore dell’opera che però ha, pure lui, un paio di arie impegnative.

Da sinistra: Paola Antonucci (Tamiri), Alida Berti, Eva Mei e Angelo Codeluppi.

Da sinistra: Paola Antonucci (Tamiri), Alida Berti, Eva Mei e Angelo Codeluppi.

Spettacolo gradevole e di grande civiltà teatrale, che lo sparuto pubblico triestino ha apprezzato e applaudito.
Insomma veniteci a teatro, che è l’unico posto dove si possono vedere governanti che non solo sono illuminati, ma non si fanno neppure i selfie.
Ora si attende la conferenza stampa, che dovrebbe essere imminente, per la nuova stagione. Speriamo in un cartellone stimolante e che non mi tocchi per il quarto anno consecutivo fare copia/incolla delle vecchie considerazioni.

Un saluto a tutti, alla prossima.

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16 risposte a “Recensione semiseria di Il Re pastore di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: oddio, un governante illuminato che non si fa i selfie!

  1. gabrilu 25 ottobre 2014 alle 6:18 pm

    Ecco.Una cosa (una delle tante – smile) per cui ti leggo e ti ammiro e’ il tuo CORAGGIO.
    Coraggio di andare a vedere schifezze di ogni genere per poi ogni tanto trovare anche qualcosa di buono, cosa di cui generosamente parli…
    Ti ammiro.
    Perché questo vuol dire avere passione, passione vera.
    (Ed ora impiccatemi perché non sono entrata nel merito del post – sed semel in anno licet insanire. Figuriamoci poi se gli anni di frequentazione sono tanti)

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  2. gabrilu 25 ottobre 2014 alle 6:28 pm

    Che poi, se non intervengo nel merito, e’ solo per consapevole ignoranza.Dunque leggo, e rimugino.Di più non si può’ pretendere, da me

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    • Iris 25 ottobre 2014 alle 7:43 pm

      Cavoli, Paolo, (e Gabrilu) l’ignoranza e’ proprio una brutta cosa……ho interrotto quasi subito la lettura perche’ ho dovuto cercare il significato di “webinar”. Ma quante ne sai? Ma quanto sei giovane? Lo dicevo io, c’e’ sempre da imparare da te.
      La tua seguace
      Iris

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      • Amfortas 26 ottobre 2014 alle 6:16 pm

        Iris, ciao. Mi ha rovinato Twitter, capisci? Lì se ne inventano una al minuto, e anche un poveretto come me che segue poche persone ogni tanto imapara qualcosa 🙂
        Ciao bella, a presto!

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  3. gabrilu 25 ottobre 2014 alle 8:11 pm

    @iris
    L’ignoranza consapevole e’ una bellissima cosa.
    Perché vuol dire che si sa di non sapere.
    E che c’è sempre qualcosa da imparare.
    Che bello.
    Vi pare poco?

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    • Amfortas 26 ottobre 2014 alle 6:14 pm

      Gabrilu, ciao! Sì passione tanta, anche se purtroppo mi limito a Trieste e Venezia, tutto sommato, le trasferte più impegnative ormai sono…troppo impegnative sotto ogni punto di vista. E poi mi sposterei un po’ di più solo per titoli che non conosco o poco rappresentati. Per esempio se abitassi nella tua terra non mi perderei l’opera che c’è in questi giorni al Massimo: me ne hanno parlato benissimo e così la pensa anche il mio redattore che recensisce da Palermo. Se hai voglia e tempo di leggere ecco il link. Per quanto riguarda le schifezze o porcherie, ne vedo, certo, ma poi cerco sempre di trovare il lato positivo (ammesso che ci sia…) perché mi pare più costruttivi e anche incentivante per chi mi legge e magari ha una mezza idea di vedere lo spettacolo.
      E poi so bene che tu non sei ignorante, sei curiosa, come sono curioso io. Credo sia un bel vantaggio, soprattutto quando non si hanno più vent’anni 🙂
      Ciao e grazie!

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  4. Giuliano 26 ottobre 2014 alle 6:23 pm

    ma le pecore volavano davvero?
    🙂

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  5. parsifal 27 ottobre 2014 alle 10:59 am

    Parsifal ad Amfortas:Ho assistito alla recita di sabato 25 corr.ed ho avauto il secondo cast.che devo dirti l’ho trovato molto dignitoso.la ns.orchestra,che se ne dica ha suonato molto bene sotto la guida di Felix Krieger.L’allestimento scenico era bello.E’stata una buona idea adoperare la struttura dellaClemenza di Tito della passata stagione.Che ti devo dire:Mozart è un grande genio,e non ci sono parole per esprimere la sua grandezza.Non conoscevo niente di ques’opera che io la trovo molto bella,altro che operina come qualcuno a scritto.Se pensiamo che l’ha composta a soli 19 anni La soprano che ha interpetrato Aminta ha cantato l’aria l’amerò,sarò costante accompagata dall’assolo di violino che ha entusiasmato purtroppo il poco pubblico presente Ti immagini se al posto del Re Pastore fosse stato in cartellone Wozzeck di Berg .o Mosè ed Aronne di Schonberg,fossimo stati quattro gatti.Ti saluto cordialmente ed apprezzo molto la recensione che hai scritto dell’opera Mozartiana

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    • Amfortas 27 ottobre 2014 alle 5:41 pm

      Parsifal, ciao. Sono contento che anche il secondo cast sia stato all’altezza e che concordiamo in linea generale sull’allestimento. Mi spiace, ma francamente non avevo dubbi, che il pubblico continui a latitare. Del resto un’opera semisconosciuta in una città culturalmente in agonia e finanziariamente defunta può ottenere solo questo risultato. Sono in molti a dividersi le colpe di questa situazione, magari un giorno ci torno.
      Ciao e grazie.

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  6. petrossi 28 ottobre 2014 alle 11:49 pm

    Che lusso! sul nuovo sito del “Verdi” abbiamo anche il libretto! (Re Pastore per le scuole.pdf). No se pol…

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  7. Alucard 29 ottobre 2014 alle 7:38 pm

    Amfy ma come fai ogni volta a stupirmi sempre di più? (in positivo, ovvio)
    Genio assoluto.
    Ora attendo ardentemente il post con le pagelle annuali!

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  8. gabrilu 2 novembre 2014 alle 6:47 pm

    @Amphy (=Amfortas)
    Io non vado più a teatro da decenni.
    Ecco, l’ho detto.
    Me ne sono fatta una ragione (che non vi illustro perché sai che noia).
    Il mio teatro sei tu ( e le tue recensioni non mi invogliano a riprendere gli scaloni/scalini dei teatri).
    Insomma ora come ora mi limito ai miei iPod (orrore in sala) e a leggere Amfortas su quel che succede oggidì 😀

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    • Amfortas 3 novembre 2014 alle 9:16 am

      gabrilu, ciao. Sì lo sapevo che da tempo non frequenti i teatri, forse me l’hai detto oppure io l’ho intuito. Il problema non è questo, ma che tu tenga aperta una finestra sul teatro lirico e che quella finestra sia io :-). Ti dirò che non sei l’unica ad avere questa perversione, peraltro. Motivo in più, per me, di essere il più obiettivo possibile nelle recensioni.
      Ciao e grazie.

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