Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria del Requiem di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: questo piccolo grande amore.

ClaudioBaglioniIn questi giorni avevo due scelte culturali per nutrire il mio spirito. La prima, quella più ovvia e di carattere più elevato, era andare a vedere il recital di Claudio Baglioni. DSC_0032Da sinistra: Stefano Furini, Mihaela Marcu, Marina Comparat, Gianluigi Gelmetti, Tony Bardon (seminascosto, ahimè) e Ernesto MorilloL’altra, più intrinsecamente becera, era di assistere alla rappresentazione del Requiem di Mozart che apriva la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste. Indovinate un po’? Sprezzante del ridicolo ho optato per il Requiem. Certo, dopo aver posteggiato l’automobile sulle Rive Strada facendo ho percorso tutto il tragitto sino al Verdi cantando Passerotto non andare via con il viso rigato dalle lacrime (nella pioggia, peraltro), ma insomma, ci voleva pure che qualcuno fosse testimone dell’evento minore. Mica posso lasciare sempre al nostro quotidiano, Il Piccolo, l’esclusiva e la facoltà di non raccontare ciò che di davvero importante succede a Trieste. I miei happy few ne sarebbero infastiditi. Peraltro, bisogna dirlo, l’occasione di vedere Baglioni in concerto era più unica che rara, in quanto stasera si esibisce nella lontanissima Conegliano, città pericolosa e tentacolare, nella quale già altre volte sono scomparsi nel nulla moltissimi inviati del Piccolo, giornale oltretutto in sofferenza d’organico. C’è pure una via dedicata a loro, in quel di Conegliano: Via dei caduti dalla maglietta fina. Sono tutti scomparsi con quella faccia un po’ così e quell’espressione un po’ così, di chi vuole andare a Conegliano a proprio rischio e pericolo.
Per chi non sapesse perché me la prenda tanto col nostro quotidiano, suggerisco di cliccare qui.
L'intensità interpretativa di Marina Comparato
La cronaca che segue si riferisce alla recita di venerdì 7 novembre.
La genesi del Requiem di Mozart, che ha aperto la stagione sinfonica triestina, è stata piuttosto movimentata. Tutti sanno, credo, che si tratta di una composizione incompiuta scritta nel 1791 su commissione del Conte Franz von Walsegg zu Stuppach per ricordare la prematura dipartita della moglie.
Mozart, che attraversava un momento economico delicato, accettò l’incarico nonostante fosse già gravato d’impegni (La clemenza di Tito e Il flauto magico, tra le altre cose), ma purtroppo la morte lo colse prima che potesse finire il suo lavoro.
A questo punto entrò in gioco la moglie Constanze, che per prima alimentò le leggende intorno al brano e allo stesso tempo fu abile promoter dell’incompiuta del marito. Negli anni successivi le circostanze della morte di Mozart e del “mistero” del Requiem sono state poi fonte d’ispirazione per molti artisti, da Stendhal a Puškin, a Rimsky-Korsakov sino a Miloš Forman.
La serata è stata dedicata da un commosso Gianluigi Gelmetti ad Alessandro Merluzzi, professore d’orchestra tragicamente scomparso poche settimane fa.

La morte, a ben vedere, è il vero scopo finale della nostra vita; per questo da un paio d’anni a questa parte me la sono fatta amica, la considero la migliore amica dell’uomo, tanto che la sua figura non solamente per me non ha più di terribile, ma ha assolutamente un aspetto tranquillizzante, quasi consolante! E ringrazio Dio per avermi concesso la fortuna di avere l’opportunità di imparare a considerarla come la chiave per l’ingresso alla nostra vera beatitudine.

Parole che esprimono una serenità che, a mio modo di vedere, stride molto con la feroce drammaticità di alcuni momenti della pagina musicale (penso allo spaventoso Dies irae, ma non solo) e che in certi momenti la connotano di un carattere peculiare, minaccioso, che non si ritrova altrove nella produzione del compositore.
Questa lettera è stata letta prima del concerto dal direttore Gianluigi Gelmetti, piuttosto emozionato, che ha dedicato la serata alla memoria di un professore d’orchestra triestino recentemente scomparso.
DSC_0039
Nelle note di sala Gelmetti spiega che ha scelto una versione del Requiem che ritiene più completa – e comunque più vicina alla propria sensibilità – e che fa tesoro anche dei suggerimenti di un altro allievo di Mozart, Joseph Eybler.
Al di là delle questioni filologiche, Gelmetti ha diretto con grande intensità i magnifici complessi triestini. Ottima la prestazione dell’Orchestra del Verdi, capace di assecondare il direttore sia quando chiedeva nitidezza e trasparenza di suono sia nei momenti in cui voleva porre l’accento sui contrasti dinamici della partitura. Il Coro, preparato da Paolo Vero e attentamente seguito da Gelmetti, in una pagina musicale che lo vede protagonista è stato capace di una prestazione maiuscola.
Nel Requiem i solisti sono quasi sacrificati dalla struttura corale della partitura e – come acutamente osservava il mai troppo compianto Arrigo Quattrocchi – i loro interventi sono calibratissimi e antivirtuosistici. In ogni caso il loro apporto è stato eccellente.
Il soprano Mihaela Marcu si è distinta per l’intonazione adamantina e la purezza della linea di canto. Il mezzosoprano Marina Comparato, mozartiana di classe, per l’intensità e il partecipato calore dell’interpretazione. Il tenore Tony Bardon per la voce leggera ma di buona proiezione. Il basso Ernesto Morillo per la pertinenza stilistica e la sobrietà dell’accento.
Il pubblico, molto numeroso, ha applaudito a lungo tutti i protagonisti chiamandoli più volte al proscenio, decretando un successo pieno alla serata.
Al di là delle notazioni pseudo tecniche, bisogna sottolineare che il livello artistico di questa serata è stato alto, molto, molto più elevato di qualsiasi altra manifestazione che si possa svolgere a Trieste in contemporanea. Con pochissimi giorni di prove a disposizione, il direttore Gelmetti, l’orchestra e il coro del Teatro Verdi di Trieste, i solisti, hanno raggiunto un risultato straordinario.

Qui altre foto del concerto.

Beh, io ci sono tornato anche Sabato pomeriggio.
Un saluto a tutti, alla prossima!

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13 risposte a “Recensione semiseria del Requiem di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: questo piccolo grande amore.

  1. Iris 9 novembre 2014 alle 7:25 am

    Qui a Brescia facciamo di meglio……..Il nostro giornale cittadino ha indetto un concorso: “Vinci un Selfie con Baglioni”. Due fortunate vincitrici domani sera prima del concerto potranno fare quella cosa li con lui. Chissa’ se si presenteranno con il bastone da selfie….Certo che visto che domani canta qui, sapendolo, potevi aggrapparti al suo camion e venire a trovarmi.
    Per quanto riguarda Mozart, grande composizione il Requiem! Ricordo quando vidi il film (ed ero molto giovane) la paura che mi fece quella musica. Oggi pomeriggio invece vado a vedere il Don Giovanni.
    Ciao!
    Irina

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  2. principessasulpisello 10 novembre 2014 alle 11:32 am

    Tra Baglioni e Mozart? Ma Baglioni, per Giove! Si sa, tu sei sempre il solito rivoluzionario…

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    • Amfortas 10 novembre 2014 alle 12:05 pm

      Marina, ciao. Sì certo io sono un disgraziato. Il dramma è che mi porta più visite al blog la foto di Baglioni di quanto ne faccia la recensione del Requiem di Mozart. Pazienza.
      Ciao e grazie!

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    • Iris 10 novembre 2014 alle 12:24 pm

      Ciao Marina, c’e’ stato un tempo (tra i miei 13 e i miei 23 anni) che avrei ammazzato per Baglioni. Non ho problemi ad ammetterlo. Ora preferisco Amfortas…..vedi ad invecchiare cosa succede!
      Iris

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      • Amfortas 10 novembre 2014 alle 1:33 pm

        Iris, ciao. Anch’io cantavo Baglioni, eccome! Avevo qualche annetto più di te, peraltro 🙂 (ho letto le tue impressioni sul Don Giovanni, grazie).
        Guarda che la Margot qui sotto (o sopra, non so) è pronta a madarti una tessera, ne ha a bizzeffe (uargh).

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  3. margot 10 novembre 2014 alle 12:41 pm

    Mozart o Baglioni… mi verrebbe da dire “ai POSTER l’ardua sentenza”. Però una cosa in comune i due l’avevano: mi risulta che all’epoca ci si imbellettasse molto. Il trucco di allora era un po’ l’antenato della plastica di oggi. E tutto torna.

    L’antropologa Margot

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    • Amfortas 10 novembre 2014 alle 1:37 pm

      Margie, anzi MARGIE 😉 vedo che sei in forma. Credo che la strada dell’imbellettamento ormai sia l’unica percorribile anche per me! Però capisci che se un quotidiano recensisce il concerto di Baglioni e fa finta di non sapere che c’era un Requiem di Mozart…beh, c’è qualche problema.
      Smack! (te devo racconta’ un paio de storielle…)

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  4. SERGIO SESTOLLA 14 novembre 2014 alle 6:58 pm

    Riferiresti, caro Amfortas, come sono state intonate le prime otto battute del Lacrimosa (ultime di Mozart, secondo la vulgata)? Quale sono state le tue sensazioni?
    Fai bene a corteggiare la morte “unica certezza della vita” ed a “fartela amica”, ma arrivi tardi perchè ciò già pensato io fin dai tempi della . . .

    L A M B A D A

    Più tempo passa e più penso alla morte,
    così . . . come pensassi ad un’amica . . .
    d’altronde prima o poi avrò la sorte
    d’imbattermi in questa dama antica.

    Chissà come sarà? . . . Chissà in che modo
    mi accoglierà? . . . Chissà, potrebbe anche . . .
    essere bella . . . con il corpo sodo . . .
    capelli scuri sulle carni bianche.

    Che costa a me pensarla affascinante
    come le donne che spesso per strada
    vengono incontro a me? . . . sguardo sognante,

    fatto di ciglia lunghe e occhi di giada . . .
    Se è così . . . l’aggancerò all’istante
    nel passo più osè della “lambada”,

    . . . nei piegamenti in due della “baciata”.

    (Sergio Sestolla)

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    • Amfortas 15 novembre 2014 alle 8:27 am

      Sergio, ciao, è un piacere rileggerti!
      Che ti devo dire, non sono stato colpito solo da quelle note che tu citi ma da…tutto il Requiem, com’è giusto che sia. Tra l’altro sto per pubblicare un’altra recensione in tema, diciamo così, che riguarda un’altra incompiuta. Dopo tre tappe consecutive mozartiane (Don Giovanni, Re Pastore e Requiem) è ora il momento di un altro gigante, Mahler.
      Come al solito apprezzabili e divertenti le tue rime, che peraltro sfiorano un argomento – quello del ballo – che frequento poco: sono sempre stato un ballerino orrendo e grottesco 🙂
      Ciao e grazie per il passaggio, graditissimo.

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  5. Giuliano 15 novembre 2014 alle 9:35 am

    oggi su un importante e storico quotidiano on line (la Stampa o Repubblica, uno dei due) nelle pagine targate “cultura” c’è un articolo su tal Morgan che abbandona una trasmissione tv che si chiama “Amici”… viene da dirsi: meno male che i giovani non leggono più i quotidiani.
    Per come li hanno ridotti, non è una gran perdita – vedi che schifo di battute mi tocca fare, è l’ultima cosa che avrei mai pensato di dire. E intendo: non è che sia tutta colpa di internet se le vendite dei giornali sono in calo costante, anche i giornalisti hanno dato il loro contributo con professionalità sempre più scarsa. Spero che nessuno si offenda: stamattina, per esempio, ho acceso tv e sono andato su internet cercando notizie sul livello del Po (mia mamma è di Colorno, Parma, e ho ancora lì zii e cugini) ma non c’è niente di niente, nessuno ha pensato di mandare un inviato a fare qualche piccolo aggiornamento, nemmeno un inviato piccolino che usi twitter senza essere pagato. E dunque: la cultura è Morgan che lascia Amici, la cronaca è non dare le notizie veramente importanti. (il resto aggiungilo pure tu, magari con qualche link a tuoi articoli…)
    PS: ho sempre detestato tutti i cantanti italioti, ancora oggi non ne posso più di Battisti e di Baglioni e di Celentano – una volta ho cantato con la mia ex le loro canzoni, è stata la mia più grande prova d’amore, temo che lei non lo abbia mai compreso, ahimè.

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    • Amfortas 15 novembre 2014 alle 6:28 pm

      Giuliano, ciao. E pensa che Morgan, almeno, è un vero musicista. Purtroppo è costretto a fare pagliacciate, certo.
      Il discorso sul giornalismo e su cosa è diventato ci porterebbe davvero lontano e sarebbe dolorosissimo, scusami ma non ho voglia di affrontarlo oggi.
      Al contrario di te ho amato molto Battisti (meno gli altri due, soprattutto Celentano) ma certo non solo ora. Trovo davvero commovente 🙂 il tuo sacrificio incompreso. Spero che ora la tua ex stia con qualche politico maneggione, terrorizzata ogni volta che qualcuno suona alla porta 🙂
      Consentimi di aggiungere che c’è ancora qualche giornalista bravo, ma spesso è costretto a fare spettacolo e non giornalismo. Un po’ come Morgan, insomma. Ne riparleremo, lo so.
      Ciao Giuliano, e grazie.

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