Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione quasi seria del Simon Boccanegra al Teatro La Fenice di Venezia: un piccolo uomo scalzo al comando.

Segnalo in apertura che durante un cambio di scena c’è stato il lancio di alcuni manifestini in cui si contestava la gestione del territorio, segnatamente riguardo il passaggio delle grandi navi da crociera in laguna. Che dire, hanno ragione gli arrabbiati perché è evidente il devastante impatto ambientale che quel via vai di navi enormi provoca alla già orrida Venezia. Ecco qui un’altra eloquente e terribile testimonianza, riferito a una spaventosa mutazione genetica:

A questo link potete trovare numerose foto dello spettacolo, alcune carine altre meno. Apprezzate lo sforzo!
bocca twQuanto è facile scrivere male di uno spettacolo. Me ne sono accorto una volta di più in occasione di questo Simon Boccanegra al Teatro La Fenice di Venezia, perché è stata una serata straordinaria e trovare le parole per descriverla è difficile, molto difficile.
Opera dalla genesi tribolatissima, sulla quale non mi soffermo, Simon Boccanegra è un magma di sensazioni, una materia ribollente in continuo movimento con una sua liquidità contrastata. L’opera ha una propria tinta, scura, e una continua sensazione di minaccia aleggia sui personaggi. Se almeno una volta nella vita siete stati in mare di notte capirete di cosa parlo. Ed è proprio il mare protagonista dell’opera, e non solo come metafora. Il mare è nella musica di Verdi. Il mare – siamo a Genova – è sempre, magari solo intravisto, sullo sfondo e quando non compare è rimpianto, desiderato. Il mare è l’ultimo desiderio di un corsaro diventato Doge. Il mare può essere un miraggio, come il desiderio di essere felici.
Questa tinta scura è stata colta in pieno dal primo artefice del successo della serata e cioè da Myung-Whun Chung, interprete raffinato che vanta una lunga esperienza in quest’opera e che sembra averne maturato la propria versione definitiva.
Ora, come si caratterizza la lettura del piccolo grande direttore che dirige a memoria, senza leggere la partitura? Non sto scherzando, credetemi. Quest’immagine sarà più esplicativa delle mie parole successive:
https://amfortas.wordpress.com/

Questo è un uomo risolto che ha raggiunto il suo obiettivo: fare la cosa giusta al momento giusto, ma con creatività e immaginazione prive di fronzoli e libere dall’ansia di approvazione da parte degli altri. Mi levo le scarpe perché ora posso farlo e sto meglio senza. Punto.Agresta
Perciò dirige Simon Boccanegra in maniera asciutta, severa, ma non scorda il grande turbinio di sentimenti che deve governare e, all’improvviso, accende la luce della speranza, preme sul pedale dell’enfasi consapevole, trattiene l’esuberanza dei cantanti ma al contempo li lascia liberi di esprimersi. Per Myung-Whun Chung conta solo la continuità della narrazione, ma vuole raccontare come decide lui. Vuole che si senta la bellezza purissima delle melodie amorose, il rancore del tradimento, lo stupore delle agnizioni, lo strazio dell’addio. Ci riesce, sempre. E solo chi era in teatro avrà potuto apprezzare cos’era il Prologo, per non parlare poi della straordinaria scena nella Sala del Consiglio.meli
L’Orchestra e il Coro della Fenice sono stati all’altezza di tanto direttore e credo non si possa fare loro un complimento migliore.
Andrea De Rosa ha concepito, credo, l’allestimento tenendo conto delle esigenze interpretative del direttore: le scene sono scabre, buie (forse un po’ troppo, in qualche occasione), i costumi di Alessandro Lai severi, le luci di Pasquale Mari disegnano cromatismi spesso quasi impercettibili appena mossi, quasi sfumati da proiezioni. Il finale è da brividi nella sua semplicità, con quel tramonto sul mare che contiene il rimpianto del profumo della salsedine, delle tempeste ma anche la certezza della serena bonaccia nell’ultimo porto.
Forse l’impianto soffre di una qualche staticità (ma la parete che ostenta la divisione tra il fuori e il dentro la corte ha il suo fascino) e i cambi scena sono un po’ laboriosi, certo, e il lavoro sui cantanti/attori non è sembrato proprio approfondito con qualche concessione di troppo alla gestualità di tradizione, ma nel complesso lo spettacolo funziona e commuove.
Tutti i cantanti si sono espressi ad alto livello, tanto che trovo inutile soffermarmi troppo sulle singole prestazioni vocali.
https://amfortas.wordpress.com/

Ha giganteggiato nel title role Simone Piazzola sia vocalmente sia dal punto di vista scenico. Il timbro chiaro, lontano anni luce da quasi tutti gli interpreti di tradizione più noti, lascia interdetti di primo acchito ma poi l’artista conquista per fraseggio e accento. E, circostanza da non trascurare, era all’esordio nella parte.
Brava Maria Agresta, musicalissima Amelia, giovane e appassionata, alla quale si può rimproverare solo un’ottava bassa piuttosto evanescente, problema ampiamente riscattato da acuti penetranti e lucenti e da una credibilità scenica perfetta.
Francesco Meli (Gabriele Adorno) è tornato felicemente su quello che, a mio parere, è il suo personaggio più convincente perché ne esprime in modo magnifico la fierezza e la baldanza ma anche la dolcezza nella passione con la consueta voce bellissima.
Giacomo Prestia è stato convincete nella difficile parte di Fiesco, che ha caratterizzato di autorevolezza scenica e vocale.
Brillante anche Julian Kim, che rende addirittura demoniaco il perfido Paolo Albiani. Bene anche Luca Dall’Amico, Pietro.
Di routine ma dignitose le prove dei comprimari: Francesca Poropat, un’ancella di Amelia, e Roberto Menegazzo, capitano dei balestrieri.
https://amfortas.wordpress.com/
Sold out, ovviamente. E il pubblico ha decretato alla serata un grandissimo successo. Alle singole entusiasmo incontenibile per Myung-Whun Chung e grandi applausi a tutto il resto della compagnia artistica.

A seguire la locandina, un saluto a tutti, alla prossima!

VENEZIA, TEATRO LA FENICE 22 novembre 2014: Simon Boccanegra
 
Simon Boccanegra Simone Piazzola
Jacopo Fiesco Giacomo Prestia
Paolo Albiani Julian Kim
Pietro Luca Dall’Amico
Amelia Grimaldi Maria Agresta
Gabriele Adorno Francesco Meli
Un capitano dei balestrieri Roberto Menegazzo
Una ancella di Amelia Francesca Poropat
   
   
Direttore Myung- Whun Chung
Regia Andrea De Rosa
Scene Andrea De Rosa
Costumi Alessandro Lai
Luci e proiezioni Pasquale Mari
 
 
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
 

 

 

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12 risposte a “Recensione quasi seria del Simon Boccanegra al Teatro La Fenice di Venezia: un piccolo uomo scalzo al comando.

  1. daland 24 novembre 2014 alle 1:21 pm

    Caro Amfortas, dopo aver letto la tua appassionata recensione mi pento di non aver deciso per tempo di venire nella “splendida” Venezia (noterai la sottile ironia) per apprezzare questo Simone (da buon masochista ho privilegiato quello del Topone alla Scala…)
    Sbaglierò ma Chung un’opera come questa deve sentirla molto vicina alla sua anima poichè nella personalità di Simone e nel suo approccio esistenziale c’è molto “oriente”.
    Ciao!

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    • Amfortas 24 novembre 2014 alle 6:00 pm

      Daland, ciao. Io avrei scommesso su di una tua trasferta lagunare, peccato! In ogni caso – so che non è la stessa cosa – trasmettono questo Simone su RAI5 giovedì prossimo. La tua considerazione su Chung è interessante, ci rifletto perché davvero mi pare che il direttore abbia un rapporto particolare con quest’opera.
      Ciao e grazie.

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  2. alexander search 24 novembre 2014 alle 2:23 pm

    Un piccolo uomo scalzo al comando….vale la pena di ricordarlo al timone dell’ultimo Otello veneziano…o nella Messa da Requiem nel cortile del Palazzo Ducale…ascoltato alla radio…il preludio del Simon fissava il tempo…Chung non si può davvero perdere….

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    • Amfortas 24 novembre 2014 alle 6:01 pm

      Alexander, ciao. Sì certo, anche l’Otello fu notevole, ma qui c’era qualcosa in più, una scintilla che magari si perderà nella prossima trasmissione TV, che cercherò di non perdermi.
      Ciao e grazie, a presto

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  3. Pingback:SIMON BOCCANEGRA di Verdi dal Teatro La Fenice su Rai 5 | Wanderer's Blog

  4. giacinta 28 novembre 2014 alle 8:21 am

    L’ho visto in tv, ieri sera. Ho apprezzato tutto, in particolar modo la fluidità dell’insieme, quasi il mare fosse davvero la cifra del canto e dell’azione in quel ritirarsi e avanzare dei diversi sentimenti senza frattura, senza soluzione di continuità. Bellissimi i colori marini, liquidi ( accentuati dalle luci ) dei vestiti dei cantanti coro, . 🙂

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    • Amfortas 28 novembre 2014 alle 10:18 am

      Giacinta, ciao 🙂 Intanto approfitto del tuo commento per ringraziarti di “tutto” e in particolar modo per le tue trasferte in quel di Venezia, di cui come sai sono al corrente. Chi passa non lo sa, perciò spiego sinteticamente che Giacinta è una di quelle persone che, senza clamore, lavorano per un futuro migliore nostro e dei nostri figli. Nello specifico, oltre che insegnare, la suddetta eroina dei nostri tempi 🙂 investe il suo tempo anche portando giovani ragazzi alla Fenice, per vedere concerti e opere. Ovviamente non si limita a fare da Caronte (!) ma prepara i studenti a un ascolto consapevole. Anche lei, quindi, è in lista per una statua rampante che modellerò personalmente col Pongo quando avrò un po’ di tempo 🙂
      Quanto al Simone, l’ho riguardato anch’io ieri sera e, mi duole dirlo, ma credo che avrei potuto essere ancora più entusiasta nella mia recensione. Il che ripropone, una volta di più, una situazione tipo della mia vita: non sono d’accordo neanche con me stesso. Questa circostanza non migliora la mia già scarsa propensione ai rapporti sociali ma pazienza!
      Sono ben contento che anche tu abbia trovato buona la recita.
      Un caro saluto, Paolo

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      • giacinta 28 novembre 2014 alle 10:46 pm

        Grazie! Sei molto gentile! Mi piace poi pensare che condividiamo la passione per il pongo. Monumenti non ne ho fatti mai ( mi incutono un po’ di timore, tutte le statue mi fanno questo effetto 🙂 ) ma con la plastilina da bambina modellavo torte di tutti i tipi e persino prodotti da pizzicagnolo e devo dire che mi venivano piuttosto bene!
        Devo dirti che gli spettacoli organizzati dalla Fenice per le scuole ( prove d’orchestra, prove generali di opere liriche, concerti di musica da camera ) sono sempre affollati, quindi non sono sola, la mia azione perde così quel tratto eroico che le hai attribuito:)
        Devo come sai la mia iniziazione al melodramma a un nostro prezioso, carissimo amico comune. Senza di lui i miei ragazzi non avrebbero mai percorso calli, campi e campielli dell'”orrida” Venezia 🙂

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  5. Parsifal 28 novembre 2014 alle 5:39 pm

    Parsifal a Giacinta: Ho assistito anch’io alla trasmissione su Rai 5 del Simone dalla Fenice di Venezia e l’ho trovato molto bello e commovente.Bella ed interessante l’idea del regista quando Simone,nel prologo,trascina in corpo esanime di Maria fra le sue braccia; e nel finale,quando spira, e si sente accolto nelle braccia della donna che ha tanto amato.Devo dire che tutti gli interpreti sono stati all’altezza dell’esecuzione,soprattutto il protagonista e Julian Kim che ha interpretato il famigerato Paolo.Sono d’accordo con te Giacinta ed anche con Amfortsas sull’allestimento e la regia ed anche luci e costumi che mi sono parse splendide,dando allo spettacolo la sensazione che il mare con i suoi profumi diventa protagonista dello spettacolo.Come vedi Giacinta,quando l’opera viene rappresentata con i piedi per terra.,diventa lo spettacolo più bello del mondo. Ed amfortas questo lo sà. Ti saluto cordialmente Parsifal.

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    • giacinta 28 novembre 2014 alle 11:17 pm

      …i piedi per terra, certo ( e un piccolo uomo scalzo al comando 🙂 )
      Ti saluto cordialmente anch’io 🙂

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      • Amfortas 29 novembre 2014 alle 10:08 am

        Giacinta e Parsifal, ciao a voi.
        Ovviamente il discorso sulle regie è complesso e varrebbe la pena approfondire, anche se in realtà di regia parlo sempre nelle singole recensioni. Come avrete potuto capire io non ho pregiudizi e mi limito a valutare di volta in volta, fermamente convinto che esistono solo 2 categorie di regie: belle e brutte. Poi che siano moderne, contemporanee, d’avanguardia o qualsiasi altra cosa mi interessa poco.
        Ciao e grazie 🙂

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  6. Pingback:La Top Ten 2014 su Di Tanti Pulpiti (con relative polemiche e tante bellissime foto) | Di tanti pulpiti.

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