Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il Teatro alla Scala apre con Beethoven: Fidelio for dummies, per chi non conosce molto quest’opera.

Oltre alla trasmissione in diretta su Rai5, stasera il Fidelio scaligero sarà trasmesso anche in leggera differita dalle 20.45 (Arte francese) e alle 20.15 (Arte tedesca); inoltra sarà visibile in streaming video su Arte Concert alle 20.15: http://concert.arte.tv/fr/fidelio-beethoven-barenboim-scala-milan

Allora, poiché manca ormai poco alla prima del Teatro alla Scala, che quest’anno apre la stagione col Fidelio di Beethoven (sì quel musicista minore che secondo Giovanni Allevi non aveva il senso del ritmo) , credo che un paio di informazioni sull’opera bisogna darle, perché magari c’è qualcuno che pensa che Fidelio sia solo la parola d’ordine per entrare in qualche club…ehm…esclusivo (strasmile).


beethovenLa prima cosa indispensabile da sapere è che Fidelio è l’unica opera lirica scritta da Beethoven e forse non tutti coloro che ascolteranno o vedranno la recita lo sanno.
La seconda considerazione che mi pare indispensabile è sottolineare come la genesi del Fidelio sia stata complessa (no, non vi annoierò con i soliti bizantinismi filologici), tanto che il compositore nel decennio che va dal 1804 al 1814 rimaneggiò più volte la partitura. In particolare Beethoven scrisse ben quattro ouverture, la cui ispirazione andava a braccetto con le altre modifiche all’opera.
La prima avvenne a Vienna il 20 novembre 1805 e non fu propriamente un successo, probabilmente anche a causa della drammatica situazione politica. Da pochi giorni, infatti, le truppe napoleoniche erano entrate in città.
Il libretto di Fidelio è tratto da un dramma di Jean-Nicolas Bouilly intitolato Léonore, che ha ispirato anche altri compositori come Ferdinando Paër (Leonora) e Giovanni Simone Mayr (L’amor coniugale).
Ricordo a tutti e ai triestini in special modo che un’opera di Mayr, Ginevra di Scozia, inaugurò nel 1801 il Teatro Verdi di Trieste (se non mi sbaglio allora si chiamava Teatro Nuovo).

Il Teatro Verdi di Trieste

Il Teatro Verdi di Trieste

La trama è abbastanza lineare (la trovate qui) e risponde alle esigenze di un filone letterario e teatrale diffuso in buona parte dell’Europa ai primi dell’Ottocento. Semplificando in modo vergognoso, si tratta di una storia che sembra tragica ma che a un certo punto vira verso un auspicato lieto fine. Un feuilleton nobile, insomma (strasmile).
Fidelio si rifà al Singspiel, alternando dialoghi parlati a pagine musicali.
La musica dell’opera risente, in senso buono, della straordinaria ispirazione sinfonica di Beethoven. Questa circostanza ha fatto sì che negli anni prendesse vita la leggenda che Beethoven Non sapesse scrivere per le voci, il che è una stronzata, scusate il francesismo, ieri, oggi e domani a qualsiasi latitudine. Semplicemente sono parti difficili da cantare, come ce ne sono a bizzeffe in ogni repertorio, e lo sono non perché siano previsti particolari virtuosismi (non aspettatevi gorgheggi, fioriture, trilli e paccottiglia da caricatura di soprano in stile show del sabato sera) ma perché la voce spesso gravita in una zona del pentagramma scomoda e faticosa, quella cosiddetta “del passaggio”. La musica ha una magniloquenza e una dignità, un’asciuttezza meravigliose.
Qui la scena più famosa dell’opera, in una versione che a me piace molto:

I personaggi sono volutamente quasi privi di uno sviluppo psicologico perché sono dei veri e propri simboli, da contestualizzare ovviamente, ma che ancora oggi hanno la loro riconoscibilità.
Anche in questo caso, semplificando molto per esigenze divulgative si può dire che Leonore sia la donna forte e moralmente integra che in tutti i modi vuole salvare il marito, anche a costo del proprio sacrificio. Florestan l’uomo onesto e corretto ingiustamente punito da un’autorità violenta e cieca, impersonata dal terribile Don Pizarro. Don Fernando è invece l’altra faccia del potere (dicono che esista) e cioè quella virtuosa e lungimirante. Rocco, il carceriere, fa in qualche modo da tramite e alla fine si riscatta.
L’altra coppia coprotagonista (Jaquino e Marzelline) sembra presa di peso da una commedia di mezzo carattere e inserita solo allo scopo di alleggerire la vicenda. In realtà, una lettura più approfondita rivela che entrambe le coppie nutrono per vie diverse la speranza della felicità e della libertà.
Ho scritto questa specie di Fidelio for dummies sperando possa essere utile non tanto agli appassionati competenti che conoscono bene l’opera, ma soprattutto pensando a chi si avvicinerà a questo monumento dell’Arte tout court per la prima volta. Possiamo, eventualmente, approfondire nei commenti.
Un saluto a tutti e alla prossima, che ovviamente sarà la consueta recensione semiseria (e spero fulminea, vedremo!).

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18 risposte a “Il Teatro alla Scala apre con Beethoven: Fidelio for dummies, per chi non conosce molto quest’opera.

  1. Roberto Mastrosimone 1 dicembre 2014 alle 11:34 am

    Si potrebbe forse aggiungere che è la maggiore esaltazione dell’amore coniugale (che era secondo titolo della versione 1805) fatta da un uomo che di matrimonio non ne aveva mai voluto sapere…. Mozart invece che di matrimonio se ne intendeva aveva composto “Così fan tutte” 😉

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    • Amfortas 1 dicembre 2014 alle 5:36 pm

      Roberto, ciao. E pensare che – tanto per restare in zona stereotipi 🙂 – un sordo come lui avrebbe avuto un problema in meno nel matrimonio… E poi Mozart e Beethoven in quest’opera sono molto più vicini di quanto possa sembrare.
      Ciao e grazie 🙂

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  2. Iris 2 dicembre 2014 alle 9:56 am

    Sai, e’ un’opera che amo molto, da parecchi anni. Oltre la musica, che trovo stupenda, adoro il libretto. Fui talmente colpita dalla storia che acquistai anche la Leonora di Paer. Concentrati in un’opera sola un inno alla liberta’ e all’amore coniugale: ce n’e’ abbastanza per farmi piangere per almeno dieci minuti. Ci sara’ anche uno dei miei tre cantanti preferiti, Peter Mattei che ha una voce baritonale straordinaria e musicalissima. Non sentirai stonature, ne sono sicura.
    Sto contando le ore……

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    • Amfortas 2 dicembre 2014 alle 7:21 pm

      Iris, ciao. Anch’io amo molto il Fidelio e, ti dirò, vorrei che fosse diretto con gioia, prima di tutto. Non so se il clima milanese lo consentirà. Mattei mi piace abbastanza. In questa produzione io sono più per la Kampe e per KFV, che è un grande cantante e ovviamente sarà perculeggiato dalla maggioranza. Pazienza.
      Ciao e grazie.

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  3. Daniele Scarpetti 2 dicembre 2014 alle 1:35 pm

    Ciao Paolo, torno a trovarti dopo un po’ di assenza per ringraziarti di questo tuo scritto.
    Tu scrivi che chi afferma che Beethoven avesse problemi con le voci dice una “stronzata” e, il fatto che lo sostenga uno che segue prevalentemente il teatro lirico, mi fa molto piacere, perchè avvalora l’idea che da sempre ho in testa: un compositore come Beethoven non poteva aveva difficoltà con le voci ma se queste vengono un po’ sacrificate nelle sue opere è perché la “sua musa” lo spingeva a forzare qualsiasi cosa, anche la voce umana.
    In realtà, non solo Fidelio, ma la Messa Solemnis e il Finale della Nona hanno identici problemi, tutto ciò non toglie che siano, quanto più di alto ci ha lasciato, sul piano filosofico e morale il compositore di Bonn che, come tu sai, io amo particolarmente.
    Buon ascolto di questa meravigliosa opera che Massimo Mila aveva ben indicato, come capolavoro imprescindibile del teatro musicale.
    Grazie Paolo e se non ci sentiamo più buon fine anno e miglior inizio per il prossimo!

    Daniele Scarpetti

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    • Amfortas 2 dicembre 2014 alle 7:25 pm

      Daniele, ciao è un piacere rileggerti. Aggiungiamoci anche l’Oratorio Christus am Ölberge op. 85, tra le parti per tenore “impossibili” 🙂
      La sola idea che qualcuno posta contestare, in qualsiasi modo, Beethoven va direttamente nel cestino delle stronzate, diciamo le cose per come stanno. Poi, potrà piacere o meno come chiunque, ma scrivere “non sapeva ecc” è madornale. Mila, un grande, tra l’altro.
      Ciao Daniele e auguri anche a te, nel caso 🙂

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  4. Giuliano 2 dicembre 2014 alle 5:13 pm

    ho provato a cercare qualche informazione sul sito di Radiotre Rai, ma sono stato sconfitto da Antonio Banderas che vuole vendermi dei biscotti: veramente dovrei mettermi piuttosto a dieta severa, pensi che se glielo scrivo capiranno, in Rai? Volevo solo sapere qualche orario delle trasmissioni che mandano in onda, si vede che per loro non è importante…
    😦
    i siti Rai sono terrificanti, fai clic sul programma che ti interessa e non trovi niente, oppure rimanda a una pagina dove devi cercare con molta cura, oppure mettono le informazioni all’ultimo momento (si sa, il personale è un costo), oppure ti salta fuori Antonio Banderas che finge di mangiare i biscotti. Mah.
    Per intanto, riascolto il mio Fidelio preferito, l’edizione storica di Furtwaengler con Gottlob Frick come Rocco…

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    • Amfortas 2 dicembre 2014 alle 7:28 pm

      Giuliano, ciao. Sai che facevo anch’io la tua stessa riflessione nei giorni scorsi? Ma la RAI e non solo vuole che la gente legga o spera solo che clicchi la pubblicità? Oltreutto i siti, pesantissimi, ci mettono una vita ad aprirsi a meno che non si abbia una connessione ultraveloce. Mah. In ogni caso la prima dovrebbe essere trasmessa anche su RAI5. Quanto a quell’edizione che nomini, è sicuramente tra le 3 di riferimento. O, perlomeno, questo è il mio modesto parere.
      Ciao e grazie.

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  5. Giuliano 2 dicembre 2014 alle 9:04 pm

    ogni tanto mi sono trovato a pensare: “ma, e se fossi un cantante e mi trovassi a iniziare così, di colpo e in quel modo, nel finale della Nona??” (panico! ma come fanno i cantanti? aveva ragione Corelli ad aver paura…)
    Anche l’inizio dell’aria di Florestano è un bel rischio…
    🙂
    per i siti Rai, vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse come mai prima bastava un clic per avere le informazioni, e adesso invece è un labirinto (che sia nel frattempo arrivato un genio o una genia?) (una genìa di genii, suppongo)

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    • Amfortas 3 dicembre 2014 alle 9:16 am

      Giuliano, ciao. Corelli, ma non era il solo, era spesso impaurito prima delle recite. Quando venne qui a Trieste l’ultima volta, in veste di conferenziere 🙂 mi pare ne abbia fatto cenno. Pensa alle opere alle quali ha rinunciato (a me spiace più per la Manon Lescaut che per l’Otello). Tutte le arie che attaccano con quelle note sono a rischio, è una posizione davvero impegnativa per la voce e oltretutto a freddo, perchè è proprio la nota d’esordio. Vogt è un grande cantante e soprattutto ha una tecnica ferratissima, ce la farà 🙂
      Per il resto punto sulla genia di genii e credo di vincere 🙂
      Ciao e grazie.

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  6. Parsifal 3 dicembre 2014 alle 12:22 pm

    Parsifal ad Amfortas:Sono molto contento di quello che hai scritto sul Fidelio che a me commuove e piace moltissimo.Spero che la nostra Rai 5 la dia in diretta,visto e ribadito dalla stessa presidente,che questo canale sarà a disposizione dei cittadini italiani per infondere cultura della quale il ns.paese ha bisogno. Mha,non so che dirti,Radio 3 da giorni strombazza che il Fidelio sarà trasmesso in diretta dalla Scala.Di Rai 5 non si sa nulla.tutto silenzio.Aspettiamo e speriamo.Paolo,se sai qualcosa dacci notizia sulls tua rubrica. Ti saluto e ti augoro Buone Feste.

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  7. gabrilu 5 dicembre 2014 alle 9:30 pm

    Maddavero Allevi ha detto quella cosa lì di Beethoven?!?! Sono basita.
    Bello il “Fidelio”. Mai avuta occasione di ascoltarlo in teatro, però. Peccato

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    • Amfortas 5 dicembre 2014 alle 9:42 pm

      Gabrilu, ciao :-). A dire il vero non ha detto proprio come ho scritto io, ha fatto peggio perché letteralmente la dichiarazione è questa: “A Beethoven manca il ritmo. Quello lo possiede Jovanotti”. La frase è di un paio d’anni fa ed è stata detta non ricordo in quale contesto (e forse è un bene). Io ho oscurato la seconda parte perché avevo paura che il Grande Zot s’abbattesse sul blog 🙂
      Bello sì, il Fidelio, anche se ho la sensazione che sia stata una scelta poco gradita da non pochi melomani duri e puri, di quelli che vanno a letto avvolti nel tricolore e si addormentano al suono della Traviata o di Madama Butterfly.
      Ciao e grazie.

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  8. petrossi 7 dicembre 2014 alle 9:16 pm

    Finita l’opera. Emozionante. Barenboim porta l’orchestra della Scala sul palcoscenico: un genio.

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