Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria di Fidelio al Teatro alla Scala di Milano. Barenboim ci vuole tutti come Beethoven: sordi.

Anche quest’anno inserisco, man mano che le incontro, nuove opinioni sulla prima scaligera.
Andrea Estero su Classic Voice
Alberto Mattioli su La Stampa
Roberto Corsi sul suo blog
Roberto Mastrosimone sul suo blog
Ugo Malasoma su OperaClick
Daland sul suo blog.

Come ogni anno e come nelle confezioni di medicinali (Amfortas ci sta, come nome di un presidio medico chirurgico: un lassativo?), prima di fare un uso improprio di questo post bisogna leggere le avvertenze, la prima delle quali è che so già che farò un uso sconsiderato di parentesi e incisi (forse anche qualche divagazione, che ne so) che renderanno la lettura più faticosa del solito.
Questa recensione è frutto della visione televisiva della prima scaligera, perciò attenzione: solo dal vivo uno spettacolo può essere valutato in modo completo, per ragioni tanto evidenti che non sto neanche a elencare. Detto questo, andiamo avanti.Fidelio-Teatro-alla-Scala-photo-Brescia-Armisano
Il problema principale del Fidelio, unica opera lirica scritta da Beethoven, è di essere un lavoro anfibio per tanti motivi. Ponte verso il Romanticismo o addirittura Romanticismo ante litteram? E il Singspiel di solare ascendenza mozartiana, dove lo mettiamo? Queste sono le domande che un direttore d’orchestra si deve porre e alle quali deve rispondere.
Daniel Barenboim non ha (e non ha mai avuto) dubbi: Fidelio è un lavoro che anticipa il Romanticismo e lo tratta di conseguenza, privilegiando cioè la magniloquenza sinfonica in linea con una tradizione esecutiva consolidata di cui Wilhelm Furtwängler fu probabilmente l’interprete più alto. Si spiega così, per esempio, la scelta della cosiddetta “ Leonore 2” per l’Ouverture.
Altra avvertenza per i passanti occasionali: io approvo la scelta interpretativa di Barenboim e perciò il mio parere sulla recita è condizionato (lo è sempre, ma questa volta un po’ di più) dalla mia opinione personale.fidelio 2
Nonostante questo, non me la sento di affermare che la direzione mi abbia entusiasmato. Qualche volta ho percepito un’enfasi troppo spinta, un turgore (sembra una roba porno, me ne rendo conto, ma tanto i bambini non leggono il mio blog) orchestrale finalizzato non all’espressività ma piuttosto a una generica esibizione di potenza di fuoco dell’orchestra. Un po’ come quando alcuni animali assumono pose minacciose perché hanno paura (sì, guardo NatGeo, anche se non saprei distinguere d’emblée un vombato dal naso peloso da un condor). Certo, in questo modo la parte drammatica dell’opera colpisce molto anche lo spettatore meno attento, ma difetta di quella maestosa monumentalità sospesa nel tempo (L’Arte è sempre una sospensione della realtà) che, a mio parere, è il paradigma del Fidelio e di Beethoven tout court. I richiami a Mozart scompaiono, asfaltati da densità orchestrali prevaricanti.
Se mi metto nei panni di un ascoltatore che predilige un Fidelio che guardi più a Mozart che al Romanticismo, beh, probabilmente sarei ancora più scontento di questa direzione. Il Quartetto del primo atto dovrebbe essere un brano quasi cameristico e…non lo era.
L’Orchestra della Scala ha suonato complessivamente bene, anche se qualche incertezza dei corni, per esempio, è sembrata evidente e non si può tacere. Ottima senza se e senza ma la prestazione del Coro. fidelio 1
Deborah Warner ha pensato un allestimento tradizionale in linea con le scelte musicali di Barenboim ed è stato un bene, perché l’unità d’intenti tra buca e regia è fondamentale per la buona riuscita di uno spettacolo.
La regista inglese, che già si era confrontata con Fidelio nel 2001 al Festival di Glyndebourne, sceglie di ambientare l’opera in una generica contemporaneità e in una fabbrica dismessa e in rovina. La scenografia, nella sua semplicità, è ben realizzata da Chloe Obolensky alla quale si devono anche gli appropriati costumi. Le luci di Jean Kalman, improntate a cromatismi scuri screziati da una luce bianca fredda, mi sono sembrate molto funzionali all’allestimento. Tutto guarda, qualche volta assai da vicino, all’estetica teatrale e a certe atmosfere di Patrice Chéreau. Non mi pare che sui cantanti e sulle masse il lavoro sia stato particolarmente approfondito e, anche in questo caso, si era alle latitudini frequentatissime di una tradizione un po’ datata. In generale uno spettacolo gradevole, senza quelle pesantezze e quelle stravaganze che troppo spesso affliggono gli allestimenti che mettono troppa carne al fuoco e provocano solo fastidio.Fidelio 4Per quanto riguarda i cantanti comincerei dalla protagonista Anja Kampe, che io ho trovato splendida per l’espressività del fraseggio, incisiva per presenza scenica e convincente per totale immedesimazione nel personaggio. Poco importa (o, perlomeno, poco importa a me) se qualche acuto è stato forzato e ghermito. Quello che conta è che il soprano ha luminosamente rappresentato la forza morale di Leonore, una forza che travalica anche la distinzione di genere.
Klaus Florian Vogt ha un timbro (chiarissimo, anodino) che immagino possa spiazzare molti, soprattutto impiegato in una parte in cui siamo abituati a sentire Heldenenor. Ma, vi dirò, a me non è spiaciuto per niente, anzi. Soprattutto perché se non ci limitiamo a fare i maestrini e riflettiamo un attimo Florestan esprime un’innocenza, uno stupore, un’incredulità di fronte all’ingiustizia e allo stesso tempo una moralità che non appartiene solo al genere maschile, ma all’uomo in modo più ampio.
In questo Florestan e Leonore sono complementari e perciò a mio parere Vogt e Kampe hanno proprio rinnovato il messaggio e la tensione morale che Beethoven sottindendeva al Fidelio, pensate un po’.
Falk Struckmann è il cattivo di turno all’opera e, se dal lato scenico mi è sembrato eccellente, ha palesato una voce non certo freschissima.005-prima-scala-2014-fidelio-prove
Peter Mattei nella parte, poco più di un cameo, di Don Fernando, è stato convincente.
Kwangchul Youn è sempre affidabile e se non ha una grande personalità, pazienza, non è certo Rocco un personaggio che richiede carisma particolare, soprattutto quando la voce funziona bene.
Mojca Erdmann ha caratterizzato bene la giovane Marzelline anche se indubbiamente ha una vocina da soubrette, esile e abbastanza puntuta.
Si è ben disimpegnato anche Florian Hoffmann, nei panni di Jaquinho.
Oreste Cosimo e Devis Longo
hanno contribuito onestamente alla buona resa complessiva dello spettacolo, che chiudeva l’era Barenboim (festeggiatissimo) a Milano.
Alle singole successo pieno per tutta la compagnia artistica e trionfo per Anja Kampe. Daniel Barenboim si è presentato al proscenio con tutta l’orchestra schierata ed è stato un bel vedere e un bellissimo gesto. Chapeau, Maestro.
E grazie di cuore anche a Rai5.

Un saluto a tutti, alla prossima!

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18 risposte a “Recensione semiseria di Fidelio al Teatro alla Scala di Milano. Barenboim ci vuole tutti come Beethoven: sordi.

  1. Iris 7 dicembre 2014 alle 10:21 pm

    Cacchio! Che velocita’! Passavo di qui per caso……Credo che quest’anno tu abbia battuto tutti i record. Io su cio’ che ho visto e sentito in tv ho le idee abbastanza chiare. Mi e’ piaciuta da matti la Kampe. Veramente un’immersione nel personaggio perfetta; un piacere sentire cantare Peter Mattei, come sempre. Avrei una cosina da dire su KFV: ma sta vocina da cherubino? Anche se tecnicamente corretta, non convince. Soprattutto se consideri il fatto che nel meraviglioso inizio del secondo atto era alternata alle parti parlate urlate con rabbia e voce scura. Il contrasto era davvero sbagliatissimo. Cerco di spiegarti perche’: non e’ che io volessi per forza un heldentenor, la sua voce ci stava se manteneva un basso profilo anche nelle parti parlate, soprattutto perche’, in teoria, stava morendo di fame, di sete e di stenti in genere.
    Per quanto riguarda la regia, inoffensiva. Anche qui preferirei spiegarmi bene. Non e’ che un regista si debba per forza inventare qualcosa di nuovo tutte le volte, il Fidelio e’ straordinariamente bello gia’ da solo, ma non ho visto sottolineare i momenti topici con gesti particolarmente significativi e emozionanti. Brava la Kampe a supplire con la bellissima espressione del suo viso.
    Sono stata molto contenta della espressione di amore del pubblico verso Baremboin. Io non posso dire male di lui, le due volte che ho sentito lui e la sua orchestra scaligera dal vivo, sono stati a dire poco meravigliosi, soprattutto in Lohengrin.
    Ciao amico!
    Iris

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    • Amfortas 8 dicembre 2014 alle 9:22 am

      Iris, ciao 🙂 Mi pare di capire che a parte qualche distinguo su KFV siamo d’accordo. La sua vocalità è particolare e mi rendo conto che possa essere adatta più a Lohengrin che a Florestan, ma ho spiegato perché a me sembra invece convincente.
      Quanto alla regia, dopo gli eccessi degli ultimi anni, credo si tornerà in qualche modo ad allestimenti inoffensivi. È la strada che ha preso anche la Fenice. Come sai bene, io non ho preconcetti su nulla e nessuno perciò come sempre valuterò di volta in volta. Detesto coloro che per partito preso alzano bandiere e si autoproclamano paladini di qualcosa. Piedi per terra, sempre. Già ho avuto modo di scriverlo, il pubblico per la maggior parte è fatto di gente normale e non di specialisti che si accaniscono a far prevalere tesi precostituite.
      Ciao e grazie.

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  2. alexandersearch 7 dicembre 2014 alle 11:02 pm

    Chapeau per la recensione in tempo reale. Sentito al cinema non mi è parso un Fidelio per sordi. Aspetto di sentirlo e vederlo sabato dal vivo alla Scala. Mi ha emozionato e commosso come capita di rado al cinema. La Kampe è superlativa. É Fidelio/Leonore. L’avevo sentita una via fa con Abbado a Ferrara e non l’ho più dimenticata. L’adoro. Barenboim non è Abbado, ma sarà rimpianto a lungo. Le sue direzioni di Wagner e Mozart mancheranno a lungo alla Scala e ai famigerati loggionisti…

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    • Amfortas 8 dicembre 2014 alle 9:28 am

      Alexander, ciao. Al cinema? Io non ci vado più a sentire l’opera dopo tre esperienze piuttosto negative negli anni scorsi. Non che sia contrario all’iniziativa, anzi. Noto però, a meno che non mi sbagli, che Trieste brillava per essere l’unico capoluogo di provincia nel FVG in cui non c’era un cinema che trasmettesse la prima della Scala. Pure in questo siamo indietro.
      Barenboim rimpianto? Da me sicuro, soprattutto in certi repertori. A certi loggionisti non va bene nulla mai, che si fottano. Giusto?
      Ciao e grazie.

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  3. Pingback:FIDELIO dal Teatro alla Scala in diretta tv su Rai 5 … e non solo | Wanderer's Blog

  4. alexandersearch 8 dicembre 2014 alle 10:09 am

    La diretta per il cinema non era male stavolta,comprese le interviste nel l’intervallo e i titoli di coda. Peccato per alcune esecrabili e inutili riprese dall’alto…i loggionisti almeno quest’anno non hanno fatto notizia…merito di una regia neutra…ma non brutta…passato inosservato anche il bacio saffico…

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  5. Parsifal 10 dicembre 2014 alle 11:48 am

    Parsifal ad Iris:Sono pienamente d’accordo su quanto scrivi sul Fidelio della Scala.Anche per quanto riguarda KFV:La Kampe è stata molto brava,sia dal punto di vista vocale che interpretatvo del personaggio di Leonora.Gli altri cantanti sono stati tutti decorosi.Baremboin,che trovo un direttore fra i migliori del nostro tempo,e a me piace molto,però,a mio modesto parere non lo trovo il Direttore ideale per Beethoven.Cara Iris,dovresti sentire il Fidelio diretto da Wilhelm Furtwangler,registrazione in diretta,non da studio,dal Festival di Salisburgo del 5 Agosto 1950 con la Schwarzkopf,Braun,Flagstad,Partzak e Paul Schoffler e ti rendi veramente conto che straordinaria opera sia il Fidelio.Della regia che ti devo dire,la trovo anch,io inoffensiva,però mi chiedo,cera bisogno di vedere la scena del primo atto trasformata in un capannone industriale o in un officina meccanica.Non mi dava la minima idea che si trattasse di un carcere.Che ti devo dire,oggi le cose vanno in questo modo o le accetti o non le accetti. In una intervista fatta dal nuovo sovraintendente della Scala Al Corriera della Sera è stato,da parte sua,affermato che il pubblico che frequenta il teatro,da lui gestito.dovrà abituarsi a queste innovazioni registiche che lui ha già applicato quando era sovraintentente a Salisburgo.Ti saluto e ti auguro buone feste

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    • Iris 10 dicembre 2014 alle 12:51 pm

      Gentile Parsifal, visto che sei cosi’ gentile con me da darmi consigli musicali e augurarmi buone feste, ti regalo una risata……
      Domenica pomeriggio io e mio marito posizionati sul divano, televisore collegato allo stereo, ad un certo punto dello spettacolo sentiamo una sirena, del tipo “industriale” e tra di noi commentiamo: “Ah, questa deve essere la sirena del carcere”. Questo succede a piu’ riprese, piu’ volte.
      Solo ieri ho scoperto che un tizio era rimasto chiuso in ascensore e chiedeva aiuto……
      Visto che cosa puo’ fare la passione per la musica?
      P.S. Non credo affatto che perche’ attualizzata una regia sia di sicuro brutta. Di Fidelio ne ho visti quattro e uno era a tratti orribile, ambientato nel futuro, ma ti giuro che la “liberazione” di Florestano da parte della moglie quella volta fu molto piu’ emozionante. I dettagli, contano i dettagli in una regia…comunque la musica, la storia e l’idea che c’e’ dietro il Fidelio sono monumenti indistruttibili, modernissimi e sacrosanti.
      Ciao!!!
      Iris

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  6. gabrilu 10 dicembre 2014 alle 9:01 pm

    “Jonas is on the way to La Scala to sing the part of Florestan; Klaus Florian Vogt had cancelled due to illness.”
    (Messaggio comparso due ore fa sulla pagina Facebook di Jonas Kaufmann).
    E questa performance non credo proprio potremo vederla in TV 😦

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  7. Giovanni Neri 11 dicembre 2014 alle 6:33 am

    Posso segnalare che fra i blog citati manca il mio http://kurvenal.wordpress.com? G.Neri

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  8. Amfortas 11 dicembre 2014 alle 9:06 am

    Un grazie a tutti per gli interventi, scusate ma non ho tempo di rispondere in modo più specifico.
    Buongiorno a voi 🙂

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  9. Pingback:La Top Ten 2014 su Di Tanti Pulpiti (con relative polemiche e tante bellissime foto) | Di tanti pulpiti.

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