Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Ancora un Wagner giovanile (tra le altre cose) per la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste.

Qui una mia intervista a Radio Capodistria, per la quale ringrazio la collega e amica Luisa Antoni, che non è responsabile di un mio orrendo errore di consecutio (strasmile).
L’intervista sarà replicata mercoledì prossimo alle 22.30 qui:

È molto bello che il primo post del 2015 sia una cronaca dal Teatro Verdi di Trieste, ed è così soprattutto per una ragione e cioè che Di Tanti Pulpiti è praticamente l’unica voce triestina che si occupa di queste faccende. Sì, lo so, ce ne sono anche un altro paio online, ma quasi sempre si limitano a un mesto lavoro di copia/incolla dei comunicati stampa del teatro, ai quali aggiungono un aggettivo qui e un sostantivo lì.
Di musica classica e lirica si parla poco e sapete cosa succede no? Che parla poco oggi e parla poco domani, poi nessuno ne parla più. Vabbè.
Alexsandar Markovic
Insomma riprende la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste e, quasi simbolicamente, il primo appuntamento del 2015 ripropone – in un programma piuttosto eterogeneo – ancora Wagner in un lavoro giovanile e cioè la Sinfonia in do maggiore. Unica sinfonia portata a termine dal buon Richard, tra l’altro.
Il mio modesto parere è che il compositore avrebbe fatto meglio a indirizzare i suoi strali su questa pagina musicale invece che su Das Liebesverbot. Infatti, al di là di una generica e risicata melodicità e a dispetto di un’evidente ispirazione beethoveniana, a me pare che il brano non lasci emozioni particolari nonostante la dedizione di Aleksandar Markovic che in quest’occasione ha guidato l’Orchestra del Verdi in buona serata (mi riferisco alla recita di sabato) nonostante qualche attacco infelice degli ottoni. Resta il piacere di aver ascoltato dal vivo l’ultima musica che Wagner diresse personalmente, nel 1882 al Teatro La Fenice di Venezia.
Laura Polverelli

Di ben più alta ispirazione artistica era invece il secondo brano in programma, Rhapsodie per contralto, coro maschile e orchestra di Brahms (qui qualche cenno storico sulla genesi). Peccato che Laura Polverelli – più volte ascoltata e apprezzata a Trieste – abbia patito terribilmente la scrittura della sua parte, soprattutto nel recitativo iniziale quando la voce è stata costretta a scendere a compromessi per raggiungere le note gravi, che sono uscite gutturali e forzate. L’artista è sembrata più a suo agio nel canto spiegato, ben sostenuta dall’appassionato accompagnamento del direttore che ha ottenuto un suono caldo e pastoso dagli archi dell’orchestra triestina. Bene anche il Coro maschile, per l’occasione preparato da Alberto Macrì.
Dopo l’intervallo è stata la volta di una delle tante “none” celeberrime, la Sinfonia nr.9 in mi minore di Antonín Dvořák, la cosiddetta Sinfonia Dal Nuovo Mondo.
I violoncelli dell'Orchestra di Trieste
Anche in questo caso l’Orchestra del Verdi è sembrata all’altezza, seppure di nuovo si sia sentita qualche imprecisione, immagino dovuta al ristretto numero di prove. Aleksandar Markovic ha diretto con vigore ma anche con grande attenzione alle dinamiche riuscendo a lasciare un’impronta personale (soprattutto nel Largo) a una composizione inflazionata. Molto buona, nello specifico, la prestazione dei violoncelli.
Il pubblico, scarsino, mi è sembrato tipicamente triestino nelle sue reazioni durante la serata: svogliato, freddo e poco partecipe, tanto che gli applausi alla fine avevano quel retrogusto amaro dettato più dal dovere della circostanza che dalla convinzione.
Amen.
Un saluto a tutti, alla prossima (che sarà dall’orrida Venezia dove questo mese andrò spesso).

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11 risposte a “Ancora un Wagner giovanile (tra le altre cose) per la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste.

  1. fadecas12 11 gennaio 2015 alle 6:10 pm

    Ciao Paolo,
    con riferimento alla replica di sabato 10, condivido la parziale delusione per l’esito della Rhapsodie brahmsiana, per la quale ritengo soprattutto che la Polverelli non fosse, per baricentro vocale e volume, l’interprete più adatta (anche se è da applaudire il ritorno di questo Lied importante e bellissimo in sè dopo parecchi anni di assenza dalla programmazione del Verdi, almeno se la memoria non mi inganna).
    Dalla sinfonia giovanile di Wagner non mi aspettavo nulla, per cui passo al Nuovo mondo riconoscendo nelle scelte del direttore Markovic un’impronta abbastanza personale: sfiorata appena l’energia vitalistica e la pulsione ritmica che in altre letture ne costituisce la cifra più spiccata, molto ripiegamento malinconico nell’andamento lentissimo del secondo tempo, un certo livore quasi funerario nel movimento finale che arieggia ad una monumentalità già mahleriana o straussiana (?) Forse mi sbaglio, comunque si è trattato di un’esecuzione sorretta da un’idea interpretativa coerente. Aggiungo che, alla mia replica, quest’ultimo brano è stato applaudito con calore e convinzione dal pubblico, pure non foltissimo.
    Saluti, Fabrizio

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    • Amfortas 12 gennaio 2015 alle 9:22 am

      Fabrizio, ciao. In effetti abbiamo avuto le stesse sensazioni sulla brava Polverelli la quale semplicemente non è un contralto, come sappiamo bene, ma un mezzosoprano. Altre volte si è ben disimpegnata in parti basse per la sua vocalità ma questa volta è stata in difficoltà. Poco male, resta una cantante di buon livello. Anch’io non ricordo recenti riproposte a Trieste di questa magnifica pagina musicale.
      Markovic mi è sembrato buon direttore, dal gesto elegante e preciso. Sul pubblico concordo, applausi alla Sinfonia Dal Nuovo Mondo ma, almeno a mio parere, dovuti più alla notorietà del pezzo che a un effettivo gradimento.
      Ciao e grazie Fabrizio, a presto.

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  2. Andrea 11 gennaio 2015 alle 7:24 pm

    Ciao Paolo, andrai ai Capuleti di Bellini? Io verrò alla prima mercoledì.
    Attendo la tua recensione, ma soprattutto una bella guida all’opera 🙂
    Andrea da Genova

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    • Amfortas 12 gennaio 2015 alle 9:27 am

      Andrea, ciao, sì ci sarò mercoledì a Venezia e se ce la faccio seguirò pure il secondo cast. Per quanto riguarda la guida semiseria mi spiace, ma non ho tempo…anche se ci avevo pensato.
      Ciao e grazie 🙂

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  3. CASSANDRO 12 gennaio 2015 alle 10:57 am

    CASSANDRO

    Sapessi tu, caro Amfortas che galleria posseggo di pubblico “svogliato, freddo e poco partecipe, tanto che gli applausi alla fine hanno quel retrogusto amaro dettato più dal dovere della circostanza che dalla convinzione”! . . . Specie in un ambiente come quello romano, molto politicizzato anche in campo musicale (e del quale qualche volta ho scritto!), dove la cultura è spesso meno appariscente dell’araba “fenice”, (tanto per citare un luogo a te familiare della tua (e solo tua) “orrida” Venezia)

    Ti anticipo qualche personaggio, se permetti, di quelli che normalmente incontro, soggiungendo, per destare un po’ la tua benevola invidia, che alcune sere fa (sabato 20 dicembre) ho ascoltato al Parco della Musica la bella e brava Anna Netrebko, diretta da Pappano (sul quale non so dare un giudizio) in Lady Macbeth.

    Buon 2015, non solo sotto il profilo musicale!

    LA MOGLIE DI UN . . . . .

    Al concerto sempre ti addormenti
    . . . nell’intervallo no . . . signora mia:
    pure se non lo ammetti un mal di denti
    per te è meno di una sinfonia.

    Ti accanisci a voler venire
    la Parco della Musica ogni volta,
    perché “fa fino” il potere dire
    “Io c’ero”, e così apparire colta.

    Tailleur, foulard, capelli a casco d’oro,
    tu sfoggi, mai un pelo fuori posto,
    ma non ti sveglia né il “forte” del coro
    e né il “tutti” in crescendo. Ad ogni costo

    deve esserci . . . ah, che presenzialista!
    Chi sei tu io sol l’accennerò :
    la moglie di un ministro bene in vista,
    bellina, ma assonnata anzichenò.

    “Bellina”, ma dei tempi del landeau!

    Meglio che resti anonima però!

    (Cassandro)

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    • Amfortas 12 gennaio 2015 alle 11:35 am

      CASSANDRO, ciao! Quello della presenza infestante dei presenzialisti è un problema diverso, ma comune a tutti i teatri e si manifesta soprattutto alle “prime”. Non si contano le volte che anch’io sono rimasto sbigottito dalle fughe dopo il primo intervallo, per esempio. Ricordo con doloroso raccapriccio una prima a Torino, per I racconti di Hoffmann, ma potrei citarti decine di casi. Lo dico sempre: che stiano a casa. Indarno, indarno 🙂
      Mi permetto di affidarti un compito, mi scuserai.
      Da Natale (più o meno) cerco di lasciare un commento sul blog di Vitty che mi ha citato e mi ha messo (giustamente) tra le palle del suo albero. Ebbene, per motivi misteriosi, non ci riesco. Ti prego perciò di augurare a lei e a tutti i suoi ospiti un sereno anno nuovo.
      Ciao e grazie!

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      • Amfortas 12 gennaio 2015 alle 2:49 pm

        Oh, mi rispondo da solo perché ho visto ora che i miei auguri sono comparsi sul post di Vitty. Tutto ciò ha una spiegazione semplice e inconfutabile (merce rara, di questi tempi): sono rincoglionito.

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  4. Parsifal 12 gennaio 2015 alle 4:06 pm

    Parsifal ad Amfortas:Caro Paolo,sono pienamente d’accordo alla tua risposta aFabrizio.Cosa vuoi sulla sinfonia Wagneriana bisogna anche tenere conto della giovane età del compositore.Anche se i temi che ha scritto non producano all’ascoltatore quell’emozione che ci si aspetta.Ma ci trovi sempre qualche momento di buona musica.Ti saluto e ti ringrazio per la tua accurata recensione. A proposito io sono stato alla seconda rappresentazione del concerto,ed in loggione dove vado sempre,non c’era molta gente,ma neanche poca.Ho notato poca affluenza alla platea ed ai palchi Ciao e grazie.

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    • Amfortas 12 gennaio 2015 alle 6:36 pm

      Parsifal, ciao. Io ero in palco e da lì il loggione non si vede, ma in ogni caso se c’era più gente di quello che è sembrato a me non posso che essere contento. Dal vivo la musica è sempre un piacere, soprattutto quella meno frequentata e nota, perciò la Sinfonia di Wagner valeva la pena di essere ascoltata.
      Ciao e grazie!

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  5. alexandersearch 12 gennaio 2015 alle 7:24 pm

    Ciao. Condivido. Al primo concerto il pubblico non mancava anche se non era quello delle grandi occasioni. Molto meglio del deserto registrato alle ultime rappresentazione del meraviglioso Das Liebesverbot. Il problema è che sembrava un pubblico assente, distratto, poco coinvolto.Finto come quello che Fantinel aveva piazzato sulle tribune dello Stadio Rocco. Eppure, pagina di Bramhs a parte, è stato un ottimo concerto. A me la sinfonia di Wagner non è dispiaciuta e quella dal Nuovo Mondo mi è persa dii grande energia. Tanto da far perdonare anche le imprecisioni che non sono mancate. A presto.

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    • Amfortas 13 gennaio 2015 alle 10:33 am

      Alexander, ciao. Sì, ribadisco io c’ero sabato ma mi sembra che il problema del pubblico si riproponga ormai da tempo e non c’è molto da stare allegri. Credo che una riflessione profonda su questo tema sia indispensabile perché – almeno così pare a me – la situazione a Trieste è peggiore che in altre città. E, tra l’altro, le notizie che mi vengono dal teatro su questioni fondamentali non sono rassicuranti.
      Ciao e grazie, a presto.

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