Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria del Nabucco di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste.

Un amico mi ha detto, alla fine dello spettacolo, che gli era sembrato che l’allestimento di questo Nabucco fosse un po’ iettatorio. Ma no – ho risposto – anche se si vede con superstizioso disagio (strasmile).
Fondazione Teatro Lirico G. VerdiDopo aver bighellonato per qualche anno in giro per il Nordest (Padova, Bassano, Pordenone e Udine) il Nabucco di Verdi pensato dal regista Stefano Poda è arrivato finalmente a Trieste, che ha coprodotto lo spettacolo.
Contrariamente a molti vini, quest’allestimento, ben realizzato dal lato scenotecnico, non si è giovato del tempo passato e anzi uno sgradevole retrogusto sembra quasi predominante per il palato, tutto sommato non troppo delicato, di chi scrive.
Una scena fissa, tetra, opprimente (malauguranti i manichini/cadaveri appesi al soffitto come pipistrelli) fa da sfondo alla vicenda. Nabucco è un’opera in cui l’azione non manca, che vive di personaggi che esprimono sentimenti contrastanti e violenti – si pensi alla formidabile Abigaille o a Nabucco stesso, all’autorità solenne e ieratica di Zaccaria, allo scontro tra popoli – non credo che destinandola a una generica psicotropia narcotizzante le si renda giustizia. Narcosi o – nella migliore delle ipotesi, pesante staticità – accresciuta da un sostanziale monocromatismo di luci e costumi che, oltretutto, mortifica la centralità del coro che forse è il vero protagonista. Non mi è parso un allestimento capace di cogliere, per esempio, l’impeto risorgimentale e l’entusiasmo patriottico insito nella musica di Verdi. E tutto ciò senza voler addentrarsi troppo nel valutare una dichiarata atemporalità che a me è sembrata più vicina a una confusa genericità, tanto che alcuni cambiamenti apportati (Abigaille non fuma più, per esempio) sono sembrati poco significativi.Fondazione Teatro Lirico G. Verdi
Giampaolo Bisanti ha confermato, dopo il bel Macbeth di un paio d’anni fa, il suo particolare feeling con Verdi già dalla Sinfonia iniziale, guidando l’Orchestra del Verdi (in grande spolvero in tutte le sezioni) a trovare un suono bello, corposo come si conviene all’opera ma allo stesso tempo mai prevaricante sulle esigenze dei cantanti. Nel bellissimo S’appressan gli istanti – di rara difficoltà per i solisti ma anche per l’orchestra – Bisanti ha saputo infondere quella tensione sospesa che ne fa uno dei momenti più archetipicamente melodrammatici del lavoro verdiano. Ottima anche l’interpretazione dell’atteso Va, pensiero, con il magnifico Coro (preparato da Alberto Macrì) della fondazione costretto a cantare disteso per terra.
Complessivamente discreta la compagnia di canto ma, dal mio punto di vista, almeno nelle parti principali, è mancato il quid che trasforma una serata di routine in qualcosa di più prezioso.Dimitra Theodossiou in Nabucco a TS IMG_6401
Dimitra Theodossiou, amatissima a Trieste, è venuta a capo onorevolmente della difficile parte di Abigaille, nonostante qualche acuto sia uscito ghermito e tagliente. Buono l’accento e curato il fraseggio, che le hanno consentito di dare incisivo risalto ai recitativi e di interpretare un commovente finale.
Devid Cecconi, si sa, ha una voce importante e anche in quest’occasione ne ha data conferma. La sua interpretazione di Nabucco però è rimasta abbozzata ed esteriore, convincente nel declamato ma povera di quei ripiegamenti riflessivi, di quelle contraddizioni che animano un personaggio tra i più tormentati di Verdi.
Meno centrato lo Zaccaria di Ernesto Morillo il quale, messo in difficoltà da una parte che richiede ampiezza ed estensione straordinarie per un basso, è stato costretto a un canto muscolare che ha tolto sacralità al personaggio che è stato caratterizzato più da un generico accento autoritario che da maestosa e solenne autorevolezza.Fondazione Teatro Lirico G. Verdi
Interprete di una delle parti per tenore più ingrate scritte da Verdi – non tanto per l’insita difficoltà, quanto per peso drammaturgico – Mikheil Sheshaberidze non ha convinto nei panni di Ismaele, risolto con un canto ansiogeno e accento generico.
Brava Marina Comparato, accorata e partecipe Fenena che ha cantato bene e con il buongusto che la contraddistingue la preghiera del quarto quadro.
Nelle parti minori hanno ben figurato anche Pietro Toscano (Gran Sacerdote), Alessandro D’Acrissa (Abdallo) e Lucia Casbarra (Anna).
Ho notato tra il pubblico, piuttosto numeroso, una buona rappresentanza di giovani ed è una bellissima notizia per il teatro e per la città in generale.
Lo spettacolo è stato accolto bene dagli spettatori che hanno applaudito a lungo tutti gli artisti (compreso Paolo Giani Gei, che riprendeva la regia di Stefano Poda) e in particolare il direttore Giampaolo Bisanti, festeggiatissimo.
Si replica il 31 gennaio e 1, 6, 7 e 8 febbraio.
Un saluto a tutti, alla prossima!

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8 risposte a “Recensione semiseria del Nabucco di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste.

  1. Paolo 2 febbraio 2015 alle 12:01 am

    La rappresentazione del 31 gennaio è stata un vera delusione. La Theodosiou per improvvisa indisposizione è stata rimpiazzata da Tiziana Caruso, del secondo cast. Voce completamente inadatta al ruolo di Abigaille poiché non ha né le note gravi, inaudibili, né quelle acute, gridate, la cui intonazione è molto indefinibile. Delusione per le altre voci il basso dalla voce sgradevole e dall’attitudine più da “notte dei morti viventi” che da guida spirituale, il tenore dalla voce terna un po’ velata e indietro. Unica consolazione, a parte il coro e l’orchestra magistrali, quella del Nabucco interpretato da Sergio Bologna, che pur non avendo un grande volume di voce, ha cantato ed interpretato il suo ruolo con precisione e trasporto anche nei difficili cantabili utilizzando con raffinatezza le mezze voci.
    Considerazione: Si è rappresentato ultimamente in Italia, anche in teatri più piccoli e modesti (finanziariamente suppongo) che quello triestino, una produzione di Nabucco con la regia di Enrico Stinchelli, più classica ma non eccessivamente barbosa né pacchiana. Perchè andare a coprodurre questa realizzazione triste, opprimente e irrispettuosamente “aggiornata” ?
    Ho notato fra l’altro che alcune persone non erano più presenti dopo l’intervallo… e Dio sa che il Nabucco è sempre stato un’opera amatissima dai triestini…
    Paolo, scusa il mio sfogo! Ciao.

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    • Amfortas 2 febbraio 2015 alle 9:35 am

      Paolo, ciao. Leggendo il tuo commento mi veniva da ridere perché ho raccolto pareri diametralmente opposti al tuo sui cantanti :-). Voglio dire che mi hanno detto bene di Tiziana Caruso e male di Sergio Bologna 🙂
      Più unanimi invece – ma a onor del vero anche in questo caso con qualche eccezione – le opinioni sull’allestimento, valutato iettatorio e brutto dalla maggioranza.
      Non so pronunciarmi sul Nabucco con la regia di Stinchelli, non ho visto nulla e poi in ogni caso solo in teatro si può dare una valutazione seria. E qualche volta non basta neanche, perché – come proprio nel caso di questo Nabucco – dal loggione non si vedeva una parte fondamentale dell’allestimento e cioè i cadaveri appesi al soffitto. Che poi forse non è neanche un male :-), ma comunque mi pare una piccola truffa nei confronti degli spettatori.
      Permettimi di dire solo una cosa: ho sentito Tiziana Caruso sia come Abigaille sia in altri ruoli e non trovo che abbia voce inadatta né mende tecniche particolari.
      Ciao e grazie.

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  2. fadecas12 3 febbraio 2015 alle 6:08 pm

    Ciao Paolo, ho seguito anch’io la replica del 31 e condivido in pieno le riserve del tuo omonimo su Tiziana Caruso, proprio per le sue medesime argomentazioni, con la sola eccezione dell’aria finale, in cui, finalmente libera dal “dramma delle agilità”:-) ha potuto concedersi ad un canto lirico più disteso. Ma condivido anche gli apprezzamenti su Sergio Bologna, oltre che il plauso pieno sull’ottima prestazione del coro e sulla conduzione orchestrale nell’insieme – il che, per un Nabucco, non è poco affatto.
    Quanto all’allestimento, tutto precipitava nella caligine dell’indistinto, persino le due sorelle -o sorellastre – si confondevano e diventavano intercambiabili, il che sembrava favoirire equivoci notturni e scambi parentali più adatti al Trovatore che a Nabucco … un Nabucco-horror, lo ha definito una mia vicina di abbonamento; e mi pare pertinente!
    Un caro saluto e grazie per l’ospitalità, come sempre
    Fabrizio

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    • Amfortas 4 febbraio 2015 alle 8:58 am

      Fabrizio, ciao! Non so che dire, evidentemente la verità oggettiva sulla prestazione di un/a cantante è ancora più difficile da individuare di quanto pensassi. Solo l’allestimento e la prestazione di coro e orchestra sembra mettere d’accordo tutti 🙂
      In ogni caso, Cecconi si è fatto male prima della prima e poi ha recuperato in extremis, la Theodossiou ha cantato alla prima ma stava male, tanto che ha dovuto saltare la recita pomeridiana di domenica, il coro costretto a cantare disteso ha manifestato segni di allergia: mi pare di poter concludere che per accostarsi a questo Nabucco l’atteggiamento di superstizioso disagio sia quello giusto 🙂
      Ciao Fabrizio!

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  3. Alucard 4 febbraio 2015 alle 3:45 pm

    Per restare in tema dopo aver visto questo Nabucco mi sono ammalato. Coincidenze?
    Io non credo.
    In ogni caso per fortuna la direzione spedita e sicura – nonostante diversi scollamenti col palco- ha tenuto viva la serata.
    Spettacolare il coro. Secondo me bisogna sottolineare che è stato applauditissimo dopo il Va pensiero non per la fama del brano, ma proprio perché l’ha eseguito benissimo. Ci tenevo a dirlo 🙂
    La Dimitra non era in formissima, ma il carisma le ha permesso di portare a casa la serata.
    Cecconi in loggione si sentiva poco e quindi, anche se sentivo che tenteva di dare delle sfumature, mi è parso insipidino e non ho potuto apprezzarlo a pieno.
    Brava la Comparato, si sente che sa cantare e infatti la sua voce correva…
    Morillo molto orco, ma almeno mi teneva sveglio.
    Deludente Ismaele, soprattutto se vicino a lui Abdallo sembrava Corelli…Direi che sarebbe stato meglio se i ruoli fossero stati invertiti.
    Concludo dicendo che dal loggione quasi non si vedevano i bozzoli infernali e che di conseguenza l’allestimento mi è parso meno spaventevole rispetto a Udine dove ho potuto goderne appieno 🙂

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    • Amfortas 4 febbraio 2015 alle 6:00 pm

      Alu, coro e orchestra sono i veri tesori della fondazione triestina e lo si apprezza bene quando sono guidati, come in questo caso, da un direttore in gamba. Fai bene a nominare l’Abdallo di D’Acrissa, esempio di un cantante che forse meriterebbe la chance di affrontare una parte più importante.
      Cecconi, a parer mio, ha cantato meglio nella recita di domenica pomeriggio, nonostante – mi hanno riferito – avesse interpretato un Rigoletto in Germania la sera precedente.
      Tra l’altro segnalo che la povera Tiziana Caruso ha dovuto cantare 2 Abigaille in poche ore, perché la Dimitra – che non stava bene già alla prima – ha dato forfait.
      Ciao e a presto.

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  4. Parsifal 7 febbraio 2015 alle 6:30 pm

    Da Parsifal ad Amfortas:Ciao Paolo:Ieri sera,nell’orrida Trieste,tirava una bora a 120 Km l’ora,ma sono andato ad ascoltare il Nabucco e ti devo dire che per quanto riguarda regia ed allestimento dello spettacolo mi sono parsi da Horror.Ma ero preparato e non ho nessuna voglia di fare alcun commento,Al ritorno a casa,ho dovuto bermi un bicchierino di soluzione Schloum per disintossicarmi il fegato che mi si era ingrossato.Altra cosa la parte musicale:,orchestra e coro hanno suonato e cantato in modo eccellente sotto la direzione del direttore Bisanti,scuotendo molti applausi alla fine dello spettacolo.La Dimitra,che si è ripresa dopo l’indisposizione.mi è sembrata all’altezza del personaggio di Abigaille e mi ha creato anche delle emozioni,specialmente nell’aria della sua dipartita alla fine dell’opera.Come tu lo sai è una parte molto impegnativa per una cantante,Il protagonista David Cecconi,io dal Loggione lo sentivo molto bene ed ha interpretato egregiamente il suo personaggio.Ha ricevuto anche lui parecchi applausi.Bene anche la Comparato che ha cantato il ruolo di Fenena molto convincente.Il basso Morillo,nella parte di Zaccaria,ha si voce,ma secondo me sforza troppo e qualche suono viene fuori in modo poco corretto a scapito del personaggio spirituale che rappresenta. Il tenore che impersona Ismaele che è una delle parti per tenore più infelici che il maestro abbia musicato ha cantato in maniera poco convincente.Tutti gli altri hanno ben figurato.Ti devo dire,anche se il tempo era inclemente a causa della forte bora che soffiava sul golfo,c’era molto pubblico in teatro,ed ho notato anche parecchi giovani.Chissa che non abbiamo una ripresa della gioventù all’opera o sono venuti solo per il Nabucco che è molto apprezzato dal pubblico triestino?Chi vedrà lo sapra. A proposito ti devo anche dire che diverse persone hanno lasciato il teatro all’intervallo dello spettacolo.Probabilmente erano molto incazzate,Ti saluto e ti ringrazio per l’ospitalità.

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    • Amfortas 7 febbraio 2015 alle 6:58 pm

      Parsifal, ciao. Hai sfidato il tempaccio, leggo. Mi fa piacere per la Dimitra, che alla prima era sotto i suoi standard abituali. Ho saputo poi che non stava bene e che ha cantato con un tampone nel naso…avrebbe dovuto avvertire, sarebbe stato meglio. Cecconi l’ho quasi tenuto a battesimo io, una decina di anni fa, quando era il terzo interprete di Rigoletto. Cantò a Pordenone, mi ricordo e ottenne un grande successo. La Comparato è una cantante deliziosa e c’è poco altro da dire. Mi pare che siamo d’accordo su tutto, quindi, allestimento compreso. Viva coro e orchestra, lo ripeto sempre, da lì bisogna ri-cominciare.
      Ciao e grazie.

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