Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione seria di Iolanta di Čajkovskij, ultima fatica discografica di Anna Netrebko.

anna net

Una sobria Anna Netrebko (ok, qui era Halloween e scherzava)

Come ho scritto nella recensione dell’ultimo disco di Jonas Kaufmann, dal mio punto di vista le grandi star hanno un dovere morale legato intrinsecamente alla loro popolarità e cioè fare, per quanto possibile, divulgazione.
Nell’incidere Iolanta di Čajkovskij, Anna Netrebko – lo dice lei stessa nelle note del booklet – risponde anche a un’altra esigenza, più personale: quella di far conoscere meglio un’opera popolare in Russia e quasi sconosciuta o almeno poco frequentata in Occidente. C’è anche – a mio parere – un’altra motivazione fondamentale da prendere in considerazione: la parte della principessa cieca calza a pennello al soprano russo, che ha colore, vocalità e personalità artistica ideali per dare lustro a un’opera piuttosto debole dal lato drammaturgico.
In realtà la registrazione live del disco è solo il penultimo step di un percorso meditato e iniziato nel 2012, quando Netrebko si esibì nei panni di Iolanta (in forma di concerto) in una lunga tournée che toccò molti paesi europei e non solo. Superfluo rilevare che l’Italia non fu tra questi. Io la vidi nella capitale slovena, Lubiana, in una sala da concerto gremita di pubblico che tributò un trionfo epocale alla diva russa e a tutta la compagnia di canto che, sostanzialmente, è la stessa del disco.
iolanta
In questi giorni, al Metropolitan di New York, il cerchio si è chiuso con la proposta dell’allestimento (in uno strampalato accostamento con Il castello del principe Barbablù di Bartók) in forma scenica dell’opera con Valery Gergiev sul podio e relative polemiche seguite a dichiarazioni – che mi limiterò a definire incaute – dei due artisti in favore della politica di Putin. Dichiarazioni che hanno suscitato un’inevitabile e clamorosa protesta, documentata qui.
Emmanuel Villaume, sul podio di un’Orchestra Filarmonica Slovena precisa e insolitamente compatta, evita di avvolgere l’esile vicenda di sciropposa melassa e, anzi, nonostante qualche indugio di troppo conferisce all’opera un bel passo teatrale, confortato dalla buona prestazione degli archi e dei legni. Peccato che in diverse occasioni il suono orchestrale sia marcatamente indietro rispetto alle voci dei cantanti, e perciò certe atmosfere rarefatte e sognanti arrivino piuttosto sfumate o perlomeno attenuate anche come impatto emozionale.

Emmanuel Villaume

Emmanuel Villaume

Sergey Skorokhodov fa un po’ di fatica nella parte di Vaudémont, ma riesce comunque a delineare un personaggio convincente e, per quanto gli acuti siano presi di forza, la voce risuona con timbro virile e gradevole e il fraseggio e l’accento compensano qualche durezza vocale.
Incolore e scialba, invece, la prestazione di un Vitalij Kowaljow dalla voce legnosa e povera di armonici, che manca di quella morbidezza indispensabile per rendere giustizia alla parte del Re René. Inoltre, nell’aria Gospod’ moi, esli grešen ya gli acuti sono stentati e i gravi gutturali.
Nelle parti minori si segnalano per incisività i baritoni Alexey Markov (Robert), convincente nella sua aria che precede la romanza di Vaudémont, Luka Debevec Mayer (Bertrand) e Lucas Meachem, quest’ultimo nella drammaturgicamente fondamentale parte di Ibn-Hakia e discreto interprete della curiosa aria Dva mira.
Completano il cast senza demeritare Monika Bohinec (Martha), brava nel duetto iniziale con Iolanta, Theresa Plut (Brigitta), Nuška Rojko (Laura), Junho You (Alméric) e bene si destreggia il Coro da camera sloveno.Soprano Anna Netrebko attends Kennedy Center Honors Gala in Washington
Anna Netrebko è magnifica e ci si chiede perché una voce così bella e una personalità artistica tanto rilevante s’intestardisca ad affrontare parti che palesemente non le si addicono, quando c’è un repertorio sterminato – non necessariamente fatto di “perle” da riscoprire – in cui potrebbe furoreggiare.
Si capisce che il soprano è a proprio agio perché la voce si espande quasi con spavalderia già nel bellissimo arioso iniziale (Otčego ėto prezde ne znala) in cui trova accenti ora vibranti ora riflessivi, che subito trasmettono le inquietudini della giovane ragazza. Ma quello che conta è che il soprano trova la giusta tinta vocale per il personaggio, connotato di una trattenuta sensualità che nel famoso duetto con Vaudémont deflagra in disperato erotismo, quasi a risolvere le neanche troppo sottintese implicazioni di una cecità probabilmente di origine psicosomatica.
Nel booklet, oltre al libretto in lingua originale (tradotto in inglese, tedesco e francese) compaiono numerose foto della compagnia di canto durante i concerti e una mini introduzione all’opera a cura di Christian Wildhagen.
Disco che consiglio a chi ama Čajkovskij e ai tanti che considerano Anna Netrebko un bluff. Non sia mai che si ricredano (smile).

Un saluto a tutti, alla prossima!

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16 risposte a “Recensione seria di Iolanta di Čajkovskij, ultima fatica discografica di Anna Netrebko.

  1. gabrilu 6 febbraio 2015 alle 8:58 pm

    Solo da alcuni anni ho scoperto di adorare (anche) il Tchaikovsky operistico e ascolto e riascolto l’Onegin e la Dama di Picche (specialmente se Onegin è Hvorostovsky, che quando canta robe russe mi manda letteralmente in orbita ma questa è solo piccola divagazione :-).

    Questa Iolanta non la conosco proprio, la sto scoprendo adesso con il tuo post e dunque grazie per la segnalazione, cercherò di procurarmela quanto prima.

    I blog servono, eh, eccome, se servono!
    Ciao 🙂

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    • Amfortas 7 febbraio 2015 alle 9:20 am

      Gabrilu, ciao. Anch’io man mano che passa il tempo scopro o riscopro compositori, ma quella per il Tchaikovsky operistico è una vecchia fiamma. Oltre all’Onegin – che credo sia un capolavoro tra i più grandi – mi piace molto anche Mazepa, oltre la Dama di Picche che hai citato giustamente tu. Iolanta e La Pulzella d’Orleans, a mio parere, sono un gradino sotto, soprattutto la prima. Però, alla fine siamo sempre lì, soprattutto per me che ho ancora voglia di andare per teatri: molto meglio vedere una Iolanta che l’ennesima Tosca o Lucia di Lammermoor.
      Non so se tu usi guardare le opere su YT ma c’è una registrazione del 2009 dell’opera intera (io non l’ho ascoltata, quindi non voglio responsabilità 🙂 ) proprio con la Netrebko. L’allestimento credo sia lo stesso di questi giorni a New York: https://www.youtube.com/watch?v=A0OBhzoJUrc

      I blog servono, dici? Il tuo di sicuro 🙂
      Ciao e grazie.

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  2. Aspasia (alias Francesca) 6 febbraio 2015 alle 11:14 pm

    Ecco, io sono una di quelli da sempre convinti del fatto che la Netrebko non sia affatto un bluff (ma nemmeno perfetta…), ma che abbia spesso e volentieri sbagliato clamorosamente repertorio. E ora sarebbe proprio il caso di aprire una discussione su cosa sarebbe il caso che la Netrebko canti, a parte lo “scontato” repertorio russo. Sarei curiosa di conoscere l’opinione dell’illustre tenutario di questo blog!

    Saluti! 🙂

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    • Amfortas 7 febbraio 2015 alle 10:00 am

      Francesca, ciao. Hai ragione, sarebbe ora di parlarne seriamente :-), ricordando che non c’è cantante che non abbia toppato qualche scelta, una volta come oggi. Ascoltata in teatro, per me Netrebko è un lirico puro perciò non mi muoverei troppo da questo range. Ti faccio un po’ di nomi a caso: vorrei ascoltarla come Marguerite nel Faust di Gounod, Elsa del Lohengrin, Marescialla del Rosenkavalier, Elena nel Mefistofele, Desdemona nell’Otello. Ma davvero, se mi metto a pensare con calma, ne trovo a iosa. Pensa che io la vedrei anche come Carmen (!) e Sieglinde, forse come Elisabeth del Tannhäuser e addirittura come Eboli.
      Ciao e grazie.

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      • Aspasia (alias Francesca) 7 febbraio 2015 alle 5:34 pm

        Sì certo, qualcosa nelle rispettive carriere l’hanno sbagliato tutti, ci mancherebbe, ma ad un certo punto io ho avuto la sensazione che la Netrebko scegliesse i ruoli pensando a tutto tranne che a come la sua vocalità si adattasse ad essi. Convengo con te sul repertorio lirico: già quando ancora cantava Lucia io ero convinta che il suo ruolo migliore fosse Mimì. Mi manca (purtroppo) l’ascolto dal vivo per avere la conferma di alcune mie impressioni, ma l’ascolto registrato mi pare che ci dica chiaramente che i ruoli che prevedono il canto di agilità siano da abbandonare. Penso soprattutto all’Anna Bolena che farà tra qualche mese…
        E soprattutto ormai da mesi mi domando per quale congiunzione astrale non abbia ancora fatto Tosca…

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      • Amfortas 7 febbraio 2015 alle 6:51 pm

        Francesca, sono d’accordo con te nel temere la Bolena prossima ventura…a meno che Netrebko non si aggiusti ulteriormente la parte. Tosca, sì, ci ho pensato. Il DO della lama ce l’ha – oddio, è molto scoperto e il rischio urlo c’è – e il temperamento anche. Dovrebbe – mi dicono dalla regia che in questo senso sia un po’ pigra – studiare per bene il testo più ancora che lo spartito, a mio parere.
        Se tu la sentissi dal vivo ne rimarresti sorpresa, credo, il volume è importante e il colore davvero bello.
        Ciao e grazie.

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  3. Pasquale 6 febbraio 2015 alle 11:37 pm

    l’unica osservazione che posso fare alla Netrebko ..si cerchi un altro sarto …

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  4. Iris 7 febbraio 2015 alle 9:21 am

    La bravissima Anna ha recentemente dichiarato di voler cantare sempre di piu’ con il suo fidanzato (sulla cui avvenenza risparmio i commenti). Si dice che l’importante sia la voce (sulla quale risparmio i commenti). Comunque a marzo credo che il fortunato tenore canti Turiddu al Filarmonico di Verona, magari riesco ad andarci,cosi’ mi faccio un’idea piu’ precisa e magari fra il pubblico scorgero’ la bella Anna……chissa’!
    Ciao
    Iris

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  5. gabrilu 7 febbraio 2015 alle 10:44 am

    @Amfortas
    Grazie per il link su YouTube! Sono andata a dare un’occhiata e l’ho “agganciato”, lo vedrò oggi stesso e con gran piacere. Il video non mi sembra granchè, ma l’audio (che troppo spesso è un punto debole, su YouTube) mi sembra molto buono in un video musicale l’audio è importantissimo…
    In questo periodo sono molto dietro e dentro alla musica russa (lirica, da camera, ma anche canzoni popolari, canzoni di guerra — ce ne sono di splendide) e dunque questa Iolanta mi cade, come si suol dire… a fagiolo! 🙂

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    • Amfortas 7 febbraio 2015 alle 6:44 pm

      gabrilu, a proposito di video dicevo l’altro giorno – in una conversazione con un soprano giovane, ma in gran carriera – che i DVD odierni sarebbero da abolire o perlomeno che bisognerebbe fare prima un corso al regista che si occupa delle riprese 🙂 . Spesso è meglio non vedere, perché un cantante in primo piano, magari mentre è impegnato in un acuto, è proprio inguardabile! In questo senso meglio i DVD di una volta a scena quasi fissa…
      Come sempre – avessi tempo sarebbe meglio – mi dai spunti per il futuro (penso alle canzoni di guerra, per esempio).
      Ciao e grazie.

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      • gabrilu 8 febbraio 2015 alle 9:24 pm

        @Amfortas
        d’accordissimo. Vedere le gole profonde dei cantanti non è affatto un bello spettacolo. E penso anche che quei poveracci non solo devono preoccuparsi che il gorgheggio venga loro bene, ma anche se il dentista si è dimostrato all’altezza e se per caso non si vede il sudore che cola sul maquillage… Porelli.
        E poi, questo gusto del particulare snatura, io credo, proprio il senso dell’opera (opera in senso lato) che è stata concepita per il teatro, per esser vista da lontano, per essere abbracciata con lo sguardo nel complesso e non, appunto, nel dettaglio.
        Personalmente continuo a essere per l’alternativa “o solo audio (e dunque radio, file audio et similia) o scena a tutto campo (e dunque teatro o ripresa a scena quasi fissa”.

        In quanto alle canzoni di guerra, ne ho collezionate un bel pò, di quelle russe. Non lo dire di nuovo che rischi che io ti inondi di link (scherzo, smile)

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      • Amfortas 11 febbraio 2015 alle 9:16 am

        gabrilu, ciao. Hai ragione e oltretutto non sono state poche le volte che ho rivalutato regie una volta viste in teatro, soprattutto negli ultimi anni, perché molti registi tendono a curare di più di una volta le controscene, per esempio.
        Le canzoni di guerra sono *uno* degli argomenti che vorrei approfondire e che sistematicamente tralascio perché mi manca tempo.
        Ciao e grazie.

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  6. Enrico 20 agosto 2015 alle 11:35 pm

    Io ho un DVD di Iolanta realizzata mi pare nel 1941 in URSS, in versione film. Non ricordo tutti i cantanti, ma mi pare ci sia Lemeshev assieme ad un’altra celebre voce maschile di quegli anni.
    Molto interessante, un documento storico a mio avviso.
    Enrico

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