Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione polemica del quinto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste

Ora, io non vorrei dire ma credo che sarebbe necessaria la programmazione di una serie di sedute psicanalitiche per una vecchia signora che risponde al nome di Trieste.
Insomma, cosa vuoi fare da grande, Trieste? Cosa vogliono i triestini? E, soprattutto, dove sono? Lo chiedo perché ieri il Teatro Verdi era vuoto o quasi e non me la sento neanche di affermare che il sabato, da questo punto di vista, fosse particolarmente grasso. Il molo IV abbondava di posteggi. Tutti in maschera a Muggia? Boh.
Il violoncellista Wen-Sinn Yang e il direttore David Porcelijn
Peccato, perché il programma del concerto al Verdi era interessante e raffinato: una serata dedicata alla musica francese più sofisticata. Chissà, forse anche poco attraente per lo spettatore meno smaliziato.
Di una cosa sono certo e cioè che l’attività del Teatro Verdi è quasi clandestina e soprattutto poco pubblicizzata. Il management del Verdi ha colpe evidenti, a questo punto. Sui social network non esiste, per esempio, e perciò manca quella specie di tam tam fatto di condivisoni e retweet che preannuncia l’evento. Il sito web – per quanto leggermente migliorato – non è certo ancora a livello di altri teatri italiani (lasciamo stare i confronti con l’estero, è meglio).
E poi, come siamo messi con il sovrintendente? La riconferma di Claudio Orazi sembrava quasi una formalità. Sembrava. Qualcuno ci può dire qualcosa, ci può aggiornare?
Anche perché, exempli causa, il nuovo – si fa per dire, ormai è in carica da mesi – assessore alla Cultura, Paolo Tassinari, sembra avere un problema grosso: non riesce a pronunciare “Teatro Verdi di Trieste”. Niente, non ce la fa proprio. Ci prova, mi hanno riferito, però alla terza sillaba va in panico e comincia a balbettare. Cioè, lui vorrebbe informarci sulle molteplici attività previste per il rilancio del teatro, ma quando è lì, pronto, gli prende questa specie di balbuzie di evidente origine psicosomatica. Eppure nel parlare di altri argomenti è sciolto e bello tonico eh? Mah. Chissà, forse ha subito un trauma da bambino come successe a me, quando a dieci anni mi portarono a vedere la Lucia di Lammermoor (strasmile).
Comunque, come scrivevo all’inizio, ieri sera (e anche venerdì, ma io non c’ero) in teatro si è suonato e si è suonato bene. Merito dell’ottima Orchestra del Verdi – archi particolarmente in forma – ben guidata in questo caso da David Porcelijn, direttore che forse non ha espresso una grande personalità ma che ha dato fluida concretezza a un programma difficile.640px-Dante_Gabriel_Rossetti_The_Blessed_Damozel
Merito del Coro – solo femminile, preparato da Paolo Vero e inspiegabilmente assente nella Pavane di Gabriel Fauré che ha aperto la serata – che si è disimpegnato nel delicato poema lirico La Damoiselle élue di Claude Debussy, nato dall’ispirazione di un testo e un quadro di Dante Gabriel Rossetti. Buono anche l’apporto del mezzosoprano Sofia Koberidze, artista di vocalità acerba ma non disprezzabile nelle discese ai gravi e nelle moderate salite agli acuti.
Il mezzosoprano Sofia Koberidze
Ha destato una bella impressione anche il violoncellista Wen-Sinn Yang, il quale seppure con qualche piccola sbavatura si è rivelato virtuoso di rilievo, segnatamente nella Grande fantaisie sur Le Barbier de Séville per violoncello e orchestra op. 6 di Adrien-François Servais, che ha seguito l’interpretazione (un po’ monocromatica) del Concerto per violoncello e orchestra n. 1 in la min. op. 33 di Camille Saint-Saëns.
In chiusura la pagina musicale più famosa e cioè La valse di Maurice Ravel, in cui ho apprezzato particolarmente la precisione delle percussioni e la straordinaria inventiva del compositore, che rivisita il valzer.
I pochi presenti hanno applaudito con una certa convinzione, io anche.
Ecco, tutto qui.
Per i più perversi, ricordo che sono anche qui .
Un saluto a tutti, alla prossima!

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12 risposte a “Recensione polemica del quinto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste

  1. PaulAdmaiora 15 febbraio 2015 alle 5:21 pm

    Amara verità, a volte ho dovuto contattare la segreteria del teatro per informazioni che sarebbe stato opportuno fossero reperibili facilmente online (ad esempio il programma pdf della stagione sinfonica, per un certo tempo dopo che questa era già stata presentata).
    La mancanza su facebook e l’assenza su twitter (ultimo post risalente al 2013) sono un’altra brutta mancanza, un lavoro peraltro che potrebbe benissimo essere svolto da uno o due volontari della zona amanti della buona musica.

    La mancanza del coro nella Pavane ha lasciato assai perplesso anche me, in una serata musicale per il resto assai piacevole (specialmente La Valse).

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    • Amfortas 15 febbraio 2015 alle 6:17 pm

      Paul, ciao e benvenuto. Un’amica romana tempo fa mi disse che facevo più io per il Verdi che…il Verdi stesso 🙂
      Io, spero di sbagliarmi, noto anche una netta disaffezione della politica nei confronti del teatro. Tu che ne dici?
      Ciao e grazie.

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  2. gabrilu 16 febbraio 2015 alle 10:16 am

    Per le considerazioni sul contesto ovviamente non posso dir nulla perchè io nulla so. Mi permetto invece solo di formulare un dubbio “musicale” (su cui mi piacerebbe sentire il tuo parere): ho sempre avuto l’impressione che la musica francese in genere venga un po’ come dire snobbata. E’ possibile che anche per questo motivo ci sia stato scarso afflusso di pubblico? Lo dico anche perchè ad esempio io stessa ho imparato ad apprezzare i vari Debussy, Faure, Saint Saens, Berlioz Ravel etc. solo molto tardi. Per me la musica lirica era italiana (con le uniche eccezioni di Wagner, Strauss e Mozart) e la musica orchestrale (sinfonica e da camera) era tedesca. I francesi li snobbavo…e solo molto tardi mi sono resa conto di quanto avessi avuto torto.
    Ciao e grazie

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    • Amfortas 16 febbraio 2015 alle 10:46 am

      gabrilu, ciao. In questo caso specifico conta anche il contesto, anzi, è fondamentale perché i vuoti a teatro sono frequenti negli ultimi anni. Poi, ovviamente, c’è anche la crisi economica.
      Per quanto riguarda la musica francese la mia sensazione è che tu abbia ragione. Spesso percepisco una certa qual diffidenza – anche verso i compositori di opera come Gounod e Massenet, molto “popolari” – ma non so spiegarne i motivi. Però, anch’io come te mi sono accostato tardi a certi autori e mi sono sempre detto che è una questione logistica: qui siamo mitteleuropei e sviluppiamo una sensibilità maggiore per i Strauss, Wagner ecc perché ce li fanno ascoltare…appena nati. O, almeno, a casa mia e di molto amici era così. Quindi imprinting, no? Spiegazione che però non vale per te, ad esempio, che sei a 1500 km.
      Più che darti risposte ho sollevato dubbi 🙂 , me ne rendo conto.
      Ciao e grazie.

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  3. fadecas12 16 febbraio 2015 alle 9:22 pm

    Ciao Paolo,
    anch’io c’ero alla replica di sabato, e le tue considerazioni sull’esiguità della presenza del pubblico, come sai, le sottoscrivo in pieno.
    Aprendo una parentesi, aggiungo che, da seguace non accanitamente presenzialista ma sostanzialmente fedele anche della stagione di prosa del Rossetti, assisto tristemente negli ultimi due, tre anni ad uno spopolamento progressivo anche di quella sala, in ogni suo ordine di posti, e in ogni tipo di spettacolo – mi riferisco espressamente alla prosa, e non parlo di musical e danza, che non seguo. Sia Goldoni o Pinter, Pirandello o Harwood, il numero delle recite è in calo e la presenza degli spettatori sempre più risicata, spesso non è occupata la metà dei posti disponibili, e per un tutto esaurito bisogna confidare solo sul richiamo puramente massmediatico di un Cristicchi o di un Preziosi … anche in questo caso la linea di non-comunicazione scelta dal quotidiano locale contribuisce sicuramente al risultato!
    Per tornare allo specifico del concerto dell’altro giorno, credo che a diminuire ulteriormente l’affluenza del pubblico contribuisse la mancanza di almeno una pagina veramente di grande richiamo – non posso considerare tale, purtroppo, la Valse di Ravel, inspiegabilmente poco eseguita, da molti anni, almeno dalle nostre parti, a vantaggio dell’arcinoto, gettonatissimo – ma per me,. confesso, molto meno affascinante – Bolero.
    Per contro,io ho apprezzato moltissimo il programma nel suo insieme al di là delle prestazioni dei singoli proprio per l’impegno a delineare un percorso non scontato ma anzi prezioso sul filo conduttore della musica francese, e ne ho ricavato molteplici suggestioni, così da considerarlo, dal mio punto di vista, veramente esemplare.
    Un caro saluto,
    Fabrizio

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    • Amfortas 17 febbraio 2015 alle 10:07 am

      Fabrizio carissimo, ciao. Sai che io sono un po’ demoralizzato? Voglio dire che chiaramente tutti facciamo i conti con la crisi economica [di cui, tra l’altro, nonostante gli autorevoli (?) inviti all’ottimismo non vedo la fine] ma mi pare che ci sia qualcosa di più grave che ci sta impoverendo: la quasi definitiva scelta di non scegliere e di vivere alla giornata, qualcosa che travalica quindi la situazione contingente. In questo senso l’investimento culturale – che è sempre a lungo termine – è visto come qualcosa che non paga, che non soddisfa bisogni primari e perciò sacrificabile. Temo che la spiegazione “definitiva” della disaffezione del pubblico per gli spettacoli teatrali sia da leggersi, in buona parte, in questo senso. Lo dico anche perché i teatri che lavorano e che fanno se non il sold out almeno presenze significative (Scala e Fenice) devono il loro successo ai turisti, che appunto vedono nella cultura qualcosa di diverso di ciò che vediamo noi. Come giustamente dici tu, la gente va in teatro perché c’è il nome famoso e quasi a prescindere dai contenuti. Se poi questa triste situazione tocca anche la prosa, che a Trieste è sempre stata un baluardo, allora siamo messi davvero male.
      Probabilmente hai ragione tu nello specifico dell’ultimo concerto: mancava il “Bolero” di turno. Credo, che sia perfettamente in linea con quello che ho appena scritto. Un “Bolero” è come un Preziosi, da consumarsi subito e dire “io c’ero” nella filosofia di un perverso hic et nunc.
      Per chiudere il cerchio, come ben sappiamo anche la definitiva rinuncia alle recensioni del nostro quotidiano risponde a questa logica.
      Sto pensando di immolarmi e dare uno schiaffo finto durante la recita o il concerto a qualche artista che conosco: finalmente vedremmo il Verdi non dico in prima pagina, ma almeno nella cronaca locale. Perché, come abbiamo visto più volte, quando l’evento culturale sfiora (per i motivi più diversi) la cronaca, diventa bene di consumo e quindi spendibile nell’ottica dell’audience.
      Mah, chissà se si capisce quello che volevo dire…
      Ciao, a presto spero.

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  4. Giulia 18 febbraio 2015 alle 9:47 am

    Caro Paolo. “il quotidiano” ti ha letto e oggi parla del problema del sovrintendente chissà come mai!tu che ne pensi? Giulia

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    • Amfortas 18 febbraio 2015 alle 11:45 am

      Giulia, ciao. Quello che penso io è abbastanza irrilevante, però credo che Orazi abbia lavorato bene vista la contingenza economica. Voglio dire che quando ha preso in mano il teatro eravamo a un passo (e anche meno) dal tracollo e solo grazie a Roberto Cosolini (il sindaco, per chi ci legge da fuori città) e Claudio Orazi siamo riusciti ad andare avanti in qualche modo. Mi pare ingeneroso – come minimo – non riconoscere che se è vero che nella gestione del Verdi ci sono state criticità – su questo blog puntualmente segnalate – è anche vero che sarebbe stato difficile per chiunque fare sfracelli nella programmazione e nella scelta degli artisti con pochi euro. Questo spero sia evidente a tutti.
      Perciò ok al desiderio di avere una programmazione più ricca con artisti di livello medio più alto, ok anche alla necessità di produrre di più, ma bisogna ricordare anche che, forse, da domani potrebbe essere più facile perché la situazione economica è migliorata grazie a Orazi e grazie ai sacrifici (notevoli) che hanno fatto i lavoratori del teatro. Senza contare che pare siano arrivati un po’ di soldini da chi fino a ieri li aveva solo promessi (leggi stato italiano).
      Quanto al Piccolo, credo proprio che non si preoccupi troppo di quello che scrivo io e segua una sua programmazione. Poi, che al Piccolo mi leggano lo so io per primo, visto che ho avuto incontri – su questo argomento, voglio dire – con i vertici del quotidiano.
      Spero che la mia risposta – franca come sempre – sia soddisfacente.
      Ciao e grazie.

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  5. Sabrina 18 giugno 2017 alle 9:07 pm

    Gentilissimo Paolo buonasera, credo di avere letto tutto e di più su Orazi sul quale credo abbia pesato più una coltre negativa interna che altro ma non è questo il problema. Mi chiedo se ad oggi il famoso rilancio che era stato promesso e la sicurezza di maggiori entrate finanziarie siano avvenute o se ci sia stata, a livello mediatico, una sorta di supporto senza dimenticare che, improvvisamente, i sindacati tacciano su tutto.
    Sul tanto sbandierato aumento di pubblico leggo per interesse la relazione del Commissario Sole il quale sottolinea che si’ è aumentato il pubblico ma parimenti non sono aumentati i ricavi quindi apparirebbe una scompenso nella politica dei prezzi.
    Oltre al mancato aumento del Fus Il teatro Verdi sembra penalizzato anche nella ripartizione dei 20 milioni riconosciuti alle Fondazioni in base a dei parametri oggettivi, ebbene, Trieste è all’ultimo posto.
    Mi permetto di scrivere questo perché ho come l’impressione che il problema sia di comunicazione e gestione dei canali comunicativi più che di sostanza. La sostanza doveva essere un rilancio artistico dato per certo con lo slogan ” non c’è risanamento senza rilancio” ma mi pare che, in assenza di recensioni , canali web censurati e nel silenzio delle voci sindacali che erano tanto attive in nome dell’arte e dellla cultura. Ognuna faccia il proprio ma non sulla pelle degli altri.
    Grazie e scusi per il disturbo
    Sabrina

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    • Amfortas 19 giugno 2017 alle 8:41 am

      Sabrina, ciao, passo al tu informatico.
      Per quanto riguarda la mia esperienza la sovrintendenza Orazi ha avuto non pochi meriti – soprattutto per quanto riguarda la contingenza economica generale – ma anche qualche criticità. Se mi segui sai che ne ho parlato spesso.
      In merito al resto ti posso dire, da profano perché non sono argomenti su cui sono ferrato, che il pubblico in complesso mi è sembrato più numeroso negli ultimi tempi, probabilmente più per una migliore comunicazione verso l’esterno che per altro. Questo era un punto debole della passata gestione, la comunicazione sui social ecc ecc.
      Non so nulla invece, e quindi taccio, di sindacati o altro. Non capisco, quando parli di assenza di recensioni e canali web censurati a cosa ti riferisca, ma forse è un problema mio.
      Comunque nessun disturbo, ciao e grazie per l’intervento, Paolo

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      • Sabrina 19 giugno 2017 alle 9:35 am

        È esattamente quello che intendevo: la comunicazione è importantissima quando a farla sono i professionisti e acquistano autorevolezza sia nelle critiche che nelle esternazioni positive. Ovviamente il tenore del post era indirizzato a chi scrive a vanvera in luoghi non deputati e gestisce le informazioni decidendo quali far passare e quali no. Ti ho scritto qui il mio pensiero proprio perché ho letto tante cose e volevo esternare la mia nel luogo che tu metti a disposizione senza alcun tipo di censura. Quindi grazie ancora e buon lavoro

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      • Amfortas 19 giugno 2017 alle 9:42 am

        Sabrina, grazie per l’apprezzamento e dei chiarimenti, ti auguro una buona giornata, Paolo

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