Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione abbastanza seria di Orfeo ed Euridice di Gluck al Teatro Verdi di Trieste.

TeatroSera_3Ieri, prima della recita, in molti mi hanno chiesto cosa ne pensassi del nuovo sovrintendente Stefano Pace. Non capisco, cosa dovrei pensare? Non lo conosco, so che è il nuovo capo ma nulla di più. Mi pare ovvio che per Pace, come per chi l’ha preceduto, la valutazione sarà sui fatti e cioè la scelta del cartellone, la qualità degli spettacoli, la pertinenza delle scelte artistiche, l’organizzazione del lavoro, la capacità di mediare con i sindacati ecc ecc. Per ora posso affermare solo due cose. Che ha un cognome che si presta alla mia passione per i calembour (ne ho già in canna alcuni gustosissimi, strasmile) e che ieri, ed è un buon segnale, era presente in teatro e si è sottoposto alla tortura di essere presentato a una lista leporelliana di persone: contesse, ragazzine e ragazzette, marchesini e marchesette, critichini e criticoni (me compreso). Un vero e proprio incubo. Per fortuna a un certo punto è arrivato il Sindaco Cosolini e insieme, mano nella mano, sono saliti al palco reale, là dove osano le aquile, le aquiline e anche qualche aquilone. Una scena davvero commovente.
Ma, come sempre, veniamo alle cose meno serie e cioè agli esiti artistici della serata.Orfeo ed Euridice. finale. Verdi di TS foto di Fabio Parenzan-2395
Torna al Verdi di Trieste, dopo una produzione per certi versi memorabile di vent’anni fa, Orfeo ed Euridice di Gluck, nella prima edizione di Vienna del 1762 e con qualche taglio alle danze abbastanza doloroso.
Immagino che la riproposizione sia stata dovuta al terzo centenario dalla nascita del compositore, che si celebrava nel 2014. Certo, avrebbe fatto piacere un titolo meno “scontato” ma probabilmente ragioni di opportunità economica hanno pesato nella scelta. Non tutto è andato liscio, peraltro, perché il previsto allestimento di Denis Krief (recensito da OperaClick a Firenze) è stato cassato per la solita opprimente necessità di spending review.
Ecco allora, che a poche settimane dalla prima e mentre si compiva l’avvicendamento – tutt’altro che indolore, con polemiche che proseguono da giorni – ai vertici del teatro tra Claudio Orazi e la new entry Stefano Pace (presente ieri sera in teatro), ci si è affidati alla creatività e all’esperienza di Giulio Ciabatti, il quale ancora una volta è stato all’altezza della situazione.Orfeo ed Euridice. foto di scena. Verdi di TS foto di Fabio Parenzan-204...
L’ispirazione del regista mi è sembrata appropriata nel suo minimalismo, perché l’opera nel 1762 nacque come azione teatrale e soprattutto è parsa coerente con i principi della riforma gluckiana che mal tollerava eccessi e fronzoli. Immersa in una sospesa atemporalità onirica, la realizzazione scenica si è giovata di pannelli scenografici essenziali e scarni e costumi severi ed eleganti, entrambi affidati alle cure del bravo Aurelio Barbato. Anche l’impianto luci, di Claudio Schmid, ha contribuito alla buona riuscita dello spettacolo, ammantando le scene di un cromatismo austero screziato da improvvisi squarci di luminosità abbagliante (bella la scena delle Furie). Ciabatti, per evitare staticità, ha ben lavorato sulla recitazione dei cantanti e curato le controscene, facendo di necessità virtù vista la mancanza di coreografie.bressan 3
Virtuosamente in linea con la regia si è rivelata anche la direzione di Filippo Maria Bressan, che è riuscito a stemperare il carattere tumultuoso – molto verdiano e wagneriano – di un’Orchestra del Verdi che si è confermata ancora una volta di ottimo livello complessivo per qualità dei singoli e compattezza. Il direttore ha ottenuto dalla compagine triestina continuità narrativa e passo teatrale spedito in un’opera che ne ha particolarmente bisogno, intrisa com’è di continue alternanze di pagine corali, recitativi accompagnati e interventi dei solisti.
Brillante la prova del Coro, vero e proprio “personaggio” dell’opera, che è stato capace – addirittura più di altre volte – di trovare amalgama avvolgente, oltre che accenti e colori di grande suggestione timbrica.Orfeo ed Euridice Ts foto di Fabio Parenzan-2111

Laura Polverelli – ben conosciuta e apprezzata a Trieste – era nei panni di Orfeo e, almeno a mio modo di vedere, è stata protagonista di una prestazione inferiore alle attese. Non si discute certo la sua statura d’artista, ma mi pare che la parte di Orfeo – scritta per contralto – non le stia a pennello. La voce ha mancato di quel colore brunito e di quella morbidezza di emissione che dovrebbero essere le prime caratteristiche di un’interprete di Orfeo, soprattutto nei primi due atti. Così l’appropriato pudore espressivo e la convincente recitazione non sono stati sufficienti a tratteggiare il personaggio, anche perché nella famosa aria del terzo atto (Che farò senza Euridice) il mezzosoprano – immagino in accordo col direttore – ha scelto delle variazioni e delle agilità, simili alla versione Viardot, che sono sembrate piuttosto estranee al contesto austero dell’edizione rappresentata stasera.Orfeo ed Euridice Polverelli-Forte. Verdi di TS foto di Fabio Parenzan-2...
Cinzia Forte, lei pure spesso ospite del Verdi, è stata un’Euridice encomiabile per intonazione e musicalità, oltre che per superba padronanza del palcoscenico. Il soprano è stata incisiva e varia nel fraseggio e ispirata nell’accento, soprattutto nel bellissimo duetto che apre il terzo atto e in particolare nella sezione centrale in cui sgomenta, non si capacita dell’apparente freddezza dell’amato.

Brava anche Milica Ilic, Amore, disinvolta sul palco e capace di non rendere stucchevole una parte che si presterebbe a un eccesso di zucchero.
Lo spettacolo è stato accolto molto bene dal solito freddissimo (e infreddolito, la bora si è fatta sentire) pubblico triestino delle prime. Il teatro era discretamente pieno, anche se all’intervallo c’è stata qualche defezione in platea.
Tutta la compagnia artistica, senza eccezioni, è stata salutata da convinti applausi e ripetutamente chiamata al proscenio.

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27 risposte a “Recensione abbastanza seria di Orfeo ed Euridice di Gluck al Teatro Verdi di Trieste.

  1. Lucio 6 marzo 2015 alle 8:53 pm

    Carissimo professore, lei ha usato un’espressione proprio carina, Cosolini che prende per mano Pace proprio come Orfeo e Euridice, e se le premesse sono quelle che sono dovranno tenersi stretti stretti. Io quello che ho notato ieri sera una costernazione nei visi di tutti e francamente tanti dubbi. Ma non sul nuovo “capo” al quale auguriamo buon lavoro, ma sull’intera operazione che sa proprio di bruciato.

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  2. Alucard 6 marzo 2015 alle 9:19 pm

    Oggi, a mente fredda, devo dire che lo spettacolo mi ha convinto maggiormente per quanto riguarda regia ed allestimento.
    Sicuramente l’età dell’opera di fa sentire ed è lontana dal gusto odierno e risulta quasi patetica a momenti. Secondo me, eh. Poi ce ne sono tante altre, è chiaro.
    La Polverelli era indubbiamente penalizzata dalla tessitura, ma l’artista rimane. Bene la Forte in questa parte abbastanza centrale. Non male Amore. Ottimo il coro, buona l’orchestra.
    P.S. Ma Oratzy c’era? Avrei voluto ci fosse 🙂

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    • Amfortas 7 marzo 2015 alle 9:26 am

      Alu, ciao. Come forse ho già scritto di Gluck a me piacciono in particolare Alceste e Ifigenia in Aulide, Orfeo ed Euridice mi convince sino a un certo punto ma credo che la mia opinione sia del tutto irrilevante 🙂
      Hai detto bene per la Polverelli e il resto. A me l’allestimento è piaciuto molto, ma quando il regista non soffre di horror vacui io sono già felice 🙂
      Non ho visto Orazi, credo che non l’abbia presa benissimo e non so dargli torto, sinceramente, anche perché il rinnovo della carica, fino a poche settimane fa, sembrava sicuro.
      Ciao e grazie.

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  3. Giuliano 6 marzo 2015 alle 10:14 pm

    …come Agnes Baltsa nel disco di Muti? anch’io preferisco una voce più scura, però vedo che Orfeo lo hanno cantato in tante e in tanti, si vede che si può fare. Anche Peter Hoffmann, a suo tempo…
    Più di recente, Muti aveva detto una cosa interessante: è un’opera scritta per un matrimonio e il soggetto è la fedeltà coniugale, quindi se uno sta più leggero non è sbagliato. Probabilmente ha ragione, ma come ascoltatore io preferisco sempre una discesa agli inferi bella tosta 🙂 (si resta sempre un po’ bambini, anche all’opera…)

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    • Amfortas 7 marzo 2015 alle 9:38 am

      Giuliano, ciao. Ho appena sfiorato il discorso “interpreti della parte di Orfeo” perché è davvero troppo complesso e tecnico, soprattutto per un blog di divulgazione come questo.
      Posso dirti solo che in sede di presentazione dell’opera abbiamo ascoltato un controtenore (Bowman, raccapricciante, nello specifico) e un tenore (JDF, bravo ma freddo come la mia grondaia stamattina). Pensa che io una volta – una sola eh? – ho avuto il coraggio di ascoltare persino Dietrich Fischer-Dieskau, il quale già non mi piace troppo per lo scorno di tanti, ma qui è al di là di ogni immaginazione. Non perché canti male, figuriamoci, ma non c’entra nulla, nulla col contesto.
      Quanto a Muti ha sempre ragione, qualsiasi cosa dica 🙂 (no, scherzo). Il mio Orfeo ideale è il medesimo tuo e cioè Kathleen Ferrier.
      Ciao e grazie.

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      • Giuliano 7 marzo 2015 alle 11:09 am

        un flautista diplomato al Conservatorio una volta mi diede una risposta raggelante sull’assolo di flauto: del tipo “uff, che ci vuole…” con alzatina di spalle. Mah. Da allora rifletto spesso su che tipo di musicisti esce dai Conservatori, anche perché poi c’è la ballerina etoile de l’Opera che intervistata si affretta subito a precisare che frequenta regolarmente la discoteca e in cuffia ha vasco, e tutta una tipologia di risposte come questa. (ma perché, Prokofiev e Ciakovskij non vanno più bene?).
        Da parte mia, quando ascolto l’assolo di flauto dall’Orfeo mi viene sempre invidia per chi sa suonare, chi se ne frega se non è tecnicamente difficile. (molti pianisti anche famosi snobbano Schubert perché non è difficile, anche queste cose mi lasciano sempre perplesso).
        Un altro discorsone, comunque…
        🙂
        però stavolta sono rimasto in tema

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      • Amfortas 7 marzo 2015 alle 12:57 pm

        Giuliano, gli artisti sono strani, a volte 🙂 e poi di realmente difficile c’è solo quello che non si sa fare.
        Io non so suonare strumenti e non ho neanche mai provato seriamente a farlo e perciò sono affascinato sempre. Pensa che in certe occasioni mi faccio accreditare in prima galleria o in loggione, perché da lì posso vedere meglio l’orchestra. Una volta ho pure “litigato” con un ufficio stampa, per questa mia richiesta.
        Ciao e grazie!

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  4. Heldentenor 7 marzo 2015 alle 5:22 pm

    In loggione eravamo in 73, li ho contati, e da qui bisogna partire. Se si continua a cantare e suonare per le sedie vuote, la baracca è destinata a chiudere presto, con buona Pace dei nuovi capi. D’accordo su Polverelli e resto, Non è un brutto spettacolo, e per fortuna è andato tutto liscio, perchè il sottile filo che separa il sublime dal ridicolo è sempre a rischio rottura…..la prossima volta non hai neanche di bisogno di andare nell’orrida per trovare un Campiello.

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    • Amfortas 7 marzo 2015 alle 6:04 pm

      Heldentenor, ciao. Io dico solo una cosa, non riferita alla produzione in corso che ormai è già passato, almeno per quanto mi riguarda. La qualità, quella vera, paga sempre. Bisogna partire dalla qualità, tutto il resto viene dopo.
      Ciao e grazie.

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  5. Luisa 7 marzo 2015 alle 5:41 pm

    Grazie Amfortas! Io non sono potuta andarci, purtroppo…. ma attraverso le tue parole mi sono fatta un’idea 🙂

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  6. PaulAdmaiora 7 marzo 2015 alle 10:59 pm

    Visto quella di oggi (sabato) e non mi è affatto dispiaciuta. Sono tentato di tornare prossimamente per sentirla col secondo cast. Grande perplessitá per le reazioni della seconda galleria (ove ero), che ha applaudito quasi nulla e anzi si è svuotata prima ancora che sul palco salisse il direttore a ricever gli applausi. C’è stato forse qualcosa che non ho colto?

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    • Amfortas 8 marzo 2015 alle 9:51 am

      Paul, ciao. Non so niente della recita di ieri, ma per certo, oggi, Orfeo ed Euridice non è opera straconosciuta e mai, neanche nel passato, è un lavoro che ha parlato alla pancia degli spettatori. In questo senso una certa freddezza mi pare inevitabile.
      Io concordo con te, spettacolo da vedere.
      Ciao e grazie.

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  7. Furio Petrossi 8 marzo 2015 alle 8:40 pm

    Carissimi, ero presente alla messa in scena con il secondo cast.
    Gradevole. Nessuna sbavatura, bravo il coro, una direzione attenta a variare (bene le chiuse, che potrebbero altrimenti essere monotone), nessuna agilità aggiuntiva. Una messa in scena limpida e pulita.
    Ma? Sì, ma mancante di mordente (forse la regia doveva curare meglio i particolari): furie poco furiose (io sono Furio e me ne intendo), ultimo atto con un Orfeo che esprimeva i suoi drammi solo a parole, non con il gesto o la vocalità.
    Pubblico (poco) freddino anche in loggione che non applaude neppure nei punti lasciati in silenzio per invitare all’applauso.
    Ricordo di aver visto l’opera nel ’95, non so perché ma questa volta l’ho capita di più, quindi sono soddisfatto.
    Sul ruolo di Orfeo: beh per me possono farlo fare anche ad un soprano
    ;-> , tanto erano tutte donne e siamo abituati ad amori tra persone dello stesso sesso.

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    • Amfortas 9 marzo 2015 alle 9:26 am

      Furio, ciao. Grazie delle notizie sul secondo cast, che era nei miei programmi ascoltare ma, purtroppo, un malanno di stagione mi ha inchiodato a casa. Nel 1995 c’erano la Podles e la Mingardo, due contralti veri!
      Ciao e grazie.

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  8. gabrilu 8 marzo 2015 alle 9:32 pm

    @Amfortas
    che scrivi
    una volta – una sola eh? – ho avuto il coraggio di ascoltare persino Dietrich Fischer-Dieskau, il quale già non mi piace troppo per lo scorno di tanti

    …Naaaa… non mi puoi dire questo! Per me i Lieder di Schubert (e di Schumann e persino quelli di Strauss) sono e saranno sempre solo Fischer-Dieskau! E chi non la pensa come me peste li colga! (smile)
    Ammetto (di malavoglia, ma obtorto collo lo ammetto) che teatralmente parlando in genere apparisse (porello) come un baccalà, non aveva (e forse non gli importava avere) le fisique du role….ma per piacere, per tutto il resto…Che voce divina , che uomo di grande cultura.

    Insomma, s’è capito o no che per FD sarei pronta a sfidarti a singolar tenzone?
    (Poi perderei miseramente, ma intanto il mio onore sarebbe sarebbe salvo, difendendo quello del sommo FD)
    Naaaaa…. non parlatemi male di FD.

    P.S. Gustosissima recensione di questo Orfeo&Eur.
    Da quando seguo il tuo blog non ho più bisogno di andare a teatro (strasmile)

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    • Amfortas 9 marzo 2015 alle 9:47 am

      gabrilu, ciao. Grazie per le notizie della bravissima Bernadette, anche se datate.
      Su DFD credo di aver scritto un po’ ovunque la mia opinione e mi è difficile sintetizzare qui in poche righe. Ci provo.
      Straordinario nei Lieder, in tutti quelli che ha cantato. Assai meno rimarchevole – ovvio, a mio parere – nell’opera lirica. Troppo affettato, troppo cerebrale, troppo pensoso anche quando non se ne sente la necessità. Ti faccio un esempio che, forse, vale di più di ogni altra mia chiacchiera. Hai presente forse il Macbeth in studio con la Suliotis? Bene, lei è sfasciata dal punto di vista vocale però coglie in pieno il personaggio della Lady soprattutto per come lo voleva Verdi. Lui, invece, nonostante ci provi e canti (abbastanza) bene, non si avvicina a una caratterizzazione soddisfacente di Macbeth. Troppo pulito. Ascolta Taddei nella stessa parte, per dirne uno.
      Dal punto di vista vocale, inoltre, DFD mi sembra sempre – nonostante l’ottimo italiano – cantare in tedesco, con quei continui appoggi sulle consonanti dentali che sembrano quasi ostacolare la prosodia e rendono il fraseggio monotono. Ribadisco, parere mio. Uomo di grande cultura, certo, una fama, meritata, che ne ha ampliato a dismisura i meriti di cantante. Spero che tu non mi tolga il saluto 🙂
      Ciao e grazie.

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      • gabrilu 9 marzo 2015 alle 1:15 pm

        Sono d’accordissimo con tutto quello che hai scritto per quanto riguarda l’opera lirica e soprattutto perchè hai detto bene del cantar Lieder. L’importante è che non mi tocchi il DFD dei Lieder! 🙂
        Grazie per avermi argomentato in maniera chiara la tua posizione. Che poi non è in fondo molto diversa dalla mia, solo che io purtroppo non posseggo il linguaggio giusto per parlar di musica, ahimè… 😦
        Ciaociao 🙂

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      • Amfortas 9 marzo 2015 alle 6:06 pm

        gabrilu, l’argomento è interessante ed andrebbe trattato in modo meno rozzo da parte mia, ma sai com’è…il tempo è sempre troppo poco (oggi, poi, è una giornatina notevole).
        Ciao e grazie!

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  9. heldentenor 10 marzo 2015 alle 4:08 pm

    Ho visto recentemente su Sky una masterclass di DFD , con un gruppo di liederisti pivelli. ricordo in particolare una sopranina tedesca di nome Marret Winger, alle prese con Ganymed da Ghoete di Schubert D-544. Una lezione di stile, di tecnica, un manuale di giusta respirazione, non da uno che fa il babbo saggio e simpatico visto che siamo in tv, ma da uno che pretende emozione e significato da ogni singola parola, esigente e precissimo. Grande maestro, e quello era il suo campo. Solo Thomas Quasthoff mi coinvolge ed emoziona come DFD.

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    • Amfortas 11 marzo 2015 alle 11:14 am

      Heldentenor, ciao. Sì, ottimo maestro, me l’hanno detto un paio di persone che hanno partecipato alle sue masterclass, a metà degli anni 80 se non mi sbaglio.
      Io non ho un interprete preferito per i Lieder, come sempre valuto di volta in volta. In alcune cose trovo Wunderlich insuperabile, in altre DFD, in altre ancora…Waltraud Meier. Quasthoff è bravissimo.
      Ciao e grazie.

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  10. Pingback:La Top Ten 2015 su Di Tanti Pulpiti (con tante belle foto). | Di tanti pulpiti.

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