Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Sesto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: per pochi intimi, purtroppo.

Con il concerto di ieri sera, il sesto, è calato il sipario sulla stagione sinfonica 2014 del Teatro Verdi di Trieste.
Un congedo che ha riproposto uno stridente contrasto tra l’ottimo, per non dire esaltante, esito artistico da un lato e la disincentivante, per non dire catastrofica, penuria di pubblico in teatro. Almeno i pochi intimi che hanno visto il concerto hanno apprezzato, e molto, la serata. Magra, magrissima consolazione. Un teatro senza pubblico è impensabile ed è quasi un controsenso. Ora è il caso di individuare le responsabilità di questa disfatta e bisogna farlo a brutto muso, lasciando da parte anche le buone maniere.
Francesca Dego, Trieste 21 marzo 2015

Nel mio piccolo ho spesso indicato quali sono le criticità di un sistema che ha fallito e non ho intenzione, al momento, di tornare sull’argomento. Una cosa è certa ed è evidente a chiunque: al di là della spending review, che esiste ma ormai è diventata una scusa buona per tutte le stagioni, bisogna concepire una specie di Piano Marshall per il Teatro Verdi di Trieste. Sto parlando però di contributi intellettuali più che economici, di una coalizione tra politica e forze culturali della regione che metta al centro non il proprio guicciardesco particulare ma che immagini e pianifichi seriamente un futuro per il teatro nell’ambito di una contingenza economica sfavorevole. La materia prima (leggi Orchestra, Coro e maestranze) è di buon livello ed è dimostrato ormai come la cultura sia un ottimo investimento economico per il territorio. Inoltre ci sono azioni di primo soccorso a costo quasi zero: se non si agisce subito in certe direzioni è impossibile pensare che non ci sia una volontà precisa di affondare la maggiore istituzione culturale della regione. E, questo non posso tacerlo, la latitanza del quotidiano Il Piccolo nell’informare degli esiti artistici al Verdi da un lato, e dall’altro la totale assenza del teatro dai social network in questi momenti sembrano errori imperdonabili che stiamo, tutti, già pagando a prezzo salatissimo.
Il sesto concerto della sinfonica era diviso in due parti.
Francesca Dego al Verdi di Trieste, 21 marzo 2015
Nella prima la bravissima Francesca Dego, violinista di rango già protagonista l’anno scorso di una brillante esibizione, ha affrontato assieme all’Orchestra del Verdi – diretta benissimo da Karen Durgaryan – il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op.26 di Ermanno Wolf-Ferrari.
La pagina musicale, dedicata alla grande violinista Guila Bustabo, è di notevole difficoltà tecnica ma la giovane strumentista – elegante e compassata, lontana da atteggiamenti istrionici e plateali eppure capace d’immediata comunicativa – è sembrata in stato di grazia in una composizione non troppo frequentata in cui ha potuto esibire sia l’agile cavata sia la perizia virtuosistica (anche nel bis), oltre che un ottimo dialogo artistico ed emozionale con l’orchestra.
In particolare ho apprezzato la capacità di Francesca Dego di mantenere un’alta espressività anche nei passaggi più funambolici. Grandissimo e meritato successo per lei.
Dopo l’intervallo è stata la volta della Sinfonia n.2 in mi minore op.27 di Sergej Rachmaninov, un brano che si caratterizza per malinconica cantabilità e l’impianto tradizionale.
Karen Durgaryan mantiene la disposizione orchestrale della prima parte del concerto, con i violoncelli al centro e le viole a destra del palcoscenico.
L’esecuzione mi è sembrata davvero di gran livello per trasparenza e al contempo compattezza di suono, con gli archi in evidenza anche per la capacità di suonare piano, creando un’atmosfera – penso allo struggente Adagio del terzo tempo – di grande pathos.
Il direttore Karen Durgaryan, Trieste 21 marzo 2015 a Trieste e il primo violino Stefano Furini (a sinistra).
Ben riuscito anche il trascinante Allegro vivace screziato da repentini lirismi che ha chiuso la serata.
Alla fine applausi e ripetute chiamate al proscenio per il direttore armeno, che mi è sembrato piuttosto emozionato per l’accoglienza riservatagli e ben felice di condividere il successo con l’orchestra e in particolare col primo violino Stefano Furini.
Un saluto a tutti, alla prossima!

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13 risposte a “Sesto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: per pochi intimi, purtroppo.

  1. PaulAdmaiora 22 marzo 2015 alle 9:01 pm

    Ero presente anche io al concerto di ieri, davvero splendida come esecuzione.

    Sulla scarsità di presenze, forse in questo caso il problema è non dissimile da quello avutosi con il concerto di metà febbraio (pezzi meno di richiamo). Ho sentito qualche signora lamentarsi della noiosità dei brani, con mio sgomento.
    Forse sotto questo profilo si potrebbe lavorare creando ulteriori spazi di incontro e presentazione anche dei brani sinfonici nei giorni precedenti (come succede già per la lirica). Certo è amaro ve ne sia la necessità.

    Per quanto riguarda l’assenza dai social media del Verdi è per me una scelta incredibilmente suicida, specie sul discorso dell’attirare i giovani. Esiste comunque una pagina di volontari che sta pubblicando su facebook i concerti di musica sinfonica e lirica (non solo del Verdi) dell’area di Trieste (non aggiungo il link per non fare dello spam magari non apprezzato), ma certamente dovrebbe occuparsi anche il Verdi stesso di far pubblicità ai suoi spettacoli (come ad esempio fa il Rossetti).

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    • Amfortas 23 marzo 2015 alle 9:59 am

      Paul, ciao. Se la poca affluenza fosse limitata a uno o due episodi potrei essere d’accordo, ma ormai il problema si trascina da parecchio tempo a prescindere dai titoli o programmi proposti. Solo alle pomeridiane delle recite di opera il pubblico è più numeroso, ed è normale che sia così. Resta il fatto che hai più che ragione nel proporre incontri col pubblico anche per la sinfonica oltre che per la lirica, sempre che siano fatti bene e non si limitino al compitino noioso e stucchevole.
      Per quanto riguarda “la pagina di volontari”, come dici tu, puoi indicarla senza problemi, basta che nelle cronache ci sia rispetto degli artisti anche – a parere di chi firma – se gli esiti artistici sono rivedibili. Questo spazio è molto seguito e faccio volentieri da cassa di risonanza a chi scrive di musica lirica e sinfonica.
      Ciao e grazie.

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    • Ferri 24 marzo 2015 alle 11:28 pm

      La pagina è viva il verdi

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      • PaulAdmaiora 25 marzo 2015 alle 12:16 am

        Sono due pagine diverse; quella da me linkata ha esclusivamente date dei concerti ed eventi collegati di musica sinfonica e lirica in zona Trieste (non solo del Verdi), senza articoli musicali.
        Grazie per avermi fatto conoscere anche questa pagina dedicata al Verdi!

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      • Amfortas 25 marzo 2015 alle 9:03 am

        Paul e Ferri, ciao a voi. C’è anche una pagina FB del Verdi, abbandonata a quanto ricordo. Speriamo che presto si possa aggiungere ai link utili. Ciao a voi.

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  2. Parsifal 23 marzo 2015 alle 10:44 am

    Parsifal ad Amfortas:Caro Paolo,concordo al 100% di quello che hai scritto sul concerto.Ho assistito alla rappresentazione di Sabato e son rimasto molto emozionato dall’esecuzione.Non ho mai ascoltato il concerto in re maggiore per violino di Wolf-Ferrari e ti devo dire che è stato per me una grande sorpresa,soprattutto la violinista Francesca Dego lo trovata straordinaria nell’esecuzione,che come dici tu la pagina musicale e di notevole difficoltà.Ottimo il direttore Karen Durgaryan che ha guidato la nostra eccellente orchestra con molta perizia soprattutto nella sinfonia n°2 in mi minore di Sergej Rachmaninov che io personalmente non ho avuto mai l’occasione di sentirla dal vivo.Ho soltanto una buona registrazione in disco.Purtroppo anch’io ho notato la poca affluenza di pubblico.Sono stato,come tu sai in loggione,dove ho contato una sessantina di presenze.Non di più.Questo mi rattrista e mi fa pensare ad un futuro ancora più buio. Caro Paolo,se tu osservi nell’intervallo sia dei concerti che delle opere,il pubblico,cammina su e giù parla di tante cose,ma nemmeno una parola di quello che ha visto due minuti prima.Ora mi domando:che diavolo ci vanno a fare a teatro? Scusami se mi dilungo . Ti faccio presente di una cosa:Nell’anno 2006 è uscito un Cd dei Puritani registrato dal vivo nel nostro Teatro il 12 febbraio 1957 diretto Molinari Pradelli con Filippeschi,Zeani.Protti ed altri nostri comprimari con la recensione di Gianni Gori che a quella esecuzione aveva assistito,come me,ventenne,non in palco,ne in platea,ma bensì in prima galleria,in piedi in mezzo ad uno stuolo di giovani che commentavano in tono critico,spesso con polemico entusiasmo a quello che stavano assistendo facendo paragoni fra la Callas e la Tebaldi,Che ti devo dire caro Paolo,per me questi tempi sono finiti.Ti ringrazio per la tua cortese ospitalità e ti saluto.

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    • Amfortas 23 marzo 2015 alle 5:05 pm

      Parsifal, ciao. In compenso oggi si parla molto sui social network, che una volta non esistevano. I tempi cambiano e bisogna in qualche modo stare dietro alle mutate esigenze degli spettatori. Molte volte rimpiangiamo più gli anni della gioventù che…i costumi 🙂 . Insomma oggi anche Gianni Gori si serve di mail e computer (te lo garantisco 🙂 ). Poi è vero che oggi si tende di più al consumo mordi e fuggi, senza troppi approfondimenti.
      Il concerto è stato molto bello e neanch’io avevo mai ascoltato dal vivo la pagina di Wolf-Ferrari. Molto brava Francesca Dego, spero di risentirla anche l’anno prossimo.
      Ciao e grazie!

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      • alexandersearch 23 marzo 2015 alle 7:54 pm

        Fa davvero male lo spettacolo di teatro semivuoto di fronte a un concerto bellissimo…e assistere all’indifferenza della politica culturale…che intanto ci regala il ritorno della lirica a San Giusto il 5 luglio con un Don Giovanni importato da Maribor e in abbinamento con Villa Manin…Mala tempora currunt…il sovrintendente, intanto, sverna al Covent Garden…Ciao

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      • Amfortas 24 marzo 2015 alle 9:13 am

        Alexander, ciao. Ribadisco, appena arriva un artista che conosco un po’ mi metto d’accordo con lui e facciamo una scenata in teatro. Visto che evochi il Don Giovanni potremmo rivisitare la prima scena, mia moglie fa Donna Anna, io un Don Giovanni sfigato ucciso dal padre di lei. Sento che sarebbe un successo enorme, avremmo visibilità planetaria, pensa ai titoli della stampa locale…potrebbe cimentarsi il direttore stesso che è un mozartiano! “Omicidio al Verdi di Trieste: non più andrai farfallone amoroso” (lo so che è da un’altra opera, ma fa niente).
        Ciao e grazie.

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  3. Andrea 9 aprile 2015 alle 4:07 pm

    E’ sgradevole constatarlo, anche per me: città in crisi demografica da decenni, semplicemente la realtà ora presenta il conto. A Trieste un pubblico non esiste più’ , oppure è in via di esistenzione. Mi faceva sorridere qualche giorno fa leggere sulla stampa circa il ripristino del Festival dell’Operetta, il quale sarebbe astato affossato per mancanza di fondi. Questa almeno la versione ufficiale. Basta poco per rendersi conto che è morto di consunzione e per incapacità di effettivo rinnovamento, mancanza di idee, ricorso a stilemi interpretativi oramai superati. Tutto troppo vecchio, e non intendo solo d’età.
    Spero che tutto questo cambi, ma francamente sono un po pessimista.
    Andrea

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    • Amfortas 9 aprile 2015 alle 6:05 pm

      Andrea, ciao. Hai ragione da vendere su tutta la linea, ma il festival dell’operetta andrebbe recuperato in qualche modo (con parecchi accorgimenti, anche sui testi, temo) perché davvero era un brand triestino di grande valore. C’ero anch’io alla conferenza cui fai riferimento, purtroppo ultimamente ho poco tempo per scrivere e non ne ho parlato. Vedremo tra un paio d’ore come si presenta il Verdi per Il campiello.
      Ciao e grazie.

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