Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La Nona Sinfonia di Mahler al Teatro La Fenice di Venezia: grazie a Jeffrey Tate.

Da qualche tempo è abbastanza frequente leggere o sentire esclamare che una cosa, una situazione è definitiva, nel senso che dopo non si potrà far meglio, neanche provarci. Ecco, quest’artificio retorico mi torna utile per introdurre la mia umile cronaca del pomeriggio di sabato, quando, al Teatro La Fenice di Venezia, Jeffrey Tate ha diretto la Nona Sinfonia di Mahler.
Definitiva ritengo non la straordinaria interpretazione di Tate – per fortuna i grandi artisti si migliorano sempre – bensì la pagina musicale. Intendo dire che per me la Nona di Mahler è la sinfonia definitiva nel senso che è l’ultimo punto fermo del grande libro ideale che racchiude tutte le sinfonie. Poi c’è stato altro, anche di bellezza stordente e non sto qui a fare esempi perché sarebbe inutile e mi avventurerei nell’ambito dei gusti personali. Ma nella forma classica, quella della civiltà della sinfonia, come ben l’ha definita a suo tempo Oreste Bossini in un programma di sala, nulla più.
E mi è difficile anche, molto difficile, rifarmi alla schematizzazione che vuole la Nona inserita nella Trilogia della morte scritta da Mahler (Das Lied von der Erde, Nona Sinfonia e i lacerti della Decima) soprattutto perché proprio Jeffrey Tate – complice una meravigliosa Orchestra della Fenice – ha dispensato a piene mani gioia. Gioia di fare musica, gioia di vivere e non di sopravvivere e anche una serenità che ha aperto persino a me, pessimista cosmico, squarci di speranza.

Jeffrey Tate

Jeffrey Tate

Andante comodo, Con rabbia, Allegro risoluto, Appassionato, Tempo I Andante

E cioè il Primo movimento in cui si è voluto riconoscere il battito irregolare di un cuore ormai irrimediabilmente malato. L’alchimia straordinaria degli archi violentata, quasi, dalle percussioni e dagli ottoni. E poi il suono di quel flauto che (ci) apre scenari inaspettati di speranza.

In tempo di un tranquillo Ländler, Un po’ goffo e molto rude

Ovvero il Secondo Movimento, di danze, di valzer trasfigurati quasi fossero scritti da un lucido ubriaco in precario equilibrio sul pentagramma. Un espressionismo violento, quasi parossistico.

Rondò – Burleska, Allegro assai, Molto ostinato – Adagio

Il Terzo Movimento, che sembra uno scherzo, una presa in giro con quell’entrata “fuori tempo” (si fa per dire, in realtà è voluta) della tromba. A me ha ricordato, pensate un po’, alcuni passaggi geniali di Tom Waits, uno che nascerà cinquant’anni dopo. Anche nella successiva apertura melodica si rimane sorpresi.

Adagio. Molto lento e ancora ritenuto

L’Adagio per antonomasia, forse. Non so. Sicuramente uno dei momenti più alti di tutta la musica di Mahler che è fatta di vette e cime inarrivabili ai più. Su questa pagina musicale sono state scritte persino troppe parole, e io non voglio contribuire minimamente. Quando si parla della sospensione della realtà nell’Arte. Lasciarsi andare, ecco. Lasciarsi andare, quando sarà il momento.

Pubblico numeroso, giustamente in visibilio per Jeffrey Tate, uomo coraggioso e sereno.

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6 risposte a “La Nona Sinfonia di Mahler al Teatro La Fenice di Venezia: grazie a Jeffrey Tate.

  1. Daniele 12 aprile 2015 alle 8:11 pm

    piaciuto anche lo squillo di telefonino sul pppp degli archi a cinque misure dalla fine? temo non ci sia rimedio e che un sorriso idiota di circostanza metta tutti in pace

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    • Amfortas 12 aprile 2015 alle 8:24 pm

      Daniele, ciao. Forse ti sembrerà strano, ma ero così concentrato che non l’ho sentito. In compenso ho dovuto lottare con i denti per fare la pipì, perché una masnada di ragazzine galliche aveva occupato militarmente i bagni, compreso quello dei maschi 😀
      Ciao e grazie del passaggio.

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      • Paolo Locatelli 13 aprile 2015 alle 2:36 pm

        Il telefonino è comparso sul finale del concerto di venerdì – spero non abbia replicato anche sabato! – e credo che il proprietario si sia beccato gli anatemi di qualche centinaio di persone (tra cui me). Va detto che, almeno, la suoneria era magicamente intonata con l’orchestra al punto che inizialmente ho pensato fosse un violino intemperante.

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      • Amfortas 13 aprile 2015 alle 4:48 pm

        Paolo, ciao. Allora il tipo l’avrà fatto apposta, chissà! Comunque mi solleva sapere che è successo alla prima, significa che non mi sono rinco del tutto (le galliche c’erano davvero, invece, particolari de visu).
        Ciao e grazie della precisazione.

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  2. fausta68 13 aprile 2015 alle 8:44 pm

    Grazie della bella spiegazione, anche io amo tantissimo questa Sinfonia!

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    • Amfortas 14 aprile 2015 alle 8:11 am

      Fausta, ciao, che piacere! Ti ringrazio per l’apprezzamento e la costanza. La mia non è una spiegazione però, più umilmente ho solo cercato di descrivere alcune sensazioni.
      Un caro saluto e grazie ancora.

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