Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Don Pasquale di Donizetti al Teatro Verdi di Trieste: dai Baci Perugina a San Nicolò.

Nell’ambito della stagione lirica questa settimana (giovedì 28) esordisce al Teatro Verdi di Trieste il Don Pasquale di Donizetti, una delle opere più celebri e amate del melodramma italiano. Insomma, mi tocca scriverne qualcosa prima della consueta recensione semiseria.
L’altro giorno parlando con un amico ragionavo sul fatto che basterebbe leggere il frontespizio e le sommarie descrizioni dei personaggi per apprezzare quest’opera (dramma buffo), se non altro perché ci si immerge in una gentilezza di linguaggio, in una delicatezza di termini che oggi è scomparsa e che forse dovremmo rimpiangere. Vediamoli, questi personaggi/caratteri che vengono direttamente dalla Commedia dell’Arte:

Don Pasquale: vecchio celibatario tagliato all’antica, economo, credulo, ostinato, buon uomo in fondo

Dottor Malatesta: uomo di ripiego, faceto, intraprendente, medico e amico di Don Pasquale e amicissimo di…

Ernesto: nipote di Don Pasquale, giovine entusiasta, amante corrisposto di…

Norina: giovane vedova, natura sùbita, impaziente di contraddizione, ma schietta e affettuosa

In triestino si direbbe così: un vecio insempià e col brazeto, un bubez ‘bastanza blagher, un mulon ganzo e una mulona fastidiosa ma sveia (strasmile).
Quando l’opera debuttò, il 3 gennaio 1843 a Parigi, il cast fu formidabile e schierava nientemeno che Luigi Lablache, Antonio Tamburini, Mario De Candia e Giulia Grisi: il meglio dei cantanti di quel momento storico.

Se dovessi – non sia mai – indicare un’opera con cui cominciare ad avvicinarsi alla lirica credo che indicherei proprio Don Pasquale. I motivi sono tanti, anche di carattere affettivo (li affronterò tra qualche riga), ma soprattutto credo che il lavoro di Donizetti sia una specie di summa o paradigma di tutto ciò che è l’opera lirica. Ci sono melodie accattivanti, un’orchestrazione raffinata, duetti bellissimi, spazio per i solisti che possono (e devono) fare sfoggio di qualità canore e attoriali di primissimo livello. Si sorride, si riflette su temi che sono tutt’altro che banali e soprattutto universalmente condivisi. L’atmosfera è in continuo divenire tra il buffo più classico e il malinconico patetismo e ovviamente è centrale la capacità del direttore di sottolineare tutte le sfumature di una partitura davvero ricchissima di spunti.
Se avete voglia leggete cosa ne pensa Mihaela Marcu, giovane soprano che sarà Norina nel primo cast.
Accennavo più sopra a motivi di carattere affettivo che mi legano a quest’opera che non solo ci sono, ma sono anche belli forti e, ora che mi avvicino a un traguardo importante (sigh, sono sessanta, tra poco) mi fa anche piacere condividerli.
BaciPerugina.jpg
Dunque, tutti (?) conoscono l’immagine che stava (ci sta ancora? Boh.) sulla scatola dei Baci Perugina no?
Ecco, quando ero piccolino il nonno mi aveva confidato – con aria da cospiratore che sottintendeva “non dire a nessuno che te l’ho detto” – che la coppia che si bacia raffigurata sulla scatola erano proprio mio papà e mia mamma.
Ma non basta perché il nonno, che era melomane marcio, burlone e anche bruscamente sentimentale, mi diceva che in quel momento i due innamorati stavano ascoltando un duetto d’opera: Tornami a dir che m’ami, dal Don Pasquale. E siccome la sua versione preferita dell’opera aveva per protagonisti Toti Dal Monte e Tito Schipa, capirete che sono stato abituato benino sin da piccolo.

Certo, poi si cresce, il tempo passa e qualche volta (troppo spesso) mi dimentico da dove vengo, ma l’importante è ricordarsene ogni tanto, magari con il pretesto di presentare sommariamente ai miei happy few un’opera lirica.
E un giorno vi racconterò di quando realizzai che San Nicolò non esiste e che i regali li nascondevano i familiari! Fu una tragedia. Avevo solo 26 anni, dopotutto (strasmile).

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16 risposte a “Don Pasquale di Donizetti al Teatro Verdi di Trieste: dai Baci Perugina a San Nicolò.

  1. Furio Petrossi 25 maggio 2015 alle 10:29 am

    Tutti vogliono il Don Pasquale: ecco come una compagnia di giovani cantanti cerca di mettere in scena il “Don” con il “crowfunding”, raccogliendo i fondi in Internet, e ce l’ha fatta! Hanno raccolto tutti i *** cinquemila *** dollari necessari! (immagino che tu diresti strasmile…) https://www.kickstarter.com/projects/888065903/venture-opera-don-pasquale/description

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    • Amfortas 25 maggio 2015 alle 12:59 pm

      Furio, ciao! Ero già a conoscenza di quest’iniziativa, perché ne avevo letto qualcosa su Twitter l’anno scorso. Beh, mi pare che abbiano raggiunto il loro intento, sono contento per loro. E ora scusami ma devo vedere cosa mi ha portato il topolino, ché ieri m’è caduto uno dei pochi denti che mi sono rimasti: strasmile!
      Ciao e grazie.
      Ps
      E ciao anche a quel famoso critico che si diverte a leggere i miei post, ma vuole rimanere anonimo 🙂

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  2. daland 25 maggio 2015 alle 3:22 pm

    Il tuo riferimento a San Nicolò mi ha guidato qui:
    http://mononbehavior.blogspot.it/2014/12/san-nicolo-vs-babbo-natale-who-brings.html
    Era da tempo che non mi divertivo così!
    Grazie e ciao!

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  3. Giuliano 25 maggio 2015 alle 6:23 pm

    d’improvviso ho realizzato che sono arrivato alla mia veneranda età senza aver mai visto una foto di Antonio Tamburini. Era una lacuna da colmare, lo ammetto e te ne ringrazio.
    🙂
    Un’altra cosa che non mi sarei mai aspettato è che in realtà questi soggetti, Don Pasquale e Serva Padrona e simili, sono di grande attualità. Molte badanti si sono sposate, alcuni uomini non più giovani fanno gli stessi pensieri di Don Pasquale, nascono problemi con i figli già grandi… Ne conosco diversi anch’io, alcune coppie si trovano bene altre decisamente no, con tutti i gradi intermedi; che è, del resto, ciò che capita normalmente nella vita di coppia. (da parte mia, confesso di non averci mai capito niente – forse sono più un John Falstaff?)

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    • Amfortas 26 maggio 2015 alle 9:31 am

      Giuliano, ciao. Ma guarda che Don Paquale è attualissimo per tanti motivi e certo il tuo commento ne individua uno importante. È che bisogna saper guardare, ed è uno sforzo che ormai (vedi nostra corrispondenza privata) sono in pochi ad aver voglia di fare. Tu sei meglio di Falstaff e poi hai anche meno pancia 🙂
      Ciao!

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  4. principessasulpisello 26 maggio 2015 alle 4:45 am

    Grande nonno per un’opera bellissima!

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  5. gabrilu 28 maggio 2015 alle 10:54 am

    Allora. Son qui per ringraziarti, perchè leggendo questo delizioso post mi hai fatto venire una voglia matta di riascoltare/rivedere “Don Pasquale” (leggendo, mi sono resa conto che erano anni e anni che non lo riascoltavo). E così, ieri sera me ne sono andata a zonzo su YouTube, ho beccato un Don Pasquale/Ruggero Raimondi (genuflessione) e me la sono proprio spassata 🙂
    Tra gli effetti collaterali di quest’opera secondo me ce n’è anche uno che specialmente in questi tempi non è da sottovalutare: trovo che sia un antidrepressivo formidabile. Anche se come antidepressivo Rossini per me rimane imbattibile.
    Ciao! 🙂

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  6. Heldentenor 28 maggio 2015 alle 3:22 pm

    Don Pasquale ed Elisir sono due gioiellini, speriamo bene, visti i tempi, non si pretende Florez…ma insomma…. P. s.Sei sicuro che non esiste san Nicolo’ ?

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  7. la "a volte ritornano" margot 30 maggio 2015 alle 11:20 pm

    Sì vabbè, adesso va a finire che non esiste neanche Babbo Natale. Su, ESSI serio!!! 🙂

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