Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Una cozza tira l’altra.

Ora, io già come critico musicale sono di una modestia imbarazzante e me ne rendo conto benissimo, perciò non vorrei che qualcuno dei miei happy few, leggendo le prossime righe, pensi che il mio delirio sia peggiorato ulteriormente. Sì, perché neanche in una società distopica potrebbe trovare collocazione sensata un Amfortas che (stra)parla di poesia.
Però succede che un mio amico, Roberto Corsi, sia un poeta. E succede anche che poche settimane fa mi abbia fatto un graditissimo regalo e cioè la sua ultima raccolta di poesie, intitolata Cinquantaseicozze e pubblicata dall’editore Italic Pequod. Perciò io un paio di cosine le voglio proprio scrivere.
cinquantaseicozze
Che cosa sono queste 56 cozze? Non saprei bene definirle, ma la prima descrizione che mi viene in mente è che rappresentino una sosta. Per Roberto e soprattutto per noi. Una sosta dalla lettura sbrigativa cui siamo quasi costretti ogni giorno, bombardati e dilaniati da una valanga d’informazioni inutili che ci succhiano il poco tempo che abbiamo a disposizione tra una rogna e l’altra. Informazioni scritte e divulgate con un linguaggio quasi sempre approssimativo e volgare in senso lato, buono a stento per il successivo, inevitabile ed efferato mi piace.
La lettura di ognuna di queste cozze, invece, richiede concentrazione e impegno, perché Roberto non vuole – credo – che leggiamo le sue poesie mentre rispondiamo al cellulare. No no, Roberto osa scrivere in modo colto e i vocaboli, gli aggettivi, i verbi sono scelti con cura e sofferenza.
Eppure, almeno a me, la lettura è sembrata scorrevole e facile perché Roberto – protagonista delle sue poesie con le sue ansie e insoddisfazioni, ma anche con le ben celate speranze – esercita la nobilissima Arte dell’autoflagellazione tramite sarcasmo durissimo, ruvido, doloroso e immeritato. Per addolcire la pillola si potrebbe anche dire che la sua sia una scrittura intrisa di cinico umorismo, forse.
Di sicuro – come altri ben più titolati di me hanno già osservato – questa raccolta sembra una partitura per solo e orchestra. Noi possiamo fare il coro. C’è in queste 56 cozze un gran senso del ritmo (sapete, vero? Quello che non aveva Beethoven e invece ha Allevi).
E poi certe note di questa partitura mi hanno evocato ricordi lontani. Per esempio quando un tempo litigai con mio padre e non contento di averlo deluso e ferito a sufficienza con la mia ignavia me ne uscii con un “E non solo, sappi che oltretutto fumo!”
Sullo sfondo, in modo evidente oppure nascosto tra le pieghe dei versi, si staglia prepotente un coprotagonista: il mare. Mare immenso ci separa – recita un verso del Crociato in Egitto di Meyerbeer – ma il mare può anche unire e dal mio punto di vista fa da sotteso fil rouge a queste cozze (strasmile).
Nella XLV cozza Roberto Corsi cita apertamente Mahler e i suoi (meravigliosi) Rückert-Lieder, iniziando con Ich bin der Welt abhanden gekommen e mi sento di ringraziarlo per tanta eleganza.
Nelle ultime righe voglio rispondergli con E vo gridando pace e vo gridando amor, un verso che sta scritto in una delle opere in cui il mare è protagonista.
Ciao Roberto, e grazie.

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5 risposte a “Una cozza tira l’altra.

  1. Giuliano 18 giugno 2015 alle 7:09 pm

    per chi non lo sapesse o se lo fosse dimenticato (mi perdoni questa puntualizzazione?) il nome dell’Editore indica il carattere corsivo.
    Italic è infatti il nome del carattere corsivo, in tipografia: è un nome che si usa nel mondo intero, penso per via dei Manuzio e degli altri grandi italiani che perfezionarono l’invenzione di Gutenberg,
    Pequod è Herman Melville, Moby Dick, ma questo spero che non ci sia bisogno di dirlo…
    Un editore dal nome simpatico, insomma
    🙂

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  2. Roberto R. Corsi 18 giugno 2015 alle 10:12 pm

    sono commosso emotivamente e soprattutto cerebralmente 😀 grazie amico mio, abbracc’

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  3. Roberto R. Corsi 19 giugno 2015 alle 7:44 am

    L’ha ribloggato su Roberto R. Corsie ha commentato:
    Ich bin die Miesmuscheln abhanden gekommen! Paolo/Amfortas annota alcune sensazioni di lettura addentrandosi nell’impepata del qui presente con la virtù preclara della sua bussola musicale. Lo ringrazio infinitamente, as usual.

    Mi piace

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