Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La stagione 2015/2016 al Teatro Verdi di Trieste: un paio di considerazioni a latere, serie e semiserie.

Qualche settimana fa è stato presentato il nuovo cartellone del Teatro Verdi di Trieste, comprendente le stagioni 2015/2016 di lirica, balletto e musica sinfonica.
Da quel giorno, purtroppo, la fondazione triestina ha subito una gravissima perdita: quella di Paolo Vero, Maestro del Coro, improvvisamente scomparso nei giorni scorsi. Proprio in occasione della presentazione della nuova stagione aveva ben diretto coro e orchestra in tre pagine musicali molto belle, che avevano fatto da intermezzo agli interventi del Sindaco Roberto Cosolini, del sovrintendente Stefano Pace e del Direttore Musicale onorario Gianluigi Gelmetti.
Paolo Vero, persona schiva e capace, ha lasciato un grande vuoto in tutti noi che in qualche modo ci occupiamo di musica.
Stefano Pace ha voluto dare un evidente segno di discontinuità dal recente passato e l’ha fatto in modo deciso sin dalla presentazione, invitando al Verdi tutta la cittadinanza. I triestini – che agli eventi gratuiti rispondono sempre con straordinario entusiasmo (smile) – hanno partecipato numerosi.
E qui cominciamo con i distinguo: cosa significa numerosi? Diciamo abbastanza numerosi, perché il teatro non era certo pienissimo o esaurito come ho letto da qualche parte. C’era parecchia gente, certo. Meglio così, ma cerchiamo di non esagerare perché gonfiare i numeri è un esercizio pericoloso.
La manifestazione è stata studiata bene dal punto di vista della comunicazione e di questo sono contento perché oggi il marketing è importante e necessario. Com’è assolutamente da elogiare che quest’anno il cartellone sia stato presentato a giugno e – come ha detto il sovrintendente – si conti l’anno prossimo di essere pronti con la nuova stagione già ad aprile.LW0o7qt
Certo, il messaggio Offriamoci un mondo profondamente bello, che campeggiava dietro ai relatori, non era proprio d’immediata comprensione e risultava un po’ macchinoso. Figuratevi che io, oltretutto, al primo momento ho letto profondamente bullo e ho avuto un sussulto (strasmile).
Insomma il nostro amato Sindaco Cosolini ha doverosamente ringraziato il precedente sovrintendente Claudio Orazi per il lavoro svolto negli anni scorsi, Gianluigi Gelmetti ha svolto un interminabile breve intervento sui massimi sistemi (è più alto che sintetico – ho pensato con un sorriso -) e poi la parola è passata a Stefano Pace che ha descritto nei particolari il programma artistico.
La nuova stagione sinfonica consta di cinque appuntamenti e dura un mese: dall’11 settembre al 9 ottobre. Un’intramuscolare. La definirei una mezza stagione, se ci fossero ancora le mezze stagioni.
A me pare striminzita, ma forse mi sbaglio. Magari ne fanno un’altra in primavera, oppure è allo studio una collaborazione con la Società dei Concerti che nel 2016 si trasferirà (finalmente!) al Verdi e a breve ne avremo comunicazione. Non lo so ma siamo qui a seguire gli eventi .
La scelta delle pagine musicali non è originalissima ma sono tutti capolavori straordinari, che si ascoltano sempre con religioso interesse (in particolare, per me, l’oratorio Die Schöpfung di Haydn).
Qui la stagione in dettaglio.
Prima di passare alla stagione lirica segnalo il balletto (sì, UN balletto): Coppélia di Léo Delibes.
Per quanto riguarda l’opera ci sono notizie buone e – a parer mio – meno buone.
Molto, molto positiva la circostanza che si cominci già a ottobre e che entro la fine dell’anno si allestiscano tre titoli. Poi, da gennaio a giugno altri cinque. Bene, sempre a mio parere.
C’è un ma, che è quello di sempre e che sono costretto a ripetere anche quest’anno, puntualizzando che è una mia convinzione personale e che non è un giudizio negativo sulla stagione proposta.
Copio e incollo per l’ennesima volta dai post degli anni scorsi:

Per me sarebbe stato molto più produttivo, anche in termini economici, puntare a un cartellone di “rottura”, che smarcasse Trieste dall’ennesima programmazione fotocopia (anzi, brutta copia) scontata e identificasse il teatro triestino per originalità di scelte. Un’opzione che non necessita di risorse enormi, se determinata con criterio, e che avrebbe garantito l’attenzione dei media e l’affluenza di appassionati da fuori città. Un’operazione, questa sì, culturale e lungimirante nel senso più ampio, che avrebbe aperto all’esterno, incuriosito e magari proponendo qualche titolo del Novecento, avvicinato davvero un pubblico più giovane all’opera che garantirebbe quel ricambio generazionale così indispensabile. Non mi metto neanche a citare titoli, ce ne sono un’infinità, anche in un’ottica di risparmio che limiti le prime parti, che pesano sulle esangui casse dei teatri.

Tenete presente che il pubblico, soprattutto in Italia, è clamorosamente in calo. I rendiconti dai teatri, in fatto di presenze, sembrano bollettini di guerra. Le eccezioni sono pochissime e dovute più che altro a fattori extra – artistici. Tuttavia anche in questi giorni a Milano, dove c’è l’EXPO, il Teatro alla Scala non è mai esaurito né è così difficile trovare posto a qualsiasi recita.
Per questo motivo – il fallimento, o quasi, della stagione fondata su titoli noti e popolari – credo che sarebbe opportuno provare nuove strade puntando anche sul contorno dei singoli eventi. Conferenze, manifestazioni collaterali legate al territorio. Argomento vastissimo, che non si può certo esaurire in poche righe.
Una cosa è certa, certissima: la lirica non può e non deve essere una specie di prodotto da vendere in franchising a Trieste come a Milano, a New York come a Londra. La formula è perdente.
L’appassionato deve scegliere Trieste perché il Verdi propone qualcosa di diverso da altre città e lo fa in sinergia con altre istituzioni. Non so, se volete ne possiamo parlare e ampliare il discorso.
Detto questo, il cartellone del Teatro Verdi – come titoli proposti – è di buon livello.
La lista leporelliana, la citazione ci sta tutta, è questa:

Don Giovanni
Werther
L’elisir d’amore
Norma
Luisa Miller
La Cenerentola
La Bohème
Die Fledermaus

Se abitassi che ne so, a Torino, verrei a Trieste a vedere cosa? Forse solo Norma perché sarei curioso di assistere al debutto nel title role di Marina Rebeka, ottima cantante.
Gli altri spettacoli – peraltro le locandine sono ancora incomplete in molti ruoli – sono buona routine e sia detto col rispetto che si deve a eccellenti cantanti come Nicola Ulivieri, Serena Gamberoni, José Maria Lo Monaco, Luciano Ganci ecc ecc. Buona routine è una valutazione positiva, che sia chiaro.
Giusto puntare sui giovani, soprattutto in un teatro dove hanno mosso i primi passi cantanti – per limitarsi agli ultimi vent’anni – come José Cura, Marcelo Álvarez, Juan Diego Flórez, Svetla Vassileva e tanti altri. Perciò dei nomi nuovi presenti in locandina parleremo con serenità ex post.
Di buono c’è anche che il Verdi torna a produrre: Don Giovanni, affidato ad Allex Aguilera, e Werther, curato da Giulio Ciabatti, sono allestimenti fatti in casa. Come peraltro lo è Norma, visto già anche a Trieste nel 2009.
Poi, e questo non va bene, al momento non sono previste trasferte negli altri capoluoghi di provincia regionali. Trieste vuole essere un faro culturale per il Friuli Venezia Giulia? Ok, che lo dimostri con i fatti portando in giro gli spettacoli del Verdi, com’è stato fatto almeno un po’ negli anni scorsi.
Anche perché abbiamo un’orchestra e un coro stabili, tra l’altro di ottimo livello come rilevo sempre e non certo per inutile campanilismo, e bisogna che lavorino perché meritano di mettere in mostra le loro qualità in primis, e poi perché al momento io conto poche alzate di sipario: diciamo una settantina, circa.
Mi pare che i fatti siano questi e perciò è giusto guardare all’anno prossimo con entusiasmo e ottimismo ma anche evitando trionfalismi fuori luogo, soprattutto ex ante. Dovrebbero fare così tutti, anche coloro che hanno beneficiato di qualche piccolo privilegio negli ultimi mesi e magari per timore di perdere qualcosa tacciono per convenienza altrettanto piccola.
In ogni caso l’argomento si può ampliare, questo spazio è aperto per chi ne ha voglia.

Un saluto a tutti, alla prossima!

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17 risposte a “La stagione 2015/2016 al Teatro Verdi di Trieste: un paio di considerazioni a latere, serie e semiserie.

  1. Pm 11 luglio 2015 alle 3:07 pm

    Caro Amfortas,

    sono totalmente d’accordo su quanto hai scritto soprattutto (ti cito):
    – L’appassionato deve scegliere Trieste perché il Verdi propone qualcosa di diverso da altre città e
    – non va bene, al momento non sono previste trasferte negli altri capoluoghi di provincia regionali. .

    A Trieste un balletto e’ troppo poco. Decisamente. Punto. Non capisco il sistema delle collaborazioni, inviti ecc. Utilizzare l’orchestra del teatro Verdi e il corpo di ballo di qualche compagnia dei paesi dell’est Europa. Anche scegliendo ballerini stranieri solo per i ruoli principali (non sono piu’ cari!) e magari un Étoile libera – per atrarre piu’ pubblico (ma forse non e’ neppure necessario) e lasciare spazio ai giovani italiani per gli altri. Dove sta’ il problema? Per non andare troppo lontano: dall’Ukraina alla Moldavia … c’e solo l’imbarazzo della scelta. SI concordano le date libere e si rappresenta un balletto che loro hanno gia’ preparato. Sono naif?

    Il balletto classico e’ stagionale?
    (permettimi questa parziale disgressione)
    E’ una “tragedia” che per il Romeo e Giulietta del Mariinskij di San Pietroburgo (primi ballerini: Vladimir Shklyarov, Alina Somova) -direttore d’orchestra Valery Gergiev (non confermato)- in programma lunedi’ e martedi prossimi a Lubiana ci siano ancora cosi’ tanti biglietti disponibili. Per lunedi’ i posti disponibili sono circa 300 e per martedi’ quasi 500. I posti totali in sala sono tra 1397 a 1545. Per lo spettacolo in questione una via di mezzo credo. Una bella percentuale di biglietti e’ distribuita agli sponsor mentre altri gratuiti vanno alle autorita’.
    In Slovenia e’ gia’ periodo di vacanza piena (“tutti al mare”) mentre in Italia non ancora. L’orario e’ infrasettimanale pero’ livello d’interesse deludente. I biglietti in prevendita costavano meno pero’ comuncque gli appasionati latitano.
    Non mi spiego la ragione… o forse sono “abituato troppo bene” in quanto l’anno scorso in novembre ho assistito allo Schiaccianoci al Teatro Lirico di Cagliari (Balletto del Teatro Stanislavskij di Mosca). Otto rappresentazioni consecutive del tutto esaurite o quasi (mi dicono). A maggio ho assistito a Minsk a due balletti diversi -tutto esaurito- della Compagnia Nazionale di balletto della Bielorussia. Tutte le generazioni presenti e tanti bambini (!) tra il pubblico un’esperienza fantastica.
    Il balletto classico vive!

    Buona estate a tutti.

    .

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  2. Pm 11 luglio 2015 alle 3:10 pm

    aggiungo:
    A Lubiana la settimana prossima l’Orchestra del Mariinskij ..

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  3. Pm 11 luglio 2015 alle 3:12 pm

    errata corrige (sara’ il caldo)
    Per lunedi’ i posti disponibili sono circa 500 e per martedi’ quasi 300.

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    • Amfortas 12 luglio 2015 alle 4:18 pm

      Pm, ciao. Grazie delle tue osservazioni sul balletto, che qui su questo blog – per mia incompetenza manifesta – è del tutto trascurato. Purtroppo non ce la faccio per questioni di tempo, ma io a Lubiana ci andrei solo per…Gergiev!
      Ciao e grazie!

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  4. fadecas12 11 luglio 2015 alle 10:03 pm

    … Caro Paolo, dato che a più riprese inviti ad intervenire, non posso trattenermi da girare un po’ provocatoriamente la tua domanda, chiedendomi, da spettatore triestino incallito, quali sarebbero, in fondo, i motivi di interesse dei triestini stessi per un cartellone come quello della prossima stagione (a priori s’intende, e fatte salve le sperabili sorprese delle realizzazioni).
    Trovo, infatti, che ancora più del solito la composizione di questo cartellone eluda uno dei principi che, a mio avviso, sarebbe doveroso rispettare sempre nella programmazione un teatro di grande tradizione, come indubbiamente è quello triestino: mi riferisco al principio dell’alternanza, che dovrebbe premiare, accanto ai titoli popolarissimi, quelli che, pur consolidati nel repertorio, sono un po’ meno gettonati e che, per svariate ragioni, sono assenti da più tempo sulle scene del Verdi. E qui l’elenco sarebbe infinito, è sufficiente la memoria personale di un ascoltatore di lungo corso, se non la consultazione dell’archivio della programmazione del Verdi, per rilevare certe lacune, certi “buchi” nella riproposizione di titoli di repertorio che per misteriose ragioni a Trieste sono stati coperti dalla polvere del tempo e quasi dimenticati per strada.
    Un paio d’esempi del repertorio italiano?
    Favorita, Guglielmo Tell: mancano dalla metà degli anni ’60; Forza del destino: manca dalla seconda metà degli anni ‘70
    Un paio di esempi del repertorio straniero?
    Elektra: manca da fine anni ’70 (dopo ci sono state almeno 3 edizioni di Salome…)
    Il caso Wagner, poi, meriterebbe discorso a sé:l’ultimo Maestri cantori risale alla stagione di chiusura prima del trasferimento alla Tripcovich (quindi inizio anni ’90), l’ultimo Parsifal ancora prima, Tristano alla prima metà degli anni ‘80: mi pare siamo ben al di fuori della “media” di un qualsiasi altro teatro italiano …
    Non parliamo dell’assenza da metà anni ’80 di un qualsivoglia titolo di Janacek, e poi non si dica che la musicalissima Trieste sia aperta al repertorio mitteleuropeo …
    La lista, ripeto, sarebbe sterminata, ma non posso non deplorare la “memoria corta”, che cela forse un’assenza di programmazione reale e cadenzata nel tempo, che porta a questi svarioni.
    Da questo punto di vista, l’unico titolo che a mio avviso viene riproposto meritoriamente quest’anno e che rivedrò volentieri dopo lunga assenza è Luisa Miller: un’opera non popolarissima, ma comunque rivalutata nei decenni, e assente dal Verdi da circa 14 o 15 anni. Su otto titoli, è decisamente un po’ poco anche per uno spettatore …paziente e fiducioso come mi conosci.
    Ad maiora! e scusa per l’ingerenza Fabrizio

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    • Amfortas 12 luglio 2015 alle 4:27 pm

      Fabrizio, ciao. Come sempre i tuoi interventi sono graditissimi e il tuo ribaltamento di prospettiva assai stimolante. Ti dico solo, anche perché qui in montagna la connessione è ballerina, che io rinuncerei volentieri a 3 opere per un Tell e che, nel mio caso specifico, anche la Luisa Miller ha un fascino relativo dal momento che ho visto la stessa produzione a Parma.
      Aggiungo solo che anche senza puntare su opere impegnative come Tell o Forza ecc ecc si potrebbero fare cartelloni interessantissimi.
      Comunque continuo a trovare davvero troppo breve la stagione sinfonica.
      Ciao e grazie!

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  5. fadecas12 11 luglio 2015 alle 10:17 pm

    Errata corrige: l’ultima Forza del destino risale alla metà degli anni ’80, non ’70 (lapsus calami: comunque la gravità dell’assenza non diminuisce di molto, a mio avviso, per quanto sinistra sia la fama che circonda quest’opera…)

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  6. petrossi 16 luglio 2015 alle 12:34 pm

    Aggiornamento: Falstaff ad ottobre e La Bohème a maggio a Udine. Non potevaano dirlo perché avrebbero anticipato la presentazione del Giovanni da Udine!
    ( http://www.teatroudine.it/teatroudine/spettacoli/categoria.jsp?idCategoria=6&stagione=2015 )

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    • petrossi 16 luglio 2015 alle 12:37 pm

      P.S. La stagione dell’operetta la fanno a Udine:
      LA VEDOVA ALLEGRA
      AL CAVALLINO BIANCO
      CIN CI LÀ

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      • Amfortas 16 luglio 2015 alle 1:09 pm

        Furio, ciao. Che dire, a me fa solo piacere che il Verdi porti anche a Udine la lirica: resta il fatto che – almeno a mio parere – avrebbero potuto dirlo in conferenza stampa, così si sarebbero evitate molte critiche e mugugni. Di Udine è straordinaria la stagione sinfonica – ovvio ci sono disponibilità economiche e logistiche diverse da Trieste – perché fanno il barocco ai massimi livelli e invitano orchestre e direttori prestigiosi e soprattutto bravi. Sono più tiepido sulle operette, ma mi pare evidente che cerchino di colmare il vuoto lasciato da Trieste. Fanno bene.
        Ciao e grazie!

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      • petrossi 16 luglio 2015 alle 1:56 pm

        In effetti dispiace che ad esempio l’orchestra di Trieste non partecipi alle stagioni di Udine o Pordenone.
        La stagione sinfonica di Udine è di alto livello da diversi anni; hanno superato il periodo in cui facevano lavorare la locale orchestra (udinese, FVG o come si chiamava), che era – come orchestra, salvando qualche elemento – impreparata, ma ora siamo in un altro mondo.
        C’è stato a Udine anche un periodo di interesse per la musica contemporanea, poi ridimensionato (ricordo molti anni fa Arvo Pärt con l’Hilliard Ensemble, ma Pärt fa musica minimalista non dodecocacofonica).
        Personalmente seguo i singoli concerti, mi sono disabbonato dopo una stagione in cui facevano (interessanti, eh!) solo marce funebri.

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      • Amfortas 16 luglio 2015 alle 4:38 pm

        Furio, riciao. Dispiace sì che Orchestra e Coro di Ts non partecipino, è una di quelle cose che non mi spiego e non da oggi. Peraltro è utile sottolineare come Udine e Trieste abbiano esigenze e disponibilità diverse. Il Nuovo Giovanni è il classico teatro/contenitore e i dirigenti sono bravi a “riempirlo” bene: credo costi molto, con quei nomi. Trieste ha un’orchestra e un coro stabile (e ovviamente tutto il resto: dal personale amministrativo, ai tecnici, ecc ecc) e non può permettersi certo “ospitate” di lusso se non in qualche singola circostanza. Inoltre il teatro friulano è anche di prosa, non è differenza da poco. Insomma, pro e contro come in tutte le situazioni. Sai cosa servirebbe a Trieste? Uno sponsor di prestigio internazionale.
        Ci sarebbe da aprire anche il consueto discorso tra le relazioni (pericolosissime) tra Arte e Denaro. Ma fa caldo, Furio.
        Ciao!

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  7. Don jose 17 luglio 2015 alle 3:07 pm

    Ciao da Torino,dove propongono un Festival dell’Opera Italiana:in 4 giorni ti puoi vedere Barbiere,Traviata,Norma e Boheme con ottimi cast e prezzi piuttosto popolari….condivido la tua disamina sul prossimo cartellone del “nostro” Verdi:penso che il nuovo Sovrintendente abbia pensato ad un recupero delle migliaia di abbonati persi negli ultimi anni,allestendo una stagione “per tutti”,e per questo non particolarmente stimolante.Conosco qualche buona voce che esordirà a Trieste,trovo di ottimo livello il Don Giovanni inaugurale,ma per un giudizio più approfondito necessitiamo di sapere come verranno completati i vari cast,seconde compagnie comprese(intanto ho saputo che Ganci non canterà nella Luisa Miller…..).A presto…..

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    • Amfortas 17 luglio 2015 alle 7:57 pm

      Don José, ciao. Sì so dell’iniziativa torinese, simile a quella che fecero a Firenze alcuni anni fa in autunno.
      Per il resto, mi pare che si ripetano le stesse cose da anni ma…indarno indarno. Cominciamo bene con Ganci, speriamo di non annoverare la consueta trafila di forfait più o meno annunciati.
      E, per restare quasi in tema, ti posso dire che ieri a Lubiana ascoltando Nemico della Patria ho pensato: Ma uno Chénier a Trieste no eh?
      Ciao!

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      • Don José 18 luglio 2015 alle 12:20 pm

        Andrea Chenier…..magari!!! Ma “basterebbe” anche una Fedora…o perché no? la Wally che manca dalla Raina del 73…..per tua informazione: nuova produzione dello Chenier a Monaco nel gennaio 2017: Kaufmann,Harteros e Salsi!!!!!

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  8. Pingback:La Top Ten 2015 su Di Tanti Pulpiti (con tante belle foto). | Di tanti pulpiti.

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