Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione ponderata del Recital di Stefano Secco al Teatro Verdi di Trieste: speriamo che torni presto!

Comincio ricordando che domani potrete leggere qui, su “La classica nota”, la recensione del concerto sinfonico che avrà luogo stasera al Teatro Verdi e che vedrà protagonista la musica di Anton Bruckner.
Ma intanto ecco la cronaca del recital di ieri sera.

Era da tempo, tanto tempo, che al Teatro Verdi di Trieste non si svolgeva un recital di canto che, a mio parere, dovrebbe essere un appuntamento fisso (al plurale, perché in una stagione ce ne vorrebbero almeno due o tre) per ogni teatro lirico degno di questo nome. Il recital è una manifestazione che aiuta la divulgazione dell’opera e lo fa senza che la lirica sia svenduta con mezzucci che sviliscono sia la musica sia gli interpreti. Insomma non è un gioco al ribasso, un abbassamento dell’asticella culturale, anzi vanta una tradizione nobilissima e inoltre ha il pregio di costare relativamente poco soprattutto se, come ieri al Ridotto del Teatro Verdi, l’accompagnamento ai cantanti è delegato a quel meraviglioso strumento che è il pianoforte.DSC_6735
E poco importa se – purtroppo – il pubblico non è straripante nonostante i prezzi bassissimi in rapporto alla qualità della proposta, quello che conta è che si sia gettata la prima pietra di una ricostruzione culturale. Certo, ora bisogna suggerire l’iniziativa in altre occasioni, in modo che il pubblico metabolizzi il concerto di canto e lo consideri al pari degli scadenzati appuntamenti operistici.
In questo senso bisogna segnalare l’impegno – ribadito anche ieri sera –del sovrintendente Stefano Pace e dare atto all’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” di aver ben operato per l’organizzazione.
Il protagonista è stato il tenore Stefano Secco del quale – e mi scuso per l’autocitazione – dopo il debutto a Trieste (2010) avevo definito così la prestazione nella difficile parte di Jacopo Foscari:DSC_6764

Magnifica la prova di Stefano Secco, un tenore relativamente giovane e poco pubblicizzato che sta facendo da qualche anno una bellissima carriera. Voce non strabordante ma educata, solare e omogenea in tutto il registro, Secco è riuscito nella non facile impresa di dare un’identità precisa al figlio del Doge, che come ho già detto è un mollaccione che piagnucola sempre. Nell’interpretazione di ieri sera invece, il personaggio aveva una sua malinconica dignità virile espressa tramite un canto sorvegliato, ricco d’intense mezzevoci e più corposi slanci giovanili (ora, lo vedo anch’io che slancio giovanile corposo fa pensare a una cosa brutta, ma non è quello che intendo io, strasmile).
Direi che è stata la migliore prestazione tenorile che ho sentito a Trieste negli ultimi anni, a meno che non mi dimentichi di qualcuno, anche perché il colore della voce era molto adatto alla parte, il fraseggio esemplare e la recitazione sobria e coinvolgente. Bravo!

E, come tutti i miei happy few sanno, non sono certo uno che si esalta con facilità quando deve recensire uno spettacolo.

Ora, tutto ciò di buono che scrissi cinque anni fa mi sento di riproporlo dopo il recital di ieri sera. Con un valore aggiunto in più e cioè che Secco ha inserito – com’è prassi in queste occasioni – alcune romanze di Francesco Paolo Tosti e le ha cantate assai bene, facendo un bel servizio a questo repertorio che è ingiustamente reietto e spesso guardato con sufficienza. Madornale addirittura fare confronti con i Lieder di matrice tedesca, che sono altrettanto meravigliosi: paragonare due generi musicali così diversi per ispirazione e humus culturale è semplicemente insensato e dimostra solo l’ignoranza musicale di chi azzarda l’accostamento.
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Meno convincente, invece, la prestazione del mezzosoprano Sarah M. Punga, che si è alternata a Secco in alcune arie e l’ha affiancato nei duetti. Benché la natura sia stata generosa con lei – il volume è davvero importante – l’artista ha palesato alcuni limiti che le hanno imposto un’emissione forzata, tutta di fibra. Di conseguenza la linea di canto è risultata accidentata, con qualche slittamento d’intonazione e un vibrato largo abbastanza fastidioso. Fantasiosa la pronuncia, circostanza messa in luce anche dal confronto con Stefano Secco, il quale invece fa della dizione chiarissima uno dei punti di forza.
Il pubblico ha apprezzato con entusiasmo l’esibizione dei due artisti, che hanno regalato anche due bis, di cui uno…mirato (smile): Le ragazze di Trieste e Non ti scordar di me.
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Brava Adele D’Aronzo, che ha accompagnato al pianoforte i cantanti.
Alla fine, apprezzatissimo, gli spettatori hanno ricevuto come gadget un compact con una selezione d’arie d’opera che anticipa il prossimo disco di Stefano Secco.
Le foto sono di Giulia Zuccheri.

A seguire la locandina.

Un saluto a tutti, alla prossima!

Francesco Paolo Tosti
Romanza Malia

Francesco Paolo Tosti
Romanza Non t’amo più

Giuseppe Verdi da I Lombardi alla prima crociata
Aria di Oronte La mia letizia infondere

Giuseppe Verdi da Don Carlo
“La canzone del velo” della Principessa Eboli Nel giardin del bello

Giuseppe Verdi da I due Foscari
Recitativo aria e cabaletta di Jacopo Foscari Dal più remoto esiglio

GiuseppeVerdi da Il Trovatore
Duetto di Azucena e Manrico Mal reggendo….

Pietro Mascagni
Serenata Come col capo sotto l’ala bianca

Pietro Mascagni da Cavalleria Rusticana
Aria di Santuzza Voi lo sapete o mamma

Francesco Paolo Tosti
Canzone L’ultima canzone

Giacomo Puccini da Tosca
Romanza di Cavaradossi E lucevan le stelle

Francesco Cilea da Adriana Lecouvreur
Aria della Principessa di Bouillon Acerba voluttà

Georges Bizet da Carmen
Aria di Don Josè La fleur que tu m’avais jetée

Georges Bizet da Carmen
Duetto di Carmen e Don Josè C’est toi? C’est moi

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5 risposte a “Recensione ponderata del Recital di Stefano Secco al Teatro Verdi di Trieste: speriamo che torni presto!

  1. Heldentenor 2 ottobre 2015 alle 8:47 pm

    Concordo in tutto, e ricordo di aver sentito dal vivo big Luciano, che faceva Tosti da par suo, e Stefano ha molto ben cantato e regge il confronto. Ero in prima fila e il finale di Carmen mi ha impressionato per intensità e verosimiglianza anche nella recitazione. Organizzare una roba del genere (onore e merito agli Amici della lirica) e non avere pubblico anche in piedi e appeso ai lampadari è un insulto alla generosità degli artisti che ci hanno onorato della loro presenza. A Wien avrebbe riempito lo Staatsoper….basta, non dico più nulla se no mi viene un travaso di bile.

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    • Amfortas 3 ottobre 2015 alle 7:52 am

      Heldentenor, ciao. Non mi resta che essere d’accordo con te, speriamo che il sovrintendente riesca a far sì che i concerti diventino una costante. E poi, chissà mai che Don José non ci porti il suo amico, sai quello che ha l’emissione truccata come le Volkswagen.
      Ciao e grazie 🙂

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  2. Pingback:Bruckner o della continuità. - La classica nota - Blog - Finegil

  3. Alucard 3 ottobre 2015 alle 12:12 pm

    Davvero peccato per la poca presenza di pubblico. Io sono partito da casa alle 17 per paura di non trovare un posto…
    Bravo Secco, che mi è piaciuto specialmente nella Carmen (aria e finale).
    Complimenti a chi ha organizzato la bella serata,
    Il mezzo indecente. Punto.

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