Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Don Giovanni di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: recensione sintetica di una recita con il cast alternativo.

Si chiude oggi pomeriggio la felice produzione del Don Giovanni di Mozart al Teatro Verdi di Trieste e io, che non perdo un colpo (fosse vero), sono qui a scrivere del secondo cast o meglio, del cast alternativo.dg1
Va detto che in quest’occasione il Verdi è stato capace di ingaggiare artisti di buon livello per entrambe le compagnie e non era né facile né scontato. Mi pare un ottimo risultato perché in questo modo non si penalizzano gli abbonati e, soprattutto, si dà una chance per farsi conoscere a qualche artista più giovane e meritevole.
Cast alternativo che, di là dei meriti dei singoli, è risultato omogeneo e ben preparato da Gianluigi Gelmetti che – in qualche modo – è il convitato di pietra (in senso ironico e positivo) di questa produzione.
Il direttore ha diretto ancora molto bene l’Orchestra del Verdi – compagine in continua crescita artistica – e anzi impreziosendo l’interpretazione con alcuni momenti davvero straordinari: dall’Ouverture, alla rinnovata cura per i recitativi, così importanti nell’opera.
Mattia Olivieri è stato un discreto Don Giovanni, al quale, soprattutto per quanto riguarda alcune nuances interpretative, manca ovviamente un po’ di esperienza. Ma è normale sia così perché il cantante è giovane e non si trova certo facilmente la quadratura di una parte così impegnativa; anzi, credo proprio che Don Giovanni sia un work in progress per qualsiasi artista.
Bravo anche Fabrizio Beggi, Leporello dalla voce importante e ben timbrata, disinvolto in scena, che ha impersonato il servo di Don Giovanni con incisività.
Molto buona mi è sembrata la prova di Marco Ciaponi (Don Ottavio) che ha confermato di poter contare su di uno strumento privilegiato per colore e non comuni capacità tecniche anche nelle (difficili) agilità delle arie.
Convincente anche la Donna Anna di Marie Fajtová che ha sfoggiato pianissimi suggestivi e fraseggio appropriato in ogni circostanza.
Donna Elvira era Anush Hovhannisyan, brava dal punto di vista scenico e comunque discreta nel canto, nonostante una pronuncia non perfetta e qualche acuto non a fuoco.
Ilaria Zanetti, di cui si apprezzano sempre la musicalità e il dinamismo in scena, ha connotato di maliziosa giovinezza la sua Zerlina.
Positive anche le prestazioni di Enrico Marrucci, Masetto di qualità per doti vocali e attoriali, e di Andrea Comelli (Commendatore), che ha confermato il buon rendimento della prima recita. Bene anche il Coro, come alla prima.
In merito all’allestimento continuo a pensare che sia gradevole senz’altro ma statico e povero di idee registiche. Inoltre, proprio perché si tratta di un allestimento tradizionale, balzano all’occhio alcune incongruenze col libretto (che non è il Vangelo, non può e non deve esserlo).
Per esempio, se Donna Anna entra in scena dove c’è il padre morto vestito di bianco e illuminato, è inconcepibile pensare che non lo veda immediatamente. Se Zerlina dice Tra quest’arbori celata,si può dar che non mi veda e non c’è nulla dove nascondersi, la frase non ha senso. E, per finire (ma potrei andare avanti a lungo), se Don Giovanni dice a Donna Elvira Se non sorgete non resto in pie’ e appunto Donna Elvira non solo non è inginocchiata, ma si affaccia a una finestra, siamo al comico involontario.
Quindi che vuol dire fedele al libretto? Niente. Più o meno quello che vale la mia opinione, ovviamente.
Chiudo con un paio di varie&eventuali.
L’altro giorno ho partecipato all’incontro con gli artisti organizzato come di consueto dall’Associazione Amici della Lirica e Gianluigi Gelmetti, a un certo punto, ha detto che I cantanti di oggi sono mediamente più preparati e consapevoli di quelli dei tempi passati.
Sono assolutamente d’accordo, forse oggi le voci straordinarie per natura sono meno numerose, ma non è vero – come si legge da troppe parti – che i cantanti odierni siano scarsi o non studino: è un luogo comune idiota fatto apposta per nutrire il risentimento dei laudatores temporis acti in servizio permanente effettivo.
Poi, in occasione di una replica, una signora si è lamentata ad alta voce poco prima dell’inizio di una recita perché non sapeva chi avrebbe cantato quella sera. Ha fatto bene, perché il teatro (di là di inconvenienti imprevedibili) dovrebbe essere chiaro sulla distribuzione degli artisti nei due cast. Insomma, la signora di cui sopra si è guadagnata con merito il suo quarto d’ora di notorietà.
Un’ultima considerazione: il Verdi era affollato come non succedeva da tempo. Merito esclusivo di Mozart o anche, almeno in parte, della buona promozione dello spettacolo a ogni livello?
Lo sapremo già tra qualche settimana, perché in arrivo c’è il Werther di Jules Massenet che debutta il 27 novembre.

Qui, per chi se la fosse persa, c’è la recensione della prima del 30 ottobre, sullo spazio che il nostro quotidiano Il Piccolo mi ha messo a disposizione.
Un saluto a tutti, alla prossima!

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9 risposte a “Don Giovanni di Mozart al Teatro Verdi di Trieste: recensione sintetica di una recita con il cast alternativo.

  1. Boroevic 8 novembre 2015 alle 11:21 am

    NON E´UN COMMENTO MA E´TROPPO BELLO PER NON VEDERLO, CIAO

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  2. Gabriella 8 novembre 2015 alle 5:29 pm

    Ciao Paolo, anch’io credo che i dirigenti del teatro abbiano fatto un buon lavoro con i cast e condivido pure le tue valutazioni sui cantanti. Ho visto 3 recite e devo essere con te anche sull’allestimento, troppo piatto e noioso. Purtroppo sulla pagina Facebook “Viva il Verdi di Trieste” c’è un tale che giudica “comica” la tua recensione e addirittura insulta Angelo Foletto che la pensa come te. Perchè non si danno una calmata questi ragazzini?
    Un cordiale saluto da parte mia

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  3. Gabriella 8 novembre 2015 alle 5:32 pm

    Volevo aggiungere che ho trovato bravissimi Leporello e Donna Anna nel secondo cast

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    • Amfortas 8 novembre 2015 alle 8:26 pm

      Gabriella, ciao.
      Tutto il secondo cast è stato all’altezza della situazione, dal mio punto di vista.
      Per quanto riguarda le feisbukkerie varie guarda, vorrei non entrare nel merito. Una cosa è certa e cioè che i melomani ortodossi sono estremamente aggressivi e non concepiscono che si possa pensarla diversamente da loro. Offendere “il mio presidente” mi pare un’enormità, ma tant’è…
      Ciao e grazie.

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  4. petrossi 8 novembre 2015 alle 10:05 pm

    Un bel loggione stracolmo, con tutte le signore presenti ma anche giovani.
    Grande entusiasmo ed applausi finali, per uno spettacolo veramente gustoso e gustato dai presenti.
    Meravigliato dai doppi sottotitoli, che all’inizio mi hanno fatto pensare di essere in un musical americano sottotitolato e cantato in italiano ;-> .
    Hai dimenticato di dire che il Don Giovanni (cantante) dell’ultima rappresentazione è stato gradito dal pubblico femminile perché bello e prestante… proprio nella parte!
    La sorprendente riapparizione nel finale, che si presenta più giocoso che drammatico, l’omicidio solo “preterintenzionale” del Commendatore che muore per sbaglio e il brindisi da “taralluci e vino” degli offesi ci fa pensare ad un “tutti beffati!”, che forse non è in contrasto con una possibile simpatia libertina dell’epoca: i doppi sensi del libretto, soprattutto nella parte di Zerlina, (Da Ponte ci ha messo tutta la sua esperienza di casini) sono più “osé” di quanto sia osato nei libretti dell’ottocento.

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    • Amfortas 9 novembre 2015 alle 10:44 am

      Furio, ciao. Il povero Ulivieri a Trieste non riesce a uccidere il papà di Donna Anna in modo “fedele al libretto”: la volta scorsa, nel 2007, compiva il delitto fracassando la testa del povero vecchio su di un gradino 😉
      Non mi intendo di bellezza maschile, per questo non ho sottolineato la bellezza di Olivieri, che spero mi perdonerà…
      Io ho trovato consolatorio il finale e insensata quella specie di ultima cena ma, come spesso dico, sono opinioni.
      Sono invece molto contento del fatto che il teatro fosse pieno, perché significa che una buona promozione dà risultati – da confermare nel meno popolare Werther – e inoltre contribuisce a tenere alto il morale delle truppe. E anche l’attenzione della critica, il che non guasta.
      Ciao e grazie.

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  5. PaulAdMaiora 12 novembre 2015 alle 12:14 am

    Ho visto anche io l’ultima col cast alternativo, piacevolmente sorpreso (specialmente dalla direzione), peccato per la regia.

    Mi chiedevo, ora che la SDC si è trasferita al Verdi ci saranno anche recensioni relative ad essa, come già avviene per la stagione sinfonica?

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    • Amfortas 12 novembre 2015 alle 9:25 am

      Paul, ciao. L’argomento SdC è in discussione in questi giorni. Credo che le recensioni – non mie, ma di un collega – saranno disponibili su OperaClick. Per quanto riguarda Il Piccolo non saprei dirti di preciso, ma dubito.
      Ciao e grazie.

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