Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Werther di Jules Massenet al Teatro Verdi di Trieste.

Qui, su La Classica nota, la recensione di una serata abbastanza soddisfacente.
A mio parere merita una visita al Verdi, anche perché non correte il rischio di incontrarmi perché non ho in programma di vedere altre recite (strasmile).
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16 risposte a “Werther di Jules Massenet al Teatro Verdi di Trieste.

  1. Riccardo 28 novembre 2015 alle 12:46 pm

    Ciao, ero in teatro ieri e sono complessivamente in sintonia con la tua recensione. In altri teatri il tenore avrebbe subito un trattamento più pesante ma a Trieste è già molto che qualcuno abbia protestato un pochino. Bravissime Charlotte e Sophie e grande orchestra!

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    • Amfortas 28 novembre 2015 alle 4:25 pm

      Riccardo, ciao. Non sono molto interessato a quello che sarebbe successo altrove, su questi argomenti le ipotesi valgono poco. Spero piuttosto che Spadaccini nelle prossime recite riesca a trovare un’interpretazione più consona al personaggio che va interpretando.
      Ciao e grazie.

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  2. Heldentenor 28 novembre 2015 alle 5:19 pm

    Era da tempo che non buavo un cantante, forse da quella volta alla Fenice che beccammo Martì, il signor Caballè, gridandogli capra , Sgarbi non ha inventato nulla, minacciati dalle maschere di chiamare i carabinieri….hahahahaha.Certo che dover cantare in un posto dove nel ruolo si sono esibiti Schipa, Tagliavini, Di Stefano, Kraus, Sabbatini e Alvarez non è semplice. Di Oncina non ricordo nulla, anche se ero di sicuro in teatro, ma degli ultimi tre si.Mentre scrivo sto riascoltando il “Pourquoi me reveiller….” di ieri sera, Gli acuti hanno la gradevolezza di un trapano Bosch. Lo Spadaccini dichiara di aver studiato con la Freni e Bergonzi….boh.Ti sei accorto che nell’aria di Charlotte “Va!laisse couler mes larmes” c’è il sassofono ? Concordo con il resto di quello che hai detto. In loggione , complice forse la bora, o l’inconscia paura di attentati, mai visti i militari con giubbotti antiproiettile e mitra fuori dal Verdi i posti erano riempiti per un terzo, meno gente rispetto a Don Giovanni. Tornando a Spadaccini, stona anche in più di un passaggio, e il direttore in qualche momento riesce a coprirlo. Ma un direttore per rendersi conto dell’acustica di un teatro fa suonare l’orchestra e nel frattempo cambia posizione, in platea, galleria e loggione per rendersi conto di come rende per non coprire i cantanti ? Me lo sono spesso chiesto. Alla Scala lo avrebbero ucciso.Eravamo un bel gruppetto, io, un direttore d’orchestra, melomani vari, loggionisti da tempo immemore tutti concordi.Alla prossima….elisir di si perfetta, di si rara qualità…..

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    • Amfortas 29 novembre 2015 alle 1:10 pm

      Heldentenor, ciao. Ho poco tempo quindi grazie per il tuo intervento. Voglio solo sottolineare (riferito alla direzione) che il suono arriva in modo diverso in loggione da quanto faccia in platea. I militari, purtroppo, diventeranno una costante.
      Ciao e grazie.

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  3. Destroyer 28 novembre 2015 alle 7:14 pm

    Per me è stata una serata divertente di buon teatro e non tutto può essere perfetto,no? Complimenti per la tua recensione chiara e competente. Come mai sulla pagina facebook del Piccolo non c’è?

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  4. Alucard 28 novembre 2015 alle 10:21 pm

    Davvero un peccato che ieri ci fosse poca gente. Come dice Heldentenor, 2/3 di gente in meno in loggione rispetto al DG. Spettacolo essenziale, brava l’orchestra e libretto commovente. Ottima Sophie, Charlotte molto brava, Spadaccini (che di cognome fa Spadaccini-Fischi – nomen omen) non ha proprio centrato il personaggio e nemmeno una nota. Senza infamia e senza lode gli altri, con l’eccezione di Johann e Schmidt.

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    • Amfortas 29 novembre 2015 alle 1:14 pm

      Alu, ciao. Davvero bravissima la Sophie. Spero che nelle prossime recite Spadaccini calibri meglio la sua interpretazione, per ora ho letto solo pareri negativi, per quello che può valere.
      Ciao e grazie.

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  5. Enrico 29 novembre 2015 alle 8:08 am

    Da melomane appassionato ho saputo l’altra sera che Massenet aveva scritto un ‘opera nuova…Charlotte!!!! Il tenore Spadaccini era meglio tenerlo lontano da certi ruoli in quanto la sua prestazione è stata assolutamente insufficiente. Intonazione del tutto scadente, scarsa conoscenza del modulo vocale e monocorde interpretazione lo hanno reso inascoltabile. Un occasione persa per uno spettacolo altrimenti assai degno.

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  6. Pier 1 dicembre 2015 alle 11:39 pm

    Caro Paolo, per il Werther ho perso il Milan in coppa Italia (sigh). Non ho sentito Spadaccini, ma credo (da profano come sai) che anche con Luca Lombardo l’opera poteva chiamarsi Charlotte (brava Petrova). Un tenore diligente ma senza colore, più livoroso che tormentato.
    Pier
    PS – Prima della recita mia moglie aveva letto i tuoi commenti e non capivo perchè in macchina canticchiava Guccini..

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    • Amfortas 2 dicembre 2015 alle 9:48 am

      Pier, ciao 😊
      Anch’io ho ascoltato Lombardo e, pur con notevoli limiti, la sua interpretazione mi è sembrata comunque più appropriata di quella del collega Spadaccini. Appropriata stilisticamente, intendo. Il fatto è che in un allestimento tradizionale e pulito come quello di Ciabatti un Werther troppo sopra le righe non ci sta e questo di là di mende tecniche e forzature. Magari con una regia di rottura – in senso buono – sarebbe stato più plausibile. Resta il fatto che gli acuti presi da sotto, l’intonazione traballante non vanno bene comunque.
      Il Milan? Quest’anno avete una squadra tamarra, rassegnatevi. Sempre per citare Guccini si potrebbe chiosare che ” un altro campionato è andato” 😉
      Ciao, un caro saluto a te e a tua moglie.

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  7. fadecas12 4 dicembre 2015 alle 4:22 pm

    Assistito alla replica di ieri (3/12) con Spadaccini come Werther e la Garcia come Charlotte. Dalle opinioni raccolte,anche in questo blog, temevo decisamente peggio! Invece mi è parso che entrambi i protagonisti di attestassero su un livello di decorosa correttezza, senza particolari sbavature, ma anche-ed il discorso vale per entrambi – senza quelle finezze che costituiscono un valore aggiunto assai importante in un’opera come Werther.
    Il tenore mi è parso a suo agio nelle zone di diffusa cantabilità (ottimo il suo incipit nel primo atto), ma poi si perde un po’ nelle lunghe frasi legate dei monologhi del secondo atto, nonchè nelle impennate drammatiche del terzo, stentando a trovare l’accento e il fraseggio di un autentico Werther; così come la Garcia – di bella figura scenica – pur nell’omogeneità dei registri non trova mai la zampata del leone per ravvivare un po’ la correttezza borghese della sua Charlotte. Credo che siano stati condizionati entrambi – come il resto del cat – dall’impaccio scenico di una regia troppo “ingessata”, anche se didascalicamente ineccepibile; oltre che dall’eccessivo clangore con cui la direzione enfatizza certi momenti orchestrali rischiando di compromettere l’equilibtio voci-orchestra.
    Tuttavia, un Werther che, pur senza aggiungere nulla di nuovo al già detto, si inserisce onorevolmente nel solco di un buon professionismo.
    Peccato che – a differenza del Don Giovanni – il teatro denunciasse paurosi vuoti di pubblico, almeno nelle sfere “alte” 🙂 che io sono consueto a frequentare.
    Un caro saluto a Paolo

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    • Amfortas 4 dicembre 2015 alle 5:25 pm

      Fabrizio, ciao. Mi fa piacere leggere che Spadaccini abbia migliorato la sua prestazione, seppure restando nei limiti della sufficienza. Quanto alla Garcia, l’ho ascoltata alla generale e, a parte un vibratino stretto che spuntava ogni tanto, condivido il tuo parere di una generale correttezza.
      Per quanto riguarda la regia – in questo caso abbastanza riuscita, Ciabatti è bravo – credo che io e te dovremmo scordarci per un po’ qualche allestimento innovativo (che, lo sappiamo, non vuol dire bello) perché la linea del sovrintendente non lo prevede.
      Il discorso del pubblico è piuttosto complesso, sarebbe bello capire se la notevole promozione di cui ha goduto il Don Giovanni abbia inciso sulle presenze in sala. Per certo Werther non è stato sotenuto allo stesso modo, non so per quali motivi.
      Ciao e grazie!

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  8. Giulio 4 dicembre 2015 alle 9:18 pm

    Ciao Paolo, ti scrivo solo per dirti che non mi è piaciuto il mio primo atto, perché avrei dovuto “aprire” con un presagio di morte (il vetturino o domestico con le pistole inquadrato dentro la luce di una porta) per mettere lo spettatore dinanzi alle ultime epistole… e lasciare solo il cielo e nessun elemento naturalistico. Quanto vorrei poter lavorare negli spazi vuoti, con solo qualche oggetto di scena e le luci, ma la storia del teatro anglosassone è un’altra storia!. Per fortuna gli atti andavano in crescere e l’ultimo è quello che più ho amato. Meno tradizionale, come diresti tu, tenendo ben legati insieme drammaturgia e concezione della scena, cosa che non è facile da ottenere. Ti ringrazio di tutte le tue attestazioni e della tua attenzione nei miei confronti. A presto, Giulio.

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    • Amfortas 4 dicembre 2015 alle 9:43 pm

      Giulio, ciao. Sai bene che la mia stima nei tuoi confronti è genuina e ormai ha…una certa età 🙂
      Se mi dici che avresti dovuto aprire con un presagio di morte io mi fido perché sono certo che tu ci abbia pensato bene, e sono altrettanto sicuro che la “tua” concezione di teatro sia fondamentalmente portata verso un linguaggio più scarno. Resta il fatto che una regia teatrale NON è solo quello che vediamo in scena, ci sono tanti risvolti – economici, caratteriali, contingenti – che il pubblico e i critici più o meno seri non prendono in considerazione. Spesso non se ne ha conoscenza, altre volte, invece, prevale la necessità di scrivere di quello che si vede senza troppi equilibrismi dialettici. So che capisci quello che voglio dire.
      Consentimi solo di dire che mi riempie di orgoglio sapere che consideri tu stesso l’ultimo atto quello più riuscito, perchè come sai è proprio quello che ho scritto io nella recensione. E, da non sottovalutare, l’ho scritto per primo a poche ore dalla fine dello spettacolo. Scusami la puntualizzazione che, ovviamente, non è certo per te, ma per coloro (tanti) che vengono qui o sul sito del Piccolo, “traggono ispirazione” dai miei testi e poi fanno il loro mesto compitino con il culo già coperto. Amen.
      Ciao e grazie per il tuo intervento, a presto 🙂

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