Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Mensili: gennaio 2016

Norma di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste: trionfo di Marina Rebeka

Sapete che non sono facile agli entusiasmi, ma davvero ieri è stata una serata grandiosa.
Per Marina Rebeka e tutta la compagni artistica, certo, ma anche per Trieste e il Teatro Verdi.
Qui, su La Classica Nota, la mia recensione della bellissima Norma di ieri sera.AlbNorma

Un saluto a tutti, vi aspetto per i commenti e, se potete e vi pare il caso, condividete l’articolo tramite i social.

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Recensione sbalordita di Stiffelio di Giuseppe Verdi al Teatro La Fenice: regia?

Oggi è una giornata importante perché finalmente posso dare testimonianza indiscutibile della situazione terribile dei gabbiani assassini nell’orrida Venezia.
Questa mattina ho scaricato un paio di foto che ho scattato ieri e…guardate un po’! Credo che le parole non servano. L’orrore (strasmile).Monster
Ma passiamo alle cose meno serie. Leggi il resto dell’articolo

#normaproject: Intervista a Fabrizio Maria Carminati, direttore di Norma di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste

Fabrizio Maria Carminati alle prova - foto di Fabio ParenzanOrmai manca meno di una settimana alla prima di Norma, perciò ho pensato di disturbare Fabrizio Maria Carminati, che sarà sul podio dell’Orchestra del Verdi, per fargli qualche domanda.
Trovate tutto qui, su La classica nota.
E attenzione, domani torno a Venezia dopo un po’ di tempo per lo Stiffelio di Verdi.
Pensatemi in lotta con i gabbiani assassini mascherati… (strasmile)

Norma di Vincenzo Bellini a Trieste: la protagonista occulta e i lupi mannari per il #normaproject

Da un particolare punto di vista, uno dei personaggi principali della Norma di Bellini entra in scena quasi di soppiatto.

Marina Rebeka

Marina Rebeka

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Norma di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste: parte il #normaproject

Norma al Teatro Verdi di Trieste, dal 29 gennaio al 6 febbraio.
No, dico, Norma, cioè uno dei monumenti della musica lirica. Profferisti un nome che il cor m’agghiaccia dice Pollione nel libretto di Felice Romani.
E Norma è, in effetti, opera da far accapponare la pelle, soprattutto per la parte da soprano della protagonista ma anche per il tenore, che si gioca tutto nell’aria e nella cabaletta iniziale cantate a freddo. O per l’interprete di Adalgisa (mezzosoprano), la cui tessitura vocale è tipicamente anfibia e galleggia tra acuti da soprano e gravi profondi.
Il basso (Oroveso) è meno impegnato ma deve essere autorevole nell’accento senza scadere in inappropriate forzature stilistiche.normats
Anche il coro ha una funzione importante e ovviamente, centrale è l’operato del direttore d’orchestra.
Insomma ci sta tutto un piccolo progetto dedicato a quest’opera di Vincenzo Bellini e io – che sono diabolico – ho ben pensato di chiamarlo #normaproject, scimmiottando mestamente il bel lavoro che fece l’ufficio stampa del teatro per l’opera che ha aperto la stagione e cioè il Don Giovanni.
Cosa prevede #normaproject? Niente di troppo diverso dalla consueta divulgazione semiseria dell’opera lirica che propino di solito ai miei happy few, solo che dividerò le mie tristi iniziative tra questo blog, La classica nota e il mio account Twitter. Pillole di Norma in random, diciamo, senza regole o scadenze temporali per arrivare tutti – me compreso – più preparati alla prima del 29 gennaio.
Ci sarà l’uso criminale del libretto, ovviamente, nel senso che abbinerò qualche immagine invereconda ai versi di Romani e so che non me lo perdonerete. Probabilmente qualche intervista ai protagonisti e altre buffonate tipo questa che scrissi qualche anno fa e che ripropongo oggi, tanto per rompere il ghiaccio.
La recensione della prima alla Scala nel 1831, alla quale – forse non lo sapevate – sono stato presente. Leggi il resto dell’articolo

La scomparsa di Pierre Boulez.

E anche Pierre Boulez, direttore (e compositore) tra i più grandi del Novecento e non solo, non c’è più.
Se n’è andato in pianissimo, a novant’anni, al contrario di quel fortissimo che ha sempre segnato le sue performance musicali rivoluzionarie e rivelatorie che costringevano l’ascoltatore a rimettersi in gioco, a riscoprire pagine musicali che ormai dava per scontate.

Pierre Boulez

Pierre Boulez

Chi scrive ricorda ancora quando, tanti anni fa, ascoltò per la prima volta il suo Ring – quello del Centenario, con la regia palese di Patrice Chéreau e quella occulta di George Bernard Shaw – e ne rimase addirittura sconvolto, quasi arrabbiato. Gli Dei non pativano un crepuscolo ma subivano – pensavo – un oltraggio ancora maggiore: erano smitizzati. Eppure, forse, aveva ragione lui. C’era più vera grandezza nell’interpretazione scarna di Boulez che nella facile retorica di altri pur grandissimi direttori.
Quegli Dei uscivano rinnovati, meno lontani e più umani.
Gli Artisti, quelli veri, hanno questa capacità straordinaria di farci pensare, di insinuare il dubbio nelle nostre certezze, e Boulez ha seminato di dubbi la mia vita di modesto ascoltatore e di umile critico musicale.
In questo momento sono commosso e mi è difficile non cadere nella trappola della retorica, ma so che sarebbe il peggior modo di ricordare questo immenso Artista.
Perciò dopo l’accenno wagneriano non scriverò, lo faranno certamente altri migliori di me, il consueto catalogo di sue incisioni che hanno fatto la Storia dell’interpretazione musicale.
Oggi mi sento piccolo e mi limito a ringraziarlo certo per la sua Arte ma soprattutto per aver contribuito a farmi crescere come uomo, facendomi dubitare delle mie certezze.
Riposi in pace.

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