Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Luisa Miller di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: le cose da sapere, vomito compreso.

Ovviamente una piccola guida, anche molto sintetica, all’ascolto di Luisa Miller di Giuseppe Verdi non si può esaurire in un singolo post ma, in omaggio alla consueta tradizione della divulgazione semiseria mi cimento ugualmente nell’impresa, poiché venerdì 4 marzo ci sarà la prima al Teatro Verdi di Trieste.
Siamo nel 1849, e tra Verdi e il management del Teatro San Carlo di Napoli i rapporti erano piuttosto tesi per tanti motivi in cui non mi addentro. M’interessa però sottolineare una circostanza che alle prolusioni più o meno serie (e qui siamo nel secondo caso) non è mai messa in evidenza. Verdi era venale, accidenti se lo era! Forse amò e pianse per tutti come vuole la più bieca agiografia e retorica, ma di sicuro era attaccato al denaro in modo notevole. Transeat.800px-Partition_Luisa_Miller
Ormai gli anni di galera sono alla fine e Luisa Miller, pur rientrando in quel periodo dal punto di vista cronologico, ne è invece assai lontana da quello artistico. È opera che guarda avanti e vi si riconoscono, neanche troppo nascoste, le suggestioni del Verdi più maturo e popolare. Non a caso Abramo Basevi, critico e musicologo, già nel 1859 nel suo Studio sulle opere di Giuseppe Verdi indicava Luisa Miller come “lavoro della seconda maniera” del compositore.
Il libretto fu tratto da un dramma di Friedrich Schiller (Kabale und Liebe) e Salvatore Cammarano – che per Verdi aveva già scritto Alzira e La battaglia di Legnano, oltre che per numerosi lavori di Donizetti – ebbe un’influenza inusitata sulla stesura e la riduzione teatrale definitiva. Addirittura il poeta rischiò la galera a causa della strettissima censura borbonica.

Achille De Bassini

Achille De Bassini

Dal lato drammaturgico la vicenda punta sul conflitto generazionale tra padri e figli, che è uno degli argomenti più frequentati da Verdi. Lo sfondo più schiettamente politico della trama è notevolmente annacquato per le dette ragioni di opportunità censorie.
Dal punto di vista musicale la novità più eclatante si osserva già dall’Ouverture, che è davvero una delle più belle scritte da Verdi e ci porta subito nel clima di torbida e fosca tragedia dell’opera esaltandone il carattere cupo e tetro.
È interessante pure notare come Verdi gestisce le varie atmosfere che vanno dall’idillio pastorale dell’inizio – con una scrittura musicale che avrebbe potuto essere di Bellini o Donizetti – sino al tragico finale, passando attraverso aperture melodiche di bellezza rara. La famosa aria “Quando le sere al placido” ne è testimonianza (qui sotto un Pavarotti spettacolare, grandioso anche nella seguente cabaletta L’ara o l’avello ).

Tra i personaggi quello più complesso da restituire mi sembra proprio la protagonista Luisa, che ha un’evoluzione psicologica importante nel corso dell’opera.
Il tenore è il “solito” giovanotto casinista, tutto fuoco, fiamme, giuramenti e spade sguainate. Parte assai difficile anche questa, peraltro, che galleggia su una tessitura scomoda e piuttosto alta.
Il baritono è invece il classico “padre verdiano” e ha tratti drammaturgici già evidenti di Rigoletto, anche nella vocalità.
Difficili anche i ruoli dei due bassi profondi, tra il Conte di Walter e Wurm c’è un duetto nella terza scena del secondo atto che è lo snodo fondamentale della vicenda. Impegnativa, ma limitata e forse per questo più insidiosa, la parte della Duchessa Federica, mezzosoprano.
Qualche curiosità sugli interpreti, tratte dal lavoro di Francesco Regli il quale scrisse questo libro dal titolo sintetico: Dizionario biografico dei più celebri poeti ed artisti melodrammatici, tragici e comici, maestri, concertisti, coreografi, mimi, ballerini, scenografi, giornalisti, impresari, ecc. ecc. che fiorirono in Italia dal 1800 al 1860.
Il primo Miller fu il celebre baritono Achille De Bassini, per il quale il sempre sobrio e asciutto Regli usò queste modeste parole:

Tutti i Teatri che calcò in Italia il De Bassini, furono per esso arena di trionfi, e così all’estero. Il De Bassini viene annoverato fra le melodrammatiche Celebrità d’Italia, ed a buon diritto. Onorò sempre l’Arte in modo eminente, e la stampa non esagerò, appellandolo il secondo Ronconi (nota di Amfortas:Giorgio Ronconi, baritono mitico). Piacente della persona, attore non meno che cantante, fruisce della generale approvazione e dell’universale simpatia. Con un gesto, uno sguardo, uno slancio di voce inaspettato ed opportuno, rapisce una platea, un intero Pubblico.

Rodolfo fu alla prima il tenore Settimio Malvezzi, del quale sempre il Regli dice, tra le altre cose:

Illustrazione che ritrae Settimio Malvezzi nella celebre frase "Ah, mi tradia"

Illustrazione che ritrae Settimio Malvezzi nella celebre frase “Ah, mi tradia”

La sua fama era stabilita sia per la qualità della voce, più presto unica che rara da commuovere, intenerire e quasi inebbriare l’animo degli ascoltanti d’ineffabile dolcezza, sia pel cantar suo semplice, melodioso e al tutto dicevole della musica nostra.

Marietta Gazzaniga

Marietta Gazzaniga

Chiudo con il soprano, la famosa Marietta Gazzaniga (la prima Lina nello Stiffelio, a Trieste nel 1850), che oltre a cantare benissimo ebbe la sventura, poverina, di perdere il marito il quale (cito ancora dal Regli):

come fiore dallo stelo fu da atrocissimo morbo diviso a un tratto di vita all’Avana. Ripetuti attacchi di una gravissima complicazione di vaiuolo, accompagnata da vomito nero, ne sono stati la causa.

E con questa bella immagine, ricca di positività e di speranza vi do appuntamento alla recensione della prima, su La classica nota (strasmile).

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