Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Luisa Miller di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: abbiamo visto di meglio, diciamo.

Dopo che ho pubblicato la recensione, un comunicato del Teatro Verdi ha annunciato la sostituzione del tenore Gustavo Porta. Decisione saggia.

Insomma, dopo la trionfale Norma di poche settimane fa, ieri non è andata benissimo…
M6

Ne parlo diffusamente qui, su La classica nota.
Attendo, se vorrete, i vostri commenti.

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14 risposte a “Luisa Miller di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: abbiamo visto di meglio, diciamo.

  1. Heldentenor 5 marzo 2016 alle 7:23 pm

    Dopo la bella Norma, purtroppo siamo tornati nella norma….loggione semivuoto, as usual alle prime. L’allestimento di Krief di Parma l’ho visto su Sky due settimane fa, ma cantavano Nucci, la Cedolins e Alvarez (Marcelo). Bruttarello, ma non era come hai detto tu, la cosa peggiore.Hanno protestato Porta ? Non dovevano neanche farlo cantare, è stato indescrivibile, e alla fine noi loggionisti duri e puri l’abbiamo anche buato a lungo e convintamente. Peccato non avere un fucile. Le due signore al contrario mi sono molto piaciute, anche se durante “Tu puniscimi o signore” una vecchia si è messa a ravanare nella borsa , cosa c…o cercava, come ben disse il Presidente della SdC prima di Winterreise. Comelli e Polinelli mi sembrano un pò acerbi, ma in confronto al tenore …….. Al momento mi sembra una stagione di alti (pochi) e bassi (troppi). Coro e orchestra sempre bene, ma il loggionista aspetta i cantanti. possibile che nessuno vada in giro per concorsi a sentire voci nuove da far cantare qui, ce ne sono , basta cercare. Mi sono consolato ascoltando il buon vecchio Lucianone, che in questa parte era sublime,

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    • Amfortas 6 marzo 2016 alle 5:15 pm

      Heldentenor, ciao. A parte le fucilate sono d’accordo col tuo intervento 🙂
      Luciano Ganci stasera renderà giustizia alla parte di Rodolfo? Chissà…io non lo caricherei di troppe responsabilità, comunque. E lasciamo perdere l’immenso Pava.
      La Luisa Miller che nomini io la vidi al Regio, il DVD non è proprio quello che si sentì in teatro ma è *abbastanza* fedele. Ricordo che alla fine di Quando le sere al placido qualcuno chiosò: “Sufficiente” e venne abbondantemente fanculizzato da tutti 🙂
      Sono stato sorpreso dalla bravura di Saioa che deve aver studiato molto la parte, le mie previsioni non erano proprio rosee e invece mi sono ricreduto con grande piacere.
      Ciao e grazie!
      Per quanto riguarda

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  2. Pier 6 marzo 2016 alle 5:58 pm

    Caro Paolo,
    anche questa volta ho visto la prima.. dei secondi, in un loggione spaventosamente vuoto (ma neanche la platea era piena). Pienamente d’accordo sulle tue considerazioni generali. Per i costumi più che altro la relativa modernizzazione rende meno credibile la potestà autoritaria del conte di Walter e il contesto in cui è inserita la storia. Un conte Walter comunque (il basso M. Ryssov) pienamente nella parte e con adeguate capacità canore, a mio modesto parere. Giustamente applaudito a scena aperta. Brava anche la S. Kybalova nella parte di Luisa (omaggiata anche lei). Entrambi.. hanno prevalso sul clangore dell’orchestra. Purtroppo non così il tenorino M. Chotabayev, partito decisamente in sordina e (forse) poi riscattatosi con “Quando le sere al placido” e poi, mi pare, in crescendo (sì, però la prossima volta Pavarotti lo ascolterò dopo!). Forse sbaglio (io loggionista “de campanele”) nel giudicare un tenore un po’ troppo dal volume, ma come Diogene ne sto cercando ancora uno che si senta (o che canti un po’ più sul proscenio). Scusa se abbasso il livello tecnico dei commenti. Per i restanti, bene Ninon Dann (Federica) e Y Matsufuji (Laura) mentre il baritono che interpreta Miller senjor non mi è piaciuto, oltre ad essere scenicamente statico (non so il nome perchè è stato il sostituto dell’ultimo momento, e questo va forse a sua discolpa). Per concludere, non sarei così critico con In Sung Sim (l’unico in comune dei cast) che ho apprezzato musicalmente e scenicamente (e che, manicheismi a parte, interpretava bene un Wurm proprio cattivo cattivo). Bene ad esempio nel duetto con il conte Walter.
    Alla prossima.

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    • Amfortas 7 marzo 2016 alle 9:19 am

      Pier, ciao. Sempre graditi i tuoi interventi. Questo allestimento non è né carne né pesce, ed è il suo difetto maggiore insieme alle ridicole indicazioni di regia per il coro all’inizio. Solo chi era alla prima può capire l’orrore dei dimenamenti del povero Gustavo Porta.
      Sono contento per Ryssov, che è un buon professionista che raramente delude nel suo rango di prestazioni appropriate. È l’unico che abbassa il livello sono io, che sono più de Campanele di te 😉 E dai retta, i tenori spesso è meglio non sentirli!
      Ciao e grazie.

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  3. SERGIO SESTOLLA 6 marzo 2016 alle 10:36 pm

    Come? come? . . . Durante la rappresentazione “una vecchia si è messa a ravanare nella borsa , cosa c…o cercava, come ben disse il Presidente della SdC prima di Winterreise”, scrive Heldentenor: ma cosa cercasse, e poi di conseguenza facesse. io lo so per avere già conosciuto quella “vecchia” che in genere frequenta quasi tutti gli spettacoli di lirica e sinfonici.

    BACH E I MESSAGGINI

    No, questa qui è troppo! . . . Mentre che
    si esegue in concerto una Cantata
    di Bach una signora avanti a me,
    aperta la borsetta, con zampata,

    leggera in vero, il telefonino
    afferra senza circospezione,
    e inizia a digitare un messaggino:
    per lei la Cantata è una canzone.

    Elaborano flauti e violini
    disperate bachiane progressioni,
    la musica va al Cielo e i cherubini
    ascoltano rapiti i dolci suoni.

    Non conto quasi niente io, perciò
    se del fatto soltanto un po’ mi rodo
    certo di più s’incazza Dio, lo so,
    con chi il Suo Bach ascolta in quel modo.

    (Sergio Sestolla)

    Come al solito, scusa, Amfortas, i miei interventi estemporanei, e solo per incidens connessi ai tuoi post e relativi commenti. Certo che sarebbe interessante, per come hai accennato nel post sulla Winterreisse, sfruttare l’idea di scrivere da parte tua un saggio sulla “Fenomenologia dello spettatore teatrale”: pure Eco ne sarebbe contento. Buona serata.

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    • Amfortas 7 marzo 2016 alle 9:29 am

      SERGIO SESTOLLA, ciao. Sì, la vecchina è onnipresente a tutte le latitudini, magari è sempre la stessa e ha il dono dell’ubiquità, chissà.
      A me, l’ultima volta che l’ho vista, si è manifestata a due file di distanza ed ha aspettato l’inizio della Ouverture per chiamare col cellulare la figlia per dirle che la stava chiamando col cellulare da teatro e che stava per cominciare lo spettacolo, anzi mentre le stava parlando era già cominciato e che perciò doveva parlare piano per dirle che stava chiamando dal cellulare, in teatro, e che lo spettacolo stava per cominciare e anzi era già cominciato. Surreale, ma vero. Secondo me “la vecchina” in realtà non esiste, è una leggenda metropolitana come la donna vestita di nero che ti compare prima di una curva per dirti di andare piano, oppure come quella fandonia del popolo che elegge i suoi rappresentanti. Leggende metropolitane, appunto, perpetuate dai racconti di molti disagiati dalla sfera emotiva instabile.
      Ciao e grazie 😉

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  4. Heldentenor 6 marzo 2016 alle 11:17 pm

    Mi dicono che Ganci ha ben cantato nella pomeridiana, credo che tornerò a sentirlo. Sei sicuro di non essere parente del maestro del coro ? Tu e Fogliazza sembrate gemelli .

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    • Amfortas 7 marzo 2016 alle 9:32 am

      Heldentenor, riciao. Luciano Ganci ha cantato bene? Mi fa piacere per lui che è pure un simpaticone. Forse mando un redattore di OC in missione speciale ad ascoltarlo, vedremo.
      Davvero Fogliazza è così brutto da assomigliarmi? Povero, mi dispiace.
      Ciao 😉

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  5. petrossi 6 marzo 2016 alle 11:59 pm

    Nella domenicale il loggione aveva sì diversi posti liberi, ma non mi sembrava poi così vuoto.
    La sostituzione del tenore è stata apprezzata da pubblico, che ha calorosamente applaudito ‘quando le sere al placido’.
    Ho avuto la sensazione che – specialmente all’inizio – l’orchestra corresse più del coro e dei cantanti. Wurm è proprio quello che dice il nome – in tedesco – un verme!… e come tale mi pare ben reso.
    Applausi e ‘bravo!’ alla conclusione, per un’edizione soddisfacente: di 26 anni fa ricordo un’edizione che mi aveva lasciato più freddo, anche per colpa dei miei amici che vicino a me – eravamo in un palco – approfittavano della lunghezza delle morti per disquisire sulle armi del delitto nel melodramma, distraendomi.
    Allora un gruppo di austriaci arrivati in corriera a Trieste aveva però applaudito e lanciato dal loggione bigliettini non so se tricolori o bicolori… mi sono mancati.

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    • Amfortas 7 marzo 2016 alle 9:38 am

      Furio, ciao. Grazie della testimonianza che mi conforta, il Verdi ha bisogno di calore e successo. Quella delle armi nel melodramma è una bella discussione, se ne potrebbe – avendo voglia – ricavare un bel post. Conosco gente che ha scritto la tesi durante il terzo atto del Tristan e, del resto, Rossini diceva che il giorno più lungo della sua vita l’aveva passato durante il quarto d’ora della Ouverture del Lohengrin. Aveva proprio ragione Einstein, il tempo è relativo.
      Ciao e grazie 😉

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  6. fadecas12 9 marzo 2016 alle 6:33 pm

    Caro Paolo, in base alla recita vista ieri (martedì 8) al tuo posto sarei un po’ più generoso nel complesso di questa produzione. Premetto che sono di parte, in quanto sentivo fortemente la mancanza di Luisa Miller dal cartellone del Verdi; 26 anni sono veramente troppi per un titolo che si colloca non a grande distanza da quelli verdiani più popolari, anche se le incongruenze della programmazione del Verdi ci hanno abituato a ben altre lacune su titoli vistosamente importanti (per ripetermi l’ennesima volta: Favorita manca dal ’65, Elektra dal ’78, Forza del destino dall’88 … può bastare!); e quindi credo che l’impegno abbia lasciato una traccia, spero non a me soltanto!
    Nel merito, lo spettacolo è sicuramente ondivago, anche se, a mio parere l’assenza di una valida conduzione registica è stata compensata da suggestive intuizioni sceniche, specie nelle parti ambientate nelle sale dei “cattivi”; nell’insieme, non calcherei l’accento in negativo su questo allestimento rispetto a quelli che lo hanno preceduto in questa stagione, che finora non ha brillato per proposte originali sul piano spettacolare.
    Invece, sul palcoscenico abbiamo avuto a mio parere un’ottima protagonista, la Hernàndez sarà perfettibile nelle agilità ma ha uno spiccato dominio della parola scenica, così come un’emissione luminosa e piena senza cedimenti, e modula il suo ruolo con grande proprietà. Purtroppo ho sentito un po’ in affanno Luciano Ganci, anche se ieri sera è stato il più premiato dagli applausi del pubblico, che ne ha apprezzato le ottime intenzioni anche nella modulazione del fraseggio nell’aria difficilissima che gli è riservata, e mi è parso un po’ inadeguato, come hai scritto, Ilya Silchukov negli accenti più eroici che Miller dovrebbe trovare nella prima parte dell’opera, mentre ha trovato accenti morbidi e patetici nell’atto finale.
    A proposito del quale mi viene da fare una considerazione: l’abitudine invalsa di condensare i tempi operistici omettendo gli intervalli fra un atto e l’altro produce talvolta degli esiti assai discutibili. In questo caso, il concentrare senza soluzione di continuità il secondo ed il terzo atto, oltre ad affaticare visibilmente i cantanti ( e credo che il tenore, di gran lunga più esposto in questa parte dell’opera, sia quello che ieri ne ha risentito più visibilmente), non consente lo stacco necessario a evidenziare il netto balzo in avanti nella drammaturgia che nell’ultimo atto Verdi effettua in quest’opera, creando un clima di intimismo e di concentrazione drammatica che è già, a tutti gli effetti, delle opere della trilogia. Almeno questo è il mio parere … scusa la prolissità e tanti auguri
    Fabrizio

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    • Amfortas 9 marzo 2016 alle 6:51 pm

      Fabrizio, ciao. Come ho scritto nella recensione io dell’allestimento non ho apprezzato l’eccessivo stacco tra buoni e cattivi. Per esempio la figura di Walter avrebbe potuto essere più approfondita e vale anche per Wurm. Per me sono caratteri più sfumati e meno monolitici, questo intendo. Sono sostanzialmente d’accordo sulla brava Hernandez mentre anch’io ho raccolto qualche parere non troppo lusinghiero su Luciano Ganci, che purtroppo non ho sentito, come non ho ascoltato neanche il tuo baritono, perché alla prima è stato sostituito da Polinelli.
      In generale credo, ma posso sbagliarmi, che tutta la prima recita sia stata condizionata dalla prestazione scarsa di Porta, che davvero è stato imbarazzante.
      Poi, ovviamente, ero ben felice di riascoltare Luisa Miller al Verdi. Il fatto è che queste opere del Verdi non ancora maturo necessitano di interpreti (direttore compreso) di spicco: Giovanna scaligera insegna, in questo senso. Completamente d’accordo sugli intervalli, invece, ci mancherebbe. E in ogni caso il terzo atto è quello di un grande Verdi.
      Ciao e grazie per il tuo intervento, come sempre puntuale e interessante.

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  7. fausta68 7 aprile 2016 alle 5:21 pm

    Peccato perchè la Luisa Miller è una buona opera ma va realizzata bene….
    A proposito della vecchina mi è capitato di vedere – ad uno spettacolo di prosa – una signora che faceva le parole incrociate…

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    • Amfortas 8 aprile 2016 alle 8:50 am

      Fausta, ciao. Poi le repliche della Luisa Miller, con la sostituzione del tenore, sono andate un po’ meglio, fermo restando che alcune criticità si sono manifestate comunque.
      Il cd te lo consiglio, soprattutto se hai un minimo di dimestichezza con la musica da camera.
      Ciao e grazie!

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