Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La Bohème di Puccini vince sempre, anche al Teatro Verdi di Trieste.

Ne parlo diffusamente qui, su La Classica Nota che – a giudicare dalle mail che mi arrivano (insulti, ovvio!) – è piuttosto seguita.
Insomma, anche ieri si è ripetuto il miracolo della Bohème che è una di quelle opere che non tradiscono mai le attese emozionali degli spettatori. Magari sarebbe bene – ma so di essere in minoranza – rinunciare a qualche produzione di Bohème e provare con qualche titolo meno noto. Ma non sembra essere questa la policy dell’attuale management del Teatro Verdi che ha scelto diversamente. Vedremo che succede la prossima stagione ma le indiscrezioni sono piuttosto chiare: non si cambia rotta (però ci dovrebbe essere un Tristan, che è già una cosa).
La nuova stagione dovrebbe essere presentata entro pochissime settimane, ne parleremo ampiamente.
Io intanto vi allieto (ehm…) con un mio portfolio sul tema “Trieste e i suoi poeti”: ho scelto Umberto Saba, chi capisce il percorso narrativo vince non una bambolina bensì un caffè in mia compagnia.
Ammesso che sia un premio, ovvio (strasmile).

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14 risposte a “La Bohème di Puccini vince sempre, anche al Teatro Verdi di Trieste.

  1. Heldentenor 14 maggio 2016 alle 4:04 pm

    Certo che , stante il fatto che Rame Lahaj è albanese, Lana Kos di Zagabria,la Fajtova ceca, Saric di Sarajevo, è indubbio che l’opera italiana sia apprezzata, studiata e amata più all’estero che da noi, cosiddetta culla del melodramma. Boheme fresca e accattivante nelle scene e costumi, tradizionalissimi, e penso con raccapriccio all’orrenda edizione di Michieletto di due o tre anni fa a Salzburg con Annona Netrebko e Beczala, tra macerie e cassonetti dell’immondizia con ridicoli costumi. Lahai ogni tanto stonicchia e sbaglia le doppie, ma la voce c’è. La Kos e Rosiello molto bravi. Balsadonna pesta a momenti con volumi di suono eccessivi, ma nel complesso si ascolta.Discreta presenza di pubblico in loggione, non il pienone ma più del solito e applausi per tutti. E’ piaciuta la povera Boheme. A proposito di albanesi canterini l’altra volta (2012) aveva cantato Gezim Myshketa, molto bravo, che sta facendo una brillante carriera in giro. Che il Verdi porti bene ? Resto dell’opinione che sei il fratello gemello separato alla nascita di Fogliazza….hahahaha.

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    • Amfortas 15 maggio 2016 alle 9:47 am

      Heldentenor, ciao.
      Myshketa mi pare fosse venuto a Trieste anche prima di quella Bohème, o mi sbaglio? Boh.
      Credo che questa produzione migliorerà nelle prossime recite, ho avuto la sensazione che avessero provato pochino.
      E non insultare Fogliazza, povero.
      Ciao 🙂

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  2. dragoval 15 maggio 2016 alle 4:34 pm

    Trieste
    Ho attraversata tutta la città.
    Poi ho salita un’erta,
    popolosa in principio, in là deserta,
    chiusa da un muricciolo:
    un cantuccio in cui solo
    siedo; e mi pare che dove esso termina
    termini la città.

    Trieste ha una scontrosa
    grazia. Se piace,
    è come un ragazzaccio aspro e vorace,
    con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
    per regalare un fiore;
    come un amore
    con gelosia.
    Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
    scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
    o alla collina cui, sulla sassosa
    cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.

    Intorno
    circola ad ogni cosa
    un’aria strana, un’aria tormentosa,
    l’aria natia.
    La mia città che in ogni parte è viva,
    ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
    pensosa e schiva.

    Una delle poesie che più amo di uno dei poeti che più amo. Una lirica pervasa -ispirata- dal genius loci come poche altre.Insolito vederetrovare Saba accanto a Puccini, direi quasi inaspettatamente commovente.
    La terza immagine è meravigliosamente appropriata, come pure lo è,
    – fuori contesto- la metafora di Hamilton e Rosberg.

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    • Amfortas 15 maggio 2016 alle 5:37 pm

      dragoval, ciao. Grazie del bellissimo commento 🙂
      Se ci pensi l’accostamento – casuale, ti dirò – tra Saba e Puccini non è poi così peregrino: entrambi sono anche cantori della poetica delle piccole cose e della realtà quotidiana. Per la terza immagine devo ringraziare mio nipote, che mi ha prestato le mani :-), mentre perciò che riguarda la veloce metafora di F1, la sinistra italiana me l’ha servita su di un piatto d’argento. Chissà, forse già alle prossime comunali di giugno riusciremo a ridare alla destra Trieste. Molti (di sinistra, dico) si sono impegnati parecchio in questo autolesionistico giochetto.
      Ciao e grazie!

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  3. petrossi 16 maggio 2016 alle 8:55 am

    Mi riconfermo dell’idea che le donne sono dure di cuore: come! dopo il finale dell’opera nessuna loggionista con il trucco fuori posto! eppure di tirate di naso ne abbiamo sentite tante… La critica da te fatta e i commenti successivi colgono nel segno e poco o nulla c’è da aggiungere. Ormai in Loggione si è in trepida attesa non della Bat-operetta ma della nuova stagione. Sembra una stagione che accontenterà le due anime ancora presenti quassù delle verdiane e delle wagneriane, con polemiche peraltro che non raggiungono più l’intensità di quelle dentro il PD. Si mormora di un Rigoletto – di cui se ne ricorda uno a Trieste con Gobbi, rappresentazione che non mi consta sia avvenuta (Falstaff e Boccanegra sì, attorno ai ’60) -, ma il Tristano è orma dato per certo. Del Tristano ricordo un’Isottona rotolarsi nei prati molti anni fa. Ohimé niente russi, sembrerebbe, e niente ‘900, in queste pagine promosso con fervore. Comunque, ‘Fedeli nei secoli(?)’!

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    • petrossi 16 maggio 2016 alle 9:47 am

      P.S. Una nota sulla regia, ho trovato la scena del secondo quadro piuttosto affollata, per cui la relazione tra i giovani, che dovrebbe risaltare rispetto lo sfondo, risulta indebolita, in quanto bisogna andare a cercare da dove provenga la voce e verso chi e a chi si rivolga, su questo comunque la mia compagna non concorda…

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      • Amfortas 16 maggio 2016 alle 4:49 pm

        Furio, ciao. Su questa Bohème c’è poco da aggiungere, direi. Però ti dirò francamente che la probabile Tosca dell’anno prossimo, quasi sicuramente con allestimento tradizionale e interpreti non straordinari, me la eviterei, e vale anche per il Rigoletto. Purtroppo non bastano un Tristan o un Flauto Magico per rendere una stagione interessante, almeno a mio parere. Ti chiedo: ma una Kabanova – come stanno facendo a Lubiana in questi giorni – è chiedere troppo? Non voglio insegnare nulla a nessuno, ma una coproduzione con Lubiana o Fiume è stata esplorata? Boh, chissà, forse sì e non ne sappiamo niente.
        Tu dici del secondo atto, mentre io – almeno alla prima – mi sono sbellicato a vedere la neve nel terzo quadro, che cadeva in modo innaturale e i cui fiocchi sembravano lenzuola. È scritto nel libretto, però. Vedo altri teatri che osano un po’, forse sarebbe il caso di provare a fare qualcosa di diverso anche a Trieste.
        Quando vedo Michieletto lo convinco a tornare a TS, vitto e alloggio sono gratis.
        Ciao 😉

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  4. Heldentenor 16 maggio 2016 alle 5:50 pm

    No , Michieletto no……….hahahahahah!!!!!!!!!!!!

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  5. Fabio Dorigo 17 maggio 2016 alle 8:21 am

    Tra le cifre distintive del Teatro Verdi c’era la proposta di almeno un titolo raro e dimenticato per ogni stagione (penso a Smareglia, a Respighi e molti altri).
    “Oggi non siamo più in grado di farlo. E’ prioritario recuperare una grossa fetta del pubblico che ci ha lasciato. Lei pensi che una rarità come Das Liebesverbot (Il divieto di amare) di Wagner qui ha avuto una media di spettatori di 707 per ogni rappresentazione su 1325 posti disponibili. Vorrei mettere in scena la Katia Kabanova di Janacek nella suggestiva produzione di Robert Carsen, ma sono sicuro che un titolo del genere, all’interno di una stagione di abbonamenti, non incita le persone ad abbonarsi: non conoscono l’opera, non ci sono arie famose, il pubblico è meno attento o meno raffinato. Quest’anno nei primi quattro titoli della stagione, abbiamo incementato del 15 % la media degli spettatori a recita con dei picchi di tutto esaurito, solo il Werther ha avuto una media di 750 spettatori a recita (ndr: le altre erano Don Giovanni, Elisir e Norma). Pur con arie tenorili arcinote e popolari l’opera di Massenet ha esercitato una scarsa attrattiva sui non abbonati”.

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    • Fabio Dorigo 17 maggio 2016 alle 8:25 am

      Non ti resta che andare a Torino per la Kabanova di Carsen

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      • Amfortas 17 maggio 2016 alle 8:46 am

        Fabio, ciao. Sì ho letto l’intervista a Pace e capisco anche il suo punto di vista, però restando che ho già programmato la trasferta a Torino 🙂 e probabilmente vado pure a Lubiana questo giovedì, io un paio di titoli meno noti (per Trieste e per l’Italia, ché sappiamo come funziona all’estero) li rischierei.
        C’è da dire che io porterei avanti questa operazione non in nome dei tempi andati – che sono, appunto, andati, ma per costruire un pubblico nuovo per il futuro. Ammetto peraltro che parlare è facile, soprattutto quando non si ha una visione a 360° della situazione.
        Domani c’è un incontro al Ridotto proprio sui finanziamenti ai teatri ecc, conto di essere presente, così (forse) mi farò un’idea più precisa della situazione.
        Ciao e grazie.

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